Carlo Maria Curci - La demagogia italiana ed il Papa re

60 TIRANNIDE tiri o dire , ripetel'e e rirnestare. Condizione infelicissi~ ma della nmana natura· su questa terra d'inganni e d1 pruo,re! Ma condizione alla s tess' ora acconcissi~a ad ammoni rci , che il tempo ed il luogo della Hntà e 1lella (• iustiz ia non è di qui, e che conviene attendersi :"1 con longan ime pazienza alle rivelazioni tremende del giorno estremo! Nontlimeno gli uomini di buona fede potrebbero guardarsi ùall' inganno col so lo por mente alla f)Ualità ·di coloro che giudicarono si iniquamente i Pontefici in ordine alla loro autorità temporale. Quelli furono e son tuttavia i nemici più acerbi del Cattolicismo, per quanto Si Slll(liassero disfingersi colle subdole ar ti della ipocrisia. Ora non si pot re bbe intendere )a cagione, perchè quei pretesi abu~i saltassero agli occhi dci so li nemici, e sfuggisser sempre alla osservazione dei since ri cattolici ; ladùo~·e s'intende benissimo come e perchè i nemici potesse ro controvare colla rnalerolenza qtiegli abusi, i quali la buona fede dei sinceri cattolici professò sempre di non vedcrvi. Seconda osserva~ione. Gli anti chi ùetraùori del Pontificato sul fatto del poter temporale declamarono è vero furiosamente; ma le loro accuse ri guardavano quasi sempre le relazioni dei Pontefici con altl'i Srati e Principi di Europa. E ne aH'vano occasione ùa quel supremo arbitrato onde i snccesso ri di Pielt'o erano stati investiti dallo spontaneo consentimento dei soHani e dei popoli. Qninci .avveniva che essi, collocati Ira parti dissidenti e cozzan ti , non !JOleano piegarsi all' una senza i11correre le ire e le maled izioni dell ' allra, la quale nella preferenza dell'emolo vedea ambizioni

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