Nuova Repubblica - anno II - n. 22 - 25 novembre 1954

I CilOll.lll\11 l\lllLLll SOCIBTà PROSPETTIVE di Paolo Lev; T RA il l948 e il 1953. 11el/e 110- stre Scuole ed Università, una gioventù in parte qualunquista, in parte fascista, si mostravo pronta a lasciarsi trasportare da idealismi pe– ricolosi ed irrazionali. Dopo il 7 Giugno, hanno comfo– cinto a sorgere e ad affermarsi veri e propri gruppi di giovani che, sotto l'egida di un giornale o di 1'n'asso– ciazione culturale o di un movimento politico, stanno mettendo nell'ombra quegli elementi chiassosi, che fino al– lora avevano esplicato la. loro atti– vità scrivendo sui muri: « V iua Trie– ste! > e costruito la loro coscienza politica e culturale sul Candido e sul Borghese di Longanesi. «Momenti», un'interessante rivi– sta giovanile che esce a Torino, sul numero di Giugno commenta un'in– felice frase apparsa in un articolo di Eugenio Montale, « sulla nuova ge– nerazione che non sa più credere a nulla». Dispiace che un uomo di grande levatura e sensibilità come Montale sia così staccato, o nieglio completamente fuori del mondo nuo– vo se pure molto imperfetto dei gio– vani, che si sono messi a lavorare con indiscutibile serietà. ·e interessante notare che tutti que– sti gruppi che si muovono attrauerso riviste giovanili, come Critica Libe– rale, Terza Generazione, Mulino, Mo– menti, pur avendo posizioni politiche culturali diverse, si richiamano alla Resistenza. Richiamarsi alla Resisten– za, ed avere quasi un culto per essa, çenza per questo accettarla corne un dogma, discuterne il significato sto– rico e culturale e riconoscerlo come un movimento di progresso rispetto nl vecchio mondo tradizionale e con– servatore, significa possedere una fe– de onesta, ed anche unn chiara vi– sione storica. Ci si deve augurare che c,ntinuirto a nascere di queste rivi– ste e. di questi gruppi giovanili. Ci sono tante cose da dire, tante cose da chiarire, tante battaglie da combat– tere, e la strada. che è stata intra– presa merita di essere percorsa con entusiasmo. Intanto n Torino, a Milano e pen– so anche in altre città, stanno na– scendo ed organizzandosi vari gru P– pi giovanili sotto l'insegna di U. P. Ad esempio a Torino il nostro la– voro di penetrazione e di propagan– da. tra gli studenti sta dando buoni frutti. I giovani sono essenzialnien– te universitari e medi; purtroppo, i giovani lavoratori mancano, ed è dif– ficile trovare il modo di avvicinarli. L'attività è specialmente di carat– tere culturale, divisa in cicli di con– versazioni per i soli aderenti ad V. P.; essa è organizzala dai soli giovani, che tengono loro stessi le conversa– zioni sulla storia del movimento so– cialista. e sindacale in Italia, e sui problemi della vita contempora11en. Molti di noi si sono fatti un'infa– rinatura politica sugli articoli di fon– do dei quotidiani e sui reportages da Rom.a e dall'estero. Si sente oggi l'esi– genza di procedere in modo pi,ì se– rio: studiare sui tisti documtnlati, su cui si potrà discutere e trarre le relative conclusioni. Oltre a questi cicli di conversazio– ni interne è stata presa l'iniziativa di tenere conferenze sui vari problemi che il momento può p~esentare, ùwi• tando altri giovani di altri partiti o associazioni: questa è un'iniz.at.iva che ha come primo· scopo di farci (OflOSCUf'. li J,roblema J,olitico immediato che si presenta ai giovarli di U. P. è quel– lo delle alleanze nelle prossime ele– zioni universitarie. Snrebbe intere.r• sante aprire al riguardo uno scambio di vedute su queste colon,;e. Corì noi giovani di U. P. t,vrem.o la buona occasione di incontrarci. L' I MBE ee ATA DEI PARTITI · di Pietro Bianconi À parte alcuni renacoli di giovani intellettuali che hanno iniziata la propria battaglia. su posizioni del resto esclusivamente intellettualistiche, con pubblicazioni dalla diffusione circo– scritta alla sola città sede della re– dazione, sono sostanzialmente tre le organizzazioni giovanili che fanno capo a partiti politici, ciascurta sorretta dalla certezza di rappresentare i bisogni e le aspirazioni di tutta la gioventù italiana. e cioè, la infaticabile organizzazione co– munista, la mastodontica· organizzazio·– ne cattolica, la rumorosa combriccola studentesca missina. La FGCI ovverosia « le mezze ma– niche ciel Cominform dei piccoli », cosi Lancio detr Amico intitolava un suo ar– ticolo su « Risorgimento Socialista» del 15 novembre 1953. « Far carriera è il vero ideale e l'unica preoccupazione dei funzionari dell·lnternazionale giovanile comunista». Nel 19H la FGCI, « dopo aver per anni imitato meccanicamente i metodi di lavoro e le parole d·ordine <lei partito, è diventata una perfella organizzazione burocratica tipo fascista, amministrata da uno stuolo di bravi im– piegati d·ordine e di concetto». Se tale è la mentalità dei dirigenti centrali e periferici, nel quadro raffi– gurante l'ex GIL riempiono una lacu– na i dinamici esponenti delle sezioni locali: infaticabili nella preparazione delle bancherelle per le annuali feste dell'Unità, ostentano sviscerato amore per lo studio e dalla lettura dei setti– manali e periodici a rotocalco, tipo « Vie Nuove », « Calendario del po– polo», « Notizie Sovietiche», << Tta– lia Urss », « Avanguardia » e il bollet• tino dell'attivista, attingono insegna– mento e guida alla lettura di testi mar– xisti e sono informatissimi sulla storia ufficiale del PCI e sulla biografia dei capi; organizzano gare sportive e com– pagnie di giovani attori, cantanti, co– mici1 ballerini ( e per questo sono sem– pre alla ricerca di « promesse>> e di giovani atleti) e con ciò ogni anno rie– scono ad impinguare le fila del partito. Ma sul piano politico, a_ parte l'ap– pello lanciato a tutta la « gioventù pa– triottica» nell'occasione della visita in Italia del generale Eisenhower, allora comandante della NATO, e il ribatte– re sempre questo medesimo chiodo negli anni susseguenti, e i commo– venti appelli per Trieste, chi segue la stampa giovanile comunista sa che i temi accennati su quelle colonne hanno soltanto una chiara impostazio– ne srnndalistica, elettorale o, quando vi si dibatta un problema sociale (di– soccupazione, apprendistato, leva mili– tare obbligatoria, scuola), apologetica nei riguardi della mirabile gioventù sportiva di « oltre cortina » che, ovvia– mente\ questi problemi non può più ri– solvere. Altra organizzazione giovanile aven– te lo scopo esclusivo di terminare ogni anno con successo la campagna tesse– raiola è l'organizzazione missina. Que– sta è formata da figli di ex squadristi e derivati, gioventù prona sull'altare della Dea vendetta, e da giovani stu– denti inconsapevolmente fetic.isti, stuz– zicati nell'amor proprio dall'andar con– tro corrente. « Noi andi:imo contro corrente (af– ferma uno di loro, F. Gianfranceschi, su « Lotta Politica » del 23 febbraio 19H) perché crediamo nella santità dell'eroismo .... Noi siamo pronti a com– battere aspramente ogni ideologia sov– versiva, nel suo pensiero e nella sua azione. Lanciando l'allarme a tulli i giovani d'Italia intendiamo accoglier– ! i nelle nostre file per compiere insie– me la grande opera ». Basta fermarci qui: il « carattere eroico » di questi pupaizi sognanti i gambali e il fez non ha bisogno di una lunga analisi. NUOVA tlEPUBHLICA 3 POLEMICA E GIUSTIZIA G RAN scalpore si è fallo di recen– te da parte di qualcuno (che oggi scatena una violenta cam– pagna giornalistica sul caso Sotgiu) sulle polemiche di stampa, che « di– sturbano il sereno corso della giusti– zia » ed inscenano « deplorevoli spe– culazioni di parte». Francamente, non possiamo nascon– dere la nostra sorpresa che ci sia chi si sorprende di quanto accade. Basta riandare con la mente alla non meno faziosa cagnara che fece, nel 1903, la stamp., clericale, speculando abbondan– temente sul famoso delitto Murri. E s'avverta: allora, quando fu trovato il conte Bonrnartini, marito di Linda Murri, morto in casa sua, a nessuno - né della Polizia, né della Magistratura - venne in mente di dire che egli fosse morto in seguito ad un ... semi– cupio; ma tutti - laici e clericali - parlarono di delitto ed incitarono gli organi competenti a ricercarne gli au– tori. Lo stesso prof. Augusto Murri, clinico di fama mondiale, appena ebbe la confessione del figlio avv. Tullio, capo del partito socialista di Bologna. s•affrettò ad informarne il giudice, il quale così poté arrestare il colpevole e seguire una. via diritta. Né· vi furono silenzi d'omertà o autorevoli complicità che tentassero di ·salvare o di attenuare. Anzi, la « tetra Frammassoneria », additata come l'am– biente materialista, in cui solo si pote– vano sviluppare questi germi criminali, non offrì asilo agli amici caduti nella colpa, come, proprio in questi giorni, è accaduto a Genova, ove un sedi– cente marchese, noto per la sua osser– vanza del culto ecclesiastico, ha tro– vato, dopo tJn fallimento truffaldino, larga e lunga ospitalità in un convento di Frati, i quali, poi, si sono giusti– ficati d icenclo che essi ... non leggevano giornali. Ed il signor marchese, capo dei Cavalieri del Santo Sepolcro. è sempre uccel di bosco, come « imbo– scati>> sono e rimangono i suoi tesori. E la stampa « laica » non ne fa gran chiasso; mentre a Bologna, nel 1903, non ostante che ormai l'autore fosse arrestato e, con lui, anche la sorelb ed altri complici (fra cui un professore dell·Università). i iziornali clericali mi– sero sossopra l'Italia, denunciando I'« ambiente corrotto » della famiglia del prof. Murri « libero pensatore»; si presentò il delitto come una con– giura << laica » contro il conte Bonmar– tini « uomo di chiesa »; si reclamò e si ottenne l'arresto dello zio avv. Ric– cardo Murri, capo del partito radicale; si lanciarono contro il vecchio scienzia– to le più infamanti accuse (svanite do– po le querele); il giornale clericale « Avvenire d'Italia>> colse l'occasione E veniamo ai cattolici. Le moltepli– ci organizzazioni giovanili che fanno capo alla D.C. o alle gerarchie vatica– nensi si fregiano di pittoresche sigle. Vediamone qualcuna: la GIAC (Gio– ,·ent,, Italiana di Azione Cattolica); ASCI che vuol dire Associazione Scau– tistica Cattolica Italiana; AGI o Asso– ciazione Guide d·1talia, ecc. Gli appartenenti all·Associazione Scautist1C.1, che dagli otto anni sino agli undici si chiamano « lupetti », da– gli undici ai sedici diventano « esplo– ratori >>e dai diciassette anni in poi si chiamano Rovei;s, debbono superare queste prove: sapersi genuflettere, sa– pere quando e dove furono battezzati e quale è la parrocchia da cui dipen– dono; l'esploratore deve meritare la fiducia, dev'essere leale verso la Pa– tria, i genitori, i capi e i suoi datori di lavoro; deve obbedire agli ordini, sorridere sempre, anche nelle avversi– tà; dev'essere economo, puro di pen– sieri, parole e opere. Giura che servi– rà Dio, la Patria e la Chiesa (leggasi a proposito l'interessante inchiesta sul– lo Scautismo Cattolico• di F. Paolo Glorioso sul « Mondo » del 15 di– cembre 1953). Che cosa fanno i socialisti, che cosa fanno i democratici in questa situazio– ne' L'UGI merita un discorso a parte: essa non è e non vuol essere la posi– zione esclusiva di un partito nell'am– bito universitario. i1a i partiti sociali• sti e democratici hanno finora brillato per una completa assenza di politica attiva fra i giovani. Questo problema va affrontato da Unità Popolare, con idee chiare e con largo spirito di aper- 1ura. per portare la polemica sul piano elet– torale. alla vigilia della lotta ammi– nistrativa, per difendere il blocco cle– ricoconservatore contro il blocco popo– lare, ed, incurante d.ogni rispetto per l'istruttoria giudiziaria in corso nor– male, imbastì un'istruttoria per conto suo. Anzi, secondo quanto ne scrisse il corrispondente obiettivo del « Cor– riere della sera » A. G. Bianchi, il giornale bolognese, in questa campagna feroce, fu tanto insistente ed insidioso da ridurre al silenzio tante voci oneste e da divenire « la fonte esclusiva di ciò che la stampa italiana pubblicava sul raccapricciante delitto». Si giunse perfino ad inveire contro un candida– to della lista clericomoderata per il solo fatto che egli aveva accettato d'essere difensore d'un imputato del processo Murri. Insomma le passioni agitarono l'opi– nione pubblica a tal punto da far ~cri– vere al Ferrero sul « Secolo » che, in Jtalia 1 la rivoluzione risorgimentale aveva appc-na sfroncl<1,to l'albero della vecchia classe, ma ne aveva lasciate intatte le radici, « sul cut ceppo, a metà imputridito. crescono ancora nuo– vi rami divenuti poi tanto rigogliosi da metter nell'ombra lo spirito laico ed i principii democratici della classe nuova». di ALFREDO POGGI Così, d'altronde, era accaduto per il processo Palizzolo, che aveva messo in luce il torbido ambiente della mafia siciliana, ove non solo si ordinavano estorsioni, ma si manipolavano anche i brogli elettorali governativi e così... si ripete, naturalmente, per il « caso Montesi ». nauseabondo sintomo della pili sfacciata immoralità di certi am– bienti romani, cui sembrano non estra– nei uomini politici e funzionari sta– tali. Ecco perché ci sorprendiamo di chi si sorprende per la profonda com– mozione pubblica e per la conseguente. sia pure deplorevole, . Sf;leculazione di parte. Lo stesso un. Saragat, che deplora la campagna scandalistica. non ha po– tuto negare che la tecnica antidemocra– tica, sfruttatrice del « caso ». « trova in Italia il suo terreno favorevole>> in un mondo, ove, di fronte a chi osten– ta ricchezza che spc:rpera nel vizio abi– tuale, la maggioranza dei cittadini one– sti si affanna e si debilita in un duro lavoro, appena sufficente per non mo– rire di fame. Ma il guaio sta nel fatto che di questo mondo gaudente, ove, in una notte, si SJ?endeva quanto un operaio guadagna in un mese; di que– •to mondo morboso ed artificiale, fre• quentato da giovani di « alta classe », tutti conoscevano l'esistenza tranne la Polizia, tutrice del buon costume ed il Governo. il quale, per i suoi larghi sussidi a Cinecittà, qualche informa– zione indiretta poteva e doveva averne! È naturale allora concludere che nes– suno avrebbe, con tanta faciloneri~. pensato ad una giustificazione così ri– dicola per archiviare l'imbarazzante « caso lv!ontesi », se a Roma non si fosse vissuto in un ambiente, ove era acquisita la convinzione che ogni scan– dalo si poteva tranquillamente insab– biare fra l'indifferenza generale ed il silenzio della stampa amica; a nes• suno sarebbe venuto in mente la beffa puerile del pediluvio se la cecità o l'indulgenza non fosse diventata un'abi– tudine mentale. Giustamente si deplora - ora come nei casi giudiziari sopra citati - che le critiche ed i sospetti non risparmino nemmeno la magistratura, la cui auto– nomia (tanto da noi auspicata durante il ventennio di cattività) è base d·ogni convivenza civile e condizione essen- 1iale d'ogni ordinamento democratico. ifa, siccome non viviamo negli inter– mundia e siamo uomini fra uomini, cui nulla di umano è da .ritenersi alieno, non v'è niente di offensivo se si os– !-erva che .... anche i giudici sono uomi– ni e, nell'esercitare il loro sacro pote• te discrezionale, possono sbagliare. Certo che, se in Italia la funzione giudiziaria fosse tutelata da indiscre– zioni e da folfo induzioni, tante cose, incresciose per la vita pubblica e per la vita privau, non s'avrebbero o sareb– bero punite; perché, .presso un popolo civile, ogni cittadino deve essere ri– spettato come incolpevole fino a quan– do non sia colpito da una condanna; ma, dato che purtroppo questa tutela non c'è, come meravigliarsi dell'uso e dell·abuso che si fa della libertà di stampa nel caso presente, che rivela un mal costume profondo e diffuso in basso ccl in alto, se cli tale libertà s·è usato ed abusato anche in altri casi riguardanti singoli privati, indi. fesi o di misera condizione? Poiché ci sembra d·estrema inge– nuità dire come dice l'pn. Preti: che ... si tratta << probabilmente» d'un omici– dio colposo, le cui tracce il Questore del tempo « potrebbe aver concorso a fare scomparire» e che, quindi, se è riprovevole, nel caso che. fosse provata, la mancanza del funzionario, « è sem– plicemente ridicolo pensare a qualsiasi influenza del Ministero>>. Discorrendo a questa maniera si dimentica che, data la risonanza dei nomi coin\'Olti nella torbida vicenda, era lecito supporre che il Questore, prima di prendere una decisione qualsiasi, che poteva pesare sulla sua carriera, abbia chiesto il parere del Capo della Poli7ia, il quale, a sua volta e per le identiéhe ragioni, era presumibile che ne avesse infor– mato il Ministro dell'Interno. 1 on è avvenuto tutto questo? Tanto meglio o tanto peggio; ma, comunque, è per– fettamente naturale e logico che l'uomo della strada l'abbia pensato. é l'inc,uietudine della coscienza morale potrà esser facilmente pacata nel caso d'una assolutoria in istruttoria o in giudizio. prevista già da alcuni come inevitabile. La domanda ango– sciosa che il pubblico si pone in ogni caso simile. sarà tanto più insistente dopo questo nebuloso processo: « E l'autore chi è?». Anche se ci si per– suadesse che tutti e due gli imputati sono innocenti come casti Giuseppe, tornerebbe a riaffacciar.:;i insistente la domanda: e perché s'ebbe tanta frella nell'archiviare in primo tempo? Ci sarebbe da pensare che il grado di sensibilità. a Roma. sia alquanto ottuso.· se si continua a credere che il pubblico non debba fiutare lo scan– dalo in un fattaccio riguardante am– biente e persone appartenenti alla clas– se dirigente e se, per tanto tempo. non s'è capito che sarebbe stato molto meglio per l'interessato e per il Go– verno. accettare le dimissioni dell'on. Piccioni fin dall'inizio e non solo alla vigilia dell'arresto del figlio. Proprio mentre in Italia si clava prova cli questa insensibilità. dall'In– ghilterra si diffonde,·a la notizia che, in quel paese di vecchia tradi1ionc democratiGt, un i1inistro s'era dimes– so solo perché un funzionario del suo Dicastero era stato incolpato c1·una inclelicatez1a ! La barzelletta del « chi non mistica, non mastica » potrebbe esser ripresa, con la differenza che oggi « mastica >> non soltanto chi « mistica >> secondo il nuovo uso; ma anche chi « misticò >> secondo il vecchio uso! Solo i sacri– fici ed i valori della Resistenza sono dimenticati o ipocritamente ricordati quando non se ne può fare a meno. L'atmosfera viziata che si respira è no– civa a chi si è sacrificato, credendo di continuare la tradi1ione risorgimentale. In Francia la Resistenza è ancora ispi– ratrice della politica; in Germania han– no emanato una lcizge (18-9-1953) che prevede l'indennità a chi ha comun• que sofferto danni in seguito a perse– cuzioni naziste. sia e,&?li tedesco o stra– niero; mentre in Italia. le poche le.~gi incomplete. in m:ino ad una burocra1in di. ... epurati riabilitati, sono una beffa atroce. Parole sulla moraliz1azione se ne sono dette e ripetute :ibbastanza: ora. o si pa<sa ai falli o la partita è per– duta ec1 è vana Of:ni protesta contro « le speculazioni politiche». facilitate dalla stessa azione governativa. Se il Governo non dà l'esempio. bonifican– do l'ambiente in cui si svolge la vita politica ed amministrativa e non di– mostrerà che chiunque sia oggetto di scandalo trova la sua punizione, le pa– role non riusciranno a disperdere l'iro– nico scetticismo diffuso. nel pubblico, ed i responsi elettorali saranno quel che i fatti e la insjpienza governativa e non Je polemiche avversarie a,·ranno preparato.

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