Camillo Berneri - Il lavoro attraente

BIBLIOTECA DI COLTURA LIBERTARIA ( PUBBLICAZIONE MENSILE) •, CAMILLO BERNERI Il lavoro attraente 1 k~ _1 : éent. 2Ò GÈNNAIO- l=EBBRAIO1938 ,,i ,-u, .i.,c:.Wll /~, _1e ~.1.j. '-" Bio 1oteca Gi 10 .BibliotecaOino Bianco

CAMILLO BERNERI Il lavoro attraente CARLO FRIGERIO,Editore Casella postale Stand 128 - Ginevra (Svluera) Fondazione Alfrvd Lewin Bib Biblioteaa Gino Bianco · Fondo Gino Bi~C~

• B blioteca G1n'o Bianco

Da parecchio tempo ci e,·avamo proposti di ini::ia,·e una pubblicazione di carattere culturale destinala a sollo - porre ai compag-ni ed al pubblico di ling-ua italiana il punto di vista libertariò sui vari problemi c/1epreoccupano la mente dei contemporanei e ric!tiedono soluzio1t i pratiche immediate. L'amico e compag-noBenzeri, che ci aveva incorag-• g-iato a realizzan tale prog-etto, ci aveva pure assicurata la sua collaborazione. preziosa per un'iniziativa del g-enere. Impedimenti di ordine materiale ci !ta,mo trattemtlo sin qui dal tradurre in allo il nostro propo1timent~, e/te trova o,·a un inizio di realizzazione con la stamt,a di questo primo opuscolo, cui altri verranno a seg-uire periodicamente se, come lo spe,-iamo, le cù·costa11::e il favore dei compag-ni ci saranno propizi. Il presente lavoro - riveduto e ritocca/Qill seg-uito dall'autore - è g-,à staio pubblicalo nel J936 sui periodico /'«Adunata dei refrattari» di Newark, New-Jersey (S. U. A.), in mi apparve a puntate. Nell'iniziare questa modesta racco/la con uno Sfritto dei compag-noBerneri, noi intendiamo allo-stesso tempo rendere un doveroso tributo di affetto e di stima alla memoria del militante since,-o e corag-g-ioso,p,·ematuramente caduto al servizio della causa anarcltica e rivolu• ziona,-ia, al trio,,frJ della quale eg-liaveva co11sacratot?ftto il surJ ingeg-110e la sua instancabile allività. L'EDITORE. 81b1oteca Gino Bianco

L'uomc-mocchino ! Bib 1otecaG1110Bi:'lrco

· I L LAVORO ATTRAENTE Quando lessi su • La lotta umana», rass~gna anarchici, che Luigi Fabbri diresse in ·Parigi, un a.ccurai.o, .acuto ed urga.- nico studio di Torquato Gobibi sul problema delJa nazionalizzazione del Lavoro, avrei voluto ~sere in. condizioni di ris!ama>arlo in opu.scolo. E sarei felice òi veder ,pubblicr,ta la ti·aduzione itailia,na '(!cl « Desarollo <lei Trii.bajo Huma.no » del prof. NicoJai, nonchò altre monografie di IJ'.)artc nostra, o alle nostre id€C inspiraintesi, che trattano del ,lavoro in .ra1pporto all'uomo. . In questa vig.ilia cli cataclismi sociaJi e fra tanto im:p_ervcrsare di socii:Jis.mo ;,tatolatlra, di comunismo autor.itario e semplici;,mo economicista, sarebbe comJ)ito specifico degli unaroh.ici ~)orre in termini concreti e chiari iJ problema della disciplina ,del lavoro; pro.blcma cJ1e, come qualsiasi altrn pro1,le-ma sociale, va a@gionnato in J:>asC'aJJe nuove tendenze tecniche, alle nuove esperienze ocO'Ilomichc, fisiologiche e psicologicJ1e, nonchè ai :problem.i che si vanno man mano affacciando in seguito a questa o quella corrente determinatasi in seno al proJetaTiato industriale. Bisogna ohe l'Ail1arcJ1ismo !Precisi, fisse restando Je gra.ndi lince tcn,ctcnziali e le finalità ultime, i mez,t.i e i metodi <del suo divenire come ordine nuovo. Qua.le attività più univerSaile del Javoro? Quale problema più vasto e più ricco cli interferenze con Lutti gli aliri J)roblcmi di quello del lavoro? Leggi economiche, leggi fisiologiclle, l€1gigips.icllichc: quasi tutta la ;,ocietà e quasi tutto J'uomo son.o in gioco in quest'.attivHà, che ancor oggi è una peilla, ma clhe domani diventerà Ja -suprema delle •dignità umane. Lo sLuclio c'he segu.e non è cJ1e una .specie di introduzione al t('ma: il lavoro attraCJJt.e; tema sul quale vorrei vecJ.crc attratta l'attcnz.ione di crua:nti potrebbero apportare idee, esperienze personaili, ,part.ioo1arù c0'!1oscenze tecniche. Un competente av1·ebbe fatto di più e di meglio; ma. dato cJ1.oi competenti sono rc-stii a· ut.iliz11aro la propria preparazione, tocc'òl ai più clis:involti iJ ruolo cli s.oJlern,re i problemi e cli imporli aal'attc,nzione .elci com(Paigni, Bibioteca G1'10 Bnnco

6Se nelle nostre riunioni e sulla nostra stampa riusciremo • a sviscerare la questione del la'Voro lib.ero e attraente sarà un passo in avanti che avremo fatto, tanto più che questa questione ne i.n'VOl!gme olte allre ed il per sua natura atta a richiamare interessanti es,perJenze e a sug,gerire schemi costruttivi fecondi di po~ibili realizzazioni. I. • li lavoro senza pena • Ho veduto il faibbro al lav-OTo,-dinanzi al<la ap-,rta voragi.nc della sua fucina. Aveva le mani sporche ed era sudicio come un coccodrillo. « I va1,i Ja.voratori che maneggiùJlv lo scal'pcllo ,godono es~i r,iù riposo che il ccnta.dino? - I:! loro camU)o ,è il leg-no che ir,ta;:1::no. Ed essi l::vorano a[ di là de!-la 1oro ,giornata; -perfino di notte la loro ca.sa è i!Jumill)a.la. - e,d essi '"eglianu ... « Lo &eruLpeWnolavora le pietre più dure. - Quando cg.Ji ha termjnato di eseguire i comandi ricevuti e le sue mani :,0no stanche, ri<p0sa egli forse? Egli deve essiere al cantiere quando sorge il sole, anche se ginocchia e schiena minacciano di sp.ezzarsi. • Il barbi~re esercita l'opera ,51Uafino a notte inoltrata. - Per potere mangiare un boccone di pane deve correre di casa in casa a.Ha ricemca dei ;,uoi clienti. • A che trunta faUca per 1iempirS<l aip.pena lo stomaco? « E il tintore? - Le sue mani puzzano: hanno l'odore del pes.ce imputridito. - 1Gli ooc.hi si chiudono dal so11;no, ma le sue manù non h.anno tregua nell'alJ)prestare Je vesti uai bei colori. F.,gJiodia il panno, o.,,<>nsoi rta di pa.nno. • Il ,calzolaio è molto irufel;ce e si ;la,gna c<Yntinua.menle di non aver da rodere ohe il suo cuojo. ~ Lavorano, lavonlillo butti. Ma avviene come del mie.le: Io mangia solo ohi lo raccoglie.» Questa poesia, che data dal xrv sc•colo avanti Cri1>to e descrive le condizioni degli operai sotto il. regno di Ram.sete II d'Egitto, ie..qprimc un Lamento che continua attraverso i secoli. n lavoro, neUc società schiaviste, è ,una maledizione. Ma anche al <di fuori della costrizione servile esso è u:na 'Pena. La ri·pug•nanza condizionale del pastore fattosi .conta-dino ed artigiano, per il lavoro, si riflette ·nel dogma religioso ·del lavoro come conseguenza e come ,pena di un errore commesso dalla p1"Ìma COJJJ)ia-umana. 81b1otecaGino Bianco

7La ripugnanza delle società pa.storJzie e guerriere per 11la- ,oro conduce a fare della donna un • a.nimaile domestico» e delfo schiavo il • lavoratore tipo». Per -lo sd1ia,vo il la vero non è c.he pen:i.. Lo schiavo negro che ,ctisse a.cl un ·, 1iagglatorc: « La sci!DIJllia è mo.Ilo intelligente e ,potrebbe !Parlare. St non lo fa, è perchè non la si fo1-,:i a lavorare», ,esprimeva l'attitudine del lavoratore incatc,nato al ~avoro servHe. Le antiohe mitologie presentano il coltivatore come un repr<>bo scontante un peccato 'Cli ribellione. Actamo, universale JJrog0T1itore, è l'angelo caduto >Cia!paradiso dell'ozio all'inferno del lavor.o. Per la morale cristiana il J3.vo1·0 è •iJTIIJ)ostoda Dio all'uomo come consegue.nt.e pena de.I peccato originale. li Cattolicismo antico ,e (jlUCllomedioevale nobilitano il lavoro specialmea1t.e coone esipiazione. Anche 'l)er la Rifonma il lavoro fu « remedium peccati», benchè .ùutero e Ca,Jivino superassero San Tommaso, preannunciamdo I.a concezione moderna del lavoro come dig,nità, concezione abbozzata .dai maggiori ,pensatori de.I flinascimc:nto. là moralismo borghese trasferì nel campo deLla moral-0 civica il principio de.I dov.ere del lavoro, ed in,venlò una mistica neUa qt1ale lo s.frutia-t.o servile veniva m,om.unentato come « cavaliere del la\'Ol'O», come • fedele servitore», come « QPe.raio mode:~o », ccc. L'adattamento aibbrUtente e la mo1·ale pi,ccolo'-!borg1he.sepro. pria deJl'artigiano, <lel figlio <l'artigiani fattosi operaio di officina e del cont.adino inunbanato fecero sì che gli schiavi dell'industria non iwcssero (l)rofo1ndc. coscienza del giogo caipita.lista e della decadenza della loro per.sonalità. Emilio Zola, in « rravail », ha ben rlnd.ividuato e dipinto il tipo <lell'operaio incallito nel cervello, che concepisce il padrone corno indispensa· bile datoro <li Javor-0 e lo sene con canina ferleltà, che diserta le 1ott-e dell'cma,nciJpazione, che guarda con misonie.:sta ostilità ai ritrovati del progres.,o, c..he considera la ;,chi..i.vitù del lavoro con una fatali,stica passi\•ilà che de-genera dn una specie di masochismo. A ~ voder,c»•Jn, pro,pria seihiavitù il pro!etar1::ilo fu condotto dalla letteratura sociali5a, impietosita e sdegnata. Lo sviluippo deJl'jndll.Istria~ismo ci è descritto con colori cupi eta quanti lo ha,rnno seguito ,giuarclando all'uomo e non alla cassaforte. Heine, in « Che cosa è la Ge1,rr.ania >', ~Jarla delJ'In.gJ1ilterra come di un • a<bominevole paese, dove le macchine funzionano ·come uomini e gli uomini come macchino». B1blloteca Gino Bianco

-8Mairx ed Rngels pa1,Jano della vita dei Javoratori del loro tom:po ,come di una v:ita inJerna.le. Marx seriv~ nel «Capitale»: « Kclla sua rpassionc cieca, neJla sua ghiottoneria di lavoro straordinarùo, il caipitaJle sonpassa non r,o;tanto i' Jimiti morali ma anche l'estremo limite fisioJogico de.Ila giornata di lavor~. E.sso usurpa il .tempo che esigono ,!a crescila, Jo sviluppo ed il maJ1tcl!l.imento del COriPOòn buona salute. Esso ruba il tempo ohe doY1"Eibbe.-enir imrpiegato a respirare J'aria libera. ed a godere dcl"la luce del &0lc. Esso lesina sul tcmipo dei pasti <' l'incorrpora, tutte le volte che lo può, a1 processo stesso della produzione, òn modo cilrnjl hworatore, 1·idotto a scm,plicc su·ume11Jto1, ,,ivede fornire il nutrimento come si f01•ni&eedi ca11bone il fornello, d'olio e di sego la rnia,odhina. Riduce il tempo del soruno, destinato a rinnO\'a,re e a rinfrescare la fona ,;itale, al minimo di ore di rpesante to11Pore senza il quaJe l'onganismo sfinito non po·trebbe più f•un.zionare... Ii caipHalc non si ocCUIPa affatto de.Ila durata della forza di la\'oro. QuelJo clic 60lta,nto lo int~ressa è òl massimo che può osserne spesa in una giornata. Rg·li rag~iunge il 1prOIJ)rjoscopo abbreviando Ja- vità del lavora- , tore, come un agricoltore avido ott.iene dal teneno il più forte rendimento esaurendone Ja fertùlità. ,; Engcls, a sua volta., ra,pp.rcscntava il cap,itali~-ta industriale come 'lln feudatario· e la fa,bbrica come una galera: « La schiavitù alla quale la bol'gJ1csia ha 6ottomesso il p11oletariato si presenta in piena luce nel sistema dell'orniciina. Qui ogni Ji.bertà viene a mancare d_i fatto e di diritto. L'ope• rano ueve essere all'alba nell'officina; se arriva con ctue minuti di rita11do, corre a·ischio di ,perdere Ja i;ua ,giornata. Egli deve mangiat·e, Jeg,gere, dormire su comando. J..a d,ispotica camp.ana gli fa interrompere il sonno ed i pasti. » ll « Manifesto dei Comunisti » (1848) è una fjliJpPica contro il feudalismo industriale: • L'industria moderna ha trasformato cra botteguccia de1 padrone patriarcale 111eBagrande fabbrica del ca,pitalista ,industriale. :Ma.soo di operaii ad'Clensate nelle faibbrir.he vengono organizzate militarmente. Come soldati $1',IDil)Ì'ÌCdiehl'industria vcmgono irregiment.ati sotto Ja sorvegJja,nz,a di tutta 'Una gerarchia di sot,t'u<fficiali e di ufficiali. ;son soltanto sono servi della· cla..se borghese e de:cro ,stato bor,g'd1ese,ma sono, ogllii giorno e ogni ora, schiavj della :macchina, del sorveg,iante e sovratutto del singolo ibo1,ghesc indusfiriale. Siffatto clispotisrno è tanto 81b1otecaG1'lo Bi-a co

-9più meschino, odioso, esasperante, quanto IJ)iù aipertamentc esso proclama di non avere a-llra mèfa ohe il guadagno. « Quanto meno il laJVoro ma,nuale esige aibilità e forza, varie a dire, quanto più l'industria moderna si svilu,ppa, tainto più il lavoro ùe,gli uomini viene sOfAI)i&.nt.ato da qu<filo delle donne e dei fam-duJli. Le differenze di s.esso e di età non hanno più valore sociale !Per tla classe Ja,v,oratri<ce. on ci so.no che strumenti di lavoro, Ll cui prezzo varia seoondo l'età e il s.esso. » Non soltanto M~rx ed Engels. ma ancbe il L3$alle, il Lafa11gue e tutti gli a.Itri scrittor( socia.listi ònsorgono contro la schia·vitù industJ·iaJe, ohe essi condam,nano ·non soltanto come &istema di sfruttamento sociale, ma ano'he come sistema di a,bb!'lltlimento umarno. Engels, nel suo libro su!Oa • Situazione delle -classi operaie in Ingh.i,lterra » e Paolo Lafarg,ue nel suo libro « La IJ}roprietà, sua origine ed evoluzione», illustrano il'alblbrutimento aJ qua,le conduce l'estrema divisione del lavoro. Bakunin e g,li altri scrittori anarchici 1,i,pre.sero e sivilupparono quella critica. Pietro m·o:potkin !Proclamava: • La divisione do! lavoro è l'uomo classificato, boMato, contrassegnato pc.r tutta la sua vita, a f.ar dei nodi in u,na manifattura o come sorvegliante in qua~che indlustria, o come conduttore di una carriola nel tait sito delila miniera, ma senza a,·ere almm'idea .cli insieme di ma,cchina, d'industria, di miniera, e pel'de.ndo per ciò stesl;o il gusto 'Ck:.la.voro e la 1:apacif,à d'invenzione che, ai prinoi/J)ii del:l'industiria moderna, avevano creato i meccanismi di cui a noi IJ)iace tanto vantarci ~on orgoglio.» E' r•a;_,sato il ternpe, in cui (come neltle tessiture delJ'Ain e della Saone-et.-Loire) la giornata lavorativa era di 13 ore e anche di 16 e, di 1"7 l•re (come nelle tessiture di Lione), ma perdura quella· rnc>~•truosità che è 1'officina in cui vigono i sistemi de!Ja • razionalizzaziono del lavoro». Egon Erwin msch (« Paradisi ::unericani ») ha descritto cihe cosa sia la vita degli <•111•1·ai nP.lle officine Ford, a Detroit. Tutti hanno .Je iguan.cie ,gonfie, perchè •il signor Ford non fuma», 051;ia perchè ò proibito fumare. E tutto i1 personale mastica tabacco. La s.oSiJ)ensione del lavoro, a mezzogionno, è cl,i 15-20 minuti. Il ipasto, in piedi, deve esser compiuto in circa sette minuti. H vestiario essendo poco sicuro, gli operai conservmno, quasi tutti, n'abito da !Passeggio e tornano a casa madidi di su:dore e spe51;0 senz,a sopra.bilo, in pieno inverno. I gabinetti, ,insufficienti, obbligano a far Ja coda; molti operai ·c!evono fare il percorso di nnd,ata e ritorno (4 ore) in piedi,

- 10 - perchè le tramvie e gli orrmiibus sono grern.iti; e if!llPera il sistema del « lay-off » (sos,pe~ione). Per un infimo errore, ropera,io è sospeso per un giorno, rper due e .a11ciheper quindici giorni. Chiunque perda urn attimo di tempo per bere un sor!>o di ]atte, o IJ)l·ovochi un'osservazione del sorveg-liante, o alzi la voce in una discussione ò • laid-of6 ». iLo si Iticenzia, e lo !>i riprendi! con un salario ridotto. (Nella primavera del 1927 alcune decine di migliaia di operai furono licenziati per ragioni d.i impianto e ria.ssu,nt.i a salario fortemente ridotto). Un operaio si ferisce? E' visitato, medicato e r,imandato al davoro. Si spez;r,a il braccio ,destro? Lo si fa lavorare con il sinistro. Perde le m&ni? Lavora egu1>Jmente. Diventa cieco? C"ò posto anche per i ciechi. Va all'ospedale? Avvita bu:.Joni, nel suo Jetto. Ma se è costretto ad abbandonare il da,·oro, ncn riceve nè salario nè socc<1r!>idi malattia. Soltanto • J'im·alidità totale,, consE>rutiva ad acci'dente di lavoro è indennimata. 11 lavoro è int<-r,so. Gli op.erai sono gomito a ,gomito, nonostante i! pericolo ca1e tale sistiema presenta, J't1i1go il nastro mobile, che scorre notte e giorno. Ognuno fa un movimunto, sempre lo stesso, per otto ore. Tutto funziona a ritmo. Tutto è disposto ,Per ,guadagnare tempo. Nell'officina moderna l'operaio lima i proprii nervi e. il proprio cervello. La noia è l'inevitaibile riflesso del Javoro automatico. Tarde, t1·attando degli effetti patologici della noia, affermava che essa « provoca doi disturbi della cino:azione e cte!Ja nutrizione; sensibilità aJ freddo, sincIYJ)i,diminuzione <li tonicità rolli/colare, inal)'.}petenza, dimaigrMnento ». La stitichez.za cronica <lcJk operaie - affe.rme, il doti. J. Vinoi1on - è frequentemente ,do,"Uta al timore di fare -uso idei g.a.binetti ùurante -le ore di lavoro. E il dott. P. fa.net, nel suo ilihro f:Ulle nevrosi, cita il •caso di una ragazza che costretta ad un Ja.vo1·0monotono cercava sott1,a.rsi alla J1oia con rapidi sguardi nella ;,tracia, attraverso alla fine.stra. Che le era a fianco alla sua sinistra. Poco a poco essa acquistò UJ1 tic nervof,oOche '1e faceva volgere ii capo, costante.mente, a sinistra. Lo stesso J:met cita anche il caso ,di un'altra raga:z.za, che, -costret.ta a ~a,vorare fino a notte tarda, lottando con la &tanchezza, la noia ed i,! son.no, presentò una corea ritmica n!\lla qua.le girava il podi>Odestro e solfieyava. ed abbassa.,·a J'egoJa.rmente iJ IJ)ic<le<destro. Quei movimenti ohe essa ripeteva in ista.to di sonnambulismo, pronunciando a' voce alta: • BisogJ1a lavorare!», corrispondevano a queHi del suo mestiere. Essa che fabbrica.va degii occhi di baimlbola, <10,·eva azionare un tornio manovrando, con i! piede destro, un pedale e girando, con la mano destra, un Y<,lante. Bib1otecaGino Bianco

11 - Io si.esso, osserva:ndo delle dattiJograJe &-1 lavcro, ho constatato che varie di esse presenta,·amo un •tic» .nervoso evid.enu:ment.e in ,rapporto con la noia o Ja fatica. L'atteggiamento degli OII)erai odierni d.i fronte al lavoro è stato oggetto di in,c.hic.,tc paa•ti,coJari. Da autcJlbiografie• di ope. rai raccolte da Adolf Levenstein (Berlino 1909), risulta l'avversione genc,rale degli operai verso il p,roµrio mestiere qua!lldo questo sia monotono. Un t.es.sitore ed un metallurgico esprimono una vera avven;iono pe1· il proprio lavoro. In i..;n'a,]Jtrainchiesta de!Jo 1>t<'ssoautore (Monaco 1912), l'avversion.e degli operni per il loro lavoro è ancora prn evidente. Un meccanico scrive: ; Quando suonano i ri.ntocclli delJa campana, io mi precipito come un pazzo a!Ja {Porta della frubibrrica». Un -tornitore: « E' terminato il lavoro. 'Jlutto in me si distende e si solleva. Vorrei lanciare urla di g.ioia ». Un al.tro operaio: • Debbo impormi di prendere ir.t.!rE>sseal mio lavoro, e pure mi è impossibile. Un altro: «\ Innanzi ad ogni nuovo giorno di lavoro sento crescermi denta·o un nuovo orrore. Io non posso imma,ginal'IIDi come ,sopporterò dieci ore di que..,to mart.irio »'. Un metallurg.ico: , Io non prendo nessun interesse aJ mio lavo110, e M nei giorni fesUvi scoJ·go i ,camini della faibibrica, sento come se mi si ricordasse qua,lohe cosa di sconveniente.» E questa orribile sentenza d-i un alta-o ryperaio: •Il lavoro non 'mi procura nessun piacere. Io vado al Jnvoro corr.e .rundr,ei aJJa morte» (paig_54). Un tessitore: « Puramente e sempli.cemente odio il mio lavoro». Arturo La.brioJa rias.s'llme così i risultati di quell'inte.i·e&- santiesima inchiesta: « Hanno risposto al cruestionario del nostro autore 1803 operai. Han.no detto di provar piacere al lavoro (ma spesso ,per ragioni accessorie al •lavoro o cli cairatt.ere peroonale): 307 int.errogati, cioè il 17 per cento; prornno ripugnanza. al lavoro o addirittura sdegno contro di esso: 1207 operai interrogati, cioè il 59,9 rr)er cento; si -son dichiarati indifferenti a!! lavoro (rpe.rabitudine, pcJ•chè è necessario, perohè non ci hanno .mai pensato): 308 persone, cioè i,l 17,1 per cemt.o; e 111011 hanno punto risposto aJla questione 161 individui cioè il 9 per cento. Insomma aaipena il 17 .Per cento diohiar~ di provare verament.e la gioia del lavoro. E se -poi sia sincera o meno, n=uno saprebbe dire. S-u!Ja questio.ne p1·emono r.icoro.i soo!,a,sti-ci e ,proverbi tradizionali (• l'ozio è il rpadre dei vizi», ecc.), ,che s,pi.ngono ad una risposi.a convenzionale. E grazie a questa tra.dLZ,ione,la monotonia uelle dsp0&ie negative è rotta. Se questa tradizione ma'llcasse, chi sa che cosa le riSIJ)oste darebhero; tuttavia è già UJna constatazione dfligente, che o.!ilre 1'80 per cento degli interrrogati o aibbiano ·r,ndazione Alf~d Le~ , VA B·anco B ., 1. t"'ca Gino 1 B1blloteca Gino Biane,o 10 10 e

81b ioteca -12 - ripugnanza al ,lavoro, o lo considera1110 un fati.o mecca.nico di fronte al quale no,n J)l'endono posizione, o al tutto si tacciono.~ Commentando quelle inchieste, Arturo Labrio1a ('Al di là del Capitalismo e -del Socialismo», Parigi 1931) oss.erva: • Il .iavoro come tale non suggerisce .nulla alla coscienza oteraia. Per l'O'J)eraio, ei,so non è che pu,ra esecuzione; ed esecuzione di un frammento e di un frammento «rt.na frazion<! di un ,pia.no. Quest'ultimo e le linee direttive del lavoro, nu31a hanno a che vedc,re con l'operaio. E&si non interessano se non l'imprenditore e gli elementi direttivi <!ella fabbrica, i soli sui quali ,possano veramente esercitare una qualsiasi azione. Nella fabbrica ad alto rendimento 0taylorizzata e fordizzata), ,l'operaio non capisce nemmeno più a che cosa serve il suo la,·oro; certo egli &arebbe del tutto mcrupace d1 Jico11oscere, nel pJ·O<lotl.o,la parte che vi ha contribuilo il suo laY01·0.Dunque, nulla, o solo fastidio e monotonia, può il lavoro suggcri1•e aJl'operaio; e meglio per lui, quando faul.omatizzarsi della sua funz..ione produce in lui una così radicale ottusità, da fargli dimenticare Io stesso peso ciel Ja,voro. » J;J La.briola, com'è costume suo, proprio dei pessimisti, generalizza; ma quello dhe egli dice Yale oertameinto ,per la maggioranza <lc,gli operai impiegati nelle ,grandi incl•ustrie. Ho :;otto gli occhi una raccolta di ,poesie di operai framce&i, ,inglesi, americani, ecc. e tutte ri-petono ,lo stesso lam.ento: il suoccdersi <lelle interminabili giornate, ~a stanchezza che annienta il pensiero, il desiderio cli evasione, da.Ila vita quoi.icliana, lo spavento che dà il pensiero che tutta la vita sarà come quelJa di ieri e di og,gj. Al sistema del lavoro a catena, proprio dei reparti mont:..g,gio, si wno aggiunti i sistemi di fissaziono -clei cottimi che generalizz2.no l'automaticismo del lavoro indrr::.tria,le. Un « operaio di Torino» dà questo esempio del sistema Bcdaux (• Lo Stato Operaio», Parigi, agosto 1933): • lin operaio deve fare UJl1 « raJ)lporto ». Per questa o:perazionc gJi sono da.ti 30 st>condi ed egli deve compierla in due tempi, ])J'irna la s,gruSSatura, poi Ja finitura. Per rare le due O])cra.zioni ro,peraio deve spostare qn,a,Lil'o vo1w il carrello della macchina. Ma, mentre il tornio fa. l'operazione, egli <leYe andare a.Ila pressa e me~tere al pez.zo una boccola. Poi toma aJ tornio, logìie il pezzo e ne mette un altro, prende queHo già tornito e va al tra.pano. Egli fa la,·orare, così, due torni e un Ira.pano e tutti i movimenti ohe egli fa pru· pa.c;sare da una all'altra macchina e prc&,o ognuna di esse sono cronometrati nel modo più rigoroso. Egli non può t.srdarc un minuto secondo perchè altrimenti reca cl.inno agli utensili di perforazione. o di lo.rrut,ura e se questo av\"icne non

-13 - gli ibae,ta la gionnata di lavoro a pa,gare i danni, olti·e l•a ml naccia di licenziamento. Si ~om.preinde in quruli condizioni si troverà questo opera:io alla !fine de.Ila sua giornata.»' NelJa stessa inchiesta UJll • -0<peraiodi grande offi.cina », espo• neva così que1 sistema: • Il sistema Bedaux comincia con un ufficio con in.gegneri, cronomotris,ti ed operai .provetti. Ogni materia imp,iegata è controllata e catalogata ri:gorosamente da ques.to ufficio. Delle tabe1le vengono fatte sulle diver;,e qualità degli acciai. Si fissano. velocità metriche ,di ,lavorazione; lei macchine vengono studiai.e pe.r quanti movimenti ed operazioni si possono fare s,u di es5<l in un determinato te.mpo; la distribuzione del macchinario è fatta in modo differente (prima si daYa :la macc.hi•na più ibuona all'opemio J)iù aocurato; iruvece ,og,gi la macchina si <là a chi è più utile o più aorte a. ,.econda ·delle qualità della macchina stc,ssa). Tctt.a la uten,si.leria non è più a disposizione <li ogni 1,ingolo op.eraio per farne uso secondo le sue oaipacità; ma ò invece fissa.la in modo categorico secondo la sciieda di accom· pagn::i.mcnto dei pcizzi da fabbricare. Tutti i movimenti ginna· slid che può f.arc un operaio ,sono calcolati e trasformati in «bedaux», cioè in tempo <li laYoro. • Ecco un eseml!)io t,olto da una :;.cheda di accompa,gnarocnto: < Operazioni: tornio n. 1, giri 39, ava:n:zo 0,25, ferro C. 15 Bcdaux 0,33; t.oTnio :n. 2, gira 40, avaw,0 0,15, ferro G. 13, Be• daux 0,15. Totale Bedaux 0,48. • Questo ·vuol <lira clhe rii l!)ezzo deve essere fatto in. 48 secondi. i\'on appena l'operaio vede questo, rimane spiwentatv. Si mette ::,,cominciare la fa.bhricazione dei ;pe'hZÌ. A lavorazione finita si rende conto ohe invece òi 0,48, ci ha messo • bedaux », cioè minulli 1,10: Allora l'ufficio Bedaux interviene: si interroga l'operaio su tutti i movimenti clhe ha cornpiul.l, s1 fa faro una nuova dimostrazione, ·da ,Lui stesso, coo c1,onomellrii;;ti col cart,ellino in ma1110(oaa-teJlilIJ,oc,ihe ò un vero «\dossier» tenuto dall'ufficio), si controlla e si fanlf10 osservare tutti i movimenti er:rati; fatto qu~to, l'oJ)eraio dell'ufficio Bed.aux €80guisce J'operazione. Pa·ima si verifi-ca a.n.cora se tutto corri· i,ponde: nume;ro della macchina, mat0riali, ferri, ecc. Tutte le manovre che compie il «dimostratore» 1,ono fatte o:;,servaro all'operaio, specie qu~hle c:he con -la ffi3!11osin.i.. ta·a sussidiano la mano deska, i movimenti ginrnasi.ici e così via. La parte ,del «climo&trato,re» st,a, i.n fondo, nel convincere l'operalo che lui deYe dh·e.ntare automatico come un mnvimento meccanico. Qualche yoJta succede cihe 'anche dopo la dim·ostrazione l'opéra.io realizza ben ipoco; invc'ce di 1,10 1Per pezzo, ha meSSC: B1b1otecd Gino 81a o

-141,05; è ancora <listante da 0,48 ! Ln questo c~so la sua sostituzione è oinevitabile. E ·l'operaio, o passa ad ml"a!Lra macchina con operazioni meno comJ).Jicate, op,pure ò cacciato dall'officina. Un ,aJtJ·o operaio impiegherà la prima volta bedaux 1,10, 1a scco111da 0,59, Ja terza anh•a a 0,48. A'llzi, Ji'esecuzione ded n:a. voro diviene per l·ui U'l1a ginnastica, la consuetU'dine diven,a un allenamento, da 0,48 arriva a 0,40. ln crue.sto caso •lui :non beneficia dei 0,08 be<laux guada,gnati, ma prende solo i 3/4, e 1/4 ·va all'ufficio! Un premio ,·ione dato a t,utti gli operai Clile fru·anno osservru·e l'eliminazione ·di qualche mo\'imento, ea a questi openai ò gar.aintJta '1a segretezza del loro suggerimento. L'aipµJicazione -del .sistema Bedaux, in qualche sui.bilimento avrà qualche forma più o meno elastica, ma il fatto sta che se !'•ufficio è composto di ibuoni ingegnc,ri, gli operai son.o quasi trasforma~i in automi, nelle ore di 1Perrnanenza in officina.» E ·l'• ape1,aio di grande officina» ooncluide: • Il sistema Bedaux è Yeramente un sistema cli inleni;ificazione del lavoro ~into agJi estremi. La mano d'opera impiegata nelle officine nelle quali vige questo sistema non può essere che una mano •d'opera fort,e e •robusta. Tutti i caJcoJi della forza0lavcro e delle ipause sono basati su un operaio di « pieno rendimento», per conseguenza i Yecchi sono eliminati, i non troppo ricchi di sal'lltP. devono a.bbandonare queste officine inquantochè, 1:oeanche fossero tollerati, il salario -Oheguadagnano sarehbe irrisorio. • Tutte Je ap,plicazioni di sistemi <li 011gani2zazione del'la produzione· e tu•tte le nuove introd'll.Zioni di macchino moderne in regime caipitalista non hanno portato che all)'aumento deJJo sfruttamento accompagnato dall'aumento de'ùa d.isocclllpazi(}rie. Il sistema Bedaux viene ancora ad aggra,vare le condiz.ioni clcg1'i operai. All'operaio si domanda tutto quelJo ohe ,può dare, all'operaio si rli'ba tutto queJlo che dà. Si crea uno 1:otr.atodi operai che sono ,qu,asi a'll,tomi. Essi lavorano a una velocità vertiginosa. Pr.?Sto si e.sauri'soono e sono ·da ,buttar Yiia.,ma intanto , l'esistenza •di Q11€6tostrato di operai port.a .:i, una in1ensifioazìcme progressiva d~llo sfrutt,an:ento di t,utta Ua classe operaia, .perchè a,gisce ·com.e.stimolo a migliorare sempre più Ja tecnica èeNo sfrutti:mento. Iln rulltima anaUisi ciò che 13.i 1:ovil·ui,pasP,n'llJ)re •cii più ò J,a miseria òel!a classe operaia.» Si .aggiur>gRno a.Ma meccanizzazione dell'operaio ,gli .infortuni sul 1Javoro, che vanno aumentan.clo, spargendo neJle officiine, nelle miniere, nei canttleiri u:n senso di tristezza. In un soJo mese, nelle sole officine Citroen, come ricorda Ilya Ehrenbourg nel Bibioteca'Gino Bianco

-15 - suo libro • Dicci carnlli-va:pore ,,, vi ,,ono state 33 dita stra']JIP.ate; ma sono us,cite 12.000 automo-bili con il beneficio netto di 18 milioni. In 10 anni di «razionalizzazione» si sono avuti in F1·a,ncia: 26.000 morti; 92.000 s,torp.i.atj; 9 milioni ,cli feriti. Al ritmo aicoelerato della produzione corrisponde uno spaventoso •crescendo» di morti e di incapacità permanenti. Da una tavola statistica roìativa ,ai miTiatori e cavatori di F1,ancia rilevo che, mentre nel 1920 vi sono stati 253 morti e 851 invallidi, nel 1929 vi s.ono stati 587 morti e 2.935 inva:lidi. Il lavoro industriale odierno è inll!lllano. E' run ,Moloch .che i>Chiacci.a con la noia e c<m Ja f,ailica. che spreme il lavoratore per sputa1'.lo via precocemente invecchiato, che Jo getta sll!I lastrico o Jo incatena in u'l1a serviJe •clipendenza, che lo ferusce, quando non lo stroppia o l'uccide. L'operaio ,ama fin troppo il proprio lavoro. Vi è 1·agione di meravig,Jiarsi ohe siano così :poc'hi ,coloro ohe evadono dail!le galére dcll'industria median 1.e iJ banditismo, iU vagaboIIdaggio, o in •altro modo. Ed è ·umilir..n:te ohe fsiarrio così pochi coloro che con lo sciopero, con il salbotag,gio e -con a!ltri metodi di lotta cerchino far saJtare ,l'alt.are di Ma'IIllffion.a. 'J1uttavia il proilebaria.to avanza. E' una marcia Jenta e piena -di soste, ma la .genm·azi-001e che sor.ge ,l,a ;-enderà sempre più continua, ,,;empre meno -lenta, sempre più sicura. Un giovane professore ,di una Scuola Industri.alle dea Nord della Francia <lava ·oome tema ai suoi anunm.i questo pensiero di Jeon-Richard Bdoch: • Se l'officina aspira, ad essere non soltanto il luogo del lavoro fisico, ma j~ Iuo;go •della dignità, dell'orgoglio e deJ~a ieli~ cità, si comprende ,che ess,a debba perdere CJ11.!al,siasoi mi,glliwnza con quello che chiaimia.m.o offjcina 'Ilei J1osLri pa.csi. » D.all?. raccolta. ,d'?li COJ1'.lil'Ortimenti:,mandatagli da quel p.rofesso1·e, J. R. BJoch ha estratto dei passi significativi (• Europe », Parigi, giugmo 1934). Quasi tutti que&ti figJi di ;proletari, Y!ivenLj in una regione sopramdu.~triailizzata, riJJeYano la ibr<Utalità dei padroni e ,dei ca.pi-reparto e Ja ib.ruttezza ,delle officine. Uno di essi scrive: •Bisognerebbe che i direttori ca,pi.ssero che non è con la brut,alità ahe gli uomini famno <del buon Uavoro». Un altro: •Quel~o che ferisce a'oparaio, è ill d.i,,prczzo con il qua.le è tJ-attat,o». Qua.si trutLi gJi sco!a.ri esprimono ,cl~ <lisg1U&to il)ei· i « cattivi odori,.., [Per i • locali sp.orcJ1i cli ,gras,10 », per i • rnru1i neir.i ,della fuliggine delle officine. ,; All'-officina che hanno sotto gli occhi · o:p,pong◊1no l'officina •idealo»'; che sarà l'officina« .attu.,,Jc,, ,in un non 11onta.nodomani. B1bhotecaGino Bianco

-16Il. . Il lavoro piacevole « :\"el'1'officina ideaJe - dice uno degli scolari i ,capireparto distri:buisoono al mattino il Ja.voro agli ope1,ai e parlano lcro come a degJi wguali. Non li si ode ,gridare a IP'ieini 1>olmoni contro i lt>.voratori o booterrnnl.iaJ·e com.e Ji ~10 iniesi. J;l direttore ha cura di non feri1·e i capi-reJ)la,rto da.ndo loro ordini. Tutti gli sco!aJ·i pongono l'officina Jdeale in ca.mtJ)ag,rua. ·• La fac<:iata. - dice uno di essi - somiglia a quella di una grande ,·iJJa. Da.,vanti: degJi .albetri i cui fiori imbalsamano \'a.ria. All'interno tutto srurà pulito come in una vasta saila da pranzo. I JocaLi sono ibene aerati, ben illJum.inati. Di,etro non si vedono più delle grsndi ciminiere ohe vomitano dei m,eri fiotti cli fumo, ma 'lln vasto cortile con <le.gli aJ:bcri dove glli o,perai potranno 1'irposarsi tra le ore di •lavoro. ,; Tutti imma.g!m1no i muri coperti di un colore ch_i.aro, tutti par,lano di sole, di luce, cli salute. I laiboratori saranno ventila.ti in estate, riscaldati Jn i•nr,erno, per.c.hè • la natura umana è cosi fatta clw ha bisogno <li 'l.lnminimo di benesser.e por rostare one- ,sta ». Un altro: • L'o,poraio entrerà in questa o-fficin.a come rien. t,rerehbe a casa pn~pria. Vi saranno dei •lavabi,. perchè (Possa uscire dall'officina co1:,ìpulito corno vi è entrato... EgJti s;a,rà fiero ,cleL!a;;ua officir:a. Qu·a,do vi ipasserà -davanti in compagnia -cli un a.micc, dirà: •E' l'officina dove lavoro». E S3rà contento cli se stesso e questo farà nascere La buon.a vita <li fam.1gilia». U111·a.ltro: •Dei -posti ~·adio incoraggeranno con •la loro musica e con il loro canto gli o'J)erai. Questa officina offrirà lc,ro iuna vita tranq-uitlJa. Ne saranno fieri- .. Se fossero costretti ad andarsene, lè'arà, forse, 11ia.n,gen-doche la J,asceranmo». Qua.,i tutii forniscono questo luogo tlmmag.inario di mezzi pratici cli locomozione e quasi tutti sognano biJblioteohe e sale da gioco. Si tratta di :baimbi<niche non n1anno mai letto la « Conquista del pane» ,di I{ropotkin, 111.è «, Il laivono ,,. ùi Zola, nè le ,previsioni avvenirist.c di W:illiam Morris o di BeHamy. E:Ppure fioi;sce il sogno luminoso, IJ)el'chè ,quel so,gno è l'aspirazione del Ja\_'oratore sulla soglia dei !Rmpi nuovi. L'idea del Ja,•oJ-o .~.tLraente. è una del'.e idee più antiche. La trovJamo cs1)ressa chiara.mente nè « Le Opere e i <Gio1m»i di E-sìodo, poeta greco vi-ss,uto otto o nove secoli avanti Cristo. La · formu,la: •Fa queJQo che ,,uoi», aJP'l)lioata ali lavoro è una del1e carabteristiohe della· vita <lei Telemiti immaginata.,· nel secolo XVI, dal Rabelais (« Gargantua >Y, ca;p. 57). Anche Fénélon, nel Bib'iotecaGi'lo Bi~rco

- 17 -·· III libro del « Télérnaque » (1699), applica q,uella formula al ,la,.. v0,ro. MoreJly, nell.a «Basiliade,», scriv€1Va: •Ammettiamo ohe la libera attività deltl'uomo versi nel fondo éomune più di quunto in esso poosano wtti,n,gere i 11:Ji.sogniè, chiaro che le Jegg~, i regolamenti divengono quasi inutili, poi,chè ad ogni f.unz:ione neces-- ,;aria risponde negli individui -un ,gmsto naturale, -una ben spi-0cata vocazione. ,I pareri dei 03!Pi saranrno a,ocettati con piacere; nessuno si creder-à dispensato ·da un lavoro che J'uo1anime 00111corso d.e,g,li,sforzi renderà ,attraente e vario. E Je diverse occupazioni non saranno iPiù dei lavori, ,bcruì dei diverLimenti. Kieaite sarebbe più facile della regoJa.mentazione di ,una simile riunione fraterna; poichè, dalla libertà Ja più illuminata risult.ereb.be l'mxtine più perfetto. » Fu il Fourier a sviluppare ampiamemte e sistematicamente il ;principjo del ·lavoro attraente, la cui prima condizjone è da tlui indicata nella varietà e la seconda neJ1a breve durata. IJ lavoro •gradevole e ,,onza fatica» è llln& delle ,rea!lizzazioni socialisfo p;reannunciate rneJ •.Voya,ge en Icarie » (1840) del Caibet. A ragione Victor Considérant, che della jdea del Jaivoro attraente si fece elaboratore e IJ)ropugnatore, diceva " M. Lansac (« Plus Join », Parigi, luglio 1933) ,che fra le concezioni de,JFourier che avrebbero attratto ma,gigiormen.te l'attenzione dei posteri vi sarà queJla deJ J•avo~·oattraente per ,gru;ppi e per serie. Brnedetto M,alon, Gio1•gio n.enaixl, Giovanni Jaurès e altri socialisLi francesi !'li mostrarono iTll1ll:uenzati dailJa cornoezione fourierista dell'o.I'ganizzazione del lavoro. Emilio Z'J>la,nel suo romanzo « Travail » ci rnost.ra /Un'officina in c111 i,l lavoro, variato, in un ambiente pulito e Juminoso, ·a;,,wcondato rci;aJle macchine, è ,diventato • una ricreazione, una gfoia, un Yero piacere». Zoila enuHcia come 'Un p;rincipio inderogabile, ,come un atto di fede e un sicuro vaticinio che il Javoro deve diventare 1« la legge ,stressa della vita"· Anche dei fisioJog·i hrurm.o soste . .r.ulo, n.eJ XIX secolo, lla po&Siibi!LtàdeJ lavoro atf,raente. Tra costoro è il Rossi-Doria che in una sua relazione ;,ci,iveYa: • I.! la- ,oro non deve e1:,sere più un tormento, causa di mali, ma una gioia ed un fattore importan.tc dellla salute fisica e mora:lo ». Gli scrit.to.ri anarcihici hanno particolarmente {:Ontribuito a mantenere viva J'i,dea è~l J,·woro attraente. Pietro l{ropotkln afferma categoricamente: • Nel lavoro ce<Uettivo compiuto con gaiezza di ouore pe<,i.r·arggiungere lo soopo cìe1:,iderato - libro, opera d'arte, od oggetto di -lusso - ognuno troverà Jo stimolante, il sollievo J1ecessario per rendere la vita gradevole. » Quando, nei ,nost.ri discorsi o sc1,itti avveniri&ti, afferrniamv che verrà un giorno in cui tutti, o quasi tult.i, 0aYoreranno spon. 81bl1otecaG110Bianco

- 18 - ta,neamente e co11 pia.core, è froquente la risposta: •E' ,un'utopia!». Ci sono inveoe nella società atturule degJi uomini ohe l•avorano a lungo e di continuo senza ,pena, anzi ,con un l">enso ji soddisfavione. Cootoro sono g.Ji scienziati, i pensatori, gJi artisti. Ho sotto gli occhi le risposte a,d un'iinchiesta del-la « Rivista di filosofia e scienze affini» del 1907, che son.o ,ct,ig11ande intere&Se. Eccone alcune. L'economista Maffeo Pa11taJleoni dichiara: • Se devo stare a tavolino, dieci ore 11011mi ~t.ancano -affatto», ed aggiunze ohe il Ja.vor-0 è per ~ui gioia e p.ena .ad u01.tempo, a seconda di come riescono le sue ricerche, ma ~ l'ai,dore non scema, perchè •diventia a,ccanimento e s,ma,nia indicibile. La stanchezza non c'è rn.ai ». m fiiosOifo danese Hernld Ho:ffding ;dice: « Ben cli rado ho potuto lruvorarc continuamente intorno aHo stesso soggetto. Io devo 1a,orare i)Jer turno intorno a diversi temi. ,Se son iben di,1posto, posso lavora.re cinque ore al mattino e cinque ore alJa se1'a ». I peri-odi di lavoro r2,cdhiudono per ~l!i •forse il sentimento più intenso di fel:cità ohe la vita p,ossa offrire». Roberto Al"- digò clichia.r:,: •lU l&voro per me è •un bisogno irresistibile. La· ,·oro fino al mas,,imo della stanchezza che riesce poi in ,genera,ie accompa,g.nata <hlla socldi!,fazione e dalHa comp.iacenza dei lavoro fatto.» li clinico Dc Giovanni risponde che, quando non si tni,tli di un lavoro tmpossto, ,prova seirnp1•epiaccl'El lavorando, e che può lavorare anche ,più di sei ore ,consecutive. L'astronomo Schia·pparelli riSl]}ùlldc di aver lavorato quasi sempre: dieci ore aJ giorno, tra i,l velllticinquesimo e il sessant,esimo anno, e di esser ,giunto a lavorare sedici ore consecutive intorno ad ·Una mecle~ima occup:izione. Egli did1iara inoltro che ,lo st,are senza far r.iente è sla!lo sempre, per lui, un su,p;p.Jizio. L'economista _.\chille L-Oria dichiara di lavorare quattro o cinque ore cons,ecu1ive senza stanca1·si e dice: «, Il J,avoro intellettuaJe non mi iha mai cagiono.lo aJowna fatica, m<i sempre mi ha iprocurato ìO gioie !J)iù ,care.» Il •lelte1·ato Arturo Graf dice che lavora di buona vogha, essendo per lui il lavoro u:na •fonte di ,gioia vivlssima, », ma ohe g1li è estremamente ;penoso il ial'C un rurticolo, anche tb1·1:yea, ri-chiesta e su t=a d.ato. Le rispo,11.e,deg.li artisti concordano neLl'affermare che il lavoro procura taJe ,gioia da imiped•ir loro di senti-re la s!anchezw. Le risposte, pochissime, ,in cui si parla cli in.caJpacità di lavorare a lungo e di soffere,nza nel 1,avoro, &ono accoffilPagnatc da dichiarazioni ,di rnaliferma salute o di difetti organi,oi. QuaJcuno potrebbe osservare elle i ca.si citati si rifeniscono a pc1-sonalità eccezionali. L'ohbiezione &arebbe ,poco v,a,l•i•dap, oichè Bio 1otecaGi'lo Bianco

- 10 - ahbia.mo vist.o -dhe ainche quesit.e personalità mal si ajai..ano ai ,1avori che non li intere.ssano, non li entusiasmano, non rispondendo al,le tendenze, a~1e attiLudini, ai fini Joro. Il -caso di Gustavo FJJall!bert è tli'pico, sotto questo aspetto. Egli era un lavoratore Clhe1·~tava •ta,lvolia a tavolino diciotto · ore consecutive, ma in ai1cuni periodi ili ,l.a.voro 1gli pesava, s-1a perchè stava facendo il lavoro cli rifinitura ;,tiJ.islica sia ,percnè stava facendo ricerche prepa:natorie. Mentre stava scrivenao « Mad,ame Bovary », egli ,dice,va in una sua. l·ettera (17 settembre 1855): • Spero che fra un mese Ja Bova.ry avrà il .suo ars'lnico nel ventre »; frase spi-egaibile da quest,o ipa.ssa.ggio chl una 1ettera dello stesso mese (20 settembr.e): ,. Lavoro rr:edioarement.e e « &€111z,gam,to » o piut,tosto oon disgusto. Sono veramente stanco cli questo lavoro; è una ve1,a ,; perui.tenza » per ane, ora.». Quando scriVfwa « Salamrn:bò » (1858), un so:o capitolo dal qua!,e romanzo gli co~tò >tre mesi ct.i wocanito lavoro, egH scriveva in Uiila lettera: • Mi cori,co ogni s,era estoouato come un rnanoval~ che ahbia spezzalo doi ciottoli suLle vie maestre». Quelllo ,eh.e si osserva nellle grandi individualità Jo si riscontra anche neg.Ji uom.iiili comuni. Per tutti il lavoro intellettuale può .a.vere una lunga durata, continuità e ,clare buon profitto, quando iha. per stimoJo J'i1ntere..se, nel senso spiriturul.e della paro>Ja. ll dire: « lavoro senza fatica,; si,gnifica • Ja.voro senza aver •coscienza di stancarmi». Un cO'Iltahile dhe fa calcoli semp;Jici ed un ast:r_onomo dhe fa cal.ccJi cc--mplicatissimi si s,tancano tutti e due, ma mentre il pr-imc, sente il ,peso della - fatica in quamto non è anima,to da al1cuna pa~sior,e conoscitiva, il secondo trova neH'aricla rnec.cam,icità del calco:o un aJlito di vita, una auce eh.i lo H'inge a vegliare e ,gli facilita Ua veg,lia cacciando iQ sonno e masaherando J,a stanchezza. L'elemento negativo del lavoro è la noia. La 010ia è !a coscienza continua deMa fatica ed è aJ tempo .steSSIOun ooefficient.e della. fatica. n ra,pporto fra Qa noia e la btica appartiene al 1avoro manuale quanto a quello intellettu~le, ,poicihè qualunque attività fisica im})'Hca di necessità una certa attività im.temettualie. I,J porta:lettere •cli camp.a,gna che percorre qgni giormo il viotl,olo di monta,gna, non è attratto, stUJp.ito, entusiasmato ò.al panorama che si svolge sotto i .!;UOiocchi. Ogni svolta 111.ongJi prepara nuove impressioni come al turis,ta innaimorat-0 deJla montagna che sale sui fia.ndhi rocciosi, non ve,dendo l'ora di esset'e sulla cima, per spazia.re •Con lo sigua.rdo e co,gliere bellezze ma.gigiori di queJle che Jl viottolo Sa.%0SO ed erto g~i offre continuamente. Cos,ì lo sca1p,e,l'lino non prov,a certo J'ebbrezza del!lo scultore dhe veje ad o,g.ni ,colpo di scalpello concretarsi un po' dell"immagine che è viva nel suo genio. · Biblioteca G1110 B1arco

- 20 - Ogni fatica J.isica è dun<1ue più o meno i•ntensa a seconda delle condizioni di spirito oon Je quali è cOiITLpsÌuta. La noia è un elemento ,de,p.ressivo. Nel lavoro intellettuale si manifesta GOtto J'aspet.to di toripore. L'individuo che lavora col ·cervello a11!11oiato è in uno st.at.o oome di dormiveglia. Nel lavoro mairnale la noi,a a.Jlunga ;i,l tema><>O- gni attimo è ,un·ora. • Ogni ora è, come si d:i.ce, un secolo. Mic-belet ~-accont,a neJ,Ie sue memorie quel che iprovava da ,giovanetto lavorando neLJa stamperia di suo padre: • JonmoibiJc ,alfa mia cassa, -sotto il peso della noia, niimt'a1tro Che la noia, a,ppresi etile -cosa siano ,J,e lunghe ore. » La noia si manifesta. wtt.o forma di una :;,.p,•r.iecti crgasm,0 gene.raie ed è gius,t.a l'osservazioP.e dd Tarde, che essa provoca. d1st1.11-;bdie:Jla cir,colazione, d>e.ilLnautrizione, sensibilità a.i freddo ed a,J. caldo, ina,ppetenza, dimaigramen:t.o, ecc. Come &i pt:ò tener JonLM!a la noia d.a,l J,avoro? Ecco il problema che -scaturisce da queste premesse. l'l lavoro è sempre una fatica. Jd ,problema sta neHo stah1lire come possa diventare per tut-ti una :fatica ,pfacevoJe. Ogr.i manifestazione di enengia è accompagnata da un ·&en• timento di p,iacere quando è p1'<J<porzionata a'.Ja ipotcnzialità del l'organismo. Una pa,sse.ggiat.a. è piacevole, menMe una marcia forzata è una pena. Così ,p.m·e un'attività è piace,-oJe quando risponde ad un impuJ.so spontaneo. Quando ]',individuo, per Je ,condizioni esteriori, agiace in oip,posizione alle ,siue tendenze, si esau1·isce lle'llo sforzo di volontà su se stesso. Di ,qui la sofferenza e la minore capaCliiià.produttiva. D.a queste considerazioni 1,i deducono queste conseguenze: 1. ,la du.rota ,cteJ lavoro deve es&Jre ,propOr'Lioaata alla fatica: 2. ogrmno deve essere ·libero di svoll,gere queWattività ,produttiva alla qua!-e si sente ma,g,gio.rmente portato. Rispetto ·2Jlla durata -deo lavoro, bisoigna ·tener conto deJ .gen,ere di occupazione: •ci .siono lavori noiosi di per se stessi e, quindi, di lunga d1ura.ta. Bisogna quindi <:,0nsiderare id tempo ,dal punto di v,ist.a soggettivo, cioè tenendo conto del l'iOesso psichico che iJ ,lavoro J:a in chi Jo com;pie. Ci sono lavori •leggeri» ,in quanto n0n ,-;.:hie,!ono un grande consu1mo di energia mus~o.lare, rr.a pesa.n- (i,,simi per.c.hè noiosi, e come tali causa di un'enorme ;;preco di energie nervose. La seconda consegue,1za si integra con la prima. Dato cne ogni lavoro è tanto più fati,ooso quanto meno è in!-eressante, ognuno si stancherà meno, quiJ1di lavorerà più e meglio, quando potrà svocigerc ,Ja sua a~tività nel campo preferito. Bio ioteca G1'10 Bianco

- 21 - Ciò non è po&sibiqe senza J'ema,rrcipazionc ccC1nomica e lo sviluppo tecn,;cu <lei lavoratore. Quando, ,come prof2t.izzava il Cal'lyle, ogni ind.ivi·duo potrà scegtliere •come sfera del proprio lavoro quella' per la quale ha. maggiore tendenza, itl lavoro non !:'arà •più una pena e potrà per moJti d,iwnire uina ,gioia. Molti dei pi,gri sono come (File] personaggio dell'•Albergo dei poveri» che dice: «Quando il /lavoro è piacevole la vita è bema. Trovatemi un lruvoro piacevole ed io lavorerò». lii. - I .. pigri .. e il problema del lavoro libero Molti •pigri» J.avorerebl>ero se t.rovassero un lavoro adatto alla loro personalità fisica e psichica. I<ropotkin -chce a questo proposito (« Conquista detl Pane >1): • Qua:leuno ha detto cbe la. polvere è materia ohe non è al suo !Posto. La stessa dofinivione si a.p:pJica ai nove decimi di coloro che vengono cl1ia.mati pign. Sono invero gente smarrita in una vi11,che non ri&ponde n.è al loro temperamento, nè alla loro caipa,cità. Leggendo le òiogra- . fie dei gra.n<l, uomini, si :rimane co1piti da,l numero dei •pigri» che si riscontra fra !0l'O. Pigri, finohè non avovano trovato la loro vera strada, e oltremodo la.boriosi più tardi. Darwin, Stephenson e tanti altri furono ili questi • pigri ». • Molto spesso il «p~g1X> » non è c!he un ,uomo a,l quale riJpugna di fare per butta la vita na diciottesima parte di un orologio, me,ntre sente in sè un'esulberan,z.a d,i ener,gia che vorrobbe spandere ailtrove. Spesso ancora è un ribelJe, iU quale non può adaU.arsi all'idea che, durante tutta Ja vita, debba rimanere in<ihiodato a quel ba.neo, Javorando per proC1Urare mme soddisfazioni al pa,d:rone, m<lllltre si sente meno sLupido di lui, e non ha a1tro torto che quel-lo di essere nato in un tuguJ·io invece di essere venuto atl -mon<lo in un castdllo. • Finalmente, un numero g,,an<le di «ipigri » non conoscono il mestiere col qu?JC' sono cootretti di ,gu::.da,gnarsi J.a vita. Conte-mplando la -006a impP.rfetLa ohe esce ·dalle 1loro :mani, &forzandosi veram,inte di far meglio, e il;CCO-rgen.doscihe mai vi riusoiranno a c~gione deJ\e cattive ad:litudini di l!avoro ,già contraLta, er,si pre.n,dono in odio il mestiere e, non conoscendone a!,tri, il lavoro ,in gcneraJle. MigJiai,a <li operai ed artisti mancati sono in quest,a situaz.ione. • Al contra1,io, co1ui ohe, fin da.lla sua giovinezza, ha appreso a «iben » 6'llonare il pianoforte, a • be.n » ,maneg,g,iare •la pialla, iJ c&eLlo, i~ pcnne1lo o la lima, in modo da sCl!l.tire che ciò che egJi fa è •bello», non a,bbandonerà mai .il piano, il ce• BiDiotecaGmo 81:'¾nco

- 22 - seJ1lo o ,la lima. Troverà inxece piacere nel suo lavoro che non lo st~ncherà, finchè n-0n si sarà st,ra,pazzato. « Si sono cosi raggruppati sotto una s,o!a de'.lorn'inazJonc, la «pigrizia», un'intera serie di ri&ultat.i dovuti a cause <liverse, delle qua1i ognuna potrebibe diventare per Ja società una fonte di bene, .invece che di male. In quest'l caso, ,come iper la crimina,Jità, come per tu<tte ,Je que1S1tioniconcernenti ,Je fa,coltà umane, si sono ra,ggrup,p,aii dei fatti non aventi a.Jcun legame, nulla di comune tra loro. Si dice pigrizia o delitto, senza nemmeno darsi il fastidio di analizzare •le cause. Si affrettano a punirli senza domanoarsi se il ca.stiigo ,si.es.so non contenga un inc-0raggiamento alla • pig,rizia » o al • detitto r•. « Ecco perchè una so::iet.à libera, vedendo a'll:mentar nei suo seno i.I numero dei po'1troni, pensereib>be sen2a dubbio a ricercar le. cau;.e deU::,_:loro pigrizia per tentar di elirr.inarle, invece di ricorrere a castighi. Ouando si !.ratta, come a,blbiamo già detto, <ii un .;emp.Lice es.so cli anemia, • invecè di »op,raccaricaire di scienza il cerveJlo del fa,nciuHo, dategli prima del sangue; fortificatelo, e, d}erchè non ,perda il suo tempo, conducetelo alla campc:,gna o in riva al mia.re. « Là insegnateglli, atll'ari,a aJ)erta, e non nei ,liibri, la geometria, misu:rando con ,Jui ae di-stanze sino allle roccie vicine; imparateg-Ji le &oie.nzc naturali ~Jien.do fiori e pescando i:-. mare; la fisica fa,b,brican<lo Ja barca sulla qua!le egli andrà a pescare. Ma, per ,carità, non irnibot,tite j.J suo cervellilo di frasi e di lingue morte! Non fatene un • ,pi,gro ,r! « Il tale fanciuJl-0 non ha abitudini d'o1,dine e di regolarità. La.sciate che i r:;:,gami se le imlJ)nimano nella mente fr:a loro ste<,,si. Più ta1,di, ia aatoratorio ,e J'officina, ,il navoro in uno ~paz.io ristretto, con molti attrezzi ,da manovrare, •g,li sUJggeriraruno il metodo. Non fatene voi stessi <le,gli esseri disordinati, eoJ.la vostra scuola, Ja quale non sa alt;ro ordine clhe la simmetria dei banchi, ma C:he- vera J:mma,gine deJ caos deila'in,segnamento - non inspirerà mai a nessuno Mnore deLl'armonia, dell'ordine, del metodo nel lavoro. ,, Queste wnsiderazioni di I<ro;poU-.ì,n,sono ,giustissime e potrei, se Yolessi dilunga!11Ili, citare ceo.mproibanti -0,p.inion\ cli :psicologi, <li medici e di pedagogisti; ma ,lon rj,sollVOno il pro blema per un vicino ,domani. Si ipuò essere convinti con Zola che • w i:rriva.sse a :non impol"Jle .a,]Il,a ,geJJ.1e•ohe iJ lavoro .gradevole, liberamente s,-eJto, non vi sa.rebbr,ro certamente ,più dei prigri ,,, si -può ess.e;re convjnti dhe verrà un tempo in cui nessuna coaz.ione sia necessa.r.i,a, per far sì che tutti llavorino; ma il iprohlema attualle è questo, ,per 111o'i: ,cad,uto il regime iboi,shesu, la Bib,iotecaGino Bianco

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