Pensiero e Volontà - anno III - n. 16 - 10 ottobre 1926

nno III. - N. 16. (Seconda Edizione del N° 15 sequestrato) Roma, 10 Ottobre 1926 - ens,eroe 4, (C. c. con la Posta) - 'T{ivisf,f quindicinale di sfuòii sociali e colfura generalefondala da Errico j"Yial~tes_ta c::J Prezzo Lire UN A Estero Lire 1.50 • • edazione e aznUJ.inistraz1one: P.ENSlERO E VOLON7A CASELLA POSTALE 4:11 - RO.MA iblioteca Gino Bianco I

PEfiSIE~O E VOI.tOr{TA Rivista quindicinale di studi sociali e di Coltura Generale Qu,esta Rivista vi-ve con le oblazioni volontarie dei corttpagni e simpatizzanti e con la vendita al pubblico al prezzo per numero di Lire 1 in Italia e Lire 1.50 all'estero. Non antmette inse;rzioni a pagamento Spediamo la Rivista a tutti coloro che la domandano,· ecl nche, a titolo di saggio, a quegl' indirizzi che ci sono dati dai compagni come di persone che possono interessarsi alla nostl'a propaganda. Dopo un certo tempo sospendiamo l'invio a chì non ci avrà fatto sapere che riceve la Rivista e la gradisce. Pei rivenditori restano ferme le condizioni usuali. Tutto ciò che riguarda. la Rivista deve essere indirizeato a « PENSIERO E VOLONTÀ» - CASELLA POSTALE 411 ROMA Le rimesse di fondi debbono esse1·e fatte o per mezzo della Posta, o con vaglìa bancarii, o preferibilmente con valute dei paesi speditori, in lettere assicurate, e debbono essere intestate o a « PE~SIERO E VO_LONTA' » o a Et·rico !l'Ialates!a, all'indirizzo: Casella postale 411 - ROMA SOMMARIO: Per Luigi Galleani - LUIGI FABBRI: L'epe-ra più celebre e rara. di Carlo Pisacane - .A. VE: "Saggio sui limiti dell'azione dello Stato,, di G. Humboldt - Hz. e ERRIOO MALA• TESTA: Ancora su "Scienza e Anarchia,, - E. li : :Effetti del sol d'agosto = Lu1G1 FABBRI: Fra Libri e Riviste - B1 RLIOFILO : Curiosità storiche - Posta Amministrativa - Concorso Internazionale - GIUSEPPE FERRAR!: P. J. Proudhon ' 1\ L e 1\ ·F F .E' Co ·n ve r sa z i on i s u I I' A n a re h i s m o Seconda edizione su quella riveduta ed ampliata, edita in Bologna nel 1922. PREZZO LIRE 3. (Aggiu1J1ge1·e li're 0.80 per la spedizione raccomandata. Estero il doppio). Inviare ordinazioni accompagna.te dal relativo importo a: M O N T ICE L LI TE 1111S T OC L E Casella Postale 299 - ROMA F.1\SeISM0 B 0-EMeeRRZIR di S1\VERlt> MBRL.INe In vendita presso " PENSIERO E VOLONT A' ( " Casella Postale 411 Boma al prezzo di L. 1.50 ·per l'Italia e :&. 2 per l'Es~ero. Biblioteca Gino Bianco

• (Seconda Edizione del N. 15 sequestrato PENSlERO E--VOLON-TA • - Anno 11.1.- N. 16.. • Casella Postale N. 411 • Roma, 1O Ottobre 1926 PER LU I G I · -Luigi Galleani ha compiuto nel mese passato sessantacinque anni di età, ed i compagni d'Italia e d'America lo han ricordato· con senso di affetto· e di gratitudine per i quarantacinque e più anni spesi nella santa lotta per la redenzione degli oppressi e l'avvenimento di una superio1·e civiltà u1nana. Noi, vecchi e giovani suoi commilitoni, che pur negli accidentali dissensi tattici, abbiamo s~mpre _serbato per lui calda a1nicizia e sincera ammira,rlone, mandiamo al · Galleani il nostro fraterno saluto, ed il fervido augm·io che la sua salute possa presto rifiòrire e permettergli di ridare alla causa dell'anarchismo tutta quella sua attività che fu già tanto ·efficacenei periodi di seminagione e che potrà essere preziosa quando saremo all'inizio della realizzazione. · La 1 redazione di Pensiero e Volontà L'opera , ' p1u celebre e rara· di Carlo Pisacane Ho potuto avere in prestito uno dei li):>ri che, nella mia pas~ione di bibliofilo, ho di più ricercato in passato; ed il poterlo avere fra le mani m'è costato u,n viaggetto piuttosto scabrosò: i Saggi Storici-Politici-Militari sull'Italia di Car10 Pisaéane, che anche nelle maggiori biblioteche d'Italia manca o ~ incompleto. Ricor~o che quando si misero in v•endita all'asta, in Roma, i libri della biblioteca di Francesco Crispi - in, ~cui la letteratura rivoluzionaria europea era largamente rappresentata -· il primo volume, l'unico che v'era, dei Saggi del Pisacane fu comperato da ~~n Ministero ·per 300 lire; ed io, che vi a \·evo potuto racimolare per pochi soldi qualche \'olume del Proudhon, impotente a superare con altra offerta una somma per m·e cosl elevata,. b~rdai con invidia- le n1ani che ~i p,crtavan via quel cimelio i)ih1iogr!t6c-o dell~ rivolnzione I 1 • 1,a tana ... ()ra questo libro l'ho pr-essn di· n1e; · e ne »foglio le pagine con tu1 · m,aggior senso di commozione, in quanto la rnpi:1 che 1JOSSO consultare è la mied~ima eh.e fu ritrovata,' circa cinquant'anni fa. Fu, se . ben ricordo, verso il 1878, che· Cafiero scriveva ad un amico : t« E11Teka ! •eurek\a ! !ho \trovato gli scritti di. ·Carlo Pisacane ... ». Egli avrebbe voluto curarne una nuova edizio;ne, ma ciò !e avverse circostanze non gli permisero . • i liot ca i o s·anc Saverio Merlino pubblicò poc,o dopo d'aliora· un opuscoletto su Pisacane; e 1Più tardi p-2.rlò a lungo di lui, sviscerandone il pent>iero anarchico, Niccolò Converti, :finchè. ne.1 1894 Graziadei, Malagodi ·e Olivetti pubb1i· carono a· Bologna la ,parte più importante e t' ncor viva di quest'opera - il Saggio su La Rivoluzione - con una bella ,pref.azione di C'•olajanni. tQUeS'\to volume, ora jeis,·a:urtto e quasi 1ntrovahile., fu diffuso molto tra gli rnarchici e i socialisti fino a una decina di anni d(?lpo. Esso .~ stato ripubblicato dal Son .. zog,no di lMilano ne11a sua Hùta « Biblioteca Universale»; ma questo volumetto si ipre-- s~nta inooinpleto, poichè l'editore vi ha fatto dei tagli, eliminandone qualche pagina, - F•on so ::,e perch è . la credesse poco in teress~n te o troppo rivoluzionaria ... Il quarto voluine - il Saggio sull' Oraina1,z ento dell'Esercito Italiano.- si è ripubblicato, ,a cura ,di Arcangelo Ghisleri, nella « Bibliotetca Rara » del Sandron di Palern10 col titolo· « Co,n1e ordinare la Nazione Ar1n:a ta >) e con _unia prefazione del Rensi. Ma· <1nche questo volumetto· è incompleto, avendone il Ghis1eri lascia te fuori· le parti di ca1 attere, diremo così, tecnico, evidentemente superate dai tempi. Il primo e secondo volume, invece, sono restati sconosciuti ai più, perch,è mai ripubblicati: ·e si potrebbe dire che sono inediti,

362 PENSIERO E VOLON'fA' _____________________ ...:.....__ __ -------------, _____ ... -~··-- - - tanto quella. prima edizione andò in ~ol·hi anni •non· diffusa, ma di51Persa. Mi raccont~.va; auando ·ero ·ragazzo, qualche compagno dei - . più vecchi .che gli scritti di Pisacane non si trovavano più perchè m,onarchici e repubblicsni :avevano· fatto a gara a toglierli dalla cjrcolazion-e, tem,endosene dagli uni il carattere troppo spiccatamente ostile alla c~sa SaLauda e ,daglj altri la _tendenza libertaria. socialistica ,ed antimazzinia,na. Non so qu~nto ci fosse di vero jn tutto ciò. - Non credo d,el tutto inutile per i lettori par lare un •po' <li questa opera, la maggiore e più imipor~ante dal punto di vista delle idee, del n,obile eroe di Sapri, - in attesa che qualche cor.aggioso editore voglia ripubb ~ icar la, noni più a brani ma ·completa. lle1 Pisacane è stato pubblicato, e si trova ancora in circolazione (Alberighi e Legati, Milan-o) un libro di notevole importanza storjca · su La guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49. Esso potebbe eonsiderarsi con1e il complemento storico del· lavoro teorioo venuto dO!J)o,oppure come la sua introàuzione. L'anonimo autore dei cenni sulla vjta del Pisacane premessi alla •prima edizione dei Saggi, nota come nel libro sulle guerre del 1848-49 il Bisacane, che ·pUr•ein esse ebbe tanta parte, « neprure regj~tJ::asse il· suo norr1e ( esempio raro a' dì nostri pieni d'uomini dap;poco e vantatori); •pure coloro che il videro in quel tempo e il conobbero,, volentieri dichiarano che delle buone cose operate da quell~ Con11nissione, la quale tanto conf.erl a d1f.en-dere la città ed a man tenere la gloria deJle armi italiane, parte principale di làude . . spetta al Pisacane; ed a lui v,ogliano debita1nente attribuito anche il vanto di avere ordin.ato il fatto d'arme del 30 aprile, di tanto , onore ~rgomento al no1ne italiano>>. (1) A ·proposito d•el carattere radicalmente _a:ntirnazzin i.ano delle· idee e degli scritti di Pisacane, è un fatto che lumeggia singol_armente la nobiltà d'animo e di cuore di lui l'essere r1) CARLO PrsACA "lf·11;,. Sa1r,i sto1·ici, ecc. - Stabilimento Tipografico Nazionale. - Editore Antonio De Barbieri. Genova, 1818. - Volume primo, pag. X I - XIV. L'anonimo autore allnde alla part presa da Pisacane ' nel 18-!9, nella Comm-issione delle Cose di Gnerra della Repubblic_a romana. creata.diotro proposta li Mazzini dall'Assereblea Costituente. Il M.azzini aveva av ..... to l'idea di questa commissione dopo che Pisacane gli ebbe a lungo· esposte le sue idee sul m0do di raccogliel'e e rior_din.are l'esército della. repubblica. Il fa.tt.o d'n.rme del 3') o.prile (184:9) è quello famoso in cui le t.rup_pa repubblic'tne, comR.ndn.te da Caribn.ldi respinsero la prima volta dalle mura di Roma l'esercito <-ancese. BibliotecaGino Bianco·· egli, nonostante, ·restato fino alla fine non sol,o amico persona1e di · Gi nseppe Mazzini, 1na SU<} collaboratore fino all'ultimo istante d~ sua vita e fino all',estremo sacrificio. La spedizion,e ,di Sapri, com·e è noto, fu organizzata a ·Genova c;laMazzini, e da questi po.Jit1é~men t~ ·a1retta, men tre il Pisacane ne f.u resecutor•e n1ateriale ed 11 capo militare. · J\tlagnifico ,esempio di disinteresse e di abnegaz.ione, da presentare a certi. rìvoluzio- . t!ari dei ·tempi illostrì, i quali pel più piccolo òissenso teorico, spel più piccolo contrasto tattico, si m·ettono eontro tutto e contro tutti . ) svillaneggiano e oltraggiano i più sinceri compagni, .ne diventano -nemici o qua.si, e rendono ìmpossibile l'attuazione pratica di· . qualsiasi iniziativa ! A proposito della collaborazione di Pisacane eon Mazzini, poichè vedo che nei c:en·ni ,premessi a questi saggi l'anonimo parla di « importanti scritture ch•e son degne di es- :-:.erepiù conosciute e 1più lette» date da Pisacane alla rivista L)Italia del Popolo di Lo,. sanna sulla fine del 1849 e il principio del · r850, credo che sarebbe molto utile ricer ... car1e ·e vedere se noh sia il caso di ripubblicarle. Non so se uno di·quegli scritti fosse çuello che un circolo repubblicano di Roma ripubblicava, assai i.nteressan-te, parecchi anni prima della guerra, à,ppunto sulla Repubblica Romana del 1849. ½',originalità delle idee e osservazioni di Pisacane ·potrebbe giovare se non altro a rompere l'uniformità mazziniana . degli scritti rivoluzionari conosciuti in a11eJ ,. tempp .. Si sono ripubblicati, :è vero, di recente parecci1i scritti storici di Ferrari e Catt~neo, che nelle idee s'avvicinano di rpiù a Pisacane· . , u1a il Pisacan.e si distingueva molto anche da ·loro, sopratutto sottraendosi alla suggestione uelle cose francesi, che specialmente sul Ferrari esercitò una inttuenza non seD1iprebuona. Tnfatti. nel «Disegno d€1l'Opera» che il Pisacane pren1etteva f!i suoi Saggi, così si esprimeva : · << C•onvinto che ogni nazione ha il proprio t';~se1e, la propria coscienza che risulta dal· · l'indole ,del popolo, ,dalle '<tradizioni, dalle ~onq1z1oni presenti, dalle aspirazioni ad un avvenire, e che la rivoluzione altro non è che la libera 1uanifestazione di queste facoltà na-- zionali, ~on tras1nissibili da nazione a nazion·e, co1ne non lo sono fra gli 11omini, intesi ripugnanza per quegli scrittori che vogliono coneedere tale supremazia alla Francia, da djstruggere ·aff.ato i principii della rivo1uzio- · -

• PENSIERO E VOLONTA' 363 --------- ------------------------------·------'------- • u~ che ,essi stessi pr?II)Ug,nano ». (Saggi stot·tci, voi I, pag. 1). . 1-'er L'Italia del Popolo di Losanna non sarebbe male fare ciò che il prof. Menghini co~i intelligentemente ha fatto per La Giovine Italia di Marsiglia di quindici anni pri · ·ma .(così interessante, non più tanto per gii scritti di Mazzini ripubblicati r~petutamente ma per gli articoli ignoti ai più di altri coi~ laboratori, come -il H·uon:arotti, il Sism-0nu1 (.:CC. Il -prof. Meri,ghini ha ripubblicato integraln1ente i fascicoli -della· 0-iovane 1talia arricehendola di molte note bibliografiche ~ storiche; •perchè non si potrebbe fare la stessa cosa per L'.Jtalia del Popolof Così si avrebbero anche gli scritti minori di Pisacane, non staccati e riuniti, con criteri arbitrari, ma lasciati nel loro quadro storico ed intellettuale del tem'DO. .,_ * * * Ma torniamo ai 11.ostri .« ~aggi ,,. .. Dei quattro volumi (di iormato 21 x 14 con co- . ' perttna verde scura), i primi due furono- editi a Genova, com'è detto sopra,· dallo Stabilim~nto Tipografico Nazionale di certo Antonio De Barbieri, nel 1858 : vale a dire subito l'anno dopo la fine eroica di Pisacane e dei suoi com!Pagni. Gli altri due volumi, invece, il III e il IV, furono !Pubblicati nel 1860 a Milano, nella tipografia di Pietro Agnelli. Il primo volume è di pagg. 102, il secondo vo- , iu.m·e -di ,pagg. 179, il terzo volume di pagine 189, ed :il quarto e ultimo di pagg. r68. Gli editori vi hanno aggiunto, in appendice. · il « Testamento politico» scritto dal Pisacane all'atto di !Partire per l'ìmipresa. di Sapri. Nell' esemplare che ho sott'occhio vi sono, specie nel primo e nel terzo volume molti segni in lapis, a fianco ,dei brani più caratteristiaimente antidinastici, o ·antimazziniani, o socialistici; e iti fondo, sempre a lapis, an-- notato il numero delle 'Paginie· sul Piemonte, sugli Stati Uniti ,ecc. citabili o da riportare; probabilmente di mano di Ca.fiero. Oal secondo volume ogni saggio porta sul frontispizio interno •per epig,rafe queste pa· role <li Giordano Bruno : « Non temete nuo· tare contro il torrente; è d'un'anima sordidia pensare come il volgo perchè il volgo è -ifl . magg1oranza ». -Nel primo volume il Pisacane <là il « Dise .. gno dell'opera», di cui ho riportato sopra alcune parole della prima pagill'a. Egli dice che la cagione principale che lo determinò a quel lavoro fu il bisogno di formarsi un con-- lio ec • '-n Bianco vin cimento che poi fosse norma delle sue azioni e sem,pr•e l'avesse manrtenuto negli stessi propositi. Egli vi cita come suoi autori il -Machiavelli, il Vico, il Pagano e il Roma .. gnosi. ed in specie dagli ·ultimi tre si s-entì rischiarato .i.'intelletto, fino ad apparirgli in un ordinato insieme, ciò ch•e prima sembravagli sconnesso e con_fuso. Egli definisce la sua impresa cosi: determinare z:' avvenire d' I~ talia, studiandone il Passato, e senza .;.mbastardire ra nostra recisa nazionalità. (Vo]u .. me I, vag. 7). Il Saggio Primo ba per titolo : Cenno Storico d'Italia - il quale in cinque c3{Pitoli riassume la storia italiana fin dalla preistoria e dalla 1eggenda, anteriori ai Romani, per venire fino agli ultimi rivolgimenti dei tempi suoi (1850). La ripubblicazione di questo saggio no.n,mi parrebbe inutile neppure oggi, benchè 1J prog,r,esso degli studi storici dai tempi del Romagnosi e del Sismondi _fino ad oggi abbia modificate parecchie opinioni, rese meno attendibili alcune ipotesi, e sviluppate e rese possibili, anche dal pUillto di vista ri· voluzionario, più numerose considerazioni. Pure il riassunto del Pisacane serba molta della sua originalità, specie man 111ano che egli si avvicina ai temipi moderni e. contemporanei. Dei teIIlll)i di Roma Pisacane analizza le r~gioni ·dreH.avirtù ~rimitiva e della susseguente corruzione. Egli queste ragioni le vede ~n ,quello che :più tardi fu chiamato determinismo economico : « Sono le leggi economico sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro v1ortici: il diritto di proprietà illimitato, ovvero il diritto di possedere più del bisognevole, mentre altri mancà del. necessario, fu- la sola cagione per cui raddero in dissoluzione i Rom:aniJ ·come· già, 1Per la ragione stessa era avv.enuto ai MagnoGreci ». ('\Zol. I, pag. 32). Poco •più innanzi (pag. 33 e 34) egli nota che il principio_ d'aut,orità dalla crescente disuguaglianza economioa veniva rafforzato, e che invano aumentavano le garanzie giuridiche <li libertà della plebe, sotto la spinta di questa: tali garanzie erano sempr,e più frustrate dal rafforzarsi eco~omico della oligarchia· dominante. E da tutto ciò il Pisacane deriva queste conclusioni : « 1 • il principio su- cui iè basato un sistema sociale, trasforma ç volge a suo vantaggio ogni istituzione, eziandio quelle fattet per ienire i mali che da un tal principio ri;;ltltanoe tutti i rivolgimenti che, senza sbarbicare _ '/ •

3o4 · ·- _'"':. ___ _ -------------- il principio, tendon,o a creare ripari contro di esso, non ·producono che dantt11, concedono nuove e [)Otenti armi al nemico. I mali cresceranno in immenso, fi,nchè o gli op-p:r;essisi decidano ~<l abbatt 1ere quel principio, o tutta la soci,età ne rimanga distrutta. · « 2. La cagione atta a turbare illimitatamente ·,1'-eg·uaglianza m.a1teriale, lill' una società, la menerà alla ruina; l'eguaglianza morale, senza la materiale, ,è un assurdo, una menzogna. « 3. Non è già mel modo di· 0oncedere il suffragio e n-ell'universalità di esso che consiste la libertà; ma bensì nelle istituzioni volte a limitàre l'autorità. cc 4. Se il popq1o non giunge a conoscere chiaram-~nte. ciò -che <leve pr:etendere, i .rivolgi)11enti sono infruttuosi. I potenti si governeran1no coptro il pO!l)olo sel!lpre n-el modo stesso : . quando un· cavallo vi sca·pp,a, lo richiamiate con le carezze; ripigliato, i·h f:1te sentire freno e sproni. Con tal mezzo sono sempre riusciti e riusciranno, quan+'!tnqne da tutti si conoséa. 1',esp,ediente >>. (I den1,, 1 Pav. ~ 3 -X- * *' Naturalmente non tutte le interpretazioni .che Pisacane àà, man 1114Ù 1 0, d-ei fatti· storici cui accenna, io direi ora accettabili. Ma ve ne sono di co_sì giuste, di così moderne [)Ur adesso, che talmente. si dista~cano dai soliti luoghi comuni, che son.i propri anche ai rivoluzionari, da rendere veramente prezioso questo primo volrum-etto dei saggi. Per esempio, sfuggendo alla suggestione ch•e esercita sugli animi i,l ricordo delle. rivoluzioni di Arnaldo da Brescia e di Cola di Rienizo nella Roma medioevale, l'autore ne coglie subito il lato manchevole e quasi dir,ei. infantile, per· ricavarne l'insegnamento eh.e « il trascorrer dei secoli non riproduoe mai, nella vita dei popoli, i tempi passati; come, nel, corso dei fin~ mi, le acque non ritornano mai' in su verso le sorgenti: - quel popolo che, abbattuta la tirannide, vuol esser,e nu,o~amente quel che fu un tempo, mostra che non è maturo alla libertà, non ne è ancora ,degno; •per sorgere a , nuova vita, è d'_uopo si spenga fin l'ultima eco del passato». (Idem, pag. 60. ,e 61). Secondo P·isaoane, il quale cominciava il suo lavoro col sostenere che ogni nazione ·deve P•rogredire segu.endo I.a sua natur,ale tradizione, la tradiziorne italiana è una tradizione di libertà. Dopo il primo infatuamento cattolico ' . che Pisaca:ne deplora ,abbia per s,ei secoli, dal 400 al rooo, reso abietto il popolo italiano atBibliotecaGino Bianco • • traverso un cammino di obbrobrio e di svilimento ed un rimescolamento di corruttele orientali e di barbarie occidentale, dopo Carlq M.agno, -. cui Pisacane nega ogni glòria, èhiamandolo rappresentante della barbarie medioevale vestito alla romana, - la civiltà riprese il suo fatale a,ndare. Mentre oltremon1e prevalse l'aristocrazia e i feudatari vennero a poco a poco assorbiti (con l'ingrandimento degli Stati) dalla rnonar~hia, in Italia il corso delle vicende fu assai diverso: qui il rim,escolamenito dei barbari col mondo romano ed H fr.azìonarsi del feu dal esimo finirono col fa1· prevalere la democrazia Dopoi la vittoria dei Comuni sul ~arbarossa n-el r r 76, l'orgoglio -dei nobili chiusi nelle [oro (.:a'stella fu validamente ,rintuzzato. « I privilegi feu,d.ali sparirono tutti ,e con quelli il potere e il prestigio della nobiltà; il popolo risor· geva in torno al Carroccio, ch•e sostituivasi al . o-ennone baronale. I conti di Savoia, i marche-· ~i d'Este e di Monferrato, cotne potenti, furono i soli salvi da quella tempesta i,n,cui nau-- ft aga vano i feudatari; essi, alJla fine del XII S(;colo, rappresentavano l'elemento barbaro accam1pato in mezzo del riscorto popolo italiano, costituito dal Tevere alle Alpi in più di qu.a... ranta repubbliche '>> (1). · Le invasionii barbariche avevano be11~ì sterrnin·ato tutto ciò che di romano, era stato potent:a politica e patriziato: ma il popolo avt!VA nei suoi vici e., pagi resistito assai meglio; •-·- tanto che allo scorcio •del XII sec. non v'erano più barbari in Italia, m-eno pochi feudatari. e< Il trionfo dei comu•ni fu il trionfo dell' e1ernento italiano sullo str.anièro; e così del vasto mondo romano i soli Italia•ni trionfavano della harbarie e conservavano il tipo dell'antic'l razza » (pag. 64 e 65). P,erò, disfatti i . feu cìatar1 e gli i.nit 1eressi interni pr•ev.alendo sugli esterni; anche le -repubbliche comunali decad-- dero, e più presto dell'antica repubblica romana, perchè alla partizion-e della società fra oruh.!nti ,e mendichi s'era aggiunto quell'individualismo, di origine barbarica, che a tutti gli at-ti dà l'impronrta del più gretto egoismo. A i.,o~o a poco i nobili ripresero il sopraVvl!ll,.. to, più potenti con le ricchezze, che non erano sta ti ~m tern po con le armi.. J)'onde la rovina delle libertà comu.rnali, 11 disfaciment 10 degli splendori della Rinascenza, e il 11uovo prepotere assoluto degli stranieri (Jl Ide11i, idem - Vul. T. pag. 62 - Nel precedente capoverso, non avendo fa.tto che riflssumere i con<.'etti del Pisacane mi sono servito in più punti delle sue stesse espessioni come si potrebbe vedere a pag. 47, 52, 54, 55 e 56.

PENSIERO E VOLONTA' 365 su tutta la penisola, durante il quale il pensiero ittaliano, « agitato da occulti dolori e vietato dalla tirannide, si manifestava n~lle astrattezze fi,losofiche ». Interessante è il giudizio, a· tal proposito, che Pisacane dà di Machiavelli, poi di Giordano Bruno •e'fommaso Campanella. Il primo Iu grande cittad~no che amò l'Italia, ùa libertà e l'indipendenza, ma soggiacque 2;ll'inflnenza dei tempi » e i più lontani dal vero son coloro che nel suo Principe han visto, co1ne il Foscolo, un mezzo «per m,ostrare ai popoli le insidie d-ella tirannide». Il Campan~llf•, il Bruno e il Vannino furono, per Pisa~ne, dei riformatori che precorrevano la nuova vita, che indicavano il ringiovanirsi della società. Nè il carcere nè il rog,01bastarono a soffocare il genio italiano, chè un secolo dopo cc Giambattista Vico, seguendo la stessa filosofia, colorrisce il disegno adombrato da quelli, e le leggi che regolano il destino dei p-opoli non sono più un arcano» (p.ag. 82). Cominciano quindi le prime rivolte di popolo, a Napoli contro gli spagnuoli, a Genova più tardi contro i tedeschi. Poco a poco un nuovo popolo succede all'antico; e quello, malgrado 1 l'Inquisizione e la Com•pag.ntla di G,esù si desta ed -esprime dal suo seno una Italia che superava, perfino, nelle audacie del pensiero 1a Fr.ancia di Voltaire e di Montesquieu. Beccaria, Filiangeri, Mario :Pagano, Romagnosi bandiscono la dottrina della libertà degli individui e dei popoli. cc Quanto quei sommi italiani, _,_ esclama Pisaoane, - più ècgli stranieri dei tem•pi loro, più d~i moder- . nii socialisti sviati dall'eccletismo, toccavano del vero e s'avvicinavano alla soluzione del lJroble1na sociale! » (P.ag. 86 e 87). La rivoluzione francese, la calata di Bonaparte in Italia, le repubbliche della fine del 700, il regno italico dei primi anni dell'8oo sono passati in 11assegnadal Pisacane con vivace acume. Egli vede un segn,o, <lel formarsi del sentimento d'italianità e di libertà negli italiani non soltanto nei subiti ,entusiasmi giacobini degli uni, ma anche nella resistenza opposta ai francesi dagli altri, n,elle rivolte contro la preipotenza francese sooppiate num-erose in quegli anni a Pavia, a Verona, a Lugo, a Genova, a Napoli ecc. E fa sue le parole di Melchiorr.e Gioia a un proconsole francese : .<< l franoesi promiser molto, non attesero nulla; vile ipo-crisia fu chiamare i popoli a libertà e farli poi ·più servi <li prima» (pag. 93). Linguaggio non dissimile tenevano infatti il rei liotec• Gino Bianco ----- -- -- pubblicani Manthonè a Napoli contro il generale Championnet ed il repubblicano Ugo Foscolo in Lombar-dia contro il generale Bonaparte. Da quel t,empo, nota Pisacane, ha principio la sto1"ia dei moder.rui italiani, anelanti di indipendenza e libertà. Sconfitta nel 1915, La nuova Italia contirnuò a vivere nelle congiure e neNe società segrete che si moltiplicarono. Gravi errori cagionarono le sconfitte successive ,del 1820, del 1848, ecc. ma la storia d'Italia, le cui pag.ine <( non han.no che voti, riti di sette, cospirazioni, tentativi infelici, martirii senza fine >> segna ogni giorno un 1:9assodi più verso la realizzazione della libertà e indipend·enza deJtl'Italia uoo. cc Saremo vincitori 6 vinti? >> - si domanda egli, (tPag. 99) nel finire il primo volume di questi saggi; e risponde: cc Se, poco curando la molta e dolorosa e:sperlenzia, c1ech1 seguiremo l'istinto che, per ·1a via obliqua ma in aipptarenza più piana, ci condurrà agli antichi errori, la schiavitù sarà ancora lungca. Se franr camente, troncato ogn·i vincolo col passato e col pr~sente, seguiremo la via aspra ma retta. la vi ttoriia è sicura ». Parole gnandi, che racchiudono una grande verità. - vera per qualsiasi causa di umana giustizia e di liberazionP. * * * I Bisogna rompere ogni vincolo -col passato e col presente, .altrimenti rimarremo ;n.1ella schiavitù, ammoniva il P,ensatore ed Eroe. Lo ammonimento non fu osservato, o lo fu solo superficialmente ed a metà. Di qui il perseverare in, Italia d'ei vecch:- mali. attenuati p,er un certo periodo, rincruditi noi. Che cosa intendesse Pisaoane per «rottura _d'ogni vincolo col passato e col presente « eg-Ii ha spiegato diffusam,ente ruel terzo volume dei SaggÌ, trattando della Rivoluzione e più concisamente disse, alla vigilia del suo sacrificio, nel T estame,n to. Ma anche nel primo vo1ume l'idea è accennata qua e là, come si è visto in qualche brano già riportato .e come ripeteva quando esaminava le cause per cui la rivoluzione francese mancò ial suo SCOII)O: cc I dolori sofferti indica vano il fin-e della: rivoluzione fra;ncese: le guerre civili d~ cui era stata lacerata, le molteplici tirannidi o-li . ' o insopportabili gravami del medio-evo conducevano all'unità, all',eguaglianza, all'abolizione dei prÌvil.egi. Ma il diritto di proprietà, cardine 1Principal,e dlell'antica società, era scosso, non 1divel.to; dunque i mali, sotto

3t36 PENSlERO E Vl>L01\TTA' altra forma, dovevano indubitatamente rinascere : la soli,dità di un edificio non soffre se, conseryando le fondamenta e I.e mura 1naestre, vi studiate solo a mutare gli scompartimenti. La unità anch',essa divenne tirannicle, usurpazione, . privilegio: l'eguaglianza civile un'amara derisione, perchè la miseria dei più assicurava al ricco quei privilegi che la ,legg,e av,eva aboliti.•. Eglino (i don1inatori) furono costretti ad usare la forza per sostenersi; la liber.tà sparì. .. » (pag. 87 e 88). D,ei due volumi dei « Saggi » anoora sconosciuti o quasi in Italia, il primo è certamente il più importante; e per ciò io mi sono diffuso più che altro su di esso. II second101, invece, - Dell) Arte Bellica in Italia, se può avere una sua importanza speciale p~r i cultori -dell'arte militar,e, per noi -e ,per la maggior parte del pubblico profano a tali genere di studi è il men-o interessante. Ed anche per gli studiosi delle scuole milita,ri, l'i.nrteresse ch'esso può avere è quasi esclusivamente storico e documentario, - perchè dal 1850, purtroppo, l'arte del reciiproco massacro• hia fatto tali orrendi progressi, cosl mostruose e imor,evidibili nuove scoperte si ·sono fatte di ordegni, esplosivi e 1nezzi di ogni sorta ·di distruzione, ch,e tutta o quasi le teorie di circa un seco10i fa ne sono state sconvolte e superate. Più lungamente ancora della storia civile, riassunta nel volume precedente, in questo secondo volume Carlo Pisaca.nie tracci,a tutt:a la evoluzione dell'arte militare italiana d.ai tempi dei Romani, -e prima ancora, fino al 1850. Tu:tte le guerre e battaglie combattute in Ita.lia sono passate in rassegna attraverso i tre evi ~rntico, medioevale e moderno. Chi si chiedesse come mai Carlo Pisacane ' rivoluzionario e socialista, dedicasse tanto tempo e lav1~0 intorno ad un argomento da .cui narrebbe av,esse dovuto rifuggire, deve tener conto di due circostanze, soggettiva l'unia e obiettiva l'altra. Carlo Pisacan•e, di nascita 1aristocratica com,e Duca di S. G~oi\T.anni,era stato fin da ragazzo allevato al mestiere delle armi nel colle· gio militare della Nunziatella a K apoli; e in .quegli studi primeggiò. Fu ufficia 1 e niell' ari11a del Genio n·ell' esercito delle Due Sicilie, 1Joi sottotenente niella s~zione Straniera francese in Algeria; nel 1848 fu capitano nella guerra contro l'Austria ~ nell esercito Piemontese, e nel 1849 colonn,elrlo della Repubblica Romana e uno dei capi della difesa. Niente di più naBibliotecaGino Bianco · turale, quindi, ch'egli si diffondesse parecchio intorno ad un argomento, a studia.re il quale i.n, :teoria e in pratica si era particol1arn1ente specializzato. Piuttosto vi sarebbe da meravigl~arsi del contrario◊: come cioè un uomo, per nascita, educazione e lungo -esercizio del coman,do oosì lontano dial popolo soggetto, abbi1a potuto sposare ccn tanto ardore la ca.usa di questo, fino a prècorrere di tan,to 1 tempi suoi, da ,essere nel tem-po stesso indomito rivoluzionario nell'azione e pensatore a,rditissimo socialista ed anarchico. F,orse fu. l'amore, questo sentimento 1rreducibil111ente anarchico che tante rivolte s.uscita fra gli uomini, che mise sulla via della rivolb:ii anche l'ex paggio della corte reale di N iapoli? Probabilmente Pisacane s'era da giovan.etto, quasi ,da ia:nciullo, innamorato d'una fanciulla de1 lL1 su.a età, che ialfuscir di collegio trovò sposa d'altro uomo. L'amore riarse e vi:rnse su tutte le convenzioni sociali; e il giovane Duca, dopo poco tempo, se ne fuggiva all '.estero con la sua diletta. Sulle vie aspre e dolori0se dell'esi 1 lio, allora, egli conobbe la verità, e si consacrò alla causa della libertà. lVIa1non divaghiamo ... La ragione obiettiva, per cui Pisacane continuò ra occuparsi di studi militari, fu che la rivoluzion,e aveva allora bisogno, e del resto ne avrà bisogno anche in seguito, non so-lo di uomini ,di pensiero, di cospiratori, di. ribelli per impulso, ma anche di nomini di guerra. La rivoluzione è quasi sempre anche una guerra, o lo diventa ent.ro breV·etempo. Ciò CarLo, Pisacane accenna di volo nelle prime due pagine di questo secon,do sag· gio, in cui si mostra scettico verso la previsione della scomparsa di tutte le guerre, e afferma che i•n ogni modo -la fine d~lle guerre non si avrà finchè t~tti i diversi popoli e classi non 1avrann0 raggitt-nrt:o un sufficiente equilibrio d'interessi, e che a. tale equilibrio non si . ' g1ungera senza guerra . « Finchè l'Europa, - diceva egli fin da prima del 1857, - è in balla di tre O quattro despoti sostenuti da una selva di baionette, finchè in Europa la decima parte degli abitanti vive oziando nell'opulenza, mentre nove decimi vivono producendo nella miseria, parlare di pace perpetua (parlo ai signori del comitato della .)accì è inu6le ipocrisia ». (Saggi storici, ecc - Vol. II, pagg. 7 e 8). Vi, sono, certo, anche in questo libro affer1nazioni e ipotesi che oggi sarebbero discutibili; ma 11 lettore deve aver sempre 1'"-ivvertenza di non considerare questo volume oome facente ,parte da sè, bensì metterlo in rapporto

PENSIERO E VOLONTA' 3t>7 con gll altri volumi, specie col terzo ed il quarto, - abbastanza conosciuti dal pubblico italiano, - il qa0rto sopratutto, in cui Pisa ... cane studia il !Problema d'u,n ordinamento mi ... litare che non, sia in contrasto col principiio di libertà, o vi' contrasti il meno possibile, ~ cn.e non •possa divenire strumento d'oppressione in mano d'una qualsiasi even,tuale p'ittatu-ra scaturita da una rivoluzione. Di questa parte a~:- l' opera di Pisacane mi sono occupato, - ed oggi i tempi non mi consentirebbero di ripete11ni, -altrove quattro o cinqu,e anini fa (1). Basti riferire una delle conclusioni cui giunge il Pisacane : « La schiavitù ,delle -nazioni moderne. rico1nparsa più terribile dopo sanguinose riv,o,- luzioni, trae sua origine dalla costituzione militare poco armonizzante con la civile; quindi .è un errore fatale trattar con troppa leggerezza l'ordinamento dell',esercito, e per pie- . gars1 a qualche esigenza moinentanea, g.ettare -delle basi false, su cui, in seguito, tutto l'edificio viene ad informarsi; -poichè la cost1tuz1one civile, allontanan<losene, genera quel ,disacco1 rdo, quell'attrito, da cui la tirannil.e immediatamente prende forza ». (Saggi storici, ecc. - Vol. IV, pag. 154). ~1.a, per tornare al seconido volume, che p1u mi interessa perchè più ignoto, anche in esso qua e là incid'entalmente il Pisacane manifesta le sue tendernze socialistiche e libertarie. Anzitutto egli mostra come gli eserciti più vittoriosi e vigorosi· si espressero dal popolo roman,o ~ quando ancora le ricchezze non l'avevano corrotto e non avevano tr0ippo allontamate tra loro le classi sociali. Per queste ragioni l' esercito deJl'Impero fu assai inferiore a quello della Repubblica. Così gli ordinamenti militari sorti nel medioevo dal feudalismo furono un eruormP regresso sugli ordinamenti romani; e reroismo delle truppe repubblicane dei Comuni fu di breve durata, perchè là sete dell'oro, il mercantilismo ·e gli egoismi municipali presto aprirono il varco ,alle signorie, alle armi mercenarie e alile co1npagnie di. ventura, - le quali ultime. trasformando la guerra in un'arte fine a se stessa, fecero bensì percorrere all'Italia una brillante oa,rriera militare, tanto che il Pisacane afferma che la vera scuola di guerra italiana si formò dai venturier1 del XIV secolo» (ipag. 102) ma finirono coi loro vergognosi me.reati con l'essere uno stru· (1) Vedi ·jn Dittatura e Ri'voluzioue uno degli ultimi capitoli che si occupa della difesa militnre int,erna ed esterna delln. rivoluzione . . ro e ·a Gino Bianco mento d'oppr,essione di più n•elle mani dei tiranni paesani e degli stranieri. Nè l'adozione delle milizie locali o nazionali fu un progresso, almeno nei risultati. L'Italia decadde mi,litarmente col decadere politica· menite d1al 500 in poi. Nel solo PietnJOnte !Perdurò una forza militare cospicua; ma il costi .. tuire esso ancora un feudo, la mancanza d1 . un vero sentjmento nazionale, per cui il suo esercito ligio solo alla di.nastia Ducale parteg· g-i.aviaora per lliruostraniero ed ora per l'altro, guadagnandosi fama di dubbia fede, fece si che poco profitto si potesse ricavare daHe sue inilizie nazionali. Le quali, :aippena si presentarono ai confini, le giovani schiere della rivo· luzi.one franicese, furono sconfitte; e i friancesj restarono padroni o arbitri del territorio piemontese, finchè un altro straniero, non ne rilevò le sorti. .Parecchie pagine dedica il Pisa~nie al risorgere dell'arte m±litare sotto l'impulso della rivoluzione francese; ma ,egli se ne occupa quasi esclusivamente per 1a parte tecnica o, diciamo cosl professionale. Egli dice bensì quanto l'arte del combattere e d,el vincere si avvantaggiò dello spirito di libertà; ma non quanto lo spirito di libertà perdette per 1 10 svilupparsi enorme del militarismo. Ma nello studio del suo argomento egli non diventa ,parziale per spirito partigiano. Nota gli errori e gli orrori degli eserciti repubblioani_ e rivQlttzionari (ciò anche per quel che riguarda i fatti di guerra del1le rivoluzioni italiiarue ,posteriori) e non nasconde i meriti e le forturne degli stessi eser .. citi reazionari. Sulla fine del vo,lurne si allude ai disastri e alle v,ergogn·e militari della guerra italiana d·el 1848 chiusasi con ila fatai Novara. E i-1 libro si chiude con la riflessione che 1a disciplina n,on è legame abbastanza forte per tener compatte le file di,un esercito in guerra; le soldatesche sono di niun valore se per interessi non compresi combattono, e sarebbero in;vincibili se combattessero •per una causa sentita e ,popo1are ». (Saggi storici, ecc. VoI. II, pag. 178). Ho voluto deliberatamente diffondermi par,ecchio su questi volumi meno noti del Pisacaue, IPerchè la loro riarità e ,la difficoltà ch"essi siano ripubblicati integralm,ente e presto, - cosa che pure ,n,on mancherebbe d'utilità . oer gli studiosi, - ne restino in qualche mo<1o compensate pei nostri lettori. D'altra ,parte il conoscere l'opera del Pisaca-·

368 PENSIERO E VOLONTA' ---------· ----·- ne anch:e in quelle parti che oggi meno otterrebbero ~1 .conse111sodei rivoluzionari, o che li lascerebbero freddi e indifferenti, è 111-ecessario per cogliere la figura di quel pensatore ed eroe in tutta la sua estensione e comp.lessità. Inc}ubbiamente il Pisacan·e può, figw-ar,e, n,el suo n,oto libro sulla Rivoluzion·e, fra i primi teorici del socialismo anarchico; ma· bisogn~ ricordare ·eh' ei scriveva nel 1850, ed in Italia. Non si può quin<li -esig-ere di, trovare ,niei suoi libri la stessa armonia e ~oncatenamento logiJ co che l'anarchismo ha raggiunto nei successivi cinquant'anni di sviluppo. Meno ineguale e più organioo dello stesso P.roudhon, Pisac.a· ne resta nonostante l'uomo dei tempi soori, e qui,ndi non -esenite <la qualche contradizione e da qualche ·esagerazione, che oggi 1Più non si compren-derebbe. Un'altr.a avvertenza bisogna fare: i quattro volumi dei Saggi ,non furono da Pisacane ri~ veduti -e finiti com',egli avrebbe certo deside· rato. Essi- sono di primo getto; e 1nolte espres .. sioni ,possono essere inesatte, in,dipendente .. mente dailLa volontà dell'autore. ·L'anonimo, che ha scritta la prefazion,e -di quella p-rima ed unica edizione <ldce ipfatti a nn certo IPUnto : e< 1/ooera eh-e Qui si pubblica rimase incom .. piuta e in parte affatto -diso,rdinata- .. L'autore non gl'impose l'ultima mano, ed anzi in molti luoghi cosl lo }asciò· r(il libro), che a noi non sem,pre venn~ fatto distrigar,nte il senso ed il ragionamento per modo, che potessimo con sicura coscienza affermare che cogli•emmo nel segno ed interipetramm.QI giustamente il pen .. siero dell" autore )>. {Saggi storici, ecc. Vol. I, pag. XV). A questo pu,rnto viene spontanea la domanda : E i manoscritti del 1 ibro d·i,Pisacane ove sarann 1a? sono stati affidati a qualche biblioteca o museo, o sono r,estati in mano private? e di chi? Sarebbe poss1bile consultarli i Risponda chi può! Degli altri due volumi,. che son•o certamen:te . . ' . . . 1 p1u 1mu;:>,ortant1,com,e .abbiamo già detto, - quello sulla Rivoluzione e l'altro sulla Naz10-. ne armata, - se -dovessi •parlare dovrei dire molto ,diipiù di quel che ho detto fin qui. Ma sel facessi davvero porterei vasi a Samo e not .. to~e ad Atene p~ichè prima di me di quei due volumi altri ha parlato ripetutamente; e i due volumi stessi sono stati ripubblicati e molto diffusi, citati a lunghìssimi brani in libri opu .. scoli e gio1 r,rnali; ed io farei certament~ una inutile riipetìzione. Eppoi, come ho detto so.. pra, forse le circostanze attuali, non mi per .. BibliotecaGino Bianco · . ' metterebber,o una taiLeripetizione, pur se utile fosse. Q·uei due volumi, e ,più spec1a1inente il terzo saggio sulla Rivoluzion·e, debbono del resto essere letti integ,ralmenlte; ·ed i lettori faran bene a •procurarseli, e meglio ancora se qualche edi- . tore li ristampasse. Essi sono ritornati di attualità, sipeciialmente dopo che ,liarivoluzione russa ha messo ,di nuov,o sul tappeto il problema dell'indirizzo pratico della rivoluzione. Il concetto anarchico, e cioè .arntiautoritario ed antidittatoriale, della .rivoluzione trova nei libri di 1Carlo Pisacane un validissimo appoggio e le più solide argomentazioni .. LUIGI FABBRI. • P. S. - Avevo già scritto e inviato quant;Q sopra, allorchè ho potuto consultare la· collezione della rivista L'Italia del Pop-olo di I,osanna, diretta da Mazzini negli anni 1849-50. Sono dodici fascicoli riuniti in due volumi, e contengono molti scritti del l\tiazzini, tutti noti per.chè ripubblicati più volte; ma vj sono anche inseriti altri articoli di altri autori, cronache, bibliografie, ricordi storjci, docum·enti, tutti di molto interesse. Oa,rlo :Pj~acane fu· <1,ssiduo 0ollaboratore di questa rivista; in nove fascicoli, sui dodici usciti, Vi, sono scritti suoi. Però, contrariamente a quello che io credevo, tali Rcritti sono di argomentn quasi esclusivamente militare, sia pure da un punto di vista rivoluzionario. Inoltre allora, non pa.re eh~ Pisar.Rcne ~i distaccasse molto dal pensiero, o almeno dallP formule e dal linguaggio mazziniano, se a pag. 4-7 del volume II troviamo questa fj~e di un articolo : « I re hanno p_erduto il loro prestigio. Le sperarnze d'Italia stanno oggidì in Dio e nel Popolo. E non sa.ranno tra.dite ». (Fase. VTII). • Ecco ad ogni 1nodo, per me1noria, la nota degli scrit.ti di Pisacane contenuti nell' l talia del Popolo: Fase. 1. La guerra itali·rina _; ìascicolo 2 e 3, 81tlla scienza della guerra (PenSieri, Strategia,, Applicazione della tattica alt'insurrezio<ie); fase. 2. J.Joche 7-,a-rolesulla relazione della cam.pagna del 181J9 in !3icilia ecc.; fase. 5 e 6, Ilelazione storica delle overazioni · mili~ari eseguite dalla Repubblica Roniana (1849); fase. 7, Qualche osser1.1azione B;.ullare.. lazione scritta dal generale Bava della campaUn,a di 1,ombardia nel 1848 / fase. 8, J->oche pa,.. r0le ·sulla. campagna cl1: Bade nel 1849 _; fase. 9, La, neu.tratità della ò'vizzera · fase 12 J!en- -' . ' s·ieri sugli eserciti permanenti. V'è poi un P,Stratto del Rapido Ge11.nos1,1gli u/.tìrni avve•

PENSIERO E V0LONTA' 373 .con noi? Ti ~accoglierelllO col ip~ù grande .affetto senza il minimo t,entativo d'imbalsa- . maz1one. Parigi, 20 agosto 1926. E niagari fosse così solo i7l · agosto I · E. ~I. fra Libri e Riviste OLIVIERO ZuooARINI: Esperienze e Solu. zioni. - Edit. Libreria Politica Moderna Rema. 1926. - L. 10. Questo a me pare veramente un libro prezioso per tutti coloro che, torIDJerntati dalle ansie del giorno per giorno, presi dalle piccole necessità della lotta quotidiana, assillati dalle questioni lparticolari più preoccupanti, perdono ,di vista il problema generale che inteDEssa tutto il popolo italiano e corrono il rischio di sbandarsi dietro soluzioni provvisorie immediate apparenti e contraddittorie, è di perder di vista l'interess.2 più vasto del domani. Io .consiglierei la lettura di questo libro anche .a tanti ohe vivono a,H'estero, che da fuori non hanno più una ,esatta v1s1one della situazion 1 e italiana. A me sern:bra che, al di sopra della cronaca spicciola, e con quella prudenza e cautela -di lingua~gio che sono imposte dalle çircostanze -e che del r•Esto danno un maggior senso di serietà -e solidità alle cose dette, la situazione italiana attuale sia presentata dallo Zuccarini col 1naggiore spirito di verità, senza essere deviato da un otti1nis1no ta,cilon1e1che preparerebbe gravi di:- sillusioni, 1na anche senza l'esagerazione opposta d~ un pe simismo che scoraggi e debiliti. Al contrario da queste pagine scaturisce un forte senso di fiducia in un avvenire non lontano, che può giovare a rianimare gli uomini di buona volontà. Il libro consta di tre pa.rti: un esame retrospet. tivo della esperienza dello Stato liberale, una analisi della situazione attuale sotto lo Stato fa,.. scista, e il prospetto d'una. soluzione futura in se,nso repubblicano de1la crisi politica che stia- . mo attraversando. Dal nostro punto di vista Je prime e.tue parti sono le 1più importanti: sono le parti che mi han fatto dire più sopra che si tratta di un libro prezioso. La· terza parte, naturalmente, è importante anch'essa; ma essa costituisce più un material1e di discussione che di osservazione opietti- \!a. In· quanto in essa l'autore propone il suo prograrn·ma repubblicano, eome mezzo di soluzioliotecàGi o Bianco ne E chi di soluzioni ne crede possibili altre mi- . gliori non. può, naturahnente, considerare questa parte del nbro con lo stJEsso interesse delle altre due. Nè si deve escludere, del resto, che tra le varie soluzioni « statali » che si propong<>no, quest,a ctello ·zuccarini ap1 paia delle migliori, ·~·po ·sa davvero rappresentare un do1nani più buono. ì\rla noi anarchici sia1no tratti a dubitare molto deHa sua possibilità pratica in quanto· la coesistenza dello Stato e dPl Capitalismo è destinata a frustrare gran parte delle SP'franze che lo Zuccarini vi ripone. A ben pensare, anzi, è prop~·io qui il lato debole, la lacuna, del libro: che vi si prospetta l'uscita dalla s1tunzione attuale senza ocpuparsi del grave problema economico, val:e, a dire del1,a necessità che ad una sufficiente libertà politica vada congiunto l'appagamento del bjsogno di liberazione eoonon1,1ca se1npre pit1 sentito dalle masse lavoratrici. Giacchè ci sono a notare i punti un po' crifacabili di questo libro, dirò che forse lo Zuccar1~11 esagera nel denunoiare qualche colpa dei socialisti (che pure ne hanno non poche); e nort mi sembra, per es., ch:e· tra il riformis1no dì quelli ed il corporaz1onjsmo dei fasc.isti vi sia quella somiglianza o quella relazione che ci vede Zuccarini. Il q;ua.le poi esagera in senso op1 posto quando riconospe un « sincero idealismo » in D' Annunzio 1 e· nel suo polpettone chiamato la cc Carta del Q11arnaro >> -- anche se questf" abbia avuto dal D'Annunzio Qualcosa di più della semplic~ forma le'tteraria esteriorA l\ifa questi sono nèi di carattere del tutto secondario. Il valore del libro non ne resta sminuito. Lo studio della formazione, apogeo, decadenza e disastro della Stato liberale italiano è ciò che d; meglio poteva scriversi in un numero relativamente così piccolo di pagine. Il concetto principale, che deriva dall'esame dello Zuccarini (e in ciò io sono molto d'accordo con lui) é che il f ascismio non sia punto una antitesi del liberalismo statale monarchico. bensì una sua derivazione. una conseguenza, l'ultima sua espression~. Lo Sta~ itahano sorse al suo tempo non altro che come allargamento dello_ Stato piemontese, il quale, poi che la pressione •popolare riuscì alla conquista della costituzione, si calcò sul modello francese detl'epoca di Napoleone llI, il crua1e non concepiva il parlamento che come uno stru1nento di più in mano del governo. Tale oostituzione non tenne conto della volontà degli italiani, fu impc:5sto P,Ér diritto di conquista: risorg-imento, ma solo a Inetà; annessione, non liberazione. L'esoonziaJe 4el sistema era nella prevalenza assoluta assei?:nnta

874 -------------------------- ·------------------ . al potere. esecutiYo. Una volta estinte le generazioni uscite dal Risorgi1nento con trooizione rivoluzionaria,, le conseguenze di tal vizio d'origine si fec-ero sentire più forti; e alla fine sboccarono nel f a8cisino. Molto efficace è la cl'itica dello Zuccarini aJ par_ la111entarisrno. ln certi punti la sua r>ritica si direbbe ~uasi anarcliica: « !'€lettore con1pie nell'atto stesso in cui sceglie il proprio rarppre ·entante in Parlan1ento una vera e proria a.bclicazione di po~ . itri, dopo di che per qualche anno non avrà più , oce in c:ap_itolo, non avrà modo alcuno di far valere la propria volontà: dopo il voto egli è res nulliu., >_>. Lf.' elezioni non erano una espressione della volontà _popolare nè col suffragio riRtretto nè con quello uni ver8ale, nè col oollegio uninonlinaL~. nè colla rappresentanza prO'porzionale. Il funziona1nento del parla1nento, mostrato dallo Zuccarini in tutta ln. sua vuotc.1ggine e iinpotenza. si riduceva. nel sostenere o sbalzare di s,zggio un min1sùero. Non altrin!-enti sono passati in esa1ne la burocrazia, 1 cosidetti poteri irresponsabili, il centralismo economico e 1-inanziario, il ritormisn10· opportunista e procaccj ante, il quale ultimo ha non poca r,e_ respan~abilità ctBl formarsi <le}l'attuale spirito accomodante dì una parte delle masse e delle 1111noranze politiche di opp,osjzione par]an1e11ta:rie•. Molto del libro è dedicato al fascismo allo studio ' degli elementi del suo successo, alla sua evoluzione, ai nuovi sviluppi, specialn1ente dalla sua ascasa al pot,er,e in avanti. Su qualcosa io vorrei fare de11e riserve ; n1a anche qui, per cose di poco rilievo A transitqrie. Vi sono in cambio osservazioni e affer, mazioni coraggiose quanto veritiere; e ne va -data. lode all'autore. E' un po' difficile, a tal proposito, entrare in particolari. Lo Zuccarini divide 1'esperj_ ment.o fascista in tre periodj: 1. dalla marcia su Roma alla fine del 1924, in cui il fascismo fu incerto e spesso transigente; 2. dai primi del 1925, -::on la riforma antilibera1e; 3. la politica oe,1 sinda.calismo statizzato iniziata che non è molto t,empo. L'autore passa in rassegna tutte le l~ggi « fa.- scistissime » ed inoltre studia la concezjone dello ~tato sindacalista, derivandone lfl. conclnRione cbA questo ci porterebbe assai più indietro. La conclusione del libro è., da un lato, che ìH. dittatura doveva esser,e, l'inevitabile sbocco del sL atema politico che dura jn Italia da cinquant'anni~ e dall'altro che ritornare al passato significhereb- °he ricominciare lo stesso ciclo per finire nello stesso sboc<>.-0,e che p,e,r rompere il circolo vizioso ·non v'è che la soluzione repubb1ical}a in senso federalista €-cl antinccentratore. In principio di queste note abbiam detta qualche BibliotecaGino Bianco riserva a tale proposito. Lo Stato fedE.rale nau cessa dall'essere uno Stato. Pure, la critica dell<> Stato accentrato dà modo allo Zuccann1 cli aire molte verità sacrosante, che non si ripeteranno mai abbastanza. L' accentra1nento. che la Rivo-luzione francese ereditò dal vecchio regime e co,~- servò può avere, secondo Zucca1ini, corrisposto ad \ln 1 periodo della nostra civiltà industriale e in un certo sensc giovato; ma oggi costituisce un punto di arresto, un, periodo di regresso, di deca,den~a. La. lotta politica e sociale finirà fatalmente per imperniarsi tra. queste due opposte concezioni: centralismo e autono1nia, - o, com.e, dicevano Cattaneo e ]ferl'ar1, accentramento e libertà.· Rompere. l' açoentramento statale non è solo una esigenza po-; litica, n1a altresì economica, poichè tutte le libertà sono solid.ali. Il concetto di autonomia è un punto cardine; e non è possibile che l'azione autonomista possa pombinarsi con quella che fin qui gruppi e 1 pa.rtiti ese,rcitarono sotto l'i1npulso delle dottrine statolatre. L'ordinan1ento nuovo non potrà poggiare su altre basi che non siano regionali e federali. Tali le conclusioni dello Zuccar1n1. Il quale -però intende la Re~ionie, come hnero aggruppamento. L-a regione non può essere imposta. .. Sia nei suoi confini, sia nella sua form'fL di orga- . nizzazione, è alla libera scelta chA si deve dar campo. QueUo çhe importa è che gli aggruppamenti regionali si costituiscano liberamente. secondo ~i interessi; le aspirazioni, i bisogni. C~ì pure è esRenziaJ.e, che le autonomie si realizzino nella organizzazione della Regione ner libera "celta e liberi aggruppamenti. Il sistema parlarnentare non ·è proprio quello che può •essere preso a modello. Le autonomie regionali non possono altri1nenti concepì rsi che sulla rappresentanza deizli jnteressi liberamente raggruppati ,e federati. Tutto quanto so1 pra (che io ho riportato quasi con le stesse parole dell'autore) parrebbe un lin- ~uaggio quasi anarçh1co. Ma lo Zuccarini non si spinge fin là., non va alla negazione dello Stato. Al contrario egli sostie,ne che Jo Rtato deve esiRtere, e che biso2:na ricostruirlo. Vero che il significato di quefite parole è tutto suo, sicchè noi H ~uo « Stato » potremmo tradurlo nella for1nula cc Meno Stato » ; ma la concezione statale permane in 1.ui con l'illusione che, sia possibile uno cc Sta- • to di tutti » a base di democrazia diretta, referendu1n, diritto d'iniziativa, ~nffragio universaYe. ecc. Non vogliamo affatto negare che tra una forma e l'altra di Stato possano esservi differenz.e, notevoli e che l'una possa darci maggiori fastidi del1'altra; ma, in quanto lo Stato resta tale, esso

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