Volontà - Anno I - n. 1 - 1 luglio 1946

problemi della rivolu:io11c d,, div.utere. Vi so110 gli equivoci socittlde11wcra1ici dtt mtlll· dare i11 aria. E wmc llltre baw,glie cli idee da combattere . . E fo noslra stai111,c1. cl,e deve co11'1rib11irea cret1re quelle corre,11i di idee e ,li se111i. menti che evitino gli errori e gli aborti che le recenti rivolu:io11i ci /,011110 mostr(llo. deve essere all'tJlte::a di tiu.esto compito. · CAillll.t.O BtRNt:Mr SOCIALIZZAZIONE MITO E REALTÀ U ' na .spinta irresistibile, canalizz:lla altorno al 111i10della socialinazione. è viva in lutti i pac<si, in uomini di oondizioni e cuJ1urn divecsi_ssime. Da Roose,•eh ed il suo C( brain-tru.st » che all'origine interpretavano l'aSJ)irazione della gente media american~ VCNO jJ trapasso dal (C rugged individualis111 » a,l un liJ)O d'uomo piì1 << sorial mindcd ,i, fino a 11oi anarcl1ici che in modi OJ)J)o,;tiJJOrliamo eia sem1,re nel mondo la ,•ote della solidarietà come comp!emento indi&])ensabile perchè fo Ione tra uomini diventino, :U1· zicl1è zoologiche. in altri modi umane. Da Marx visionario di scicm;a imprigionato nel!:. •logico, fino ai Jabuc-i.sti che sl:rnno << stalizzando-'» le atti,•i1ì1 economiche del 1>01•010in– glese. Dai mili ((Governi socialisti» dei Jlaesi sc:mdinavi, fino al tc111a1ivonm:ista e fo. ~cis1a <l'una socie1i1 fondata .sull'Au1oril:ì, ccl al la"orio is1ituzionalc che in Russi:i .sta s1abilizzando fo cliwguagli:u1za. tta una nuov::i c::ista ,dominame,,ed una lmo,•a casta di o1crvi. Le lendenze più di!1f1arate sfociano lulle nelb magica idea della ,;ocialinazion~ Se111mr i111csa'da ciascuno con limiti divct"si. I Partiti Ei pongono 1u11i nelJa scia di iale moto, ·cercando di accel~rarlo o frenarlo, secondo i propri 6ni. La parola «socializzazione» è nei ptogummi di tuui.- anche dei consen,a1ori J>iù ostina1i: pcrchè il mi10 .s·è fatto ormai diffuso e potente. Ed è fn,ri dubbio che in tale mi10, :msito p_rofonclo della 'uma11i1à d'oggi. si ri1ro"a l:1 ,·olontii eterna degli uomini verso forme sociali di sempre 1~iù diffusa e conercla' liberi~. l.:1 ma:=:giOi""e €crvitù superstite del nostro 1emyo (: il lavoro salari::ito:, quanto l)iù es-so di– ,•icne collcllivo per le esigenze della macchinizz::izione ianto pii, diven1a' .H.·rvilc. E nei mito d~lla socialinazione agi$ce :1ppun10 - moto di lihertil - la tendenza a \"a11t·ellare il prcdomiÌtio i11d!vhlwde 11elfa g1Wio11e (lei. lcworo che sta alla radil"c cli que~la c~~en· ziale senitù. ' Tr:i le origini del ~nito, l"h'! sarebbe ulile airnlizzarc m:i loro aspclli moile1•lici. v·è una idea ossai IIGla: la ~ocializzazione totale dei mezzi di 1)roduzione e di St'ambio. for111ufota d:t Marx cent'anni fa~ Marx, pensatore mullifonnc e contr'additorio. s'è tal– mente diffuso che millt.' lo intcrprclano cias◄·uno a suo modo: e tutti ne ])rendono l'avvio cliale11icmucnte mccro11icis1a J)er cui l:1 .sede della veri1:'1 1lrogrcssiva sia nella si~1cma• zionc logica dei problemi economici. Ma ;. facile ,•edere che quella visione ~d1ematira della socializzazione 11011ha oggi piì1,, nella fonna e nel scn~o origin.'.'.lli, alcuna ,•itali1,i. È ormai chiaro come sia folso negli effetti pratici - a ,J)a-rte quanto .-ia' erralo in 1coria - il l.XHH'Cllo usuale della « Chlieuivi:za:io,1c della proprietci )>. Passare il possesso, dalle mani vive di 1•ochi individui chè ne usano a J>roprio arbitrio e 'J)Cr sè, nelle mani me1:1.foriche della Conmni1:1 o dello Stato o d'ahri an:iloghi Enti che ne dovrebbero fare uso per 1u11i,significa cli fa110 1rasfcrire il possesso ai gru1>1lide1eri11ina1i d'uomini nei <iuali quegli Enti acq11is1a110concreteu:a, e a111·h'essi finiscono ))er usarne ad arbi1rio e vantaggio proprio. L'esperienza s1orit."a della Russia - cd in fondo anche la stess:t

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