Carlo Maria Curci - La demagogia italiana ed il Papa re

VERSO IL DIRITTO DEI POPOLI. 67 ropa; e parrà strano a dirsi, ma. _pure è un fatto : alcuni miglioramenti degli spedali, delle prigioni e fino dei manicomii erano da qualche secolo solenni in • Roma, quando Je città più colte son superbe di averli abbracciati da alquanti lustri; aggiungansi i beni ecclesiastici più copiosi che 1lltrove, e che pure sono strellamente beni del popolo e dei poveri; aggiungansi le larghezze della limosina , che ha qualche volta fino impensierito il Governo col troppo , parendo che potesse degenerare ad alimento di oziosità; aggiungasi , dico, tutto questo, e poi si giudichi qual tradimento . dovrebbe ordirsi al vero popolo romano, perchè esso volesse cangiar le sue sorti con quelle della plebe atea scotumata di Parigi, o della poveraglia che lotta colla fame nei sudici quartieri di Londra, trai quali il Lord ed il gentleman puritano non andrebbero a con.laminarsi, se non fosse pe1· istULliani la statistica o la storia del pauperismo. Non dissimulo che qualche riforma era necessaria nella cosa pubblica in Roma; ed è appunto questo poco di vero che acq.uistò qualche credito alle esagerazioni dei Casi di Romagna dell'Azeglio, ed alle più moderate proposte dal Galeotti. Un codice civile e pepale, nn a procedura pe1· l'uno e per l'altro erano necessari i; come altresì qualche scioltezza nelle amministrazioni municipali e qualche maggiot· favore al commercio ed all'industria. Ma queste eran cose già divisate ed eseguite in parte da Pio IX; e se alla rettitudine dei suoi voleri ed alle ispirazioni del suo genio fossero state quelle provincie esclusivamente com.

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