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Una biblioteca e una emeroteca digitale

per riandare al passato e riflettere sul presente.

La Biblioteca Gino Bianco con la sua emeroteca digitale di riviste, opuscoli, libri di storia e di politica, dagli ultimi decenni dell'800 al secondo dopoguerra del 900, si propone in particolare di far conoscere, innanzitutto ai giovani, le tradizioni di pensiero e di impegno sociale, italiane ed europee, del socialismo umanitario, del libertarismo, del liberalsocialismo, del socialismo democratico, del repubblicanesimo, del liberalismo democratico e del federalismo, rimaste minoritarie, spesso calunniate, per lo più dimenticate, a cui la Storia, e solo lei, col tempo, ha dato ragione.

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Il '68 delle riviste

Dopo i Quaderni Piacentini continuiamo a mettere in rete alcune delle riviste più significative che hanno a che fare col ’68:
grazie alla collaborazione con la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna, è online la collezione completa di Quindici, il mensile fondato nel 1967 da alcuni dei componenti del Gruppo 63 (Balestrini, Colombo, Eco, Giuliani ed altri) e stiamo completando quella di Lotta Continua settimanale (69-72), espressione di uno dei gruppi della sinistra extraparlamentare più importanti.
Inoltre abbiamo messo in rete Quaderni Rossi, la rivista operaista fondata da Raniero Panzieri nel 1961.


"Quindici non ha nulla da dichiarare, anche perché si ripromette di essere parziale e contraddittorio. Quindici spera di diffondere dei dubbi e di rovinare alcune certezze: d’essere insomma, un sano elemento di disordine. Ogni autore sottoscrive le idee che portano la sua firma, e quelle soltanto. È un periodico redatto da un gruppo: ma ciascuno dei suoi appartenenti è perfettamente libero non solo da ogni disciplina redazionale, ma anche da ogni presunzione di affinità. … Non faremo alcuna discriminazione ideologica di generazione: basterà che ci siano simpatici. … Non ci si occupa certo di cultura in quei supplementi dei quotidiani e dei settimanali che hanno scoperto la letteratura come "buon affare”; né nell’unico settimanale letterario italiano … ; né sulla stragrande maggioranza delle riviste specializzate … Non ci si occupa di cultura negli uffici "culturali” dei partiti, né alla televisione, né, con pochissime eccezioni, nelle università. … Con questo mondi di interessati e di taciturni, Quindici non vuole aprire un dialogo, neppure polemico: non accetta il discorso e vuole porsi come alternativo. … Può sembrare che nel nostro giornale la letteratura abbia una parte preponderante; in parte ciò è vero, ma col succedersi dei numeri il lettore vedrà che anche la letteratura è un punto di partenza per affrontare nella maniera più lucida possibile tutti gli aspetti - culturali e politici - della "conservazione linguistica”. ...
(dal n. 1, giugno 1967)



"L’idea di questo giornale è quella di trovare i nessi per saldare le lotte operaie con quelle degli studenti, dei tecnici, dei proletari più in generale, in una prospettiva rivoluzionaria. … Oggi grazie ai collegamenti realizzati, l’iniziativa di questo giornale non parte più da una singola sede, ma da gruppi di compagni impegnati e legati a situazioni di lotta, in una serie di città … Da tutte queste sedi, una volta alla settimana, compagni impegnati nel lavoro politico si incontrano per discutere e coordinare il loro intervento nelle lotte. Questo giornale vuol essere uno strumento di organizzazione collettiva della lotta di classe. Deve cioè collegare tra loro tutti questi compagni, portando avanti una precisa linea politica, ma nello stesso tempo deve essere diffuso a livello di massa sia per permettere a tutti i proletari che lo vogliono, di avere un quadro generale della lotta di classe, sia per mettere in grado le masse, che sono le vere protagoniste di queste lotte, di partecipare direttamente alla elaborazione, alla discussione e alla critica della linea politica che esso porta avanti. …
Chiunque usi la presenza di politiche diverse per giustificare l’immobilismo, il caos o il compromesso permanente, rifiuta perciò stesso la verifica dei fatti e ostacola lo sviluppo della lotta. Da questo punto di vista noi pensiamo che non passi alcuna differenza tra un volantino, un giornale nazionale o un capannello fatto davanti alla porta di una fabbrica. A questo punto ci resta il giornale da fare". …
(da Questo giornale, nel Numero unico dell'1 novembre 1969)



"I «Quaderni rossi», d’altra parte, non volevano essere una rivista teorica o di cultura, nel senso stretto del termine. Evidentemente, però, colsero nel segno, in quel loro insistere sull’esigenza di una ripresa del marxismo in termini di centralità dei rapporti sociali di produzione, di analisi dei sistemi di fabbrica, di critica radicale della presunta oggettività della scienza e della tecnica. Non c’è dubbio che sul piano politico le loro proposte alle organizzazioni del movimento operaio per un rilancio e un’unificazione delle lotte in funzione rivoluzionaria e "antisistema” furono drasticamente sconfitte ed emarginate, per certi versi addirittura ostracizzate come avventuriste; ma è indubbio che quelle proposte e il loro coté teorico avessero riscosso comunque un notevole interesse, tanto a livello intellettuale, nelle riviste e nella produzione culturale, quanto in vari ambienti politici e sindacali."
(Marco Scavino, Raniero Panzieri, i "Quaderni Rossi" e gli "eredi", in Aspettando il Sessantotto, Accademia University Press, 2017)

La Critique Sociale è online!

La rivista, promossa dal Circolo comunista democratico, radunò intellettuali e comunisti dissidenti, a partire dal direttore, Boris Souvarine, espulso nel 1926 dall’Internazionale e dal partito comunista francese.

Vi scrissero, tra gli altri, Georges Bataille, Lucien Laurat, Michel Leiris, Raymond Queneau, Simone Weil

..."Au déclin de la pensée socialiste ou communiste correspond indubitablement un abaissement du niveau intellectuel du prolétariat, ou plus exactement de sa fraction considérée comme la plus avancée. Dans quelle mesure les deux phénomènes se reflètent l’un dans l’autre, ou réagissent l’un sur l’autre, la question reste à traiter. Toujours est-il que la constatation optimiste d’Engels, attribuant à la classe ouvrière le rôle de conserver le sens et l’intérêt de la théorie ne se confirme pas de nos jours. À ce propos, des explications diverses se présentent à l’esprit, mais ce n’est pas ici le sujet. ...
Dans cette situation sommairement esquissée à grands traits, des hommes qui ne désespèrent pas de l’avenir veulent s’employer à le préparer. Les mauvais jours des lendemains de guerre et de défaite ne sont pas éternels. Les générations frappées d’impuissance par la plus grande tuerie de tous les temps et par ses conséquences immédiates feront place à d’autres. Les besoins d’une époque nouvelle doivent engendrer les forces qui fraieront de nouvelles issues. Et à la jeune génération demain en scène, il y a un héritage à transmettre qui peut épargner bien des tâtonnements, faire l’économie de bien des erreurs. Du moins est-ce la conviction des rédacteurs de la Critique sociale qui se mettent au travail.
Assez de revues ont formulé d’ambitieux programmes jamais réalisés. Notre rédaction juge préférable de se fixer comme point de départ une tâche modeste et nécessaire à la fois plutôt qu’un but prometteur peut-être inaccessible. Cette tâche a son intérêt en soi tout en ménageant et en favorisant un développement futur vers des étapes supérieures : il s’agit surtout de commencer par recenser brièvement la production intellectuelle dans le domaine social, d’en tenir à jour une bibliographie critique, de rendre compte des idées qui cherchent à percer, de faire régulièrement l’inventaire des éléments nouveaux susceptibles de s’incorporer aux conceptions déjà connues, de dégager enfin le sens des courants qui s’élaborent à travers de multiples publications.
En l’absence de toute revue bibliographique spécialisée, la Critique sociale se trouvera combler une lacune. Elle sera un instrument de travail utile à tous ceux qui étudient les questions politiques et sociales, les sciences économiques et historiques, la philosophie et le droit, et cherchent à s’informer, à se documenter pour se faire eux-mêmes une opinion. …
(da "Perspectives de travail", di Boris Souvarine, n.1, marzo 1931)




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