Volontà - anno XVII - n.11 - novembre 1964

inrormato alle premesse liberali» (1). Se non tentate di oltrepassare quel sacro li– mite economico, siete rispettosi delrord.i– ne costituito o - come dicevasi una vol– ta - sudditi fedeli di Sua Macslà; se ten– tante, siete libertari: o runa cosa o l'al– lra. Eppure la storia presenta eroi che sono stati tali pcrchè liberati e libertari a un tempo. D'.amo uno sguardo fugace alla storia e ce ne convinceremo: alla storia, beni,– teso, che sa anche degli spasimi cl.i Spar– taco. degli schiavi ribelli, e dei tessitori tedeschi del secolo scorso e non soltan– to di Orazio Cocl:te e Muzio Scevola. Im– maginiamo quegli stessi tessitori supersti– ziosi e noi avremo i loro figli e nipoti pa– gati ancora con salari cl.i fame. Immagi– niamo gli stessi operai convinti di rispet– tare l'ordine costituito e noi avremo le stesse conseguenze e io domando: chi ho. vinto, il liberale o il liberale rivoluziona– rio?! La libertà nelle mani del capitalista per– de la sua solennità per divenire un tristo e lugubre strumento di dominio econc,– mico, mentre alla massa rimane come di– ritto gener'.co, indeterminato, possibilmen– te fecondo nel proprio campo economico soltanto dietro azioni di piazza. La polili– ca non è mai generosa. Il liberalismo sorse come affermazione dei diritti ctell'uomo. cli libertà, uguaglian– za. fratellanza, ma in pratica si ebbe il trionfo della borghesia. come successe an– che dopo varie guerre d'indipendenze na– zionali, favorite ctalla borghesia aUo scopo di togl:ere. a unificazioni avvenute, le mol– te barriere doganali esistenti neUe nazioni divise in tanti statere!U e intralcianti H libero commercio. Il liberalismo rimase (I) GRAGNANI: Libertà politica e libertà c-co– nomlca, Roma, 1945, pag. 9. giusto come teoria rivoluzionaria iniziale. come metodo libertario, come principio. in– dirizzo, e non come realizzazione pratica, a meno chCc: si voglia dare grande ed PC– ccs~1vc valore a una unificazione patria - c-jéJ p'J.l"equella d'Italia - senz:i ,ma <Jr rispondente giustizia sociale e con la reazione liberale. Cerchiamo conferme nell'amb'.cntc 11ffi– ciale del liberalismo: prendiamo lo scrit– tore spagnuolo Salvatore De Madariara. presidente dell'Unione Internazionale J ,ibe– rale: nel suo libro. Dall'angoscia alla li– bertà. ci parla prima di un episod:o edi– f1Canteche mi piace riferire. Un braccian– te spagn.iolo sta in fila davanti a un seg– gio elettorale: & povero, lo dice tutta la sua persona. Un mercenario crede di po– ter comprare facilmente un voto e mostra una moneta d'argcnte. li bracciante n:m risponde. ll mercenar:o. fiducioso nel dio Plutone, mostra questa volta una montt..a più ricca. Il bracciante non risponde ni1•ri– te e invece risponde fin troppo. Il merce– nario s'indigna pure e mostra una som– ma per lui infallibile. ma a questo pun– to il bracciante: Della mia fame sono µa– drone io (2). L'espressione dovrebbe essere per il De Madariaga il motto della libertà, « fame di essere. volontà illimitata, la fame di ciò che nnn è ancora imposta all'uomo da quello che già è>. Ora, analizziamo bene le paroie del De Madariaga, traduciamo– le nc,11;:i pratica, applichiamo questo prin– cipio libertario - ed esse parole ~or,o u.-. p· indpio libertario - che sta a base drJ– lu <>toriae abbiamo nella realtà rnc1;tì~ l't1C'moche p:.iò condannare l'asseeo ~o (2) Questa è la mia mcsofla, Milano, 1961, pag. 408-429. - 645

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