L'Unità - anno VI - n.43 - 25 ottobre 1917

La crisi ministeriale non ra1l'J.)l'esenterà un peggioi-amento clella siluc1 zione attu:1le, ptu-cl1è risponda alle seguenti ne– cessità: 1° manda t'e a riposo il Venerando Como: as– sioma chiaro ed evidente per sè stesso ; 2° sonsei-vare al ministero degli Esteri l'o,; 1·evoJe Sonnino, che rappr-c~enta ccl assicura la continuità de.Ila politica di guerra rispetto agli alleati e ai nemici all"estero p rispello agli int~r- 1entist.i e a,i neutralisti all'interno; ;)O lasciare al n 'linist.ei· o Bissolali: non solo perché, nonast.ante i suoi difetti econdari, è il solo nomo, in cui tuit.a la democrazia inter\'cn· tista abbia fiducia, ma sopratutto perché, cioi>o il suo incidente coi socialisti ufficiali, il suo al lon.Lanamento dal Go,·erno verrebbe inter prelato. in Italia e all'estero, come segno di paura di fron te ai socialisti ufficiali; , 0 sbarazzare il Go\'erno dei mini tri senza portafoglio, col proposito di affidare la direzione della politica di guerra ,ad un ristretto numero_ -:H 1ninl,tri. ln quanto alla poliiica interna le co~c reste,·an– no come prima. l.'on. Orlando ha difeso, con piau– so della maggiornn,,a giolit!iana e dei· sociali~t– ufficiali, la politica che ha seguito finora e eh~ l1a voluto ctrfinire politica di IU>ertà. Se non che tutte le libertà che egli YOtTebbe conserva.re in'.~– g-re, sono og,;i soggette a restrizioni non confo-r– mi allo Svi,tuto, che solo lo stat-0 di guerra gn,– stifica. Epperò la sola libertà a cui il suo pro gramma generico potrà applicarsi è « la libertà li, conlimwre lii propagan;:la contro la guerra ». E cosi egli, c-h~ era stato abbrundonato dai gioht.– liani e sacrifkato al1'on. Nitti, ha riacquistata là barcollante fiducia di quelli: ,\nchc alcuni soci"· listi ufficiali lo hanno app.laudito. :vt:a conven,iamo che si tra.ila, più che altro, cli frasi e dt affermazioni vei•bali ad uso e con sumo dell',u-ma parlamentare. La parte ~ostan– ziale della politica interna ciel momento I)tese11l.e e del ruturo ! )rossi.mo è la politica dei consumi, -che a buon diritlo è stata a.nne sa aJ ..\'linistmo dell'inté1.110. L'errore commes,so finora è st.n.1,0 nel metodo più che negli uon'lin i. Dubiti amo che si possa e si faccia dal nuovo ..\frnistero macchina indielrc, sia pure gndualmente e con tutte le prec::wzio-11 necessarie, per riprendere la via di una maggio– re libertà di commercio interno. 11a dobbiamo riconoscere ·chP il nuovo Commi<>· sario dei consumi si è pooto nettamente questo problerna; gll auguriamo che la burocrazia 1?ià creata non gli prenda la mano. Guardal"!do adnnqur .aUa silLLazionc genPrale parlamenta.re noi non aboiamo nel futurn ..\lir,•· stero mag,gio··e fiducia che non ne a\·es,;io110 nel ~linistero trapassato. Il discor6o Nitti de,·e considerarsi come l'e~1,o– nente pii', sincero dell'l. mentalità della C<tme, :-1 ital';-,na in tiuesto rr oment.- 1 · una elabora.L, e per– fetta teo•·ia ,tel compromesso po:;: ic-o co,1 1utti i gl"ll.r,Pi, su tutta la linea, in tutte le questioni; è il programma del futuro Ministero; si ispir::r. anche esso allo equivoco della « concordia nazionale ))' in grazia del quale un Gover- . nri che deve fare la guerra, deve lasciarsi invade– re precisamente eia gente, eh.e non ha voluto la g,1erra, e non avendola voluta, dovrebbe rifiu– tarne le sensibili res90nsabilità, Se costoro a.".e.ssoroconservato un Q1Ualunque ve– stigio d•i aflP,tto al loro paese, ,dovi·èbbero capire che, rimanendo fuori del Governo finchè dura la guerra, ·farebbero opera utile, anche se combattes- Bian o L'UNITA scro la guerra; entrando nel Governo me.nlte dura la gu.;rra, su5eilano ~ospetti e inquietudini, e di– sorganizzano morah,1ente il 1>aese, anche a·e ac– cettano oran,ai la y,iurc, sincera.mente. .Ecco perch.è noi abbiamo considerato com.i una veste n,oraJe il ministero Boselli; e dobbiamo con– siderare sino da ora come una continuazione del– ia trapassata ipeste morale iJ nuovo :\1inistero ver– so cui oi inca.rnminiamo; e conUnuiamo e conti– nueremo sempre ::r. ripetere che all'Italia è neces· sario non un « .\1inistero concordia " •buono nella migliore i'!)otesi solamente a sparpaglia.re le re– sp0nsabihtà fra dJ maggior numero possibile di razioni parlamentari, ma un « ministero di guer– ra », che concentri n'1>el'lamente in sè tutte le respo)1Saibilità e tutte le energie, che han condotto alla guer.l'a, e: questi~ sole, l'iconoscenclosi senz'al– tro come _;\Iinistero di una minoranr~, che a guer– ra finita renderà i suoi coJJli al paese: se la guer– r:t andrà bene, il pat>Se li a.pproverà; se andrà male, i socialisti ultlciali, , giulittiani e i clerica 11 irnpiccherc,nno i urninistri della guerra)), e i loro SC'guaci, f::l noi per i pl'imi: e ne av,·anno -il diritto. ..\fa in questo molilento tocca a coloro, che han voluto la guerra, ,govern.are sino alla fine della guerra, senza equivoci e senza viltà, in!ischiand0 s1 di una maggioranza parlamentare, che uon ha nessun mandato di fronte ana crisi, in cui siam,J stati tutti tr'ascinati. Purlr0'1ipo siamo in pochi a pensa.1•p cosi. Non ci Testa, quindi, eh~ manifestare la "ootra sfiducia. sulla via, che i ['iù fra , nostri stessi ami– ci non osano abbanrlonare, rimanendo in loro compagnia per otte11ere che la situazione, così creata, dia luogo nl minor male, che è suscetti– l•ile cli procllllne, ed esprima ne.I m:1Ssimo grado resultati utili, di cui essa è capace. La burocrazia commerciante 1'u/.lo il inondo è paese. Anche i11 fngh,,,e~rct ia burocra;ia, per quanto meno abbonàanle e per– ciò meno malefica che da•noi, lu, approfittato liel– la guerra per sostituire la sua presunzione ed in– co,npetenca allei esper'ienca elaborata nei secoli dai commercianti priL'ati. In q,iesta imrnensa macchina, rhe è il commercio, al cui nwvime111O partecipano centinaia di migliau, cl-i mdiv,aui, 1iauando a proprie spese i -minimi errori, la ignoraiizo de/ pubblico non ve<l, che affarismo e s:p-ecu,azione;• e la bu1·ocracia sollecita questo pregituli;io <lel JJubblico, perché ne ricava la comodità <li allargare le proprie attribuzioni e gli organici. ilf'.1 la sostituzione riesce se.11,1irectisa– strosa. In ln(Jhilterra l'esperimenlo ha <lato gli .,tessi risullliti che in llalia. Ecl i! os~ai i11teressante leggere le parti .più caratteristiche della rewow,,e Jntbblicata ;.n questi {liorni dal Comi/cito dei Mer– ranti <Lella Camera di commercio di l.onlira. De te fab11la. na,Tatur, vorre,)tmo dire ai nostri c.c1lmieristi, slatislici e requisitori, se avessimo un qualchr s0spetto, almeno tonta.no, che es.,, ab– bino una, sia pur lontana, capacità rii ragionm, con un po' <li buon senso. Dal principio della guerra il Go1·erno h::t anno poteri per regolare il rifornimento e l'uso di q11:1L siasi merce ne~essaria alla. cl iresa del Regno, n I– la efficace prosecuzione della gnerra per terra. per mare e nell'aria, ::ti bisogni essenziali dello popolaz·ione ciYile clell'Jnghilterra e cli tutti i pac si silleati. E' da deplorare che il Governo, per mg-– giunge.re tutti questi scopi, non si sia sistemati– camente valso dei servizi della classe commercia– le, la quale colla sua eccezionale conosrenza del– le sorgenti delle provviste e colla sua orgnnizw– zione ha dato al Regno Unilo la sua p·osizione unica, come emporio per le l)rodozioni del mon– do intero. Dal lato della politira generale, nes– suna obbiezione noi facciamo agli intenti, che si vogliono raggiungere: ma i metodi adottati non sono riusciti a produrre il massimo dei vantag-g-i 287 per lo Stato col minimo di impaceL per i legittimi usi e la legittima organizzazione del commercio. I risultali di cotesti nietodi sono stati per 1noll1 r-ispelti sovversivi degli scopi, che si avevano in visla. Solo oa voco tempo - all'infuori del Mini– stc·ru delle 11,unizioni -- il Governo ba saputo in q11alel1e111i»ura 1rnne partito dei provetti uomini di affari. l.'acioue dei controllori governativi ha in JJlll'l'Cthi casi arulo ver cooseyuen:.a il rincaro ilei 11rc•;;i 1• la <leflnitiva scarsità dei generi. Scml,rn. non esservi molil'o sufficiente per fare a meno dei seni2i dd com111erciante, il quale, per le sue relazioni coi produttori e per la pratica .e<> noscenza delle merci, che tratta, dovrebbe essere degno cli un trattamento ragionevole da pant a>el– lo Siaio in affari, nei qua.li il solo commerciante ha avuto ;n passato una effettiva pratica. li ne– goziant~ .è disposto a correre grandi rischi, tanto in pnce che in guerra: solo domanda di asere la possibilità di importare nel paese i prodotti es- enziali e necessari, in condizioni eh~ gli lascino una equa remunPrazione per tali rischi. 1 on è lecito negare un raiionevole p1·ofìtto a chi com– pie l'llffìcio di dis!1ibuzione a pro-pMo rischio pericolo. l bisogni della guerra sono n,eglio soddisfalli dallo Stato, quando lltilizzi i ser1·izi dei commer– ciar,ti nella loro piena estensione, e li incoragj!i in '1gni modo a mantenere ed aumentare i rifor– nimenti di tutte le merci ne.ce.ssarie. l controllori governativi dovrebbero essere semplicemente in· caricati di conservare le provviste di tutte le pro– venienze utilizzabili, e di prevenire la moltipli– cazione degl'intermediarii, la qua.le in molti casi non ha altro effetto che il rialzo dei prezzi, senza a11mentare le disponibilità. Il sistema presente ha fatto fallimento in par_ecchi casi, e non è riu– .<cito ad accresrer, le d;sponibililà nè a ruttirre i prezzi. .\'essun Governo può controllare tutto il com· rnercio del mondo, quando mercati liberi in altri paesi attraggono le disponibilità di merci a prez– zi più alti. Nulla fa crescere più rapidamente i 1ire;;; che la conoscen;a che il Governo sta per comprare. E' impossibile che i controllori gover– nativi conoscano Iuli.e le ramificazioni del com– ,,,ercio mondiale, e l'est.rema delicatezza del si– stema finanziario, sul quale eS6o è condotto. Quella conoscenza è possedut_a solamente dai ne– gozianti, che ne fanno il loro affare quotidiano da molLe generazioni. La pro,-a che i Dipartimen– ti governativi non sanno apprezzare le di\-erse funzioni del commerciante e dell'industriale, si ha nel fatto che eS6i suppongono che il secondo sia del tutto indi1>endente dal primo. La realtà invece è che gli industriali dipendono dai com– mercianti, in quanto ques_ti a s.icurano ai primi lo smercio continuo della 1)l'oduzione e la forni· tura regolare delle mat.erie prime. Spesso il Go– verno solle.cita offerte « dai soli industriali", e non tien conto del fatto che i commercianti pos– seggono grandi rifornimenti degli articoli richie· sti e possono offrirli a prez1,i più bassi. !.'azione del Governo dovrebbe consistere nel– l'incoraggiare i commercianti ad importare mer– ci da tutie le parli del mondo. Invece l'azione del Go,·erno rn pare.echi casi ha avuto il risultato di irrigidi,re e parzialmente ruinare il commercio: e qnesto. in un momento, in cni, estintosi quasi totalmente il commercio tran marino tedesco, i commercianti b1itannici dovrebbero « imprigiona– rr » ,ruel commercio, e stabilirsi e.ssi stessi nei paesi di prod-uzione, con definitivo immenso be– nefizio per l'lrnpero. Nei casi in cui il Govemo ha limitato la sua azione strettamente al controllo, ed ha esercitato ques:o controllo con lnrghezza di criteri, per mez– zo di rappresentanti del commercio, senza intral– r·inre le organizzazioni già esistenti per la mani– po!a?.ione e la distribuzione delle merci, sono sia· ti ottenuti risultati infinitamente più benefici, ed 1' stato fatto molto meno danno, che non in qi.1e– gli altri casi, in cui il Govemo ha ignorato le or– ganizzazioni commerciali ed ha ass-unio nelle sue mani non soltanto il controllo, ma l'effettiva di– stribuzione delle merci. Quest'ultimn tendenza, che ora chiaramente si accentua, è una grave e seria minaccia per il paese. Tl Governo riguarda

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