Studi Sociali - anno I - n. 8 - 8 settembre 1930

STUDI SOCIALI ~· ·-·--•· .. ··-•. , lL RISVECfLJO _DELL'INDIA I Precursorie il Movim.ent0della· Resistenza passi';a e della Non cooperazione La rcllgio11c non é pei ventri vuoti. - '· RAMAKRISNHA ' ti: Fintanto 11elche mio paese u11sol caQc~ sn,:a s.e~1z,a 1wtrimctJto, 11utrirlo sarA tutta Ja mltt re1Jg1one. VIVEKANANDA I "CJlui che non pensa ·e non 3.gi.s~e c4:>me~o ,feils.o ed agisco pensa male ed agisce cento_ voUe_male-·, ?o– si giudicano .entro di sé, e tal~olta· _parlano, ~li 01to– dossi fanatici di ogni credenza o:patilto, pieni di spi– rito unificatore e livena:torè 1 Jncap_acl d1 11er~eplre a!: ti-avers> le variazioni della natura la Ya~laz10ne_1nf1.: nita dell'elemento umano elle ne fa parte. ·D,I ment~– lita di questa specie se ne trovano dapp~rtutto, 1n tutte le correnti Ideali, religiose, politiche e socla.11 anche le plu avanzate e spregitÌdlcate. . , Cotesta specie di energum~nl, fabbrica:_tosi tino ·.spec– chio per uso proprio, pretendono che·-tuttl si ·spec: chino in esso, Senza tener COnto ·clte Ctasèùno· poss_iède una sua 1nente, un suo pensie'ro, ·una sua. inclinaziò~ ne e temper.amento, In base a èui pensa ·ea 0 ·aglsce a sho modo. Essi non tollerano dissensi attorno a· sé: pronunciano condanne capitali· a destr~ e a sinistra, senza concedere att.,nuantl, 81) uomini, su fattl ..e su id<>e.E purtroppo fenomeni del genére se ne. nanno anche fra anarch'ici, benché In ·co_ntrasto stridente icon lo spirito de!Ì'anarchlsmo. :Mo-Jt!co1npagnl credono, infatti, çhe tutto cl6 che non rientra perfettamente nel quadro dei loro anarchismo sia cattivo e- degno di guerra a morte; ed emettono giudizi lnfondatl o sproporzionati su fatti che conoscono molto super1i– cialmente o ignorano del tutto, mentre non potreb– bero che emettere tutt'al plu del pareri a semplice titolo d'ipotesi e con molt.e riserve. · Vi sono di coloro che, credendosi infallibili, mentre non sono che dognia'tlci, non rivolgono mal a se stessi la domanda di "che ·cos-a sia l'err9re" e quindi chl veramente stia sul !buon cammino, e se il buon cam– mino non possa essere relativo alle circostanze, ai luoghi ed alle persone, in quanto, pi,r esempio, li cam– mino che un camoscio percorre senza fatica né peri– coli un bue non potrebbe farlo s"nza pérlcolo di rom– persi l'osso del collo. · • • • L'"Ateaeo Libre" di Buenos Aires organ!zz6 tempo fa una riunione intima fra I suoi •membri e slmpa_– tizzanti per uno scambio d'idee sul movimento della resistenza passiva e. della non-cooperazione che si s--oJge attualmente nell'India (1). Fra tutti I pareri più discordanti e fra i giudizi piu o meno fondati o infondati, il piu sorprendente fu per me quello di un attivo compagno, il quale categoricamente afferm6, dopo una lunga divagazione, che Gandhi é un autori– tario masoherato, perohé egli mira (lÌ che a me non sembra vero) alla Uberazione del J>OP0!oindiano per ;a costituzione di uno Stato nazionale; oppure é un codardo perché non é capace di. assumere la respon– sabilità dlr€tta di una rivoluzione violenta, predl– cand > la resistenza passiva, e la non-cooperazione pur essendo intimamente persuaso che codesti metodi di lotta porteranno come conseguenza logica all'uso del– la vlol€-nza. I fatti che si sono svolti recentemente .tn India sembrerebbero dargli ragioQ.e, per cl6 che riguarda quest'ultimo concetto; ma li giudizio su Gandhi é del tutto ingiusto, perché Gand-h.l resta s"mp,.., coerente a se stesso ed alle sue idee ed é persona sincera che tutto sacrifica alla cauea dei suo popolo e di tutti I popoli. Ma forse si trattava peJ nostro amico di csnre~slonl sfuggite nel calore della òlsoossione ver– bale; e non importa insistere su ci6. -In ogni modo, coloro che sanno osservare obietti1•amente il movi– mento gandhista converranno con me che ess:> non é di carattere .esclusivamente· naztona:Je, l>ensl interna– zionale ed umano, e nelio stesso tempo più di carat– tere rellgioso che politico. C_olor-oche volessero separare in India Jé riforme sociali da quelle religiose, oppu,·e pretendere r!tormè sociali fuori d'ogni influenza rel1gioss, dhhostrereb– bero niente. di più che una conipJetà ignoranza sulla funzione preponderante che ,ba dislmpegnàto ·e 'dlstm'. pegna tutttora la religione nell'India. Ma ritorniamo a. Gandhi. Se U suo movimento sboc~ ca ogni tanto, come ce ne,ban data_nòtfzia i giornali, in atti di violenza, ci6 non si deve' affatto a: Gandhi. Egli non pu6 tenere in mano tutti i tuf di un. si va– sto movimento, come un conduttore il volànte di un automobile per gti!darlo sul èammino ch;egll crede buono. Bisogna tener contp, Inoltre, che J~i e parec– clti de'suoi piu intelligenti collaboratori sono da un pezzo in· prigione. Se parte dei suoi seguaci hanno malcompreso i suol principi! ed agiscono non ponfor-· me a questi, se la folla non ba spirito. e pazienza suf– ficienti a !)omlnarsi per resi~tere. senza-opporre la. vio– lenza alle ~rovocazioni i'nglesi, ci6 -si deve piuttosto ad (1). A t<ù pro!)V8ito ve<U !'articolo J;,fot'nl/ltivo di H11go Treni ~•el ••>· G di q'lle.Ull ,nçd,esbmll ri<Vista: '!La ·1v1_tq per J'infl!pè1Hlenza ,u~'O'liale ne11:1naia•;. . : ,,, BibliotecaGino Bianco una forza delle cose più prepotente di qualsiasi in– segnamento. Vuol dire ci6, forse, che Gandhi ignorasse questa fÒrza delle cose? o che non abbia saputo misura.re la ,·astlta del movimento né prevedere le possibili com– plicazioni o degenerazioni di questo? Oppure che il popolo, ch'egli vuol guidare verso la liberazione, non sia "maturo"? Questo mi pare assurdo, perché si at– tiibtÌirebbe a Gandhi di attendere la inarrivabile ed introvabile perfezione assoluta. Qualsiasi anarchico protesterebb·e, se si dicesse che bisogna aspettare che sr raggiunga la per!e.Zione umana prima di comincia– re a realizzare l'anarchia. Allo stesso modo avrebbe dlritto 'di protestare Gandhi, il quale fra l'altro po– trebbe·,bblettare che il pO'J)olo indiano é di· trecento c'iiiquànta nillion! ~ di abitanti é non pu6 migliorare aÌl'unisono· come fosse un sol uomo e nel medesimo tempo/ pur esséndo capace di miglioramento, cJme 16'i>i'ova. ·n fatto che' esso el>be parte preponderante rle11à: formazioné ·culturàle· e spirituale dell'Occidente. .. • • Il potere borghese nato sotto il fosco e sanguinoso bai;iloJ·e 'della ,ghigliottina, non ba saputo conservare i~ suo dominio. dl, classe che grazie alla violenza or_– ganlzzata .. Con gli stessi· nietodi con c_ui spodest?. 11 clero e l'aristocrazia difende anche oggi i suol PrI 1 i– legt. I tarnosi "diritti dell'uomo" sono rimasti sulla carta in cui furono scritti, alle mercé delle polizie è magi/;trature che capricciosamente se ne servono o li violano a salvaguardia della classe che difendono. I propàgandistl rivoluzionari, durante il periodo de!Ja Grànde Rivoluzione, seppero nel momenti criti– ci toccare e commuovere l'anima del popolo, .per spin– gere ·questo a, salvare la rivoluzione medesima. Per6 la stessa niassa popolare che distrusse la Bastiglia, la folla che url6 di gioia quando vide cadere nel fune– bre paniere la testa di un re, fu lei medesima. che co– strul nuove bastiglie, ehe segui pazzamente Napoleone alla conquista del mondo. Bisogna tener presente tut– to ci6, prima di giudicare dommaticamente le diret– tive date da Gandhi al movimento indiano. L'India raggiungf,rebbe piu facilmente la sua !i-ber– ta: politica, ne convengo, con l'uso della violenza or– ganizzata. Espellendo a forza dal territorio gli in– _glesl formerebbe li suo governo. na~ionale; per6, senz~ \iretendere di farla. da profeti, s1 pu6 esser stcur1 che· ie attuali sue condizioni economiche, politiche, religiose e sociali non camblerel>bero di molto. L'In– dia, dopo una. lunga· e penosa lotta, sl troverebbe piu o meno, In una situazione molto simile a quella di prima. La differenza fra u·n governo straniero ed un governo nazionale dal punto di vista sociale non é molto; e non sempre il secondo é mf.'Ilo peggio del primo, - come pu6 dimostrare il regime fascista Ita– liano, che é molto più orribile dei regimi stranieri ·che net tempi passati oppressero l'Italia. ·I propositi di Gantlbi non sono di dare semplice– mente all'India un ,governo naz1-0nale, bensl e sopra– tutto di. distruggere le differenze sociali, politiche ed economiche, le differt'Dze di religione e di casta, spe– cialmente queste ultime the furono e sono ancora una vera peste per quel vasto popolo. Per questo Gandhi nei ·suol appelli non &i dirige a una. parte sola del pop·oJo, a una sola. casta, o al seguaci d'una sola re– U-gione: "Indiani, - egli dice - persiani, cristiani o -giudei, chiunque essi stano, se desideriamo vivere in una sola nazione; l'interesse di uno deve essere quel– lo di tutti; l'uQ.ica cosa ohe importa. considerare é la giustizia della causa". ··L'Inghilterra: soffia continuamente nel non spen– to fuoco aegll odi! religiosi. Uno dei compiti princi– pali del movimento gandhista é di distruggere que– st'<>dio che ha tanto dilaniato l'India e l'ha resa più tacile preda dell'avldita Inglese. Non si tratta in– somma soltanto di una lotta contro il dominio ln– .glese, ma anche di una lotta contro se stessa, pm dura e faticosa questa dell'espulsione materiale degli Inglesi, per impedire che, all'abbandono di questi ul– timi del territorio, l'India non cada come la Cina in mano di avventurieri politici e militari e non venga dilaniata, senza freni, da. un feroce risveglio degli odli religiosi. Bisogna dire poi che Gandhi non é un nemico as– soluto e ad oltranza della violenza. "Vorrei -· egli ha detto - vedere piuttosto l'India libera per mezzo del– la violenza, che schia ,·a incatenata dalla violenza dei .dominatori". A mio parere, l'arma impiegata da Gan– dhi é la 'più emcace, in rapporto alle circostanze e alla mentalita del popolo ind'iano. La lotta sarà lun– ga e penosa, ma é prevedibile che per un certo tempo d'Ira migliori fru ttl che se fosse una lotta violenta ad oltranza; benché alla. fine qualsiasi specie di libe– ,rnzione si renda impossibile, senza la violenza. Né Gandhi arretra dinanzi a tale eventualità: "Preferi– rei molto di pi(t vedere l'India ricorrere alle armi per di{endere H suo onore che rimanere codardamen– te testimone del suo proprio disonore·••. Egli in realtà non si fa troppe illusioni che un simile movimento, una ri vliluzlone nel vero e proprio significato della _parola, pos~a compiersi senza lotte né s_pargimento di 3 sangue, senza martirii né eroismi. "Dobbiamo (egli ag– ii unge) star pronti, e guardare con fermezza d'animo alla eventualità non solo di 11n migliaio d'uomini e donne innocenti assassinati, ma di molte migliaia, pri– ma che l'India occupi nel mondo un rango che non sarà piu sorpassato. . . Che ognuno contempli la for– ca come un fatto ordinario della· vita". Gandhi, per spingere Il popolo Indiano verso Il fine dtlla liberazione, vuol insegnargli ad aver f~de in se stesso, Infondergli quel senso del proprio valore sen– za di cui non si affronta il martirio e non si pro– gredisce in libertà e In dignità. L'individuo, il popolo o la classe che noll ha fede In se stesso é uo corpo morto, una massa senza vita, incapace di eroismo e di sacrificio, Incapace di "contemplare la forca co– me, un fatto ordinario della vita", secondo l'espres– sione di Gandhi. • • Il primo atto di Gandhi. l'inizio del movimento per In viola.zione del monopolio del sale, pu6 sembrare a chi guarda le cose superficialmente, misero, puerile, sunza importanza. Ma cosi non é. Nol sappiamo che tutto l'ordina– mento sociale odierno si basa sul monopolio delle ricchezze, sia naturali che create dal fecondo lavoro dell'uomo. Se si privasse lo ~lato e il Capitale dei loro monopoli, si essichereb:be 1a· loro fonte di oro ed essi resterebbero, come dice il dèìro popolare, co– me pesci fuor d'acqua. Orbene, il monopolio del sale nell'India é una vera fonte di oro pèr '11 ·governo in· glese, poiç,lié il sale cola viene manifatturato quasi senza spese, mentre viene dato ai consumatori ad un prezzo gravosissimo per la generalità della popola– zione povera, cioé per la enorme maggtoranza degli indiani. Quella popola"zlone é vegetariana, e secondo il parere dei _ç9mpetentl il sale gli é necessarissimo, ed in aooondanza. Per ci6 Il monopolio del sale costi– tuisce un vero aumento di miseria fra I paria e tutte Je altre classi povere i!ell'India. Rompere il monopo– lio, quindi, per alleggerfre immediatamente la mi– seria, senza aspettare la definiti,·a espulsione degli iuglesl, sarebbe di somma importanza. da ogni punto di vista: sia come beneficio materiale immediato, sia come mezzo d'lnteressa;è ima Jotta contro l'Inghil– terra tutta la popolazione, sia per colpire il nemico n~lla borsa, ch'é il suo punto più sensibile. Il dominio Inglese in InìTia ha in sostanza per suo scopo prLncipale, se non unico, lo sfruttamento eco– nomico di quel vasto paese. Incominciando con l'at– taccarlo nel monopolio del sale, oltre a dargli una prima valida scossa, si insegna: al popolo come si possono rompere tutti I monopoli, come si potreb– bero violare poi anche le altre leggi sulle imposte ob– bligatorie, ecc. Addestratosi all'uso di metodi di lotta efficaci, il popolò potrebbe sottrarsi ad altI·e forme di sfrnttamento. Già, del resto, Il medesimo movi– mento gandhista attacca fin da ora il capitalismo in– glese col boicottaggio delle stoffe manifatturate fuori dell'India o da fabbricatori stranieri, coll'opporsi allo. smercio e consumazione delle bevande alcooliche, ecc,. Addestratosi alla résistenza, sia pure passiva, il po– polo indiano pofrii, essere in grado di opporsi anche ai monopolii defdominatori nazionali che un giorno sostituissero quelli inglesi, e quindi di rendere il do– minio di questi debole al punto di poter scomparire al primo urto. · . Il movimento gandhista perci6 non scuote e mina soltanto il dominio inglese, ma anche quello nazio– nale, dal lato economico e sociale. Il capitalismo na– zionale indiano non potrà certamente arrogarsi il diritto di fare ci6 che oggi rimprovera agli inglesi; né lo Stato nà'ztonale potrà senza esporsi subito al– l'odio del connazionali ricostituire quei monopoli stà– tali che oggi i suoi fautori combattono. Invece una lotta violenta immediata, una. lotta che avrebbe per solo scopo di espellere dall'India gli inglesi, non porterebbe 'nessuna riforma sociale ma un semplice cambio di dominazione, come avvenne nel secolo pas– sato con le guerre dei varii risorgimenti naziollali ed in questo secolo, dopo "ia carneficina mondiale, con la famosa "autodecisione dei popoli'' in specie nei paesi baltici e balcanici. II L'attuale movimento di disobbedienza civile in In– dia non si pu6 ben comprendere nella sua essenza, se non si tien conto del movimento spirituaie che lo ha preceduto attraverso l'apostolato antecedente dei suoi precufsorl. Dir6 quiìlcbe cosa ahche di que– sti, cercando per quanto é in me di renderne il pifl fedelmente possibile i pensieri ed i fatti. Nessuno pu6 disconoèere, io penso, il passato e il presente religioso del_ popolo indiano. Questo é un popolo di una potenza spirituale sorprendente, in– superabile nella sua fantasia creatrice. Per lui "la luce viene dall'oriente"; e si pu6 dire che i suoi tre– cento e cinquanta mììTonf di abnanti abbiano altret– tante religioni: alcune calme, misteriose e sorridenti come le acque del Gange, altre ,brntali, oscure ed in– umane come le sue selve •popolate dei più feroci e velenosi animali. I suoi milioni di idoli lo snervaro– no nella contemplazione nirvan-ica, lo divisero in ca– ste, privando i paria df qualsiasi diritto, calcolandoli come cani randagi e rog'nosi, come esseri impuri e indegni perfino d'esser presi a calci, pel'ché ogni con– tatto con essi, anche con la punta delle scarpe, é 1ep1ttato una sozzura. Le caste si schivano l'un– l'altra con un "non mi tpccare".

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