Pensiero e Volontà - anno III - n. 3 - 1 marzo 1926

Anno III. - N. 3. · Roma, 1 · ~arzo 1926 (C. c. con la Posta) - , . . . - . I . - ens,ero·e I I • . -il iviSia quindicina/e dr. sluòii so- ... . . . . \ eia/i e collura.generale fondala da C.ri~ico JYlatafesfa ' . . J Prezzo Lire UN A ' Estero Lire 1. 5 O • , - Red~ZiQne _e ai:nrni:,:J,istia1;1,zione: ;J?_EN S:IEBO. E V OLON T.A·' . . CASELLA POSTALE 411. - ROMA ' .. . . , I I

, PENSIERO I E VOLONTÀ RIVIST~.\. QUINDICIXALE DI STUDI! SOCIALI E COLTURA llENERALE 00NDIZIONI DI ABBONAMENTO: Interno: anno L. 20, semestre L. IO - Estero: anno L. 30, semestre L. 15 Un numero separato: interno L. I, estero L. 1.50 Indirizzare tn tto ciò che riguarda la Rivista all'indirizzo: "PENSIERO E VOLONTÀ,, - CASELLA POSTALE 411, ROM.A (Le rimesse di fondi se fatte per la posta debbono essere indirizzate alla Rivista. Se fatte a mezzo di Banche è preferibile indirizzarle nominalment~ a Errico Malatesta, Casella posta.le 411 - Ronia). Spediamo num_eri ài saggio a tutti coloro, di cui abbiamo l' inùirizzo, che crediamo possano interessarsi alla nostra Rivista. Sospenderemo l'invio a tutti quelli che non I ci daranno un segno qualunque per dirr.i che hanno ricevuto e che gradiscono l'invio. I SOMMARIO: ERRICO MALATESTA: Diéhiarazione - M. IsIDlNE: Il problema agrario in Russia con nota \ della Redazione - CARLO MOLASCHI; Frammento di polemica - In memoria di Angelo Volpi - ER,RICO }lALATESTA : ·Movimento operaio e Anarchismo - C. BERNERI: Il naturalismo etico - GAETANO MARINO: La leggenda del Paradiso terrestre - ERRICO MALATESTA: Mali costumi giornalistici - MAX NETTLAU: Desiderata bakuniniana· - O. B.: L'azione popolare nel Risorgimento italiano (Le sette e i fermenti liberali) - DAL J OURNAL nu PEUPLE: La triste situazione dei proletari cinesi - CATILINA; Rivista delle Riviste - Lu101 FABBRI, GAETANO MARINO e C. B.: Libri. Ricordiamo ai nostri abbonati e lettori 14, 15 e I8 .dell'annata 1925-··eCìd il numero - che i numeri 9, _~-:a . -- 2 di quest'anno fur<,no sequestrati. E' questa la ragione per cui non li hanno ricevuti. ---·---- ; Abbianio fatto ~·tampare il frontespizi~ e l'indice della seconda annata della Rivista ad uso cli coloro che han conservata la collezione. Ohi lo ciesidera è pregato di do1nandarcelo. Ci restano alcune colle~i~ni co1nplete della seconda arinata. Le mettiamo in, vendita~ rilegate in tela, al prezzo di L. 30 per l'Italia e L. 35 per l'estero, franco posta raccomandate., Abbiamo anche delle copie di varii nu/1neri che potrebbero servire a completare delle collezio,ii. Ohi tnanca di qualche numero ci faccia sapere quali sono quelli che gli bisognano, e noi se lf abbiamo glieli mandere1no. ------ Biblioteca Gino Bianco

-P-ENSIERO -EVOLONTÀ Anno IIL - N·.. 3 ~ • CasellaPostale N. 411 • Roma, 1 Marzo 1926 In consegueaza della nuova legge la quale prescrive che responsabile delle p~bblicazloni periodiche sia il direttore, e non potendo io, per altra disposizione di legge, . essere Il responsabile a causa di mie precedenti condanne per reato dl stampa, ho . pregato il compagno.-Giuseppe Turci di assumere lui la direzione della Rivista. È superfluo aggiungere che col Turci, ehe fin dall'inizio è stato sempre nostro collaboratore, la Rivista con11erva assolutamente lo stesso indirizzo ci prima. · EKRICO :MALATESTA· Il Pro~Iema · a1rario n Ru11ia Evidentemente' è troppo presto, ancora, per 11>arlaredi realizzazioni della Rivoluzione russa. La scossa è stata troppo profonda perchè s_ipossa giudicare di già quel che sa- _rà 1a vita in Russia quando tutte le cose si saranno sistema te. Ma v'è una conquista della Rivoluzione che ormai è definitiva e stabile: la presa di possesso della terra fatta dai contadini, l'espropriazione totale di tutti i praiprietari, g~andi o ll)iccoii, che non coltivavano la terra con le proprie mani. In realtà in ciò consiste il carattere sociale de11a Rivoluzione russa; poichè ne11'industria gli operai sono .restati dei salariati {la grande maggioranza dello Stato, e un certo numero degli intraprenditori privati) e per essi tutto resta ancora da fare nel senso di un vero socialismo. Ma, nel dominio agrario, si possono constatare -dei cambiamenti profondi, dei quali lo studio non è senza interesse per l'avvenire degli altri !Passi. Fin dal principio della Rivoluzione, non appena il regime czarista cadde, il vasto mondo contadino della Russia capì che stava per iniziarsi un'èra nuova e èhe gli sarcl:Jbe stato possibile, alfin.e, di realizzare la sua profonda e antica speranza; che la sua parola d'ordine « terra e li:bertà » era sul punto d'~sser messa in pratica. I contadini russi hanno sempre avuta questa idea che la • I· neo terra non appartiene a nessuno, che essa è di Dio, e ·che, fra gli uomini, solo que,lli che lavorano con le prqprie braccia han diritto di godern•e. La. ,grande propr~tà dei vecchi signori e dello Stato aveva un bel regnare ai tempi dello czarismo, m.a i contadini eran sempre convinti che sarebbe venuto presto il temjpO in cui una grande ri1partizione generale avrebbe restituita la terria ai soli lavoratori. Così, nel,la primavera del 1917, i contadini russi cominciarono, senza aspettare alcun ordine, ad im;Padronirsi delle terre dei grandi 11>roprietari: era per essi la conseguenza naturale e immediata della rivoluzione. E nella fretta con cui in quel tempo i soldati abbandonavano il fronte non era in giuoco soltanto la stanchezza della guerra : i soldati, nella maggior parte contadini, erano invincibihnente attirati verso i loro villaggi, dove la gran ripartizione doveva cominciare... Il governo provvisorio di Kerensky si oppose a quelle espropriazioni agrarie, perchtè contava di arrivare fino alla Assemblea 1 Costitu1ente, e qui ':far 1 piassare una ,legge agraria che organizzasse per •tutta la Russia il ,possesso ,del suolo secondo uno spirito socialista. Esso non capiva che gli avvenimenti in tempo di rivoluzione non aspettano, e che i contadini non potevano nè volevano lasciarsi sfuggire l'occasione di realizzare il loro sogno secola,re. I bolscevichi si mostrarono più abili: -essi fecero pro1prie tutte le rivendicazioni popolari, -promisero al popolo la pace e la terra, e seguendone la corrente ottennero il successo. Uno dei !Primi decreti del governo bolscev~co (in data 26 ottobre 1917) secondava i voti dei conta<lini; e a quel decreto ue seguiva un secondo (del 19 febbraio 1918) che stabiliva il 11.)0SSesso collettivo, comuna,le, de1 suolo ,per tutti coloro, ed essi soltanto, che intendono coltivarla. Qui v'è un ,piccolo r,unto di storia assai curioso. Come marxisti, i bolscevichi non avevano alcun programma agrario che fosse anche minimamente adeguato aUa situazione dei contadini russi : dovettero .per ciò prendere tale progran1n12 ,dal solo partito ahe, non solo ne aveva tno, n1a si era per così dire specializzato nel-

50 PENSIE.RO E VOLOì.;TA' la questione: il partito socialista-rivoluziona- · .rio. A base del primo decreto veniva ,posto w1 riassunto di 242 « quaderni )) contadini, redatti ,dai socialisti-rivoluzionari in occasione del con,gresso dei delegati contadini in agosto 1917; il secondo decreto fu elaborato da un socialista-rivoluzionario di sinistra, ch,e in quel tem,po (in cui il suo -partito era alleato dei •bolscevichi)· occupava il posto di commissario dell'agricoltura. Praticamente, però, questi decreti non ebbero .alcun effetto: i contadini non li avevano aspettati P.er effettuare l'espropriazione generale delle terre, e il solo merito di quelle nuove leggi fu di non aver cercato di intralciare il movimento. La fine del 1917 -e tutt() l'anno 1918 sono stati, su tutta .la vasta estensione della Russi.a, o~clljpati dalle espropriazioni e le ripartizioni delle terre. I ,pro1prietari .abbandonavano facilmente le loro terre, senza opporre alcuna resistenza: il governo, occupato all'inizio a liquidare la guerra, poi a com,battere l'inte·rvento degli alleati e a lottare contro ogni sorta di com plicazioni interne, rion intervenne affatto in tutte queste operazioni agrarie. I contadin1 organizzarono le ripartizioni a moèio loro. In certe regioni, specialn1et1te nel centro -della Russia, ove le tradizioni comunali erano restate !Particolarmente forti, si effettuò una r~partizione generale di tutte le terre, ora messe in comune: tanto di quelle che .avevano ap,partenuto ai grandi proprietari, cume di quelle appartenenti ai contadini, sia possedute in proprio, si.a i lotti di terre comunali. Tutto fu rifatto di bel nuovo. Altrove la ripartizione non colpì che le terre, _ i1 bestiame, le· macchine agricole, ecc. dei grandi proprietari. 11 governo non interveniva che in due modi : con la fondazione cli « gestioni soviettiste >> (grandi intraprese agricole a1 ppartenenti allo Stato) e cli « gestioni collettive» (colonie agricole, costituite da persone che si mettevano a coltivare la terra, ma iprovenienti per lo più dalle città). Nel 1920, su 22,847,916 ettari che, nelle ~6 provincie della Russia Europea, avevano appartenuto a proprietari non 1avoratori, 2 r ,407, 152 ettari eran passati nelle m-ani dei contadini; il resto era andato alle intraipr<.;-· se fondate dallo Stato. * * * Nel 1919 l'ondata delle ripartizioni cessò. Essa non aveva apportato, .a dir vero, ai contadini una or,ganizzazione· a,graria con1pletaBibliotecaGino I 1anco niente -soddisfac-entc. Le 1 prime ripartizioni dovettero essere rimaneggiate : •i soldati ohe tornavano -dal fronte, gli operai cacciati dalle città della disoccupazione venivano incessantemente a reclamare la parte loro; il governo, inoltre, reclamava nuove ~erre per le gestioni collettive che andava forudan-do. Cominciarono a manifestarsi certe tendenz•e individualiste: il contadino, che ha presa la terra, vuole assicura~si la sua porzione con la certezza che nessuno 1 poss,a più ritoglier-; gliela. Egli, tende a separarsi dalla comunità; e il fatto che il governo ha introdotto la responsabilità comunale collettiva in materia d'imposte favorisce questa tendenza. A ,partire dal 1919 l'atteg,giamento del g~ v-erno verso il mon-do contadino e.ambiò completamente : da allora s'iniziò uri intervento attivo e continuo nella vita delle campagne secon<lo un programma prestabilito. La terra è proprietà dello Stato; i. contadini ne ?ono i possessori sotto certe condizioni. Si mira ora ad una « organi~zazione dell'agricoltura per mezzo dello Stato ');: gli uomini, il bestiame, gli utensili, tutto deve essere invent,ariato e ritl)artito; i « comitati di seminagione )> debbono decidere e prescrivere ciò • che si deve seminare, in che quantità ed in quale momento. Ciò ohe si cerca, sopratutto., è -di raggruppare d'autorità i contadini in vaste organiiz,azioni collettive. N cl rq21 una legge obbliga ogni contadino a lavorare un minin1c estensione di terreno. E' l'epoca che più tardi è ·stata chiamata del « comunismo militare )>. Essendo il commercio un monopolio dello Stato, il contadino non può vepdere il suo raccolto che allo Stato ed al prezzo che questi fisserà. Tale prezzo viene p,agato, del resto, in moneta così deprezzata, che è impossibile al contadino di acquistare, in cambio -del raccolto, n-eppure gli oggetti di tna necessità. E non gli è agevole di serbare per sè nemmeno la parte di raccolto ch•e desidera: soltanto lo Stato giudica ciò che gli ,;i deve lasciare iper il consumo fan1iliate; tutto il resto è requ:sito. E' naturalè che, in queste condizioni, i· contadino nasconde il suo grano: per scovarlo, per prenderlo per forza, il ,governo invia distaccamenti militari. Le conseguenze sono facili ad immaginare: saccheggio delle campagne, insurrezioni contadine, repressioni feroci, fucilate, incendi. E la quantità· -di ·c-rano ottenuta ,diHlinttisce sempre più, mal- t', grado o meglio in ragione diretta delle mi-

PENSIERO E VOLONT_t\' 51 ' sure c.oercitive che si prendono. Il contadino, stanco di dare il suo lavoro per niente, riduce allo stretto necessario l'estensione < campo lavorato. . Intanto nelle città si m•uore di .fame. Dovunque dei distaccamenti militari di ·((sbarramento » imipediscono ai cittadini di II)Ortare per sè ed -i loro cari delle derrate dalla campagna; per un sacco di farina o di pa- . tate si rischia d'esser fucilati. I « distaccamenti di sbarramento » sono in tutte le stazioni; i tr•eni sono perquisiti per scov:are ' qualche venditore ambulante che, à rischio cleJ.la vita., osa tra9P.Ortare nelle città delh.· !I)tovvigioni, · sp1.:rando di venderle a<l un prezzo tanto più elevato quanto 1 più grandi sono i rischi che si corrono a portarle. tJna situazione ·simile non poteva durare. La grande fame del 1921 obbligò <li oercare una uscita alla crisi economica permanente. Due cose erano possibili : o rinunciare al t< comunismo militar.e » in favore d'un comunismo ·lilbero, lasciando piena 1 liibertà d'iniziativa .all'attività dei gruppi contadini e operai, OPIPUre ritornare alla libertà di commercio nel senso dei regimi borghesi. Il governo bolscevico ha !Preferito questa ~econda soluzìone, _pr9c1amando, nel 1921\ la cc nuova politica economica » (la nep). Il comm•ercio -del grano è divenuto libero; il cont&-dino può ora vendere il grano a chi g 1i pare e -piace, salvo a versare allo Stato, in natura o in .danaro, un tanto· per cento del raccolto. Le perquisizioni sono cessate. Lo scQpo dell~ politica del governo. è ora non ipiù di- favorire la !Parte più ,povera della popolazione contadina, ,dirigendo le folgori della repressione ·contro la parté più agiata; ma d'incoraggiare al contrario quest'ultima. Nel 1922 una n-tiova legge è v_enuta a favorire le tendenze individualiste nelle campagne; proibendo le' ripartizioni generali o autorizzando le rLpartizioni parziali soltanto ogni 9 anni.· E queste rirpartizioni medesime non debbono esser fatte che nei limiti di un solo comune (che diviene il possessore de- .finitivo delta terra) e tra colòro soltanto che sono membri del comune o hanno IPer lo meno conservato dei legami con esso. Il mo- .do ·di possesso - comunale o individuale -' · viene de(iso dal comune stesso, a mag.gioranza di voti <lei suoi membri, dei due. sessi, di più <l; 18 anni. La vendita, la compera, ·l'ipoteca, il dono della terra,· sono pr.oiBiblioteca Gino Bi'anc • Ljti; ma si è cominciato ad autorizzare l'affitto e, dentro certi limiti, il Lavoro salariato. Tutto fa prevedere che qu~sta politica continuerà e s'~ccentuerà ancora di più (1). Le sfere dirigenti russe si occupano attualmente 1Più che mai delle campagne; gli uomini politici 1Più in vista ,parlano senza posa d'incoraggiare l'iniziativa ,prirviata· economica, di facili ~are l' esistenm alle « ,gestioni modello » <Ìt'Ì -contadini agiati, di spingere il contadino ad arricchirsi più C'.he può .. : Forse q·uesta nuova politica riuscirà a creare ne:le campagne una nuova borgliesia contadina, come se n'è .già formata una· nelle città. E allora 1a lotta in nome delle tendenze egualitarie ricomincerà nelle campagne. Può anche darsi, altresì, che la massa contadina riesca a resistere allo sviluP1Pa•rSi di questa nuova borghesia. Vi sono, a tal proposito, dei fatti d'un grande significate,: lf)er esempio, da qualche anno si va manifestando una tenrdenz.a a costituire delle unioni di piccoli proprietari (anche laddove ill possesso comunale non è rìuscito a prevalere), in comuni, per così dire, di formazione secondaria. E' un fenomeno molto interessante che vale la pena di non trascurare. M. ISIDINE. · L'articolo precedente ci pare alquanto contradit torio. ivi entre convincia CO l dire che la presa di possesso della terra fatta dai. contadini e la espropriazione di twtti i proprietarii, grandi e piccoli, che non coltivano la terra colle pro, prie mani, è una conq1.Vista stabile e defimtiva della Rivol1+zione, finisce poi con affermare che si è cominciato ad autorizzare, anche netle campagne, l'affitto ed il lavoro salariato, eh.e si raccomanda ai contadini d,i arricchirsi e che .forse la nuova politica cc riuscirà a creare nelle campagne una nuova borghesia contadina come se ne è gi·à formata wna · nelle città ». Ed infatti, poichè è assoàato che vi sono ir,, Russia «contadin'i ricchi>>, è chiaro che vi deve essere una massa di lavoratori agricoli costretti. o per 1nanranza d,i ter'ra, 0 per 1nan- <'anza di capitate, a la.vorare per salario -e cioè a lasciarsi sfruttare da itna classe privt/1egiata. Alprimenti, SP davvero non s1· potesse poss-edere,. irw;livù;l~almente o collettivame·nte. che la terra, .che si lavora cotle proprie ma n·1 come potrebbe avvenire che i '}J'rDgressitec11 icz,

fi2 PENSIERO E VOLON1'A' ____ , -- - in•vece di m1;gtio1·are le condizioni econorniche cli tutti, servano ad arricch,ire degl'individui e da creare una n•uova borghesia? .A noi pare che i rnetodi a1.ttor1:tarii, che ri1.iscirono ad arrestare il ·magnifico slancio rivoluziona rio del popolo russo e, pur volendo far del bene, • pinsero il disordine e la miseria fino a lirniti atroci, continuano la loro opera nefasto e finirann,o, se non sopravviene a tenipo · 11,na n1no1.1arivol1.izione, col distruggere qu•asì tutto qitello che il popolo aveva fatto di buono nel periodo d1: l1:bertà e col fare della Russ.ia• 'lino stato capitalistico sul tipo dei paesi occidentali d'Europa. l n ogni modo, qualunque contributo alla conoscenza della storia della rivoluzione russa è frammento Un giovane comunista, é·he prima di giungere nei quadri della Terza Internazionale fece brevi sostè nelle file dannunziane ed in qu,elle libertarie, dopo d'aver letto il mio opuscolo « Federalismo e Li,bertà )> mi scrive una 1 unga lettera in cui, spiegan,domi le ragioni dei suoi traipassi i,deologici, precisa i punti di divergenza fra il suo pensiero ed il mio. Lettera interessantissima non solo per me, ma anohe per altTi; tanto interessante che se non ostassero ragioni ovvie, sare!bbe bene riportarla qui per intero. Debbo invece · limitarmi a riferire la parte centrale. « ... nella mia corsa disordinata nel campo delle idee socialiste - scrive il giovane comunista - ho sostato alla fonte de7,,l)anarchia Parendomi questa itn) oasi di purità in mezzo al triste degenerare della lotta politica, e posso dire che questo bagno fre'ddo mi ha dato una grande forza morale, se· non la soddisj acen te risPosta al mio dubbio ideologico. Però 1ni sono subito accorto dell' astoricvSimo dell-'idea anarchica, della su a errata imJ)ostazione scientifica, del limi,tato comtJ)ito di riser-va religio-sa c:he essa ha nell) attuale pe1'iodo sto1ico. Sono quindi andato a finire do'Ve logicamente do'Ve'Vo finire e cìo,è nell'Internazionale Comunista la quale è oggi l)unica forza che storicamente e dialettica1nente si o,pponga al mondo capitalista, l'unica forza che abbia un programima chia- --roe perciso e una realizzazione concreta: la ·Repubblica S oviettista. Passami l' apologia della Repubblica dei Soviets -vierso la quale Bibliote.caGino Bianco cosa preziosa per chi cerca nei fatti passati .delle lezioni da ,utilizzare pei fatti che ver·ra11no, e perciò noi abbimo inserito lo studio di lnsirlrine. 111 a è cosi rl1ffictle sapere la ve·1·itàI ])' o-rdinario ci si trova tra la denigrazione. sistematica (legl?: 1.tni ·e la siste11iat1ca esaltazione degli altri. Noi c.erchiamo sempre di avere notizie esatte da a1nici sicuri che vivono in Russia_; nza dacchè 1· botsceoich'i hanno dannata la libei·tà quale « pregiudizio borghese », la corrispondenza e.on l'estero è diventata più che mai cosa difficile e pericolosa per quelli che hanno la fo.rtuna· di v_ivere swl territorio della cosiddetta Repubblica proletaria. N.· d. R. di polemica ·voi anar.chici a-vete dell'a-v-versione e cihe, troppo spesso insultate e diffamate con dubbio sen.so storico ... . I o sono con-vinto che essa è l'unico e èoncreto baluardo di difesa e di offesa del p1"oletariato mondiaLe\. Nel momento attuale quale programmia a-vete -voi? Le tue idee « disfattiste 1 » dimostrano lampantemente l' ai.s,sevnza di una bussola P'rovata quale potrebbe essere ad esempio il ma1'xismo-leninismo, e dimostrano nel contempo l'insufficienza soci'ale del voistro, mo-vimento. Oggi non e' è più pos-to Per i slentimientali e•d i Letter.ati ·della rivoluzione. . . >>• Qui termina la parte riportabile della lettera e passo senz'altro al· com,mento. A-storicismo, errata iIIl(Postazione scientifioa, limitato compito di ris~rVJa religiosa; questi, secon•do il giovane comunista, sono· i principali difetti dell'idea anarcthioa. Ma che cosa si intende per <<a-storicismo»? Forse la m1ancanza di senso storico e cioè l'errata valutazione e la cattiva interpretazione degli avvenimenti storici e sociali con 1a conseguente deviazione del pensierò e d,el movimento anarchico lungo strade infide condn.cei;iti a perdizione?. Certamente, a-storicismo vuol dire ciò. Ed io com11rendo e S!piego le ragioni che hanno spinto il mio contradittore a muovere l'accusa . di a-·storicismo alle dottrine anarchiche ... Eg 1 i è marxista e come tale interpreta gli avveni,menti storici in senso Puramente materialista, mentre gli anarchici li intetjpretano in senso volitivo. Le leggi economiohe .

PENSIERO E \lOiLONTA' 53 sono una realtà, è vero, ma noil è q:etto che la storia debba subirle fatalmente, perchè gli uomini possono fare I.a storia. E se si analizza il ccsentimentalismo rivoluzionario» degli anarchici (sentimentalismo che a gjudizio dei materialisti del ,marxismo non ha più posto negli avvenimenti odierni) non è dif,:ficile comprendere che esso si riduce sem- .plicemente al credere che la volontà degli uomini può orientare e trascinare l'or,dine sociale verso !determinate tf orme di convivenza, benza attendere che le leggi ,del· determinismo arrivino ·a sistemare m-eccanicamente l'ordine nuovo, senza .attendere, cioè, che la .~ocietà caipjtalist.a arrivi allo zenit per pricipitare poi, fatalmente, sotto i colpi delle leggi economiche. Non si tratta d_i a-storicismo~ dunque, bensì di diversa inter·pretazione dei fatti storici e di diverso punto di partenza filosofico con conseguente ,diversa visione del.le leggi economiche che reggono la società e la vita. La Terza Internazionale afferma il principio .autoritario e tende alla conquista dello Stato per sostituire l'attuale Stato-capitalista con lo Stato-OII)eraio; l'anarchismo invece, negando ogni 1Principio d'autorità, respinge la funzione statale anche se gestita dalla classe operaia. Da ciò non è difilìcile comprender•e che il mio contradittore ha al:fuandonato l'anarchismo non perchiè tale dottrina manca di « storicismo», m,a perchè egli crede che il principio autoritario sia e deblba essere sempre la s¼Prenia lex della vita sociale. Ha su'bìto l'influenza <lei tempi oppure, ,a peggiore ~otesi, non fu mai anarchico neanche quando militava nelle file dell'anarchismo. Sorvolo sulle questioni dell'errata impostazione scientifica e del limitato compito di riserva· religiosa che, secondo l'appunto del giovane comunista, sarebbero .altri difetti dell'.anare1hismo. Thli ,questioni si po&:>ono trattare o bistrattare a piacere; ma, a mio giudizio, sono discussioni oziose; pura acca~ demia d'ipotèsi e di astrazioni. Si sa che l' eccesso di scientificismo, [)er legge di contradizione, conduce alla metaifisica, e si sa che l'anarchismo è prettamente positivista, e cioè an timetaf isico. In fondo non si tratta di riserva: religiosa, si .tratta semplicemente di negazione <li :autorità anche spirituale. Ma, ripeto, s~ tali discussioni non val qui la pena di insistere e di chiarificare. Val meglio piuttosto soffermarsi sulla questione .pratìca· e più precisamente sull'afferBiblioeca Gino mazione che dice essere « l)Internazionale Comu~nista f unica forza c'he storicamente e dialetticanienle si opdJone oggi al mondo capitalista, l-'unica forza che ha un pro graninia p;yeciso di azioni~ e di realizzazione ... rnentre il 1noviniento anarohico, nel mo11iento attuale, non ha progra1n11ii e, nel caso n-iio personale, arriva persino ad esprimere idee disfattiste ». Qui ~i può sorprendere lo « storicista » con le mani nel sacco dell' «a-storicismo» ... Perchè il fatto di ammettere la propria ragione ed il proprio punto di vista come verità assoluta è evidente · dimostrazione di mancanza ,di coltura storica. Nella filòsofia della storia non vi è nulla· di assoluto [)erchè il commento storico lo si desume dai fatti e non d.alle ipotesi e_IPerchè i fatti, assai di frequente, sono contrastanti Jra di loro. Nella storia dei •movimenti sociali vedi.amo agitarsi ,diverse forze, tutte convergenti ad un unico fine. Nel caso specitfico dell'Italia non si può negare l'esistenza d'un Partito socialista e d'un movimento anarchico tendenti a sovvertire l'economia ca- , pitalista. In conseguenza di tali fatti uno storicista non arriver'à giammai all'assurdo di affermare che l'Internazionale Comunista è l'u,nica forza che si op_pone al mondo capitalista; dirà più semplicemente che tale organizzazione è u.na delle forze che tendono sovvertire l'ordine economico attuale. Il socialismo - [)arlo di socialismo come tendenza sociale e non come !Partito -politico - non è monopolio di nessuna organizzazione, e tanto meno di un'organizzazione che a-1 posto del padrone-capitalista vuol mettere il padroneStato e· che, per ragione ,di opportunità politica, favorisce la formazione della N ep ed il consoldiarsi della media ,proprietà terriera. Cose che avvengono in .Russia in pieno regime di Terza Internazionale. Riguardo iai programmi bisogna saper distinguere e, sopratutto, è necessario non lasciarsi stordire dai colpi di gran oassa. Io non nego che la Terza Internazionale abbia un ·proprio programma di realizzazi"one e che con1pje sforzi non indifferenti per chiamare intorno a sè le masse proletairie di tutto il mondo, ma nel contem,po affermo che anche gli anarchici hanno un loro programma e che cercano, con ogni mezzo, <li agitarlo in mezzo alle masse 1 per portarlo alla realizzazione. Essendo frutto di una diversa mentalità, il progra,mma dcg-li anarchici non può inquadrarsi nell'ideologia della Terza Internazio-

5! PENSIERO I~ VOLO~'l'.:\ · --------------------------------------,--·-- _._ _________ . ·- - - - nale; 111a qu<;sto fatto non autorizza alcuno a considerare il movimento aniarchic9 come un movimento di disorientati o ·di sbandiati, e ne1nn1eno •ad incolpare gli anarchici di incapacità. Se la Terra Internazion,ale fa molto rumore intorno a sè, ciò lo si deve al fatto che essa si - appoggia a,d uno Stato. Disponendo di mezzi fin,anziari suf,ficìenti, può avere alle proprie diipendenze una folta schiera ,di prqpagan,disti e di •pubblicisti: può stampare giornali ed opuscoli, 1 può, in,fìne, man tenersi in· condizioni di piena ed evidente attività ianche se la massa dei gregari rappresenta una forza molto reiativa. Gli .anarchici, invece, si ,appog.giano so1:amente sulle loro forze -e perciò certi movimenti artifiiciosi non li possono 5ostenere. Ed è bene che ciò si.a ,perchè certe funzioni e certe « finzioni >> se possono essere svo 1te da chi vuol afferrare il potere in nome della dittatura proletaria, -deljbono assolutamente essere res·pinte da chi - éom-e gli anarchici - non aspira ad alcun dominio. C'è, infine, '1a questione del1e n1ie idee « disfattiste >> sulla situ)azione particolare del movimento sociale in Italia. Qui il giudizio del giovane comunista è alquanto strano e tanto ,più strano in quanto egli si proclama cc storicista >>. Innanzi tutto posso ·dire che le mie idee sul problema italiano sono desunte dalla critica storica, scaturiscono cioè dal cc senso -della storia >> che illumina la valutazione cihe io faccio -degli avvenimenti attuiali. In secondo luogo 1 posso aggiungere che io guardo e considero quanto attualmente avviene in Italia con occhio tranquillo e con ianimo sereno. Non seguo la lancetta ,della bussola leninista, è vero, ma ciò non mi impedisce di veder chiaro nella situiazione e -di [)Oter valutare tutti gli aspetti del problema. Ho superato la mentalità facilona del 1919, e tale su•peramento lo debbo sopratutto all'indagine da me compiuta in questi ultimi anni nella filosofia della storia e nei ,proble- . m1 econom1c1. .. La questione sociale - non mi stancherò mai di ripeterlo - non si risolve a. c'olpi di gran cassa, la società avvenire non si può costrnire sulla sahbia, i conquistatori del domani non possono essere dei parolai innamora ti del gesto e ,della solennità dei propositi. Ben altro occorre! La vita sociale è un legame di armonie e di accettazioni; fuori di questo legame non e' è che la legge dell' honio ho1nini Lu.pus.· BibliotecaGinoBi neo Perchè questo legam-e possa sussistere e resistere bisogna che sia ben saldo, bisogna che l1a coscienza degli uomini sia ·portata alla maturità ed alla comprensione delle leggi della solidarietà. Nel rgrg si credeva tutto facile e si stampava nei giornali cihe Giolitti sarebbe stato l'ultimo ministro della borghesia; dalle tribun·e gli oratori proclamavano che Ì'ora -del gnan crollo ,era oramai vicina... Allora si credeva che -per mutare l'ordine costituito fossero sufficienti_ i propositi fieri e le 1 paro1e roventi... r fatti, invece, hanno dimostrato come è la realtà, •e su tale realtà io traggo l 'eSfI)erienza pel domani. Per non e$sere «,disfattista» dovrei accettar-e il catastrofismo che è l'i,dea massima degli « infantilisti » ,del movimento sociale e dei superficiali che s·illudono di muovere il n1ondo con un articolo di giornale. L' esperienza m'insegna che il catastrofismo non risolve nulla. Il problema del proletariato italiano è ancora problema di maturità. Crede il mio amico giovane comunista che la disei,plina della Terza Internazionale sia sufficiente per condurre il proletariato alla propria maturità politica? Io penso che i1 comunismo autoritario stia creando un.a massa di adoratori d'un mito : il Leninismo ... Ora non si tratta di adorare un mito, ma di creare un mondo nuovo. E per arrivare a ciò occorre la consapevolezza, la coscienza, la capacità -politica e costruttrice délla classe proletaria. Occorr-e, insomma, la creazione ,dei veri Soviets. ·Ma la Terza Internazionale ha soffocato i Soviets sotto la e.appia di piombo della dittatura cosidetta proletaria ... • Lutti nostri E"' 11101·to ·1 t A I V I 1 con1pagno nos ro ngc o - o p1: morto. co1ne era Yissuto) ferino nella sua fede di anarchico. l~ssendo stato per lunghi anni collaboratore attivo nel 1novi1nento anarchico e nel 1n0Yi1nento or)eraio, ila sua dipartita è stata la1·- ga 1nente rj n1 pianta. Noi che gli :fummo a1nici e co1npagn1, 1nviam0 le più sentite condoglianze alla sua fan1ig]ia ed in isprcie ai suoi fratelli Augusto ed Ercole, anch'essi ottinl'i ;amici e compagni 11 ostri.

PENSIERO E VOL0 1 NTA' 55 ----------· -·-- --------------------------- • Ancora. su · Moviniento Riportianio l'articolo che Malatesta ha 1nandato a El Productor' di Barcelona co·n:e risposta alle critiche Pro'Vocate dall'altro suo art.icolo sullo stesso argo11iento, che 1·iportan1rno ù1 Pensiero e Volontà del 16 dicembre. Si tralla se1npre della qu,estione de-i raPPorti tra i 1n~'Vrimenti ideologici (o partiti po .... litici chle dir si rv·oglia) ed -il 1no'vi11zento operaio: qu·estione 'Vecchia e discussa sino alla noia, ,na che resta se11iPre di att-ualità. Decisamente io non riesco a farn1i comprendere dai compagni di lingua spagnuola, · almeno in ciò che riguarda le mie idee sul movimento operaio e sull'azione che gli anarohici dovrebbero esercitare in esso per cavarne il maggior vantaggio per i propri fini di integrale liberazione un1ana. Cercai di spiegarmi in un articolo pubblicato nel Productor de11'8 gennaio (articolo il cui titolo « .~1ovimento operaio e anarchismo>> fu malamente tradotto « Sindacalismo e anarchismo»); ma dal le risposte che ho visto in quei numeri del Productor che mi sono pervenuti vedo che non ho saputo farmi comprendere. Ritorno dunque sull'argomento colla siperanza di successo migliore. La questione :è questa : d'accordo coi compagni spagnuoli e sud-americani sulla finalità anarchica ohe deve guidare tutta la nostra attività sociale, sono in contrasto con alcuni di -essi sul se conviene o no imporre ai sindacati 0tperai il programma, o 1piuttosto l'etichetta anarchie.a - ·e, non riuscendo a far accettare dalla maggioranza detto programn1a, se convenga meglio restare in s-eno all'organizzazione generale per farvi propaganda ed esercitarvi opera ,di controllo e di owosizione contro le tendenze autoritarie, monopolistiche e collaborazioniste che si manifestano generalmente in og-rri organizza- ~ione operaia, optpure separarsi e formare delle organizzazioni di minoranza. Io sostengo che, non essendo anarchica la massa degli operai, un'organizzazione operaia che s1intitola anarchica, o d.eve esser composta di soli anarchici e quindi non essere che un semplice ,ed inutile duplicato dei gruppi anarchici, oppure restare .aperta ·agli operai di tutte le opinioni ,e quindi ridùrre 1 'etichetta anarchica ad unia semplice Bibl" eca no • 1ar , operato e Anarchismo lustra, buona solo a compromettere gli anarchici nelle mille transazioni, cui è costr-etto un sindacato che lotti nell'ambiente attuale e voglia difendere gl'interessi imm-ediati dei suoi membri. Contro _la mia tesi iho visto un articolo di Gabriel Biagiotti ed uno di D. Abad de Santillan. Al Biagiotti sarei disjposto ia non rispondere affatto, •per insegnargli che quando si vuol discutere bisogna badare a non off-endere gratuitamente i proprii contradittori. Egli infatti comincia col dichiarare che non pretende mettere in dubbio la mia sincerità (il che già significa metterla in discussione) ed arriva a dire che « se la dichiarazione di ·Malatesta è sincera, ,detto · compagno non tarderà a ricredersi ». Vale a dire che si è in cattiva fede se non si accettano 1e idee di esso Biagiotti ! ! ! ·Con uno che !Parla così non si discute: ma poiohè quel che m'interessa è 1a ,propaganda <lelle mie idee e non la persona di Biagiotti, -passo sopra alle sue cattive maniere e rispondo ai suoi · argomenti... -per quanto sia riuscito a capirli nella sua veran1ente non troppo limpi<l.a esposizione. Biagiotti afferma che secondo me « gli anarchici non debbono darsi un' organizzazione 1Propria, ispirata alle nostr-e idealità ». Questo :è proprio il contrario di quello che realmente io •penso ,e dico. Per me l'essenziale è che gli anarchici si intendano, si aggruppino, si organizzino tra loro per i fini pr0iprii; e siccome quasi tutti gli anar ~hi~i sono operai, ogni loro organizzazione è· di fatto un'_organizziazione di operai. Ma questo è cosa diversa dall'organizzazione operaia, la quale riunisc-e gli o[)erai in quanto operai e non in quanto anarchici. Per me l'organizzazione operaia è un mezzo ~datto •per cominciare l'educazione rivoluzionaria dei lavoratori, un campo per la propaganda anar- . chica, una fonte a cui attingere gli elementi per le nostre lotte; ma è sempre niente altro che un mezzo, e non il solo mezzo •e non sen1pre il migliore. Lo scopo nostro è quello di spingere gli operai seI11tJ)repiù verso i nostri ideali, e per questo io credo che bisogna starvi in mezzo, e che più essi sono .arretrati e più grande ,è il nostro dovere di accostarli e di educarli - senza pregiudb·io,

56 · . PENSIERO E VOLON~l'.J\' s'intende, dell'organizzazione nostra € della nostra specirfica azione. di an:archici. Il Biagiotti si sforza di dimostrare la poca solidità dei « fronti unici >>,e cr,ede con ciò di rispondere a me ·cq.e di fronte unico non avevo parlato affatto. Il << fronte unico>> può essere utile e_d anche necessario in un momento determinato, ,per uno scopo determinato, per esempio uno sciopero, un'agitazione in !favore delle vittime politiche, un movimento insurrezionale, ecc.;. ,e noi possiamo utilmente !l)artec~parvi purchè r-estiamo sempre noi stessi e no• perdiamo mai di vista i nostri fini ·,ed i nostri metodi. Naturalmente poi il fronte unico si dissolve :ap·pena finisce il vantaggio comune e gli scopi delle varie frazioni diventano divergenti. Ma nell'azion,e che secondo me gli anarchici ,dovrebbero svolger-e in seno alle organizzazioni op~raie non è questione di ·fronte unicq: .si tratta solo di restare in mezzo alla massa e di indirizzar la il ·.più ~he si ,può per la via che noi credi.amò miglior.e. . Preférisce Biagiotti che gli anarchici abbandonino le organizzazioni operaie che non sono anarchiche o dirette da ianarohici? Ma allora come va ch,e si dimostra così fervido partigiano dell'Unione Sindacale Italiana? Ho anche io grande simpatia per quell'organizzazione in cui -militano molti nostri compagni e che• ha aiutato molto il m·ovim,ento anarchico e· ne è stata aiutata; ma sarebbe· un grande errore il credere che Ia maggioranza dei suoi m-embri o dei suoi dirigenti fosse anarchica e eh.e tutto quello che ha fatto fosse di •pura marca anarchica. Avrebbe voluto Biagiotti che gli anarchici ,aippartenenti all'Unione Sindacale l'avessero .abbandonata · per costituire un'altra unione sindaaale comrosta, minoranza della minoranza, di soli anarchici? * * * , Il compagno Abad de Santill.an, IPÌÙ sereno e ,più cortese di Biagiotti, non mi hia compr,eso di più. Sarà colpa mia, o colpa delle sue ostinate prevenzioni? Santillan trova ch'io confondo sindacalismo e movim·ento operaio; mentre la verità è ch'io sono stato sempre avversa.rio del sjn_ dacalismo e caldo ,partigiano del movimento . operaio. Sono avversario del sindacalismo, come. dottrina e come ·fatto, perchiè esso mi ,pare una cosa ibrida C'h,e mette capo, forse non necessariam,ente nel rif.ormism,o come BibliotecaGino Bia·nço pensa SantilLan, ma sempre J.!ell'esclusivismo classista e n-ell'autoritarismo. Sono invece partigiano dél 1novin1ento operaio perchè lo credo un mezzo efficace di elevazione morale -dei lavoratori e perch,è d'a1tronde esso è un fatto grandioso ed universale che non si ,può ignorare senza mettersi fuori della vita reale; ma non mi nascondo che esso movimento, mir~ndo alla difesa degl'interessi immediati dei lavoratori, tende naturalmente verso il riformismo e che perciò non !PUÒe non deve essere conifuso con il movimento · anarchico. Santillan · si ostina a ritenere che il mio ideale è « un movimento operaio puro non infeudato a nessuna tendenza sociiale e ·che tenga in se stesso ]a sua finalità». Quando ho mai ,detto una simile cosa? Senza rimontare, il che mi sarebbe facile, :ai tempi che Santillan · chiama Preistorici della mia prima attività, ricorderò che già nel 1907 nel Congresso anarchico di Amsterdam ebbi ,occasione di misurarmi con i sindacalisti, quelli della « C,arta di Amiens », ed ,espressi tutta la inia sfiducia nelle virtù miracolose del « sindacalismo che basta a sè stesso n. San tillan dice che non esistè mai J non esiste e non Può esisbere un 1novimento operaio puro J cioè senza l'influenza di ideologie €- stranee, e mi sfida a dargli un solo esempio in con trar io. Ma se io dico la stessa cosa? ! Sem,pre, a cominciare dalla Prima Internazionale, e !Più indietro, i partiti - adopero la parola n•el senso generale di gente che 1ha le stesse idee e gli stessi scopi -· i partiti, dico, han sen1ipre cercato di servirsi del movimen to operaio per i loro scopi particolari. Ed io dico che è naturale ed ,è giusto che sia così e vorrei, come credo voglia il Santillan, che gli anarchici non trascurino quel potente niezzo di azione. Tutta la qu,estione ~ ,di vedere se conviene m·eglio ai nostri sco;;>-. d: , propaganda e di azione che 1 e organizz-3ziont o1 peraie r,•<· stin•o aperte a rutti i lavo ra tori senza distinzione di credo filoso:fi.co e sociale; oppure che si dividano secon~o le varie tendenze !Politico-sociali. N-on è una q t tE-stione di principio : iè unia questione di tattic:1 -che com.porta soluzioni diverse secondo i lnoghi ed i momenti:. ma in gen-erale mi pare n1eglio •per gli anarchici di restare, - quando possono, in seno alla più larg-1 mass~-!possibile. Io atcvo detto che cc un'organizzazione oiperaia che si dicesse anarchica e fosse e ·

.. PENSIERO E VOLON1~A' 57 • restasse veramente tale e fosse perciò coniposta so]o di anarchici convinti, ll)Otrebbe es- .c;ere una forma, in certe circostanze utilissima, di iaggruppari1ento anarchico, ma non sarebbe il movimento operaio e mancherebbe .allo scopo di questo movimento ». Qu-esta affermazione, che a me par-e semplice ed evi- -dente, fa strabiliare il Santillan, il quale si slancia a tal proiposito in considerazioni> trascendentali per conchiudere che « se l'anarchismo è l'idea di libertà non ipuò mai contrariare i fini del movim-ento operaio, come lo contrariano tutte le altre tendenze>>. Re- .stiamo in terra e non perdiamoci tra le nubi. Quale è lo scopo del movimento operaio? Per la grande massa, che non è anarchica e che, salvo in mo men ti eccezionali di esaltazione eroica, 1 pensa al :presente ben più ·-che all'àvvenire, i1 movimento operaio ha per isco1po la dif.esa è{i il miglioramento delle · condizioni attuali dei lavoratori, e non riesce efficace se non raccoglie il più gran numero possibile di salariati, uniti dalla soli- •Òarietà nella lotta contro i tPa•droni. P-er -noi, ,ed in g,eneralè per la gente di idee, lo scopo principale per cui c'interessian10 al movimento operaio è la pr•0ipaganda, è la preparazione dell'avvenire - ,ed anche questo scopo viene a mancare se si òrganizzano solo .quelli che già ,pensano come noi. Dunque ... Sa'ntillan dice: « Se gli anarchici italiani fossero riusciti a distruggere la Confedera- . .zione genera.le del Lavoro, forse oggi non avrebbero il fascismo. E' possibil,e : ma distruggerla con1e, se l'immensa maggioranza -degli operai non ,è a]J.archica e va dove vi è meno pericolo -e più probabilità di ottenere -qualche piccolo benefizio immediato? Io non voglio :avventurarmi· in questa specie di !Profezie r,etrospettive che consiste nel dire quel ohe sarebbe avvenuto se si fosse fatto questo o quell'altro, po-ichè in questo cam:po si può -supporre quel che si vuole, senza nessuna possibilità di verifica sperimentale. Ma nullameno mi permetterò una domanda. Poichè non si poteva distruggere la C onf,ederazione generaie ~ sostituirla con un'.altr.a organizzazione egualmente potente, non sarebbe _stato meglio evitare la scissione •e restarvi dentro a combattere le tendenze iaddormentatrici dei suoi dirigenti? Qualche cosa può insegnarci lo sforzo costante di quei dirig,enti per frustare ogni proposta di unificazione e per te .. ner fuori i dissidenti. , Bibliot e Gino· ■ 1anco * * * Un'ultima ·prova del ·modo erroneo come oerti compagni SfI)agnuoli interpretano 1,emie idee su !movimento operaio. Trovo nel periodico Accion obrera di San Feliu de Gnixol un iarticolo di Vittorio Aurelio in cui è detto : « Io credo che la mia missione è di agire nei sindacati cercando di imprimere all'organizzazione operaia un cammino se1111Praescendente, senza equivoci e senza deviazioni, verso uoo franca realizzazion~ dei nostri ideali. E dal nostro lavoro, dalla nostra morale, dalla nostra condotta dipende il conseguir lo. Ma ciò dev,e farsi con la persuasione ,e non con l'imposizione. Per questo non sono d'accordo - insisto su questo punto. origine de11a controversia - che la Confederazione Nazionale del Lavoro (si tratta della Spagna) si dichiari nettam,ente anarchica, ·inentre sappiamo che l'immensa maggioranza dei suoi membri, disgraziatamente, non sa quel che è, quel che significa, quel che rappresenta l'ideologia libertaria .. Io mi domando : se i difensori di' questa tendenza sanno che i componenti dell'organizzazione operaia non ll)ensano nè agiscono anarc:fiicamente, perchè quest'ansia di voler imporre un nome, ,q.uando ben sappiamo che il nome non fa la cosa? ». " Qu-e~ta è pr,ecisamente la mia stessa opinione. E mi domando 1 perohè Victor Aurelio nel dir ,questo trova neoessario dichiarare che . egli non divide. l'opinione di Malat,esta ! Bisogna, o che il mio stile sia diventato m,olto oscuro, o che i miei scritti sieno r•e- - golarmente traditi dai traduttori spagnuoli. . ERRI 1 CO l\1ALATESTA. Senza gli utopisti eh e ci ,P·recedettero, gli uoniini vivrebbero ancora nu.di e miserabili nelle cav,erne. Sono gl-i u.topisti che han tracciato le linee della prinia città. E) ben da coniPatire il partito polit·ico eh e non tenga u.topisti. Dai sogni generosi nascono le 1'ealtà b,enefidhe. L)utoPia è al principio di tutt-i i progressi; è l)an ticiPazione di iin avvenire 111,i'gliore. ELISEO RBCLlJS. •

-s o PENSIERO E VOLO~'l'A' Il Natu1-alismo etico ~ ell' etica, il naturalismo è quella dott1·ina che considera il fatto n1orale come un prolunga1nento del fatto biologico e tìsieo, e vuole, quindi, trasporta.re nel campo morale il n1etodo positivo tlon1inante nel campo delle scienze naturali. 11 naturalismo etico non riconosce nello spirito una realtà specificamente diversa da quella della natura fisica, e capace di ro1npere il cerchio della necessità fisica. Esso fa, quindi, dell'v ..omo un resultato del giuoco meccanico delle forze fisiche.. Questa concezione sfugge al determinasmo meccanicista, a1nmettendo la possibilità che ha l'intelligenza umana di conoscere la natura e di conf orinare ad essa la propria con dotta. Ma il naturalisn10 etico ri1nane di frequente impigliato in una, errata concezione della legge naturale, conce· pita come :forza che determina il feno1neno, in vece che « la so111iglianza dei fatti, il carattere più generale in cui · più fatti concordano » (Ardigò) Questo err,ore, che ispira tanti scritti, in alcuni, come ne « La morale fondata sulle lèggi della natw:a "> (1) del Deshumbert, è fecondo dal lato pratico, in altri porta a stranezze e a sciocchezze incredibili. Il termine « Natura » acquista, spesso, diversi e contrastanti significati, oscillando da quello cp.e si riferisce all'ambiente fisico della società umana e al1a costituzione organica dell'uo11no a, quello che si riferisce alla vita psichica. E tra queste incertezze e confusioni è dominante la nota delle << assolute leggi » naturali. Molti cpe si credono e si atteggiano a positivisti, razionalisti, ecc. hanno un concetto tradizionalista della legge naturale. In antico si considerava la legge fisica come 1' en1anazione di un ente supremo. Per gli stoici, per i quali natura e divinità sono indi~tinte, le leggi divine erano le stesse leggi di natura. Nel secolo XVII, si comincia a parlare di leggi naturali, J?On sottomesse a variazioni. N e1 procesRo storico, dal concetto di legge emanata dall'uomo si risale al concetto della legge divina. Rotto l'involucro teoloidco, le leggi naturalj conservano il carattere dj necessità e dj assolutezza pronrio della loro nresunta natui"a divina. Osservando che un fatto si riproduce invariabilmente, neUe stesse circostanze. altri fatti, ~i interpretò questa (1) Pu1hlicato ùal Libe1·0 AcNwr1o <.li Ron1n. BibliotecaGino Bianco <.;011co1·uanzaco111eil resultato d.1 un atto precedente e determinante 11 rapporto. ,::;i perpetuo 00s1 il concetlio « assolutista » della legge natul'ale. l>aJ campo delle scienze naturali ~1 t1·asportò il concetto tl'è.Ulizionale ..della legge nel campo della sociologia, della storia, della ( . economia, ecc. Constatata la generalità e la costanza di un dato fenomeno, in un determinato periodo di· tempo, se ne indusse la perpetuità. La legge della pr,o<luttività decrescente, (legge lticardiaoa della rendità) o la legge di Malthus sono leggi vere, cioè realj, per determinati periodi e determinati ambienti. Ma per chi ha un concetto falso della legge naturale la progressione geometrica della popolazione e quella. aritmetica dei 1nezzi <li sussistenza porterebbero alla 6ne dell' un1anità._ Quando si dice : 1a legge di Malthus non è vera, si viene a. dire sernplicemente che la generalità e la costanza dell'aumento della popolazio11e in ragione geometrie& non è, attualmente, vero nè ha probabilità d1 diventarlo in seguito. l\.f a · si può a1nn1etté1u che la Jegge di Malthus sia potenzia.hncnte vera. Che, cioè, se pestilenze, guerre, infanti~ cidi, aborti, pratiche antifecondative, ccc. non venis::;ero a turbare il 1noltiplicarsi della po• polazione, questa au1nenterebbe in ragione geon1etrica. ~1' a potrebbe dar::;i eh~ questa legge non fosse vera neppure in questo senso. Il benessere potrebbe fare aumentare tanto il nurner~ delle f en1n1ine rispetto ai maschi, che\ la stessa, legge della fecondità, assumen<lo un nuovo corso, si capovolgerebbe in una progressione numerica. E potrebbe darsi che l' intelligenza umana assicurasse, invece, una progressione geometrica ai 1nezzi di sussisteuzu. L'idea, di legge naturale non e in rontrhdùizione con il principio di libertà, quanùo con questo termine si esprime che certi rapporti si stabiliscono necessariarnente s1, ma sol0 a patto che condizioni prestabilite siano soddjsfatte. · Necessità e spontaneità si f on<lono, quando il fenon1eno viene consideratv cu1ne costitutivo della legge e non co1ne deter1ni, nato da essa. Il Gide chiarisce questo punto, scrivendo nei suoi « Princivi. di }~conomia po .. litica » : « Gli atomi di os~ugeno e d1 idrogeno non sono costretti a co1nbinarsi in niodo da formare l'acqua; ma se un atorno dei primo di ' questi elementi e due del secondo sono pos.ti 1n contatto con determjnate condizioni di tem- . ..

rEl\'SIERO E VOLON'l',.'-\, 59 veratura, di pressìone, ece., essi daranno luogo alla formazione dell' c:tcqua. lJ gualmente gli uomini non sono costretti a vendere od a colllprare, ma se un uomo di::sposto a vendere e posto in presenza di un uomo disposto a co~- pl'are, e se le loro pretese non sono inconcihabih, essi concluderanno necessariamente un contratto ad un certo prezzo che si può preventivamente déterminare e non per questo sarà meno un libP-r0 ~ontratto » L'errore <lel naturali~nuo etico è di non sapet conciliare il carattere cli assoluta gene1·alita, costanza, eternità proprio del concetto di legge naturale, qua).e egli se l'è formato, con 11 carattere cli particolarità, di mutabilità, di ten1poraneità proprio dei fenomeni psichici. ~gun errore interno al sistema. Ed è errore più teorico che pratico. Infatti una morale basata sulle leggi naturali jmplica la conoscenza delle relazioni fra i fenomeni della natura umana, 1uediante il necessario procedere pP.r analogia. Un errore pratico avviene quando i] naturalisn10 etico considera P- propugna la evoluzione umana come l'uniformarsi della coscienza u1nana all'incoscienza del n1ondo fisico. La natura come « fuori di noi », non ci ·può insegnare nulla, gr1 l lato morale. o ci insegna 1uale, poichè noi progrediamo in quanto na, tura particolare, cioè cliff~renziando sempl'e più l'intelligenza ed il sentimento dall'istinto. Il processo evolutivo dell' « io » si svolge al-- l'interno. La natura est,erna ha senso e valore, dal latù psichico, solo per quello che in essa vedirumo. Huxley vedeva il fenomeno della lotta dell'esistenza, in tutta la natura. ma nell'uomo questo fenomeno gli appariva attenuato e trasf or1nat<, dalle leggi della coscienza. Il progresso, la civiltà risultanOJ per lui dalla lotta tra il microcosmo e il macroscosmo, cioè tra la· coscienza umana e l'amorale, l' arazionale della natura fisica. E non c'è bisogno di consensi autorevoli, poiché la cosa è evidente. Il p·ro'gresso non è l'adattamento dell'uomo alle condizioni della natura, ma l'opera intellettuale e morale dell'uomo, che doma e trasf o~ma a suo vantaggio le forze fisiche. Il ritorno alla natura, inteso come un ricorso, di 1nodi di vita verso l'uomo primitiv,o è assurdo, poichè l'uomo primitivo è più schiavo della sua libertà esteriore, di quello che l'uomo civile sia schiavo di tutti quei vincoli che ·condizionano l'attuale società. E· così è assurdo, la svalutazione dei divieti o degli imperativi morali basata su analogie che facciano retroicedere l'uomo fino alle bestie, ai ~elvaggi, ai primitivi, poichè la vita BibliotecaGino Bianco morale si evolve tanto quanto si allontana dall'istinto e dal sentin1ento non elaborato dal . pensiero. Il naturalismo etico è giustificabile, praticamente, quando considera i rappol't1 tra ruon10 e la natura co111e1·apporti di doininio del primo sulla seconda. Quando più l'uomo domina i processi fisici. quanto piLt dorpina la propria natura fisica, tanto più è libel'o. C. BERNERI. la le11H.ddealoaradtie1r0re11re Tutti sanno in che cosa questa leggenda consiste. Ada1no ed Eva, quando furono creati, sarebbero stati posti da Dio in un giardino delizioso, irrigato da fiumi, pieno di tutte le specie di pian te e di animali, questi ultimi tutti a ]oro sottomessi compresi quelli ìeroci che in quel tempo non lo erano ancora, a trascorrervi lietamente la vita sotto l'alta protezione del Creatore, il cui spirito onnipotente li seguiva dappertutto. Due alberi spiccavano specialmente in quel giardino: l'albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male. Di quest'ultimo era loro stato interdetto, pena la morte, di assaggiare i frutti. 1V1a, per suggestione del serpente che promise loro che assaggiandone sarebbero divenuti eguali a Dio, Adamo ed Eva violarono il divieto. Da quel giorno essi ebbero vergogna della loro nudità, e il Signore, recando ad effetto la minaccia fatta, li cacciò dal giardino cqndannandoli ad andare raminghi sulla terra selvaggia à procacciarsi .il pane col sudore della fronte, esposti alle malattie e alla morte. Ha questa leggenda un significato 1 Anzitutto non bisogna trascurare un fatto. La critica dell'Antico Testamento, specialmente dopo le scorerte atcheologiche compiute a Ninive e a Babilonia, le capitali :rispettivamente degli an tichissin1i 1m peri assiro e babilonese, scoperte che hanno condott·o alla Conoscenza di quelle lingue e letterature, han messo in luce che quella leggenda e tutte le altre che costìtuiscono il più antico nucleo della Genesi, non sono di origine ebraica, n)a gli eurei, pur adattandole alla loro mentalità,, le presero di sana pianta daBe mitologie o religioni di quei popoli, nè è da escludere che questi, a loro volta, le abbiano der1 vate da altri popoli più antichj che, per essere vissuti in epoca an-

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