Pensiero e Volontà - anno III - n. 4 - 1 aprile 1926

• . Anno III. - N. 4.. F:l,ozna,.1° Aprile 1926 (C. c. con la Posta) • I . . . ... - .e ens,·ero-e • I I ' . , Rivista quindicinale </i stuòii . so- ,,,, . . eia/i e coltura generale /ondata da . . erric_o_ )Y'lalafesfa . . ... Prezzo Lire UN A _Estero Lire 1~50 - I. ... . - .. •· Redazione e· a:r.nzninistrazione: PENSIERO E VOLON7A. ... CASELLA . POSTALE 411 - ROMA - . ' . Biblio eca Gin Bianco

• • PENSIERO E ·voLONTÀ RIVISTA QUINDICINALE DI STUDII SOCIALI E COLTVRA GENERALE ; OONDIZIONI DI A)JBONAMENTO: Interno: anno L. 2(), semestre L. 10 - Estero: anno L·. 30, semestre L. 15 _Un numero separato:. interno L. I, estero .L. ·1.50 Indirizzare tutto ciò che riguarda la Rivista all'indirizzo: ' - . "PEN:SJERO E VOLONTÀ,, - CASELLA POSTALE 411, ROMA (Le rimess·e di fondi se fatte per la posta debbono essere indirizzate alla Rivista. Se fatte a mezzo di Banche è preferibile indirizZiarle n·ominalmente a Errico Malatesta, Casella posta.le 411 - Roma). . Spediamo numeri di saggio a tutti coloro, di cui abbiamo l'indirizzo, che crediamo possano interessarsi alla nostra Rivista. Sospenderemo l'invio a tuttf quelli che non ci daranno un segno qualunque per dirci ~he hanno ricevuto e che gradiscono l'invio . .,,. SOMMARIO: .. LUIGI FABBRI: Incomprensione. - MAX NETTL.A u: Anarchismo. Comunista o individualista? l'uno e l'altro. - ERRICO MALATESTA : Comunismo e Inèl.iTidualismo (Commer:to all'articolo di Nettlau). - CARLO MOLASCHI: Xrestintern (con Postilla, dello stesso). - GAE- . ' . ' TANO MARINO: Previsioni. - O. BERNERI: L'abitudine nella vita sociale. - GAETANO }fA- - RINO: Il naturalismo come pens~ero e èom.e morale. - ERRICO MALATESTA: Serenamente (Per Giuseppe Donati)~ - CARLO MoLASCHI: Concetti chiari. CATILINA e MARINO: Rivista delle Riviste. - GAETA~O MARINO: Libri. • Ricordiamo ai nostri abbonati ·e lettori che i ~numeri 9, 14,- 15 e 18 dell'annata 1925 ed il numero- 2 di quest'anno· , . I furono sequestrati. E' qùesta la. ragiQne' per cui-non li hanno . . ricevuti . Abbia1no fatto stampare il frontespizio· e l'indice della seconda annata della Rivista ad uso di coloro che han conservata la collezione .. Ohi lo desidera è pregato di domandarcelo. , Ci restano alcune collezioni co1nplete della seconda an,.nata. -Le 1nettiamo in vendita: rilegate in tela, al prezzo di L .. 30 per l'Italia e L. 3p per l'estero, franco posta raccomandate. · · Abbiamo anche delle copie di varii numeri che potrebbero servire a com- - pletare delle collezioni. Chi rnanca di qualche numero ci faccia sapere quali · sono quelli che gli bisognano, e noi se li abbia1no glieli manderemo. Biblioteca Girio· Bianco ..

. . .PENS·I.ERO-E VOLONTÀ Anno III. - N. 4. • Casella Postaìe N. 411 - . Roma, 1 Aprile 1926 Incomp1 ..ensione Da qualche tempo nella stampa anarchica di lingua italiana. all' estero van r'isorgendo polemiche interne, che si fanno sempre più acri e stornano gli animi e le attività da qu~l lavoro di difesa e di attacco, di critica e di e~aborazione, che invece dovrebbe rivolgersi prevalentemente verso il man.do esterno, sia per conquistare alle nostre idee un maggior numero di coscienze e sempre più larghe adesioni, sia per prepararvi con mo:vimenti d'insieme delle condizioni di fatto più favorevoli a realizzazioai d'indole .libertaria ed eguali. taria. In special modo inspiegabili, almeno a pri:. ma vista, appaiono· poi certi attacchi che dall'estero vengono rivolti a coloro che sono iP Italia, e proprio a quelli che più si sforzano a fare qualche cosa per la nostra causa malgrado le infinite difficoltà a tutti note. Io non faccio nulla e quindi la cosa non mi riguarderebbe personalmente, e per conto mio non IDP. ne curerei;· ma appunto per ciò sento un'infinita. riconoscenza per coloro che fanno anche la parte di dovere che spetterebbe a me, e provo molta amarezza e dolore al vederne deformate le idee e misconosciuta l'opera che svolgono nella stampa e nell'organizzazione. Se si trattasse di fraterne discussioni dì idee e metqdi, basate sopra una repjproca sti ~ ma e solidarietà, esse sarebbero utilissime. Ma così non è. Ciò che va· prendendo ii soprav · vento è invece la sm·ania di tagliare un capello in quattro, d'interpretare sempre nel senso più malevolo le parole altrui, di sospettare di male intenzioni ogRi dissenziente, di ignorare le idee e i fatti altrui per supporre e dare per veri quelli che meglio si presta.no alla critica e ad avere ragionè a tutti i costf -Questj fenomeni si possono compendiare in u~a sola parola: l'incomprensione. Io penso che questo difetto dell'incomprensione, di non comprendere cioè nel suo vero senso ciò ohe pensa e sente l'avversario, e di vederlo quindi in modo diverso da qu~llo che è, sostituendo al pensièro genuino di lui la propria interpretazione soggettiva e arbitraria, sia •un grave errore se,npre, anche con a Gino • 1anco gìi avversari più accaniti e lontani e con gùi stess~ nemici, non per un. apriorismo evangelico o tolstoiano, ma pel danno che ne deriva alla causa nostra. Quando poi questa incomprensione c'è anche fra noi, militi di una stessa causa, allora ess·a esercita l'effetto più dissolvente e corrosivo, pur se ammantata dal· };3 più belle frasi retori che. Purtroppo di questo difetto nessuno è esente; e può darsi che quaiéhe volta anche io vj cada o vi sia caduto, ~enchè faccia tutti gli sforzi possibili per non cadervi o per ritrarmene. Lo stesso si potrà dire pei miei amici, che sostengono in seno al movimento anarchico quel determinato indirizzo di idee e di metodi che per brevità chiamerò socialistico ed organizzatore, per contrapporlo alle tendenze individualistiche ed antiorganizzatrici. Ma in questo momento, sopratutto perchè in Italia non ci è possibile per ragioni intuitive dir tutto quello che vorremmo e dovremmo su determinati argomenti, sono, due o tre periodici esteri a tendenze più o meno indiviaualistiche ed antiorganizzatrici eh~ cadono, a nostro danno, nel difetto d'incomprensione che ho sopra cercato di lumeggiare. Costretti co1ne siamo a tacere oppure a parlare succintamente, contando sulla benevola i~terpretazio-- ne altrui, ogni interpretazione malevola sì rende possibile, anche involontariamente e in buona fede da parte di col0ro che sono lon- ' . tani da noi non soltanto nello spazio ma anche per la diversa valutazione di parecchie idee e metodi dell'anarchismo. · Non metto qui dunque in dubbio la rettituòine delle intenzioni di coloro che criticano noi o le nostre idee e metodi, C'he si ispirano al vecchio progran1ma dell'organizzazione anarchica e operaia, dell'anarchismo comunista e so]idarista, ecc.. Nè intendo contestare loro il diritto di cittadinanza nell 1 anarchismo, per quanto a mio parere essi rappresentino una deviazione ed una fos~ilizzazione insieme> rispetto alla tradizione, alla dottrina ed alla logica dell'anarchia. Non insisto su ciò, poi- . chè si tratta d'argon1ento controYerso; se n1n1 se ·ne potrà discutere a parte.

., 74 PENSiERO E VOLONTA' lVIa appunto perchè abbiamo· di fro11te dei. compagni, degli amici, dei volenterosi ani- . mati dalle migliori intenzioni, io credo necess.ario metter li_ in guardia contro se stessi, contro il loro ~pirito ipercritico che Ii spinge a demolire e screditare .tutto ciò che nel nostro campo si è fatto o si fa al di fuori della 1 oro cerchia; che si adombrano per una fr_ase non .del tutto chiara o magari anche per un errore, - chi è che parlando, scrivendo od agendo non è soggetto a errare 1 ? - per concluderne che i'I movimento anarchico s'inquina, che si corre verso la rinuncia, che tutto va male 1 . . Il fenomeno dell'incomprensione gioca dei brutti tiri a que' nostri amici, ed il primo è appunto quello di :far ìoro vedere le cose più nere ancora di ·quel che sono. E sì che lo sono anche troppo! Il loro pessimismo s'alimenta di sospetti e supposizioni che, sop·ratutto da lontano, fan loro vedere cose ed uon1ini del tutto diversi dalla realtà .. Se poi al preconcetto del dissenso di metodi si aggiunge qualche vecçhia pre~enzione o antipatia, o ruggine di carattere personale, allora diventa del tut- · to impossibile capirsi; e l' incomprensione sbocca in una vera é propria ingiustizia. Io ho visto, per esempio, trattare· molto ingi ustan1en te, di recen·te, uno dei migliori nostri compagni e cooperatori, dagli uni attaccato volgarmente in 1nodo diretto, e da altri indirettamente con allusioni spregiative ed a.ltezzose, non per le idee che effettivamente egli espone, ma per quelle che si suppongono nascoste in lui e dissimulate chissà per quali reconditi fini! E ciò perchè non si comprende come- sia meritoria· Ia sua attività :fra tanta inattività altrui ed il suo sforzo d'esame intorno ai problemi più seri del nostro avve .. ni re. Parrebbe quasi che sia un torto, anche per de' libertari, il non contentarsi di ripeter sempre le stes·se frasi e lo sforzarsi nello stu ... dio e nella ricerca di sempre nuove applicazioni delle nostre idee, e di nuove forme di attività in coerepza con quelle e su direttive l iberta1·ie ! Naturalmente, poichè sian10 sul terreno del\o studio, certe questioni e certe affermazioni vanno prese come ele·mento di di'scussione e n?n come articoli di programma. Io stesso delle volte ho criticato idee o espressioni di qualche amico, che mi sembravano erronee o poco chiare ; ma discutere è 1J na cosa, - potevo del resto essere io stesso dalla parte del torto, -- e screditare e denigrare è un'altra ... L'incomprensione si manifesta non di rado BibliotecaGino s•ian o attraverso la paura delle parole, di certe parole. Ho visto che degli anarchici si sono inalberati in modo buffo al sentir parlare di recente in mezzo a noi .di cc federalismo »; quasi che chi ne par lava pensasse di ridurre l' anarchia ai minimi termini di un cantone svizzero! .... Eppure, se si. avesse la pazienza ~i badare alle idee che con certe parole si esprimono, ·si ricorderebbe che non altrimenti si espresserò altra volta degli uomini come Pisacane, Bakunin, Proudhon e Kropotkin .... Qualche altro si è allarmato a ·sentir parlare di « anarchismo realizzabile e realizzatore ». Anche ·io ne ho parlato più volte, -e tornerò a parlarne perchè l'argomento è molto serio e dev'essere approfondito. Ma che dire ùi quelli che non han compreso affatto questo concetto delle realizzazioni anarchiche, e vi han visto una specie di opportunismo rifor1nista, una transazione con l'autoritarismo degli altri partiti, un modo di sottrarsi alle a• sprezze della lotta e di adattarsi all' ambiente 7 Eppure un anarchismo che non si sforzi di realizzare se stesso quel tanto eh' è possi .. bile in ogni istante, ~enza aspettare l'indomani, sarebbe opportunista e autoritario e rifor1nista nei peggior senso, perchè si tradurrebbe inevitabilmente nel l3, stasi, nel la fossilizzazione e nell'inerzia, - non solo nell'inerzia 1nateriale, che può essere imposta dalle prevalenti forze esteriori, ma nell'inerzia del pensiero e dello spirito, che :forse è la peg• giore di tutte. Tanta incomprensione fa sì che alcuni finiscono; col non ~ccorgersi che quei difetti o er- . rori che suppongono negli altri (e ve Ii vo- . glion vedere a tutti i costi) essi li hanno o li commettono moltiplicati, primo fra tutti il difetto o errore dell'jntoileranza. Ho visto, per esempio, or non è molto qualcuno inalberarsi e mostrarsi offeso per qualche frase anodina e generica, che forse non lo riguardava affatto, di alcuni di noi; e viceversa non trovar da dire nulla per la valanga d'improperi d'ogni specie ch'altri a lui vicino rovesciava nel contempo contro di noi od· altri amici (1); rimproverare agli altri fin la più blanda ~u .. todifesa contro attacchi atroci eçl ingiusti, ed ignorare questi nel modo più indulgente e compiacente.' ... • (1) Non intendo riferirmi qui alle polemiche fra anarchici italiani all'estero, delle qua li mi mancano sufficienti elementi di giudizio ; parlo esclusivament,e degli attncchi che dall'est,ero vengono rivolti a quelli che in Italia svolgono unR. qualche possibile attività, sia nella stampa, sia nell'or ganizz,zione anarchica. I. 'f. . .

PENSIERO E VOLONT A' 75 L' incomprensione, - quella·· almeno :della quale più mi occupo in questo momento., a danno della corrente socialistica e organizzatrjce dell'a.narchismo, che raccoglie f adesione ~ della grande maggioranza degli anarchici ita .. liani, benchè dalle circostanze post~ in condi-· zjoni materiali di difficile esplicazione, -- tale incomprensione si manifesta sia verso le persone, sia verso i fatti, sia verso le idee. Lasciamo da parte l'incomprensione verso le persone, chè il discuterne è malagevole e poco simpatico. Ma essa è• evidente~ quando si vedono a carico di Tizio o Caio accampare so- ~petti d'intenzion'i deviatrici o magari rinnegatrici, senza alcuna base positiva; quando si manifesta la più acre ostilità contro questa o quella iniziativa, solo perchè si sa che vi aderisce qualcuno verso cui si nutrono ingiuste prevenzioni; e talvolta perchè s'immagina che una data iniziativa si debba proprio a chi viceversa non c'entra affatto! Ma, ripeto, laseiamo da parte questioni .di tale specie .... La incomprensione dei fatti non è la meno deleteria, tanto dei fatti piil vicini come di quelli p~sati. Noi leggiamo delle volte delle cri ti che dei nostri metodi di lotta, che si basan o su elementi di fatto o molto inesatti o del ·tutto inesistenti. e completamente immaginarii. Sentiamo citare, per esempio, come prove contro l'organizzazione anarchica delle circostanze riguardanti l' Unione Anarchica Italiana; Falleanza tlel lavoro, il fronte unico, « Umanità Nova», ecc. le qua.li circostanze si sono svolte in modo completamente diverso od opposto da come si crede, e che se fossero conosci_ute e comprese nella loro realtà prove- ' ebbero proprio il contrario di quel che sì vuole. Ln, stessa cos·a si dica per fatti assai più vic1ni nel tempo, dei quali 'noi non abbiamo la medesima possibilità di occuparci che ne hanno coloro che da lontano ne possono pa1·lare con la massima e p.iù Ubera abbondanza ma ne parlano basandosi assai più sulla , loro immaginazione preconc~tta che sulla realtà effettiva. Mi riferisco qui alle c-0se riguardanti specificamente il nostro moviment~; ma purtroppo non di ra,do questa incomprensione specifica, _oh~ chiamero interna, si complica con una incomprensione generic·a dellà reale situazione nostra locale. Allora ogn_i discussione o po]emica fra chi è dentro e chi è :fuori e viceversa· diventa praticamente impossibile, perchè gli uni partono dalla realtà effettiva. mente osseryata da vicino e gli altri da quella che essi immaginano che la realtà sia. La Biblioteca Gino ■ 1anco jgnoranza dei fatti. (non tanto degli avvenimenti presi a sè che si apprendono dai giornali quanto delle realtà interiori che li determinano o accompagnàno) fa sì che ai :fatti reali si sostituisca il proprio desiderio o l'immaginazione. Il che è perfettamente naturale ed inevitabile; ma quello che è erroneo e può di .. ventare assai ingiusto e pericoloso, è il far da ciò scaturire un giudizio, o peggio la condanna di quel che fanno i compagni che sono sul. posto; è il trarne motivo di critica e dì denigrazione di un movimento determinato, di un metodo, di una teoria. Forse su questo terreno non guasterebbe un senso di maggiore riserbo da parte dei nostri amici, a noi avversi, .di fuori; i quali dovrebbero capire come possa in tanti casi es- &ere difficile o impossibile il dire come stanno le cose che lor danno materia di critica.· Allora., sul terreno della polemica, noi siamo · nella troppo incomoda posizione di un uomo completamente inerme costretto a battersi con. un avversario armato fino a,i denti r Ma la incomprensione ~aggiore è quella dei sentimenti e delle idee. Spesso si vede in noi un senso di ostilità o di avversione, dove invece non c'è e non ci. vuol essere che la più obiettiva • • f•spressione di una convinzione assai antica. Oppure .Si scorge un sintomo di dedizione, di transigenza, di contatti im1puri, di patteggiamenti, ecc. dove la più assoluta intransigenza nelle idee e nei metodi non è che cir, co~data da quel riserbo e da quella castigate~za d~l linguaggio polemico, resi necessari dalle circostanze e imposti dalla necessità impellente e assillante di non giovare jn modo concreto ai terzi... i,ncomodi. . . Noi· usiatno, quando le circostanze non ce ]o impediscono, della libertà e diritto inalie .. nabili di dire il nostro p~rere su tutto, an.che sui fatti di cui eventualmente fosse·ro · attori degli anarchici. E se qualche fatto non oi piace, ci sembra contrario alle nostre idee o dan1~0s0 al nostro movimento, esponiamo questa nostr~ avversa opinjone - o, per essere più precisi, l'abbiamo espressa in passato. Ma è dar prova di fenomena] e incomprensione lo insistere (come qualche giornale al11 estero o... gni tanto va facendo) nel presentare quella nostra opinione come a,vversione e condanna di tutti i fatti che, arbitrariamente, vengono compresi nella stessa categofia; o, peggio, co--. me condanna e denigrazione della person·a degli autori eventualmente compron1es,qf dai loro atti. Oltraggiosa ingiùstizia, che si ri-- s0lve, - attraverso lo sfruttamento illogico e

76 PENSIE.RO E VOLONTPi' la falsa applicazione di un nobilissirno sentiwento umano, - in una antianarchica limitazione di quella libertà d' opinioni nella propaganda, ch'è così necessari.a per persuadere gli altr_i ad astenersi dagli atti che reputian10 dannosi e a compiere quelli che reputia~ rno utili, necessari o doverosi. _,Dove poi l'incomprensione dei nostri com~ pagni-avversari si sbizzarrisce nelle più fan~ tastiche suprosiz~oni, è la questione dell'or• ganizzazione. Ohe cosa sia, che cosa voglia essere l'organizzazione anarchica, da Bakunin , a Malatesta, a Gori è st'ato spiegato migliaia di volte: l'associazione l'ibera e volontaria delle forze intorno a un programma definito di lavoro per raggiungere detern1inati scopi, che nel caso nostro sono la propaganda delle idee anarchiche e la realizzazione di queste . idee attraverso la condotta individuale e il . movimento collettivo in un raggio ~empre più esteso. Questa associazione, ch'è la stessa idea dell'anarchia in atto, pre8 appone delle forme determinate e dei mezzi pr-atici per mantenere i rapporti e le relazioni fra individui e nuclei associati, senza di che l'associazione s·arebbe amorfa, puramente verbale: cioè o non esisterebbe O esisterebbe con un carattere a.utori tario, monopolistico e larvatamente· dittatoriale. Poichè si tratta di un argomentio di propa .. ganda., e la propaganda non è in sostanza che ripetizione d'argomenti nella esposizione del .. le idee che si propagano, io ritornerò ad O<?CUparmi di questa questione che è fondamentale per l'anarchismo, su cui bisogn·a prima di tutto intendersi per capire con quali elementi in mez~o a noi è possibile accordarsi in tutto e con quali no; per capire su ·che cosa ci si può accordare con quei compagni che di~sentono da noi su questo tema; per ca pire infine entro quali limiti e su qual terreno è possibj le unire le proprie forze, per necessità impellenti e contingenti, con elementi più o meno affini di altre idee o partiti. Qui voglio semplicemente not'are come la incomprensione altrui, di uomini che pur si dicono anarchici, giunga a snaturare in modo tale ì'idea anarchica sopra accennata dell'organizzazione, da vedervi dentro tutti. i difetti, gli errori e i pericoli dell'autoritarismo, dell'accentramento, della coercizione, fino alla negazione dello spirito di libertà, di rivolta e d'injziativa, il quale ne costituisce invece l'anima, il punto di partenza, la base e la guida di~etti va. Il loro accecamento preconcetto e aprioristico vieta ad essi di capire che se aBibliotecaGino Bianco ! vessero ragione, dalle loro affermazioni scacurirebbe logicamente la negazione dell'anarchia, sia come tendenza generica verso una libertà sempre maggiore, sia come programma positivo e concreto di realizzazioni pratiche. Vi sono anche di quelli che sfuggono ad ogni f;eria discussione sull'argomento facendo delle semplici questioni di parole, sillogizzando sul significato delle parole, paurosi più delle parole che delle cose. Partito, organizzazione, aJssociazione, :federazione, unione, libera iniziati va, ecc. hanno per essi dei significati ché nessun dizionario ha detti mai; e allora è ancor pi 11 difficile discutere e carirsì. Ve n'è che, quando discutono cqn noi e si riesce ad arrivare in fondo, .finiscono ool convenire, o noi conveniamo con loro, in una medesima conclusione, che cioè vogliamo le stesse cose e potremmo benissimo andar d'accordo in teoria e in pratica. Ma l'indomani lo spirito ipercritico, la manìa di, tagliare un capello in quattro li fa tornare daccapo a sillogizzare sulle stesse questioni, a ripetere gli stessi luoghi comuni, fermi allo stesso crocicchio di ieri e di vent'anni fa; ma allora è inutile il ripeterci, e ad essi non abbiamo da dire altro che la dimostrazione del moto ,si fa movendosi ::issai più che discutendone all'infinito. Sulla questione dell'organizzazione, la prop·aganda del fatto è necessaria almeno quanto quella dell'affermazione teorica e della discussione. All'atto pratico, poi, l'organizzazione si fa organizzandosi e non discutendo. Ed in questo senso aveva molta ragione la Commissione di Oorr~sponderiza dell'U. A. I. di dire in un suo recente comunic•ato ai suoi soci e gruppi aderenti che « l'organizzzazione non si discute si fa ». Il che non significa ' . (come, benedetta incomprensione anche questa, hanno interpretato alcun i. amici di parer contrario) che si voglia... proibire la. discussione sull' organ'izzazione, ~a semplicemente che chi vuole org·anizzarsi, in specie coloro che si sono assunti il c01npito specifico di lavorare per l'organizzazione, debbono assolvere questo compito fin d'ora con le forze ~ disposizione e senza aspettare d7 aver prima convinto tutti, senza attardarsi oltre in una discussione che dura da venti o trent'anni e può continuare all' infinito. Del resto è pacifico che l'avvertimento rjguarda noi e tutti coloro che, come noi, sono già convinti della bontà dell'idea organizzatrice, non quelli che la negano, i quali sono padroni di continuare a negare e denigrare l'organjzzazione fino alla consumazione dei

.. , .. PENSIERO E VOLONTA' 77 ---------------------------------------------- secoli. l\tia l'avverti1nento, pure richiamand0ci giustamente al no~tto dovere di non consumare tutte le nostre energie nella discussione accademica e spronandoci a fare la propaganda organiizatrice coj fatti, non vieta nè impedisce- punto a quelli di noi che han questa brutta malattia di maneggiar la penna pe' giornali, di continuare a discutere. Il che io stesso faccio, come si vede, con sufficiente zelo, :- ed -.i lettori me ne perdonino ! · Anzitutto quel che occorre è capirsi a vicenda, non frai~te~dersi, vincere la incomprensione che spesso separa più delle . differenze progra;mmatiche e rende difficile ogni unità d'intenti e di opere. Dirsi tutti «anar- · chi ci» non basta alla concordia, quando v'è ìa tendenza a supporre in ogni compagno dissenziente delle intenzio~i antianarchiche, per una inconséia manìa di criticar tutto e tuttì e di avere il r~onopolio esclusfvo della verità. Ogni comun~nza spiritll:ale e di lavoro diventa i:µipossibile o quasi con chi, pur in buona fede e. senza rendersene conto, tiene un atteggiamento che, seminando senza volerlo diffidenze ed equivoci e malumori, turba e impedisce ogni serenità di l'apporti ed ogni serietà di discussione. Bisogna poi tener conto di questo fatto : che sotto il nome generico di «anarchici» si raccolgono u0mini, il cui parere è molto diviso sopra una infinità di questioni, alcune delle quali così importanti e vi tal{· da non poter essere annullate col silenzio o scavalcate con un· abbracciamento generale. Io, per es., credo essenziali per l' anl:l,rchismo le idee che Yado (quando posso) esp0nendo sull'organizzazione, sul sindacalismo sulla violenza sulla ' ' morale, ecc. e rin un ci are a propagar le per me equivarrebbe a rinunciare ad essel'\3 anarchico ' a mancare al mio · dovere." Ciò non ostante . . sono. sempre disposto a collaborarP, e coope- . rare su altro terreno e per al tre cose, su cui non v'è dissenso, pur coi con:ipa.gni che non sono d'accordo con me sulle questioni suindi- , ~ate, - come, del resto, in determinate circ·ostanze e per casi contingen.ti, anche con elementi non anarchici che, sulle vie della libertà e dell'emancipazione proletaria, abbiano qualche scopo impellente ed immediato comu- . ne con. noi. Ma come, con questi ultimi, ogni contatto od accordo contingente vuol essere libero, senza rinuncie e senza subordinazioni, salva restando la nostra autonomia d'iniziativa. e la più assoluta indipendenza, tolleranti con tutti n1a intransigenti nel rifiutare per parte noi'bli t e Gin Bianc stra idee od azioni che credessi1no dannose, ·anche fra anarchici divisi da dissensi di principio o di metodo (pur essendo le possibilità d'intesa maggiori e più vasto il campo d'azione su cui cj si può intendere) una utile cooperazione è possibile solo sulla base dell&. reciproca tolleranza e autonomia e se liruitata a quei punti determinati su cui s1 va <lel tutto d'accordo. Sul resto ognuno deve poter esser libero di fare a modo suo, senza il pericolo di essere ad ogni passo anatemizzato come anti-anarchico dal proprio vicino o compagno; senza cioè dover sacrificare sull'alta.re della concordia che in tal caso non sarebbe più concordia, ma subordinazione, - alcuno dei propri principi o metodi sia nella propaganda che nell'attività pratica. LUICtI FABBRI. I Anarchismo Comunista o individualista 1 'unoe l'altro (di Max Nettlau). L'anarchismo non è più giovane e sarebbe tempo di domandarci perchè, con tutta_ l'energia spesa nella propaganda, esso non si span- <le più raoidamente. Infatti, anche dove r attività è maggiore, i risultati ~ono limitati, mentre poi delle va;te regioni non so~o ancora toccate da alcuna propaganda. Discutendo questa questione non tratterò del problema del sindacalismo, il quale, assorbendo tanta parte dell'attività e delle simpar• tie degli anarchici, non può per questa stessa ragione esser considerato con1e utile al pro- ~resso dell'anarchismo propriamente detto~ quali che possano essere· gli altri suoi n,eriti. E cercherò anche di non 1·ipetere quello che dissi negli anni passati in altri articoli sui mezzi possibili per accrescere l'attività degli anarchici. Non si f eco attenzione al ,mio pa- . \ . rere ; ma non s1 puo 1n nessun caso pensare che essò abbia. ostacolato il prog1·esso delle nostre idee . Mi occuperò solo delle teorie dell'anarchismo. Per molto tempo sono st,ato colpito dal contrasto tra la larghezza degli scopi dell' Anarchisn10 - la più grande possibile realizzazione della libertà e del benessere per tutti - e la strettezza, per dir così, del suo prograinma •

78 PENSIERO E VOLON'I'A'. -------- -------- economico, sia esso individualista 9 comunista. Sono inciinato a credere che l'insufficienza di questa base economica, esclusi-ve Oomunisn10 o esclusivo Individualismo, secondo la scuola, impedisce alla gente di acquistare confidenza nella praticabilità dell'Anarchismo, ì cui scopi generali sono pure apprezzati chi n1olti co1ne un subli,me ideale. Io i::;tesso sento che nè il Comunisn10 nè l'Individualismo, se di venissero la sola forma economica, realizzerebbero la libertà, la quale richiede sempre la possibilità di scegliere fra vie diverse. So che i Co1nunisti, se interrogati direttamente, dicono che essi non avrebbero nulla da obiettare agli Individualisti -che volessero vivere a modo loro senza creare nuovi monopolii e nuo~ ve autorità; e così dicono gl'Individu,alisti· a riguardo dei Comunisti. Ma ciò è raramente detto in modo realmente franco ed amichevo- -- 1 e : gli uni e gli altri sono troppo convinti che la ìibertà è possibile solo se si segue iì loro proprio schema. So che vi _sono dei Comunisl e degl' Individualisti, ai quali le loro rispetti\Tf' dottrine, e sol~ le loro, danno completa ao<ldisf azione e risolvono secondo lorò tutti i problemi : essi non vogliono in nessun caso essere disturbati nel loro attaccamento, durato tutt~ì la vita, a quel dato ideale economico. ~\'Ia essi non · debbono immaginarsi che tutti g1J uomini sono fatti sul loro modello e destinati ad accettare le loro vedute, o restare incor1·egg1bili avversari indegni di ogni simpatia. C'he essj guardino la vita reale, la quale è sopportabile solo perchè è varia e differenziata malgrado tutta l'uniformità ufficiale. · Noi tutti vediamo le sopravvivenze del Comunis1110 prin1itivo, l'azione molteplice della. solidarietà ..nei giorni nostri, da cui si possono sviluppare le nuove forime del Comunismo futuro - a dispetto del feroce Individualisn10 capitalistico che domina oggi. Ma questo miserabile Indi vi dualismo borghese, se Qrea un desiderio di solidarietà che 1nena a1 Comuni gmo, certa.mente crea anche un desiderio un Indivj dualismo _genuino. libero. non egoistico, in cui la libertà di azione non sarebbe più malamente usata per schiacciare i pi1ì denoli e usurpare dei monopolii come _avviene adesso. Nè il Comunismo, nè l'Indivjdualismo spariranno mai; e se per una qualche azione cli masse una qualche rozza forma di Comunismo fosse istituita. l'Individualismo sorgerebbe p1 forte che maii contro di esso. Dovunque prevale un sifitema uniforme, gli Anarchici, · se hanno a cuore le loro idee sarebbero alla teBibliotecaGino Bianco sta dell'opposizione e non vorrebbero diventare sostenitori fossiliziati di un dato sistema, sia anche quell~ d~l più puro C,omunismo. ,Saranno dunque essi degli eterni malcou-tenti, sempre in lotta, senza mai godere alcun riposo? Essi si potrebbero sentir soddisfatti in • nna società in cui tutte le possibilità· econorn1che potessero avere pieno sviluppo e le loro energie essere dedicate ad una, pacifica emulazione e non più · ad· 1+na continua· lotta ed una, continua demolizione. Questo desiderab11~ stato di cose potrebbe essere preparato fin da ora se gli A.narch1ci si p~rsuadessero infine che Comunìsmo ed Individualismo sono egualmente importanti, egualmente permanentj, e che la predominanza esclusiva dell"uno o dell'altro sarebbe là pÌÌl grandè disgrazia che potrebbe capitare al genere umano. Dal l'isolamento noi ci rifugiamo nella. solidarietà com e dall'eccesso di rapporti sociali ci rifugiamo nell'isolamento : tanto la solidarietà quanto l'isolan1ento sono, ciascuno nel giusto momtuto •. libr-n-tà ecl ,1.ìut<..\ 11er· noi. Tutta la vita umana oscilla tra questi due ,poli con una variet~. ~ . r> 8cnza nne. Lasciate ch'io m'immagini di vivere in una libera società. Io avrei certamente differenti occupazioni 1nanuali ed intellettuali, che richiederebbero forza o abilità. Sarebbe molto ruonotono se i tre o• quattro gruppi coi quali la vorerèi. (giacchè · spero che allora non_ vi sa .. rebbero sindacati!) fossero organizzati esat .. taroen te nello stesso modo : io credo piutto .. sto che differenti gradi e forme di Comunismo prevàrranno in essi .. Ma non può forse avvenire ch'io mi stanchi di ciò e desideri un pe .. riodo di relativo is~lamento, di Individualis1110 1 E ~llor a potrei aderire ad una ~elle m9lte forme possibili d'Individualismo fondate sul vrincipio dell' «egu.ale scambio». Forse si f ara, una costt quando si è giovani ed un'altra quando si va diventando vecchi. Quelli che sono mecliocri operai resteranno nel loro grup- , po: quelli più abili non avranno la pazienza d1 lavorare sempre con dei principianti e vo~- ranno fare da loro, a meno che per una disposizione molto altruistica essi trovino piacere nel tare da maestri o da consiglieri dei pi ' giovani. Io credo anche che al principio adot~ terei il Comunismo cogli amici e l'lndividuahsmo cogli 9stranei, ed in seguito mi regolet·ei secondo i risultati dell'esperienza. Perciò un passaggio liber0 e facile da una varietà al- . . ]' altra <li Comunismo e di là ad una quals'ias1 variet~ d'Individualismo e ·così dì seguito, do~ vrebbe essere una cosa ovvia ~d elementare ...

PENSIERO E VOLONT.l\.' ... .. in una società veramente libera; e se alcuni tentassero di mettere ostacolo a questo per rendere predominante un particolare sistema, essi sarebbero combattuti con la stessa asprezza con cui i rivoluzionari di oggi combattono il sistema presente. Perchè allora gli A.narchici si dividono nei. due campi ostili di Comunisti ecl. Individualisti? Io credo che ciò si spiega col fattore delle umane limitazioni, di cui nessuno è esente. E' perfettamente naturale che agli uni piaccia. il Comunismo ed agli altri l'Individualismo. In conseguenza avviene che ciascuna sezione elabora la sua ipotesi economica con convinzione_ ed ardore, e poi, rinforzata nella sua credenza dall'opposizione, considera la sua quale « la sola » soluzione e vi rimane fedele malgrado tutto. Così le teorie individualistv per circa un secolo e quelle collettiviste e con1uniste per circa cinquant'anni acquistarono un grado di stabilità, di certezza, di ~pparente permanenza che non avrebbero mai dovuto ~ssumere, perchè il ristagno delle idee è la morte di -0gni progresso. Nessuno, o quasi nessuno sforzo fu fatto per conciliare le differenze di scuole ; così tutte e due ebbero piena libertà di crescere e divenire generali se potevano. Con quale rist:ltato ( Nessuna di esse potette vincere l'altra. Dovunque vi sono Comunisti sorgono di mezzo a loro rlegl' Individualisti, e d'altra parte nessuna ondata di Individualismo può abbattere le fortezze comuniste. E mentre avversione ed inimicizia esistono tra uomini così vicini gll uni agli altri, veàiamo il Comunis1'Ylo anarchie::> farsi piccino di faccia al Sindacalismo ed accettare più o meno la soluzione sindacalista quale un passo inevitabile. D'altra parte vediaJmo degli Individualistl quasi ricadere nei sofismi borghesi - e tutto questo in un tempo quando 1 misfat~i dell' autorità, e le crescenti usurpazioni dello Stato offrono la migliore occasione ed un campo più largo che mai per la propaganda del vero e franco Anarchismo. Si è arrivato a questo che ad un Congressn comunista-anarchico francese tenuto a Parigi l'Individualismo fu regolarmente stigmatizzato e posto fu-0ri dell' AnarchiEmo con una formale risoluzione. Se mai 1m Congresso anarchico internazionale adottas&e tale attitudine 10 perderei ogni sperari .,.a in questo genere di Anarchismo settario. Con questo io non intendo nè difendere, nè combattere· il Comunisrrio o l'Individualismo. Personalmente io veggo molto di buono ne] BibliotecaGino Bianco Comunismo ; 1na 1 idea di vede1·lo generaiiz. zato provoca la nlia protesta. lo non vorre1 impegnare anticipatamente il 111io futuro - e molto meno quello degli altri. Per me la questione rimane aperta: l' ebperienza mostrerà 4uali delle estreme o medie possibilità sara11110 migliori in ciascuna occasione ed in c1a.. ~c:in ternpo. L'Anarchismo mi è troppo caro per potermi adattare a vederlo legato a qual~ siasi ipotesi economica, per quanto essa possa sembrare plausibile oggi. Soluzipni uniche n-011 convengono mai, e mentre ognuno è. libero di ac ettare e propagare le sue idee predilet~e, non si dovrebbe trovare bene di presentarle altrin1enti che come pure ipotesi - e tJ.tti sanno che la letteratura comunista ed indivi-. dualista è lungi <lail tenersi in questi .limiti : noi abbiamo tutti peccato in questo riguardo. Più sòpra io ho usato i termini «Comunista>ì ~ «Individualista» in un senso generale desiderando ,mostrare l'inutilità ed il danno del~ l'esclusivismo <li frazione in n1ezzo agli anar~ chic1. Se degl' Individualisti hanno detto , o fatto delle cose assurde (sono i Comunisti in~ iallibili 7) il tirarle fuorj non varrebbe a confutarmi. QLel che io voglio è cli vedere tutpi quelli che ~ i rivoltano contro l'autorità lavo- .cart> d' a.t;cordo invece di dividersi in piccole ca,ppelle per i] fatto che ciascuno è convinto di possedere una· corretta soluzione econon1ica del problema sociale. Per combattere l'autorità nel sistema Capitalistico e nel ventui;o sistema di Socialisn10 statale o di Sindacali8mo o di una combinazione dei due o dei tre si rie hiede una ondata jm1nensa di vero sentimento anarchico, .prima che si presenti la questione dei rimedi economici. Se si ricono .. sce questo, una larga sfera di solidarietà sarà creata, la quale farà sì che il Comunismo a .. narchico diventerà pi11 forte e brillerà di mag .. gior luce innanzi al mondo di quello che non faccia ora. M.A.X NETTLAU. ..-. Lutto · Il 3 febbraio decf><leva alla 8pezia, colpito da paralisi oardia<·a , 62 anni il nostro caro amico e simpatizzante l' avv. ARTURO UCCELLI che fu per oltre un ,entennio strenuo e disinteressato difensore del E?iornnle « Il L;bertario » e di tutte le vittime politic·h~ de11a nostra re~ione, .A11asua memoria vada l'affettuoso memore saluto nostro. Pasquale Blnazzi.

80 PENSIERO E VOLONTA' Comunismo e Individualismo (Commento all'articolo di Nettlau). L'articolo di Nettlau più sopra riprodotto, ispirato com'è a un largo spi,rito di libertà e di solidarietà •e ad un ardente amore per la causa dell'Anarchismo merita e domanda qualche commento. N ettlau SlltPIPOneche la ragione, o almeno una delle ragioni per cui 1 '~narchismo, dopo tanti anni di propaganda, di lotte, di sacrifizii,n·on è ancora riuscito a attirare e sollevare le grandi masse sta nel fatto che gli anarchici ,delle due scuol•e, comunisti e individualisti, 1 hanno presentato ciascuno la sua teoria economioa come unica soluzione del problema sociale, .e non sono .perciò riusciti a persuadere la gente della realizzabilità delle loro idee. Io credo in verità che la .ragion-e essenziale del nost,ro scarso successo sia il fatto generale ehe ne11'aipbiente attuale, cioè date le condizioni materiali ,e morali in cui si trova la massa dei lavoratori ·e di quelli che ·pur non ,essendo lavoratori produttivi sono vittime lo stesso dell'attuale organizzazione sociale, Ira nostra propaganda non :PUÒ avere che una ,portata limitata, la quale si riduce a poco· o n·ulla in certe regioni più disgraziate ed in certi ~trati della po1 polazione più tormentati dalla miseria fisica e morale. E credo che ~olnm,eute a misura che l'ambi,ente cambi.a e ci dive~ta favorevole (il che può specialment~ avvenire nei periodi rivoluzionarii ,e ·per il n·ostro im,pulso) le nostre ·idee possono conquistare un numero sempre più grande cli a-derenti •ed ·una crescente possibilità di realizzazione. La div-isio~1e ~;:a comunisti e indi\·.idualisti c'·entra per poco, poichè essa realn1ente interessa selo quel1i che già sono anarchici ·e quella picc:ol~ minoranza che è in condizione di poterlo diventare. IMa con tutto ciò resta vero che le ·polemich_e tra individn,alisti e comunisti hanno spesso assorbito gran ,p.arte delle nostre -energie, hanno impedito, ianche quando era possibile, una franca e fraterna collaborazione fra tutti gli anarchici ed hanno tenuti lontani da noi molti che se ci avessero v-eduti tutti uniti sarebbero stati .attirati dalla nostra passione 11cr la libertà. E quindi N-ettlau fa bene quando predica la concordia; dimostrando che ,per esservi veramente libertà, cioè Anarchia, bisogna che vi sia possibilità di scelta BibliotecaGino Bianco e che ciascuno possa accomodare come crede la propria vita abbracciando la soluzion,e comunista o quella individualista, o un qualunque g.ra:do o una qualunque miscela_ di Comunismo ,e di Individualis1no. Però Nettlau si sbaglia, secondo me, q·uan-· do crede che il contrasto tra gli ana!!'chici che si dicono comunisti e quelli che si dicono individualisti ·si basi realmente sull'idea che ciascuno si fa della vita economica (produzion•e -e distribuzione dei prodotti) in un.a società anarchica. Queste, dopotutto 1 sono questioni che riguardano l'avv,enir,e lontano; e se è vero che l'ideale, la mèta ultima, è il faro che guida, o ,dovr,ebbe guidare, la condotta degli uomini, è .anche più vero ch,e ciò ch·e determina più di tutto l'accordo o il disaccordo non è quello ohe si pensa di fare domani, ma quello che si fa -e si vuol fare oggi. In generale, ci si intende m.eglio, e si ha più interesse a intendersi con quelli che percorrono la stessa via nostra. 1 pur vol.endo an-dare in un sito diverso, anzichè con quelli che pur dicendo di voler .andar,e dove vogliamo andar noi, si mettono per una strada opposta! Così è .avvenuto ch,e .anarchici delle varie tendenze, malgrado eh-e in fondo volevano tutti la stessa cosa, si son trovati, n•ella pratioa della vita e della propiagan-da, in fiera opposizione. Ammesso il 1Pr.inc1p10 basila·re dell'anarchismo e cioè eh-e n·essuno dovr~obe avere la voglia e la 1 po.ssibil~tà di ridurr,e gli ialtri in soggezione ,e costringer li a lavorare per lui, è chiaro che rientrano nelr Anarchismo tutti, ,e solan1·ente, quei modi di vita che rispettano la libertà e riconoscono in ciascuno l'eguale diritto a goder,e dei beni nfìtu·rali e dei prodotti •della propria attività. E' ·,pacifico tra gli anarchici che 'l'essere concreto, reale, l'essere ch•e ha coscienza .e sente, -e gode 1e soffre è l'individuo, e ohe la Soci-età, lungi dall',essere qualche cosa di superiore di c11i l'individuo è lo strumento e lo schiavo, non dev,e essere che l'·unione di uomini .associati .per il maggior ben-e di ciascuno. E -da questo punto di vista si .potrebbe dire che siamo tutti individualisti. ·nia per essere anarchici non basta volere 1' emancipazione del iproprio individuo, ttnia bisogna volere ]'emancipazione di tutti; non

PENSIERO E VOLONTA' 81 , basta ribellarsi all'oppressione, ma bisogna rifiutarsi ad essere oppressori; bisogna comprendere i vincoli di solidarietà, naturale o voluta, che legano gli uomini tra di loro, bisogna amare i proprii simili, soffrir,e dei mali altrui, non sentirsi felici se si sa che altri sono infelici. E questa non è questione di assetti economici: è questione di sentimenti, o, come si dice teoricamente, questione di etica. · D.ati tali princ11pii e tali sentimenti, comuni; malgrado il diverso linguaggio, a tutti gli anarchici, si tratta di trovare ai problemi pratici della vita le soluzioni che meglio rispettano la libertà e meglio soddisfano i sentimenti di amore e di solidarietà. Quegli anarchici che si dicono comunisti (ed io mi metto tra essi) sono tali non perchè vogliano imporre il loro speciale modo di vedere o credano che fuori di esso non vi sia salvezza, n1a pei:chè sono convinti, fino a provra in contrario, che più gli uomini sono affratellati e più intima è la cooperazione dei loro sforzi a favore di tutti gli associati, più grande è i1 benessere e la libertà di cui ciascuno può godere. L'uomo, essi pensano, se anche è liberato dall'op 1 pressione dell'uomo, resta sempr•e esposto allie forze ostili della natura, eh' egli non può yincere da solo, ma può col concorso degli altri uomini dominare e t,rasformare in n1ezzi del proprio benessere. Un uomo che volesse provvedere ai suoi bisogni materiali I.avor.ando da solo, sarebbe lo schiavo del suò lavoro. Un contadino, per esempio, che volesse coltivare da solo il suo pezzo di terra, rin uncierebbe a tutti i vantaggi della cooperazione •e si condannerebbe ad una ·vita miserabile: non potrebbe concedersi periodi ,di riposo, viaggi, studii, contatti colla. vita molteplice dei , asti aggruppamenti umani... e non riuscirebbe sempre a sfamarsi. E' grottesco pensarE. che degli anarchici, per qu.anto si dicano e siano com ·ùnisti, vogliano vivere come in un conv,ento, sottoposti alla regola comune, al ·pasto ed al v,estito uniformi, •ccc.; ma sarebbe egualmente assurdo ii pensare oh'essi vogliano fare quello che loro 1 piace senzra tener conto dei bisogni degli altri, .del di·ritto di tutti .ad una •eguale libertà. Tutti sanno che Kr01Potkin, per esempio, il quale fu tra gli an.archici uno <lei più appassionati ed il ,p,iù eloquente propag.ator,e della conoezione comunista, fu n,ello stesso tempo grande .apostolo dell'indipenBibliote a Gino Bianco <lenza individ ual,e ·e voleva con passione che tutti potessero sviluppare ,e soddisfare liberamente i loro gusti artistici, dedicarsi alle ricerche sci,entificlÌe, unire armoniosamente il l.avoro manuale a. quello intellettuale per diyentare uomini nel senso più el,evato della ,p,arola. Di più, i comunisti (anarchici, f->'intende) credono che a causa delle differ•enZJenaturali di fertilità, salubrità e posizione del suolo, sarebbe impossibile .assicurare individualm·ente a ciàscuno eguali condizioni di lavoro e. realizzare, se non la solidarietà, almeno la giustizia. Ma nello stesso tempo essi si rendono conto delle immense difficoltà IPer praticare, prima di un lungo .periodo di libera evoluzione, quel volontario comunismo universale che ,essi c:onsiderano quale l'ideale supremo dell'umanità emanciipata ed affratellata. Ed arrivan quindi ad una conclusione che potrebbe esprim•ersi colla formula: Quanto ,p,iù comunismo è possibile •per r,ea1.izzare il più possibile di inclividualisrno, vale a dire il massimo di solidarietà per godere 11 massimo di libertà. D'altra parte gl'individualisti (1 parlo, s'intende, sell}pr,e degli anarchici) per reazione contro il comunismo autoritario - che è stato nella storia la 1 prima concezione che si è presentata .alla mente umana di una forrua di società razionale e giusta 1e che ha influenzato più o meno tutte le utopie e tutti i tentativi di realizzazione - per reazione, dico, contro il comunismo autoritario eh~ in nome dell'uguaglianza ince,p,pa e quasi distrugge la personalità umana, hanno dato la maggiore importanza al concetto astratto di libertà e non si sono accorti, o non vi hanno insistito, che la libertà concreta. la libertà real•e è condizionata dalla solidarietà, dalla fratellanz.a e dalla cooperazione Yolontaria. ~arebbe n·ullameno ingiusto il pensar,e ch,e essi vogliano privarsi dei benefizii della cooperazione e ·condannarsi a•d un impossibile isolà.mento. Essi comprendono certamente che il lavoro isolato è ~n11potentee che l'uomo, per assicurarsi una vita umana e godere materialmente ,e moralmente di tutte le conquiste della civiltà, o dev~ sfruttare direttamente o indirettamente il l.avoro altrui e prosperare sulla miseria dei lavoratori, o .associarsi coi suoi simili ,e dividere con essi i pesi e le gioie della vita. E sicco111eessendo :anarchici non possono ammetter 1e lo sfruttamento dell'uo1110 sull'uomo, debbono necessariamente convenire che per esser liberi ,e vivere da uon1i-

82 PENSIERO E VOLONTA' ni bisogna accettare un grado ed una forn1a qualsiasi di comunismo volontario. Sul terreno economico, dw1que che è quello che apparentemente divide gli anarchici in comunisti e individualisti, La conciliazione sat•ebbe pr•esto fatta, lottando insieme !_)er conquistare delle condizioni ,di vera libertà e lasciando ,poi che l'esperienza· risolv-esse i problemi pratici della vita. E allora, le discussioni, gli studii, le ipotesi, i tentativi pos sibili oggi e ,perfino i contrasti f·ra le varie tendenze sarebbero tutte cose utili per preparare noi stessi ai nostri cò111tpitifuturi. 1\1:aperchè dunque, se davvero sul1a question,e ·,economica le dif,ferenze sono più apparenti che r•eali e sono in ogni modo facil- . mente superabili, perchè q·uest' eterno dissidio, questa ostilità che qualche \·olta ,div,enta vera inimicizia tra uomini che, come dice N ettlau, sono tanto vicini e sono tutti animati dalle ste?se passioni e dagli stessi ideali? · -Gli è che, come ho detto,· la differ.enza tra i progetti e l,e i.potesi sulla futura organizzazione economica' della società auspicata non è la ragione vera della persistente divisione, la quale invece è creata •e mantenuta da a;:>iù importanti, e sopratutto più attuali, dissensi morali e politici. Non parlerò di quelli che si ,dicono individualisti anarchici, e poi manifestano istinti ferocemente borghesi proclamando il loro disprezzo .per l'umanità, la loro insen:,ibilità pei dolori altrui e la loro voglia di dominio. Nè parlerò di quelli che si dicono comunisti anarchici, e poi in fondo sono degli autoritarii che· credono ,di ,possedere la verità assoluta •e si attribuiscono il diritto di imporla agli ·altri. Comunisti ed individualisti hanno spesso avuto il torto di accoglier·e e riconoscere co-- me compagni alcuni che non hanno di comune con loro che qualche ,espressione verbal,e e qualche a1 pparenza esteriore. Io intendo parlare di quelli che considero veri anarchici. Questi soto divisi sopra molti punti ·d'importanza reale e attuale, e si classificano comunisti o individualisti, gencralm,ente per tradizion•e, senza ch,e le cose che realmente li dividono abbiano nulla da fare colle questioni riguardanti la società futura. Tra gh anarchici vi sono i rivoluzionari, i quali credono che bisogna colla forza abbattere la forza c'he mantiene l'ordine pr,esente per creare un ambiente in cui sia rx,ssibile la libera ,evoluzione degl'individui e delle collettività - e vi sono gli educazioBibliotecaGino Bianco nisti i quali pensano che si possa arrivare alla trasformazione sociale solam,en te trasf orrr1audo prima gl'individui per m,ezzo dell'educazione e della propaganda. Vi sono i ~partigiani_ della non-resistenza, o della resistenza passiva ch,e rifuggono ,dalla violenza anche quando serva a ·r,esping·ere la violenza e vi sono quelli che am,mettono la necessità della violenza, i quali sono poi a loro volta divisi in quanto alla natura, alla portata ed . ai limiti della violenza lecita. Vi sono dis- · sensi 1 iguardan ti l'attitudine degli anarchici di fronte al ·movimento sindacale; dissensi sull'organizzazione, o non organizzazione propria degli anarchici; dissensi permanenti, o occasionali, sui rapporti tra gli anarchici e gli altri partiti sovversivi. E' su qu,este •ed altr,e questioni del genere che bisogna cercare •d'intenderci; o se, com•e .pare, l'intesa non è possibile, bisogna sa,persi tollerare : lavorare insieme quando si è d'accordo, e quando no, lasciare che ognuno faccia come crede senza ostacolarsi l'un l'altro. Poichè, tutto ben considerato, nessuno può essere assolutam·ente sicuro di aver ragione,. e nessuno ha sempre ragio,ne. ERRICO JVIALA TEST A. La inezzadria non va esente da gravi inconvenienti. Siccome il proprietario ha una quota fissa 11-el 1 prodotto lordo, il mezzaiuolo non è eccitato a imp,rendere quelle colture che danno il maggior prodotto, sì quell,e che -esigono minori spese. Inoltre i n1ezzadri sono in generale amici delle tradizioni, avversi alle novità e sanno all'uopo opporre la terribile forza dell'inerzia al prQprietario che cercasse d'imporre per contratto l'introduzione di qualche me~odo nuovo. Si aggiunga ch•e non essendo le terre in un dato paese dotate -dello stesso grado di fertilità, ed essendo, invece, una sola la misura delle divisioni dei frutti, ne possono 1 isultare delle diversità considerevoli nelle condizioni ,delle varie famiglie di mezzajjuoli. D'altronde il proprietario è poco eccitato a far grandi opere di miglioramento, perchè SH c:he ·una parte del frutto che se n•e potrebbe trarre dovrebbe aippartenere al mez.- zadro. EMILIO NAZZARI Sunto di Econolmia politica, 1924.

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