La Rivoluzione Liberale - anno I - n. 36 - 7 dicembre 1922

CONTO CORRENTE POSTALE Rivista Storica Settimanale di Politica ESCE OGNI GIOVEDÌ Diretta da PIERO GOBETTI '!hall Redazione: Torino, via XX Settembre, 60 r;2;;;i Amministrazione: Pinerolo agli arretrati) L. 20. ti!:! Estero L. 30 ;;i Sostenitore L. 100 3il Un numero L. 0,50 Abbonamento per il 1922 (con diritto Anno I - N. 36 - 7 Dicembre I 922. SOMMARIO: G. PREZZOLI:-;!, p. g.: 11 mistico dello storici•mo. _ A. MON'Jl: 11 governo della burocrazia. - P. GoBETTJ: Lo. filosofia politica di V. Alfieri (Vl-VJI) - N. SAPE(;N•l: Il socialismo a Trieste A. D1 STASO: Postille - G.· ANSALDO: ViJtggio in Italia. LO STORICISMODl UN MISTICO. miglioramento che appare chiara ad ogni persona iinparziale. lo non p<,SSOche approvarlo. Ma dove il Fascismo manca, e dove noi dob- Que,;te sono le mie divergenze dell'a.t-teggiamento cli GobEotti. Al qua]<, J)"I'Ò, in un momento come questo, in cui tutti si dichiarano per vigliaccheria fascisti, non p0S60 non mandare un saluto di simpatia e di rispetto per le coraggiose dichiarazioni che ha fatto. Tutto ciò è antistorico; ma è betlo. E anche i gesti rientrano nella storia. Cerro Gobetti, Son lieto di avere scritto la. mia proposta di una , Congregazione degli Apoti, prima. del colpo di Stato. Non sarò così sospettato di a.Yer cambiato opinioni dopo questo. Pll1ito primo: fuori della volit.ica. Il punto sul quale insistevo allora. ed insisto oigi, è sempre lo stesso: A noi non sta'. _a noi non conviene, a noi no-n è bello fare poht.ica. O siamo storici, ed essere storici significa capire le ragioni di tutte le parti; o siamo politici ed esser politici significa scstenere le ragion, della propria parte. Siamo storici 1 E allora addio antifascismo netto. Io non capisco come ci si possa mettere contro il fascismo, se non si esce dalla considerazione storica.. Il fascismo esiste e vince: vuol dire, per noi stor,ici, che ha ragioni sufficienti per ciò. Non tutto può essere male, inganno, falsità, portato, di singoli uomini. Per una mentalità storica il fascismo è qualche cosa di più profondo, complesso, importante di quello che appare nelle noterelle della R. L. Come pcssiamo condannarlo in tutto e per tutto! Possiamo sì, ma a ,atto di rinunµare .a capirlo. Vogliamo rinunziare~ Vogliamo confonderci quest'oggi con la turba degli illusi che aspetta messianica.mente dal Fascismo il rinnovamento d'Italia., che crede davvero l'Italia cambiata da quella che era nel 1919 e 1920, o con quegli altri illusi i quali pensano che si sarebbe potuto evitare il trionfo del Fasci6mo se il re avesse voluto, se Facta a- \"Esse fatto, se Amendola fosse stato a capo di un Governo 1 Ciò che è, è razionale; e se vogliaMo capire la r,a.zional.ità è necessario non porrta.rcene fuori col desiderio, col sogno, con l'impr€cazione. Ai pochi che oggi « non le bevono», oggi più che mai conviene dare mostra di essere fuori di queste trappole politiche. Il dilemma. è chiaro: o rinunciare a capire, o rinunciare.., alla politica. La politica vuole l'illusione propria e la menzogna per gli altri, vuole l'adesione completa, la Jiricét dell'azione e non la critica e la. rÌflessione e la limitazione. Il Gaverno Ji'ascista. Perciò io non mi sento di condannare ed approvare in blocco. In linea· gener.a.le osservo che •tra Facta e Mussolini non potrei esit-are. Se Mussolini è un incompetente (ma il fiuto ce l'ha) Facta era forse un competente! La storia ya verso i giovani, gli attivi, gli intraprendenti. Faremo proprio noi delle questioni di regalità 7 Il governo faGcista è una nec€Ssità storica. Esso risponde a un n:iovimento generale europeo; è ripercussione della reazione generale; è il sintomo del bisogno delle ,società occidentali di salvarsi dal confusionismo, dal nihilismo' dalla disorganizzazione russa (che sono in Russi~ una necessità storica; ma non da noi). Il fascismo non ha, con ]& sua violenza, distrutto che quello che noi avevamo distrutto col pensiero in venti anni di critica: la democrazia italiana. La quale non era esist'ita ma.i sul serio: democrazia di parole massoniche; democrazia senza scuole;~ democrazia senza carriera aperta ai migliori; democrazia senza masse; .democrazia patteggiante coi preti; che razza mai di democrazia era questa 1 Perciò noi l'abbiamo svuotata del suo pret€so contenuto; e il bastone fascista non ha clistrutto che una tarlata impalcatura, U'Il paravento fradicio. La violenza, noi lo sappiamo, non ha mai distrutto nulla; essa è sempre venuta a ratificare l'opera del pensiero. I fascisti, che sono ignari del pensiero, possono credere di avere compiuto quest'opera; ma non possiamo crederlo noi. Ora dovremmo noi lavorare contro il fascismo, in favore di quel vecchio, di quel fradicio, cli quel tarlato che aveYamo già criticato e dissolto 1 Il nuovo da noi non nascerà che sul Fascismo, come i~ Russia' no:µ. nascerà che sul Bolscevismo; correggendo: spiritualizzando, insinuandosi nei difetti e nelle deficienze intellettuali del Fascismo o del Bolscevismo. Noi non possiamo guardare al passato ma al futuro; preparare la stra.da di chi ·ve~rà,; appoggiare ogni apertura di via nuove. Giovanni, Gen,ti[e,. biaJno criticare e oompletart·.i '.il .Fascismo, e preparare ciò che prenderà il posto, è il _lato del pem,,ro. Il fascismo non pensa. Il fascismo è la politica di una. generazione cli sport e di guerra. Questo è il suo carattere, il suo merito, e insieme la sua limitazione. E' ciò per cui ha prevalso di fronte ai vecchi inattivi; e ciò per cui morrà, perchè la pura azione è inorte dello spirito, meccanicità: Il Fascismo porta con sè la sua co-ndanna nell'uso della violenza, nell'assenza di c,~tica., nella incapacità di studiare e di discutere, nel metodo dittatoriale, i1. una sola parola. Il Fascismo può dare, per il momento, il benessere al popolo italiano. M2 i popoli, come le persone, non vivono di solo benessere; e talora sacrificano il benessere alla loro attività; alla loro autonomia. L'uomo preferisce errare con la testa propda. che far bene con quella altrui. Il metodo. dittatoria.le che si è inaugurato per tutto il popolo italiano, da Sua Maestà al più umile dei sudruti, se continuasse a lungo porterebbe alla dised-ucazione completa. Kon essendo politico, io mi riservo il di.ritto di aiudicare ogni uomo ciel ministero fascista, oan~ atto del ministero fascista, ogni resultato d;l ministero fascista. Io non obbedisco alle nece~ità pratiche del Fascismo o dell' Antifascismo. E non vedo, per esempio,, perchè mai devo cambiare d'opinione rispetto al G<,ntile. Il Gentile è auello che era. Andato a.I Ministero fascista sosti;ne un programma che ho sempre dtsiderato per l'apeTtura delle vie del futuro: ]'Esame di Stato. Egli sale al ministero per realizzarlo. Non a. idealisti ed a storici si deve insegna.re che oggi soltanto per mezzo del fascismo l'esame di Stato può diventare realtà. Non ho affatto protestato contro l'alleanza di Croce • con il Partito Popolare, non so perchè dovrei protestare contro l'alleanza di Gentile con il Partito Fascista. Soltanto i partiti, con la loro cecità, con la loro i<ntransigenza o transigenza, co11 i loro uomini dotati di fi~to, possono-rea• lizza.re certi programmi che ci stanno a cuore. G.entile ha fatto bene, secondo me, a prendere quel posto di responsabilità, come faceva bene A mendo1a a tenere il suo, a resistere, a volere: applicata la legge. Solta.nto a noi - storici - è dato di poter considerare la ragioneVolezza degli opposti. Valori su11eriori. Il Fascismo e Comunismo sono, secondo me, non soltanto l'espressione di uno stesso movimento sociale, ma anche 1"espressione di uno_ st.esso ,romanticismo ,politico, cioè di una stessa :ineducazione politica; ciò che ha reso possibile ii passaggio di masse intere dal rosso al tricolore, poichè le masse, con il loro istinto, hanno Soltanto ponendoci da un punto di vista sentito che non mutavano profondamente. superiore alla politica, che possa dare ragione ai_ La, rivoluzione che noi pf')tremmo fa.re in !- migliori, ai puri, ai veri rappresentanti cli ogni talia è troppo profonda per essere a paragone parte in contrasto, noi potremo compiere quella o in centra.sto con quella fascista. Ed è meglio collaborazidne al paese della quale parlavo, e nou parlarne nemmeno, ora. che non può essere soltanto scuola, come vuole Il nostro compito è rimaner pochi, fra poJ1,amico Monti, e tanto 11eggio una scuola sol- chi, con 1lochi, per preparare le poche persone tanto di contadini o di operai; io, per mio con- che, dinanzi alla harbarie che sale, sia sotto to, Garei ben lieto di una scuola di borghesi, forme comuniste,che fasciste, negatrici del pendirettcri di industria, capitalisti intelligenti e siero, dell'individuo, della lib;,rtà, della persopreveggenti, agricoltori esperti, e tutti quanti a- nalità umana ,sapranno salvare la civiltà conperti alle grandi cor.renti dello spirito. Noi temporanea, conservandola con il sacrificio e dobbiamo parlare agli Italiani fondandoci su la rinunzia personale; per il quale scopo oggi valori superiori a quelli della pratica e della. è forse più tempo da conventi, che· da rivolupassione politica, universali, umani. Perciò non zioni. saremo contro un partito ma contro ·tutti i pa,rtiti. Ciò non vuol dire che dobbiamo essere acGI'C'SEPPE PREZZOLI:s'l. _Invece· di con(utare Prezzolini, al quale abbiamo esaurientemente risposto nei numeri scorsi, si tratterebbe di caratterizzare qui certe qi,estioni psicologiche e ru discutere con qualche ironia la curiosa deformazione deli'identità hegeliana di reale e razionale intesa dal nostro amico ,xn franco spirito di conservatore e in termini che ci Ja.,cciano fortementi dubbiosi sull'idea che egli si è fatta di storia e ru politica. La storia nostra è storia che si fa e non simbologia di matematici; l'as=i del disinteresse non esclude la profezia e le antitesi psicologiche. Invece Prezzolini non fa che constatare l'av-vento del' fascismo e accettare su di esso i luoghi comuni della 1'ri/ju'Tla o del Jfattino. Mette grossolanamente in uno stesso piano rivoluzione operaia e... ri voiuzione ( !) fascista senza Yedere che da una part.é c'è l'aspirazione cli un popolo e l'entrata. di forze nuove nella storia, dall'altra, c'è la palingenesi della piccola borghe.. sia. La democrazia demagogica, caro Prezzolini, non è morta: è diventata il fascismo sommandosi con il dannunzianesimo. N-essun storico ncn esaltato riuscirà a scorge,:e delle differenze sostanziali tra. Mussolini e Giolitti. Ci troviamo per. un~ volta; davanti, il blocco co~- pleto dell'altra Italia, l'unione confusa di tutte le nostre ant"itesi, il simbolo di tutte le malattie ed ecco che Prezzolini diventa hegeliano per teorizzarli. Bisogna consolarci pensando alla fer?C" stroncatunL o alla beffa allegra. che della lettera di Prezzolini avrebbe fatto il direttore della Voce. comodanti .Saremo anzi sgradevoli, e tanto più quanto ci varremo di ragioni di cui i partiti di solito non sì valgono, e di ragioni tratte da un mondo al quale i partibi non sogliono arrivare. Noi saremo contro il Fascismo, come saremo stati contro il Comunismo, per le sue deficienze ideali. Note sulla buroerazia Conl,ro il Fascismo. Gli atti del governo fascista mi paiono, in massima, ottimi. Non ho mai creduto, neppure per un momento, che MuBSolini volesse fa.re la politica imperiali~ta a.nnunzia,ta nei suoi discorsi. In quindici giorni essa ci avrebbe portato alla guerra con tutt,i e a una umiliazione penosa, nella quale non soltanto la foTtuna del Fascismo ma anche quella d'Italia, sarebbe andata in fllillo. L'essenza della politica consiste spesso nell'i'llgannare., e Mussolini è capace di applicare il Trattato di Rapallo con maggior onestà e fedeltà dei Governi precedenti, coprendo la sua azione col patriottismo e con i nomi di alcuni ministri, notoria,mente contra.ri al Trattato (*). Per il resto nessun ministero ha forse rriai p~·oposto e voluto con eguale energia e rapidità nforrne a noi care. Nes..cmnministe~·..-. ha mai avuto una eguale volontà di mostrarsi liberista. Nessun ministero è piì1 adatto a risolvere il problema burocratico. Nessun rnin_istero è più risoluto a, liberarsi da spese ilrntili. Il ministero patriottico fa ingollare al Senato l'abbandono della ;retorica rip,trazione (retorica per noi, ma redditizia per i cantieri) della Leona·rclo. I ministeri non patriottici non vi erano riesciti. Io ho fiducia di quello che farà De Stefani. Il programma economico del Fascismo mi pare buono. Gli uomini sono più giovani e più decisi. C'è una. volontà <li rinnovamento e di (*) Ho scritto ciò dieci giorni prima del discorso alla Camera. Ho sempre preveduto che il migliore modo per Jare ratificare g.- accnrdi di S. Margherita era di presentarli con le firme di TÌ:!aon di Revel, Federzoni, Di Cesarò, ecc. IlI. H governo della burocrazia. Il Governo della ,burocrazia e i vecchi partiti. La responsabilità d~Jla creazione di. una buroci:azia con virtuali fllllZioni di governo risale, come abbia.mo detto, alla Destra storica; la quale però ha di ciò molti..'6i.me attenuanti. La Destra nel 'fare, anzi, nell'unificare l'Italia, compiva una rivoluzione; rivolu?tione vuol dire èlittatura, una dittatura non si esercita se non con un esercito e con una burocrazia civile e (negli stati moderni) parlamentare. Già. il Cavour aveva avuto, pe.r suoi ,strumenti di governo, il prefetto, il questore e il deputato di maggioranza. Le COJ1dizioni rivoluzionarie e, quindi ,la necessità dela dittatura., durarono in Italia -anche morto il Cavour, anche; in parte, dopo il '70; era naturale che i successori del Cavour seguìtas;ero a premunir s~· ed il regime c011 l'accrescere e raffai-zare I.a burocra'lia. Al che ancora li incoraggiava, com€' s'è già detito, la. poca o nessuna fede che gh uomini della destra avevano nella fatale unità d'Italia, l'eccessiva paura degli elementi rivolt;.zionari e antinazionali, e, nel campo teor-ic-o, la concessione dello. Stato Civile,' dello Stato di din:teo, pr0opria, specialmente, di alcuni rn)derati meridionali. Ma la Destra, fincbè rimas.e se stessa., cioè finchè fu liberale e fu ricca di uomini di govorno, trattò la btu-ocrazia come mero strun1eutc, e mantenne per sè gelosamente, l'iniziati :.ra I).i governo, rn06trandosi rispettosissima d_ei dir il li del parlamento: governò, insomma, costituzi0J>almente. E dopo tutto, attenuante massima sscondo me, quando cadde, ,;conobbe onestr,- mente, per bocca di uno de' suoi uomini migliori, di aver, in questo campo, molto e grave~ mente mancato .a A noi .J+On-~eve pesa.re <li confessare - diceva S. Spaventa nel '79 - che il vartito inoderato mancò al compito di dare all'Italia ,,,n'am1in:istrazione, che rispondesse perfett®ne11t,e a. tutti 'l: b1·sogrvi_e interessi suo-i ,. L~ Sinistra, finchè fu minoranza, oppugcò il violento accentramento burocratico opernt<> dalla Destra; ma questo faceva, come già !'Oriani acutamente notò, « per ragioni di opposizione,, perchè, per convinzioni, la Sinistra, in quanto aveva convinzioni, doveva e...c.sere,quasi botta, più ferocemente unitaria della Dest.ra. Sta difatto ad ogn_i @odo eh<! la Sinistra, qu.ando ebbe il governo, sebbene fossero intanto venute meno parecchie delle ragioni d'essere della burocrazia pletorica e sopraffatrice, nuJla feoe per correggere gli errori degli antecessori, e molto fece, ,al contrario, per aggrava.rli: la Sin_istra compì il processo di demoralizza.zione dell'amministrazione centrale e provinciare con l'asservire l'una e l'altra. al parlamento, e tristamente perfezionò i sistemi di persecuzione contro le amministrazioni locali, che purtroppo eran già sta.ti inventati. dalla Destra decaduta in consorteria. Ma il fenomeno piì1 grave che, in questo campo, accadde in Italia sotto il governo (sebbene non solo per il governo) della Sinistra, da Depretis a Giolitti ,fu quello del progressivo e accelerato scadi.mento della cosi.detta classe dirigente, avvenuto per l'a-llargamento del suffragio, per l'eliminazione dell'opposizione costituzionale, per la distrazione dalla politica attiva dei inigliori elementi boTghesi, volti ai commerci e alle industrie. La conseguenza di ciò

b 136 sappiamo quale fosse : la burocrazia, in questa eclissi cli una libera classe dirigente, dovette essa prendere iniziativ.e e funzioni di governo, e il governo d'Italia. fu davvero e solo , governo della burocrazia •. • Adesso, dal '98 in qua, si può dire cho fra Destra e Sinistra ogni differenza sia -scomparsa. Di fronte al problema della bufocrazia, eccezion fatta di qualche solitario dell'una o dell'altra pa.rte, destri e sinistri non han fatto e non fanno che baloccarsi con d.isq uisizioui e progetti, m., restano più ridevoli del!' alta burocrazia romana. Con le elezioni del '21 gli avanzi dei due partiti, galvanizzati dal fascismo e da Giolitti, tentarono l'ultimo sforzo per tornar maggioranza e continuar a governare con le sanzioni costituzionali; furono sonoramente battuti; invece di rassegnarsi alla realtà costituzionale, traendo profitto della indecisione dei due partiti vincitori, iniziarono con Bonomi la reazione e seguitarono a governare, i demoliberali laici e clericali, contro il suffragio universale, senza, più neanche salvar le apparenze., con la burocrazia, le questure, i tribunali, e le squadxe d1 azione. 1 E veniamo al partito socialista. Il quale, veramente, sarebbe per definizione ,il partito della burocrazia uni versa.le D e, come tale, non parrebbe quindi il più indicato per osteggiare quello che noi chiamiamo • il governo della buro-<:ra.zia a. Però in Italia, al suo primo apparire, in quanto fu movimento di minoranze rivoluzionarie, fu anche, par necessità, un movimento liberale (l'osservazion~ mi è suggerita dal Formentini), e quindi reagì ainch'esso vigorosamente, alla dittatura burocratica; divulgò, con la propaganda de' primi tempi, i dati del problema, e fece a,nche una buona azione pratica di opposizione alla burocrazia centrale, sia col dare alla classe degli impiegati la coscienza del conflitto che vi era fra gl'interessi suoi e quelli dell'alta burocrazia, sia con l'immettere nella vita politica elementi nuovi, fervidi e attivi. Ma ben presto le organizzazioni professionali «solidarizzarono, effeti.ivamente con la burocrazia centrale, e perdettero ogni vigore di opposizione. Il partito socialista poi, divenuto, nella pratica, riformista, ebbe tosto bisogno della burocrazia; mentre cercava di conquistarla IJ" era conquistato; e si trasformava intanto esso medesimo, con le cooperative e le leghe, in una macchino.sa burocrazia, fatta a im_ma.ginee simiglianza di quella statale. D'altra parte il partito socialista, rimasto rivoluzionario e intransigente a parole, non volle mai; come pure aveva governato nelle provincie e nei comuni, assumersi responsabilità di governo nello stato, e rinunziò così a porre direttamente alla direzione della cosa pubblica uomini suoi, e a colmare utilmente, per tal modo, i vuott·che il ·suffragio allargato apriva, sempre più vasti, nelle file della classe di governo. Adesso ci sono in Italia almeno tre partiti socialisti; dei quali il cqmunista, in quanto tornava ad essere nel dopo-guerra, in parte, quello eh~ era il partito socialista ne' suoi primordi, era il solo che avesse capita e proclamata la necessità immediata d'una rivoluzione burocratica: gli altri due partiti socialisti, l'unitario e il m.assimalista, per ora, non sono che due poveri mendicanti, in questua dell'elemosina della Confederazione G<>nerale del Lavoro; che per ora, non avendo lardo da dare ai gatti, tien chiusa la porta a tutti, e ... attende gli eventi. Il governo della Burocrazia e i partiti nuovi 1J n pariito che pareva fatto apposta per la lotta antiburocratica era il Partito Popolare Italiano. Come movimento nuovo, il P. P. I. appariva nov compromesso con la grande corruttrice; come movimento meno recente esso ereditava dal neogne]fismo, dal clericalismo intransigente e dalla democrazia cristiana tutte le loro avversioni allo stato laico burocratico e accentratore, e tutte le loro aspirazioni alle autonomie locali, unico rimedio contro la dittatura burocratica. :y(a anche e specialmente per un'altra ragione, il P. P. I. appariva come l'ideale combattente della crociata che noi diciamo. La questione del governo della b1,rocrazia è insornma la questione dell11dta bur(Jorazia centrale, e la questione dell'alta burocrazia centrale è la questione della massonerif.l. Questo è del problema un altro pun_to assai delicato; forse il più delicato di tutti. Ora, come le democrazie riformiste, impeciate di ma&s0neria e di mentalità massonica sono le francheggiatrici più valide e sicure della burocrazia governante, così il P .P .I., antimassone per definizione, era, o doveva essere, il più animoso, e il più interessato, oppositore della combutta burocratico- massonica di Rema. Difatto, nelle carte, di fondazione, nei ccngressi, nei discorsi e, anche, nella stampa popolare, la nota antiburocratica è dominante; come )>Ure uno dei problemi più vivacemente dibattuti dal P. P. I. è quello delle autonomie locali, unico antidoto, come oramai è banale; contro l'onnipotenza dei direttori generali. Ma anche qui, se si bada ai risultati, è accaduto, p,;r il problema della burocrazia, quello che è accaduto per il problema della libertà delh scuola, che è uno dei lati del problema antiburocratico e antimassonico, anzi di esso problema è il centro e la sintesi. Là, come qui, l'opera del P .P .I. si è ridotta, in definitiva, ad LA RIVO LU/ZI ONE LI BE RA LE un'opera. di propaganda e di divulgazione, utilissima, non c'è che dire, ma infeconda di risultati immediati. E, peggio ancora, là come qui, ; i-ealizz.a/.ori del P.P.I. (clericali, trust giornalistico, banche), han lasciato che Don Sturzo è gli altri ingenui predica...<:Sero,ma essi, per loro conto, han continuato a razzolare come ai tempi • ,dell'ante-pipì, cioè han continuato ,a rodere dal didentro la famosa "forma di cacio• e, nel fattispecie, a deporre nella carogna dello stato burocratico le loro ova feconde ,cli pezzi grossi della burocrazia. Certo che, in teoria, per noi, nemici di ogni monopolio, è sempre meglio che a Roma, nei Ministeri, accanto ai burocratici massoni ci siano, a far la concorrenza, dei burocratici clericali, ma, nei fatti, io ho gran paura che, pure con l'iniezione popolo-clericale, quel monopolio sia più intatto che mai; perchè non vi è nulla che rassomigli tanto a un mas:;one quanto un clericale, specialmente quando il clericale ed il massone sono due alti burocratici. Ma via, non diamo troppi dispiaceri al povero P.P.I., e terminia,mo di parlar di lui, riconoscendogli, in fatto di problema burocratico, almeno una insigne bensmerenza: quella di aver dato ad ognuno la dimostrazione palmare che in Italia, oramai., come nessuno dei problemi essenziali, così neanche questo essenzialissimo del «governo burocratico• si può risolvere per via legalitaria e costituzionale. E, a proposito di illega1ità e di anticostituzionalismo, cioè di rivoluzione, mi vien in mente che. c'è in Italia un'altra specia di partito, il quale parla spesso e volentieri di burocratismo, di sfollamento di uffici, di distruzione di stato burocratico, e che si dà l'aria doiesser l'unico pirtito capace di risolvere, come tutti gli altn problemi della vita italiana, così anche questo di cui stiamo discorrendo: voglio dire, come ognuno ha già inteso, il Pa.rtito Nazionale Fascista. Ma i fascisti m'insegnano che programmÌ, discorsi, articoli sono una cosa, e i fatti sono una altra, e che il P.N.F., se fa anche lui, com'è la moda e la necessità, delle parole, vuole però essere sovrattutt-0 giudicato dai fatti. Ora, quando io bado, per la questione nostra, ai fatti compiuti fino ad oggi dal fascismo, e vedo che il P.N.F. si è sùbito organizzato in una grandiosa gerarchia civile e militare, con segretari, vice-segretari, ispettori, consoli, centurioni, ecc., ecc., tutta gente stipendiata, irrseponsabile e oziosamente faticante, come dei veri e proprii impiegati; quando v do che questi flagellatori inesorabili dello stato burocratico italiano mena.'Il.ocosì grave vanto per avere in un 9Ìorno solo trasformato due circoscrizioni auto- ~ome delle terre redente in due prejettwre del Regno d'Italia; quando vedo che qu,esti ~follatoti d'uffici son sempre pronti ad occupar qualunque ufficio per reintegrar nel «posto, qualunque avventizio li~enziato, purchè fascista; e quando vedo il fascismo reclutar fior di gregari, e di ca.pi, fra gli impiegati, albi e bassi, delle amministrazioni civili e militari romane e provinciali; quando odo i neo-ragionieri o gli studenti di legge d0 P .N. F. trattare con tanta sufficienza e leggerezza dei più gravi problemi tecnici del paese e penso che questa è insomma J_, classe dirigente che il fasci,smo porterà domani al governo, cioè alle prese con le vecchie volpi dei Ministeri; quando. ricordo ohe i padrini ... politici del fascismo della seconda maniera sono stati Corr·adini, che è un ex-direttore generale, e Gio!itbi, che è ... Giolitti, allora io mi domando, inquieto, se codesto fascismo non sia per avventura una maéehina, davvero infernale, messa S\l dai più interessati con l'aiuto dei più ingenui, non già per distruggere, ma invece per rinsaldare la baracca burocraticoplU:tocratico-militaristica attualmente sgovernante in Italia. E al pensiero mi sento, davvero, tutto ·orripilare. Rivoluzione e federalismo. Ma tosto mi rassicuro e mi consolo pensando che, insomma, i fascisti vogliono soprattutto a fare la rivoluzione», anzi che codesta rivoluzione essi già da un pezzo la stanno facendo. Ora Gaetano Salvcmini, fra le tante cow belle che mi ha insegnate, una me ne ha ie.scgr.ata bellissima, ed è che la questione della burocrazia in Italia non si risolverà mai se non con una rivoluzione. Anch'io sono di questa cosa profondaroeute convinto: una rivoluzione ~ l1ha data, una rivoluzione ce la toglierà. Una rivoluzione ba r,,_ galato l'Italia, con l'unità, anche la ditLatura burocratica del Piemonte o della Francia Napoleonica, con appena un po' di con-ettivo pa.rlamentare, per indulgenza alla «galleria»; e la cosa era, forse, fatale; ma la diLlatura burocratica, che, come rivoluzionaria, doveva essere te:mporanea, si è, con una serio di atti che vanno dal seppellimento del progetto Parini-Minghetti sulla regione, all'occupazione fascistica del palaz1,o della Giunta di Trento consolidata per modo che il sno re_ggimento,' prettameni,,; wcezionale per ogni paese libero, par divenuto per il lungo uso, normale e costituzionale. Ncssun rimpianto per quello che è stato: era necessario, era fatale, sarà stato, quindi, anche utile. Certo è che, pur sotto la caLafratta burocratica, la vita spirituale ed economica d'Italia si è potuta svolgere per un pezzo senza soverchi e invincibili impedimenti. Ma con lo scoppio della guerra, con la guerra, e più con il <4>po guerra, la pressura è divenuta int-0llerabile; Potenze economiche parassitarie, in combutta 0011 potenze politiche conservatrici, con il pretesto della difesa antibolscevica, accennano oramai a volersi riwlutamente "e violsntemente opporre alle forze spirituali econ_omiche e politiche, le quali, per vivere, hanno bisogno solamente d,i lib,~r.tà: la lotta, a-perta.mente o meno, consapevolmente o meno, è dichiarata, l1 urto sarà for~ midabile; siamo al punto in cui compare il paradosso tipico degli attimi rivoluzionari, che lo stato a pparen temente normale e costituzionale è lo stato anormale e .uo-sutuzwnale, e che ogni atto il quale tende a riportar le cose alla norma e alla hbertà acquista un senso ed un aspetto rivoluzionario, e che l'unico modo di avverare l'ordine è il disordine. Ma Gaetano Salvemini, il nostro Carlo Cattaneo senza l'antistoricismo del primo, mi ha pure insegnato che, rivoluzione o no, l'unico rimedio vero al « governo burocratico» è in Italia, ora, il «federalismo•. E anche di questo io sono profondissima1nente convinto. • La rivoluzione italiana, la prima, quella del Risorgimento, fu fatta per l'unità, per !indipendenza e per la libertà, ma ci iliede, con l'indipendenza, l'unità, a detrimento della libertà. Ora il processo deve continuare: raggiunta, completa, l'indipendenza, assicurata, stabilmente, l'unità, dobbiamo avere, finalmente, codesta libertà.; e come, in un primo momento, l'unità non si potè avere se non limita'Ildo 1; varie libertà, così ora le libertà vere non si potranno ottenere, se non allentando le strettoie dell'unità. Continua, anzi riprende, in Italia, e nel mondo, l'eterna lotta fra l'idea unitaria e l'idea federale; abbiamo avuto dal 1848 al 1918 il momento dell'unità; torna ora il momento della federa~ione. Il processo unitario oramai è compiuto. Spiritualmente s'era già compiuto da tempo, e documento più cospicuo ne era stata la letteratura cosidetta paesana: Verga, Deledda, Beltramelli, ecc. Era l'idea regionale, la quale, al punto di risolversi nell'idea nazionale, divenuta riflessa, si faceva estranea a sè, e .mirava a sè stessa come a spettacolo artistico, come a soggetto di studi e di meditazioni. Letteratura paesana, studi regionali erano il testamento dell'idea regionale preunitaria. La guerra ha reso perfetl:-0 codesto procedimento, non solo coi fatti materiali del raggiungìmento dei confini geografici e del superamento dei confini ten;ci (perchè ce ne sia ;abbastanza bisogna che ne avanzi), ma più con ,)a partecipazione effettiva di tutte le «masse• ·al travaglio di fotta la guerra (combattimenti, !disagi, polemiche). r Ora che "il processo unitario è, insomma, fi.- ;nito, si _può, si deve, riproporre. il problema federale; non già l'Italia divisa per 16 o per 18, ma l'Italia moltiplicata per 16 o per 18; non l'Italia negata dalla regione o dal comune, ma l'Italia accolta su sintesi nel comune e nella regione. Il Mazzini, che del resto già nel 1861 parlava della « Regione, zona intermedia indispensabile fra la Nazione e il Comune, addita- ·ta dai caratteri territoria"lti secondari, da,i dialetti, e dal predominio delle attitudini a.gricole, ind1.1s,t1·ial.,ie rnarittime », sarebbe ·oggi, il più 'fervente dei federalisti. C'è, nella storia d'Italia, !'or.a. ,dell'unità e c'è quella della federazione; la lancetta, che ha segnata l'ora dell'unità, non si ferma qui, ma si avvia. a segnare l'ot~ della federazione. Si sente dire da tante parti ché noi viviamo in pieno metl.ioevo ed è vero; ma è vero non solo per il l~to pittorcsc, (Fiume, navi in corsa, tavole del Camara, fajc~e di comune il bel med·iO-evo di D'Annunzio), e neanche solamente per le conversioni, pe-:- i nuovi Templari, per le invasioni barbarich~, ~ neanche solamente per la crisi di autorità caratteristica di quell 1altro medoevo, ma è varo specialmente per l'imponente moto di ,ind;_,;. duazione • che si produce in tutto il mondo ci- ,ile da un ventennio .a questa parte, e di cu, la guerra non fu che uno degli episodi. So1u-- ruerso e frantumato, a principio di quell'altro medioevo, l'impero di Roma, ne restav-Ll!o a fiore, scogli, isole, piccoli mondi a sè · ritirata:1i all1inizio di questo altro medioevo,' la ma,-~; positi,~istica-interna.zionalista, riemergono, per tu~to _11_ mondo moderno, i poggi, gli accideui, le rnd1v1dualità etnichs e territoriali. . Com~ nel mondo, come in Europa, così ancll .> rn Italia: il flu.sso fu dal Comune all'Umani:i,, i!'riflusso è stato dall'Umanità allo Stato N-,,io nale, e sarà dallo Stato unitario all'Ente loca'c auLonomo. Carlo Cattaneo torna al momenlo buono e si chiama Gaetano Salvemini; si forrn:-'" e dura il partito aulonomo Sardo mentre ro•·- fesa fascista riconcilia gli aULoXtomisti treut,;_~1 c?n qu~lli altoatesini; nel vecobio Piemonte ,"), norgarnzza un partito liberale che par si vogl u rnant,enere regionale; in Lombardia e in Em1• Ji,1. rinasce un sindacalismo dichiaratamente federalista; il lllezwgiorno d'Jtalia con gli uomimini dell'Associazione del Mezzogiorno e cc,r. Don Sturzo, e con la formazione di una s:..,~ borghesia, pare si avvii a fare, entro le possiu:- lità storiche del momento presente, quei Curnùni e quelle Signorie 1 che non fece nel tre e n~l quatLrocenLo. Quella lai lancetta avanza su quel tal quadrante. "L'Italia della burocrazia• è pres5':' a finire; le. darà il colpo cli grazia !a rivoluzione; la sostituirà "l'Italia delle autonowie locali,. I.a vera rivoluzione. Ma ·ubaldo Formentini, seriamente, rui •av. verte: , ... per riformare la burocrazia non. 01 vorrebbe meno di una rivoluzione o di una ,-e~- z'one che dir si voglia. Ora, questa n,.zion_e ron è aJfatto probabile, e quella che or", çhiamesi la Rivoluzione sembra indirizzata a sa!- . varo piuttosto che a ·perdere la èostituzio?e del!o Stato», cioè, intendQ io, a: a ,rafforzare p1utf:.,:•1:to che a<:!abbattere il , go·verno della bwrocr.o.:1a. •, E qui sarà bsne che ci si spieghi su .,ues." benedetta faccenda della «rivoluzione,. Quanh qui, a ;propo,;ito di dittatuna ,centrale buro-_ cra.tica e di autonomie locali, si vien fuori con la parola «rivoluzione», non si vuol mica dire che in Italia si possa pensare .ad una rjvoiuzione, la quale .abbia per programma <li marcia, sa Roma, occupare i Ministeri, m;rndar a spass, i direttori generali, e creare d'incamto sedici o diciotto cantoni italiani. Quelli che furono nella stm·ia del Risorgimento nostro moti federali non fecero che accelerare il processo unitario. Non si è visto· mai una rivoluzione attua.re immediatamente e direttam_ente le idee d~ll'uomo OI degli uomini che la promossero; si è visto spesso una rivoluzione sortire, o prima o poi, e-ffetti opposti a quelli che i suoi attori se ne ripromettevano. La demolizione del « governo burocratico, con l'instaurazione d'un radicale decentramento a tipo federale, e quindi col recupero di tutte le libertà. -recuperabili, avverrà in I tavia, se avverrà, 1wn. già direttamente per •una rivoluzicne fatta da federalùti, ma, in&,_-1:ettamente, per ,ma rivoluzione fatta da wnita,ri. Come dalle reazioni delle parlate locali alla imposizione del lat.ino castrense sono sorti ·nel mondo neolatino i d,ialetti locali e particola.ri, a nn tentativo di rivoluzione nazionale unitaria, sorgeranno, e si stabiliranno, dei nuclei di forze locali e particolari, da cui avranno origine i futuri governi locali italiani. Se nel luglio del '19 o nel settembre àel '20 fesse scoppiata in Italia la rivoluzione sowietista, ferooemente unitaria e accentratrice, il piì, sicuro risultato di essa sarebbe statà la costituzione in centri autonomi di quelle regioni, in cui più viva fosse stata la reazione al governo della falce e martello. La rivoluzione comunista falli, per molte ragioni, e specialmente per l'errore commesso dai capi di ignorare il fatto , guerra• e di svalutare il mito «nazione, ; appena dioh-iaratosi il fallimento di quella rivo-. luzione, immediatamente si rinfocolò quell'altra rivoluzione, la fascistica, a cui, circa quei tempo_, venivano aggiungendo nuova esca. i reduci da. Fiume, conquistata da Giolitti. Da allora l'incendio s1è propagato; la rivoluzione --s'è af= - fermata; o prima o poi si avrà di es.sa la, risoluzione finale. Quale sia per_ essere codesta risoluzione a noi, qm, ora, meno importa; quel che ci importa assodare è questo: che la rivoluzione fascista unitaria_ nei propositi nè più nè meno di qù'ella comunista, dovrà produrre gli stessi effetti che da quella noi attendevam-0: cioè delle reazioni locali, particolari, centriiughe, su cui si inserirà la rivoluzione federalista. La 8Ua]e sarà l.i vera rivo~zwne, quella che definitivamente abbatterà il governo d<>llaburocrazia, a cui la· rivoluzione unitaria fascista avrà inspirato un po' di oSSligenovitale. Quella sarà la ,wstra rivoluzione, la ri·voluzione liberale. Intanto la nostra bisogna sappiamo bene quale sia. Mentre la nvoluz10ne unitaria è in atto già si manifestano in atto le va.rie reazioni ad essa: le abbiamo elencate più sopra, liberalismo piemontese, a cui dovrà aderire quello lombardo facente capo al Corriere, liberali autonomisti. del Trentino riconciliabili con gli A1to-Ates1n1, neos1ndacalismo cosidetto D'Annunziano popolari Sturziani, movimenti autonomi del!~ isole e. del Mezzodì, ecc. ; le ulteriori vicende dell~ rivoluzione fascista non maa:icheranno di suscitarne altre, le qnali, necessariamente avra11110in comunE\ con le prime il caratter~ localistico e centrifugo, che è già, bene visibile m quelle. Nostro còmpito sarà di riconosaere q~esti movimenti antiburocratici e autonomistici d'Italia, dare ad essi coscienza di sè collegarli, e guidarli nella opposizione aJ r:..Sc:ismo chlagante e imperante. Nostro còmpito sarà quello <li non permettere che Ja rivoluzione una volta iniziata, si fermi a metà. ' Reazione del sindacalismo OJJeraio intransigente al politicantismo dei partiti, accentratori e riformisti; opposiz-ione del neoliberalismo al collaborazionismo demo-riform.ista-clerico-fascista. 1·eazionc della scuola libera tecnica inteTessata, _alla scuola statale laico-retorica, ribattezzata 1n scuola nazion.ale. rinnovato interesse ai' problemi locali los von Rom, politico-amministrativo; ' . qucste sono le foi-ze che, sole saràn capaci d, finire la rivoluzione avviata dal fascismo. Suscitar queste forze, infrenarle, coordinarle, gmdarle, mentre aspettiamo, o mentre assistiamo alla rivoluzione è e sarà il compito nostro. Lavoro1 001ne vedete, non ne manca. Dunque, incominciamo. Anzi, continuiamo. AuGusTo Mowrr.

L A R I V O L U Z I O N JiJ LI B E R A L E STUDI SUL RISORGIMENTO La filos.ofia pqlitica di Vittorio Alfieri. VI .• La morale e la metafisica della libertà. ll . L"aspirazione dell'Alfieri, antitetica a a n- .nuncia del Go.ri: , dalla feccia nostra presente sorger puro ed illibau, d'esempio • è una di qt:elle posizioni eroiche che òesce agevol~ de: molire ai critici positivisti e fntellet~~hs~1, usi a porre scàemi e a t,ro\·ar contraddiz10n1 do. 'C si tratterebbe di interpretare e valutare chnroscw·i di pensiero. E' vero che la sua fil_ooofia non liquida con chiarezza di superatore, 1 ?rùblemi del ;assai<,; la sua arte può pare:·o un .astratto progi-amma, la sua politica u~'~ntr:ir,- sigenza intemperante. Al passato egli_ ~w. 1 0Pposto immediatam,e·1_1t~ la_ ~u~ spontane1~a cl 111a1viduo, la sua ong1uahta 1ngenua:. ~~. mo- .rr,cnti più tragici e incerti dello sviluppo sto- _:rico <lOme ., quando fo (corsa ed alle sv?ltate 'una slitta minaccia di cader da una. pa:t~, r: Yuo} pure - come dice Prezwliùi - 11ualct1110 che si sacrifichi, che si sporga tutto fuo- ;·, dalla parte opposta •· Ma la swria _neua sua coerenza lineare e nella sua 'raz.10nahta d1 conserva trioe deve essere i~oi.usta e quasi :=-:1rer sconoocente verso queste aspi.razioni ch,J fF:'!" ccn-corrono potentt:u. ente a crearla. Chi Yolesse farsi uniidea approssimativ~1 ,jf-!. l'importanza dell 1etica alfieriana _dovrf' 1 )B Jll· c.agare in quali occasioni e quante va' .e "~11 -sia parso ed abbia concretamente ope,rat0 come " e::empio » agli uomini d'azione e ai _p~n- :satori. e ai rnor:2.listi della nuova precettistica c: 1~ v~ei.1.Uein vigore nel Risorgimento e c~e non è ancor spenta: qui si tro.verebbe materia n.::-rnn ni_rnvoprob1ema eh critiea storica ben degno c1i medit;zione - Alfieri e la storia dei costumi e dei sentimenti. Ma .:;_uestc è soltanl<, un aspetto della morr,le alfie:riana: pe1 e.sso lo scnttore partecipa concretamente alla :ormazicme /;pirituale del :r:ttovc popolo, ma soltanto i11direttarnen~ alla :c1~arione ài una c!viJtà europea. Sarebbe: agev: le o.T("an1zzafeju sistema questa nuova pre- -ce:1 frr;tic\ t"! casistica mora)~ quando si tenesse l f'n nre,:;•:nt.eche 1:i sua ori5i11ò e la sug. unità consistono nella po1emica contro il legalismo C't,icodf'l rristiar:.esimo giudaico e contro l1utilitw-i$ìrn0tE>ologlr.o . I-cvecf'- noi non crediamo nè an~ nece.~~i'tà ~~ al.la pO'Ssibilit:ì,teoreticamente ,.:alida \.li u::rn c·asistica morale anche se sapT.)iamoJess~r dim.ostrahile fa sua insopprimibilità _!.1e.ili1:-:•tirf'!ati:listici di una illU3o-ria pre-te&.1 d'organicità. La ~tica che l' Al_fieri oppone alie consuet,11::liniet,iche del cattohmsmo ha la :ma w1.lid1tà (come la sua origine) nella psicoìovia e nelJa personalità sua. E' chiaro dunq;e eh:- se D6 • qovrà tener- co?to ~olo ~me di chcumento d'·un intjmo pem:nero - hbero e : rasooncle,itale perchè legge fi.lcsofìca :ii icui ouei parcicola.. fi sono soliaEtn un1 ese.mplifi.cazione d:ifficilm.,,;w sott_ratta all'arbitrio. Jl 1)C11trc \'ero • del pensier0 alfi.erjano, che gi. dà diritto d'inserirsi nella storia euro~ea ,'el pensiero ~ella libertà. - con forza e giustizia bf:11 ~uperiore ~ qu~lla eh~ ne possa.no vantare i rom~tìci del primo St·urm-u:rul,.Dra.ng - sta nel suo concetto di volontà. La scuola antropologica ha combattuto una delle sue più sterili e vuote battaglie quando ha preteso di dimootrare l'inesistenza della volontà alfieriana. Positivisti, livellatori, rigidi democratici, vagheggiatori di dogmi materialmente grossolani e di .fisica trasparenza - identifica va'llo la volontà da eesi cercata dal fanatismo, colla pesantezza, con gli occhi bendati. In Alfieri :non si trova questa volontà. Anche il Bertan·a, -quando sosti~ne ·che la vol_ontà dell'Alfieri non .si traduoe mai in azione, pensa alla massfoci:1. .coesione intollerante della , volontà » dei Gesuiti, validi a.mministr,atori ed esecutori senza incertezze senza dissidi. L'intolleranza d<>,ll'Al- .fieri è in~ece essenzialmente comprensione_ La sna volootà è il momenl<, della luce volitiva ,che balza direttamente da una crisi della volani:> perpetuamente· riprodotta. Il segreu, della suà. azione sta nel suo pessimismo che non si può penetrare se non si intende il piccolo test0 eroico a cui è affidata la descrizione della su, genesi: il Dialogo dellq Virtù Sconosciuta. Gori non agisce perchè non ha fede, Alfieri « lll· dcmita, impetuosa indole » agisce percbè non ha una fede. L'ideale non "illumina dall'esterno, rimanendo in alt,, inafferrabile, ma sorge dall'azione, sta nella disperazione stessa con cui -accettando l'ineluttabile coscientemente, rinunciando fermamente ad ogni illusione e .ad ogni fa.lsità, nata soltanto da debolezza e da egoismo, ~ si ritrova il criterio austero della virtù nel disinteresse della solitudine. Anche la fama è soltanto dolce e utile chimera in quanto poss, essere cagione di bell'opera umana (pagina 202). Così questa volontà di disperazione e di negazione riconquista il suo momento positivo, diventa la base su cui .;i può costruire ancora, cons.ci della tragedia che il moderno concetto di :immanenza impone agli spiriti. Nel P.rinoipe, lcbiarendo le preme= de<lla Virt,ì S~onosciuta, J'Alfieri così definisce, contrapponendola all'impulso artifì.ciale, l'assoluta individualità del' volere che egli chiama imvulso nativrale: , è questo i_mpulso,_un bollore di cuore e di mente, per cw no1:-SL trova mai pace, nè loco;; una sete insaziabile ~i b~ fare e di gloria; un reputar sempre natta il gu.,.fatto e tutto il da farsi, senza però mai dal proposto rimuoversi ;u.na infiammaLa e risoluta. voglia e necessità, o di esser primo fra gli ottimi, o di non es.se.enulla '· Per chi ha ben compreso il nootro ragionamento non è poesibile trovare jn que.5te espreg;ioni un individualismo, a_nan:clu~o.o -~a. rrLeramorale nietzscheana: c'c 1nvece 1mphoita tutta l'attivistica morale moderna. . Non bisogna. limitarci alla_ mera ~ffermaz10no finale di quesl<, volontarismo : bisogna vedere come esso sorga da n_n_dialettico contrssto, commisurandosi a reahs-tlche _1J1;emesse.t1che. Il principio volitivo è per lui 1afformaz10- .n,, dell'autorità che dà una forma e una coscienza al mondo della libertà. . . E la libertà è per l' Allieri il coefficiente pnm? della personalità : non si è uoID1n.lse non s1 e liberi. Il concetw è indagai<, nel suo valore teoretico in quanto costituisce la condizione del- !,:, sviluppo delle facoltà. intellettualL; nel suo valore etico come determmante di tutte. '.e virtù e identico esso stesso. con, m~aru_mita~ giustizia, purezza; come mito d a~one perche scaturioine del pensiero della gloria. Nessuna rigidez:a deterministi~a r.enetra in questo r~g~o dell'assoluta auwnomia: 11solo elemento cli determinismo è la decisione stessa, ma l'impul:o . che dewrmina, ossia fa diventare att,, la mera pctenza, è ancora libertà. 1 .. La hbertà conquistata attraverso 1 ~t1htarismo riformistico, cara agli encicl~pedis~1 francesi, non ha senso alcuno per . 1Alfien come non ha senso una libertà pohtwa che non s1 fondi sulla libertà interiore - intesa questa come forte sentire. Nel concetto 3.lfieriano insomma c'è ufi.a v_era e propria a·ffermazione di ?a1~atter~.met3:.6.s1co. .La libera pratica delle virtu poht1che_ e _re~- lizzatrice di libert.à cost.itu.zionali e socLah rn quanto nasce daWa,ttività_ ?perosa e indipendente dei cittadini. Condiz10ne per essere cLttadini, pel' e..c:sereliòeri è la conoscenza_ dei proprii diritti: ma, come _Per co~oscenza s1 deve intendere, in linguagg10 alfìenano_ ~a vera eiprop~·ia azione, così diritto non .s1~1fìca. ast,ratta capacità ma volontà ed esphcaz10ne. Il fatto ,politico include sempre un _fati<, mor11-le. « La •libertà è la sola e vera esistenza d1 un popolo; poichè di tutte le cose grandi operate dagli uomini la ntr"ovi,amo~r fon,te ii. . Questa idea è la metafisica del! Alfieri: il .suo assoluto il suo Dio .Di qui vedremo nascere la sua reÙgione e la sua politica. La nuova religione. Di questa tmità sistematica l'Alfieri ebbe coscienza e l'affermò, quando diede_ forma concettuale alla sua dott,;-ina della religione. Il credo alfìeriano si rivolge a una !eligione ~ a un dio , che sot,l<, gravissime pene presenti e _future comandino a.gli uomini di esser hben ». • Comandino » è detto per metafora: non che ci sia chi deve comandare e chi gli sottostà: colla locuzione si indica l1 universalità e la necessità di questa credenza che coincide con la autonomia dei credenti e non contempla nulla di esterno :imporre .agli uomini la libertà vorrebbe dirn che la libertà è di tutti, è p066ibilità che basta esser uomini per realizzare. La religiosibà alfieriana è il trionfo dei valori interiori. Le religioni cost1tmte e dogmatiche separano tra autorità gerarcbica e umiltà di popolo, tra impero e ubbidienza: alla _loro bas_e, più profonda, <ancora d1. ~gm espenenza mi-_ stica sta un pnnc1p10 utilitario, lln calcolo di cui l~ classi gerarchicament~ più elevate si. servono. La religione della libertà. esclude m_tercssi e calcoli, esige, come efficacemente ~1:v_e l'Alfieri, fanatismo negli iniziatori, e negli 1n1ziati entusiasmo di sincerità, in tutti quell'ardore completo per cui non c1 è soluzione di continuità tra pensiero e azione. Ne risulta una nnità di aposwlato che anticipa i caratwri _dell'opera mazziniana. E un po' di mazzin1an1smo c'è anche nelle premesse teoretiche di questa religiosità; ma è un mazzinianismo senza elementi giansenistici nè misticizzarnti e gli resta superiore in quanto si esprime in un momento di precursore mentre in Mazzini teorico si avverte ,qualcosa di sorpassato. In Alfieri c'è, oscuramente, la concezione dialettica del liberalismo l\tlazziui soggiace alle incoerenze del poderos~ mito di azione che instaura. Alfieri è un'anima religiosa e mentre propone la sne concezione libertai-ia sente intensa e profonda vicinanza spmtnale con tutte le anime eroiche della religione. Il gmnu, capitolo dell'ultimo libro del Principe (Dei capisetta rel,igiosi; e dei santi e dei martiri) non .è in contraddizione con ciò che altrove l'Alfieri ha affermai<, in netta polemica contro le religioni positive; anzi dimostra qual. senso squisito egli possegga dell'importamz~ spmtn_ale della re~- gione e del suo valore di smcenta creativa. Come tutti gli spiriti religiosi_ l'Alfien ha sentito il fascino cl<>,llafigura di Cn,t,,; e mentre nella 1',ran114de esalta l'importanza del!~ prima dottrina cristiana della civiltà.1 nel Pnnc1,pe si sforZ<' di attribuire a Crisi<, il significato,_ che. per lui trascende ogni altro, di creatore cli pobtLCa libertà. · . · d Indipendente da ogni forma cli_settaris'.11" e-- m&gogico l'Alfieri si a~-sume la difesa d~ creatori di religione contro_ i moderni che li sv~lut 'no. Codesti critici gli appawno 1 .soliti rapa -~ntanti della solita «semi-filosofia, che cepr= J"t' ·---:-1:,en t ]· nello stile leggiadro superfima I a m. e a • L'Alfi • distmgue tualistica e povertà etica. . en tra l'importM17..a pratica e l'unportanza filosofica dei santi e capi-setta: in altre _parole, tra la forma della loro attività e l'empmco contenuto. Il suo giudizio è severo e limitativo quando li esamina da questo secondo punu,_di vista; quando invece li considera secondo '11 pnmo_ frena a stento l'entusiasmo. E osserva che ogg_i di questi santi si _ha scarsa stima solo < perche si giudicano dagli effettL che hanno prodotw non dall'impulso che li ,novea, e dalla 1Ilaud1ta sublime tempera d'anima di cui. dovea1;1~essere datati; abbenchè con minor utile poht1co per l'univen;ale •degli uomini l'adoprassero •·. La distinzione è filosofica, sottile, precisa. _Nei moderni contro cui la critica è diretta si ravv,sa esplicitamente Voltaire._ ,. . « I moderni scntton invece d innalzare e insegnare la subiimità pigliandola per tutto a.ov~ la trovano, ool loro debole sentir!~, e col P;U debolmente lodarla, affatto la depnmono ed Obliar ce la fanno. Ma poichè i più_ legg1ad-;1 fra essi (fattisi intieramente padrom di un arma te,nw possente quando è la ingegnosa denswne; ha-nno pure scell<, di migliorare e 1llummar l'uomo col farlo ridere; ecc. ecc. ». . ... Dove a-ecanto a una netta ripresa dei g1a notati motivi anti-intellettualistici troviamo un notevole punto di riferimento per_ contestare 1 risultati dei cercatori di fonti enc1cloped1St1che e più precisamente voltairiane. E qui ancora si pu1l finalmente chiarire _la distinzione alfìeria!lla tra cattohcismo e_ cn~tiancsimo. Nel cattolicismo c'è un'organ12z~10.ne sistematica di principi, un organismo, oostitmto ia gerarchia: allo sforzo di creazione è succeduto il momento dell'effettuazione pratica_ che si svolge attraverso transazioni, opportumsm1, adattamenti: il sistema si presenta (per un fe: nomeno illusorio della pr-ax:is sociale, su cui tuttavia s'imposta la legge st~sa . cli esistenza della ·politica) definitivo; il princ1p10 .nec=: rio è una rigida disciplina. Alfien 1n1Z1atored1 una grande civiltà; profeta, al tempo stesso, di una nazione e di un mondo ha presente la necessità dello sforzo puro dello .spiriw; dello sviluppo ardimenU>SQdi tutte le mmat1ve 1;IIO· rali • gli è difficile intendere il fenomeno sociale nell~ sue apparenze statiche., nei suoi .momenti convenzionali; vede le cose mentre s1 creano, assiste aJl'affermarsi imperioso e integrnle. del suo mondo di libertà; per lui l'org.an1zza.zione si fonda sull'anarchia come responsabilità dei sinaoH • ossia l'anarchia non esclude l'organizzazione' percbè. è figlia diretta. d:i. motivi liberali ,aristocratici e volontaristici. Questi caratter/ appunto si possono ritrov~r? nel. cristianesimo che è l'antitesi del catwhc1smo 1n quanto ]J prepara ;ed è la negazione del dogma perchè crea il dogma. __ Per noi che siamo fuori del catwhc1Smo e lo vediamo come un passato jn certo senso co_ncluso, il cLogmae l'organismo rigido __d~lla Ch1esà si dimostrano nella loro fecon<l'ita matura nettamente superiori all'entusiasmo ingenuo d_ella prima parola cristiana: per Alfieri'. che _vive nel cattolicismo e lo deve superare, nvendicare l'originalità del momento cristiano è come un processo simbolico per .affermare un nuo_v~mo~ mento creativo che si sostituisca alla stasi m cui l'antico ardore di originalità religiosa s'è esausto. Ma il co,ncetto alfieriano non ha soltanl<, questa importanza di.,relativismo pratico: ha, valore teoretico in quanto coglie il significai<, _dell:.L vita religiosa come fervore, come niisticis~w p,i,cologico: questo infatti è il solo elemento irriducibile (formale) intorno a cui si possa organizzare una teoria della religione e ~mostrarne l'universalità (il misticismo teoretico e metafisico è proprio solo <l,i quelle religioni che pensano Dio come EIBSere.Nè la riforma s'è liberata da questi residui: perciò il .p~nsiero alfierianoJ che prepara la nuova coscienza l_a1cadel: lo Stato italiano le è nettamente supenore: ch1 parlerà di una necessità di Rifonna in Itdia òopo 11 Alfìe1~icoltiverà un1illusione e un anacronismo). Se il cattolicismo è squisitamente politico mentre il cristianesimo è la soht?dm ..e della teoria e del sentimer,t,, morale - 11 cristianesimo auti-cattolico del!' Alfieri è nn'altra prova della nostra tesi che il suo pensiero sia più filosofico che politico. . Di qui la simp&tia con cui egli gna:da agh eretici rappresootanti d,el pensiero relig10so nel- ! i più intensa espressione di libertà. Il_ concetto che 'l'eresia sia il vero momento creativo della religione (Loisy) è dunque coscientemente precorso dal!' Alfieri. Nasce co!l lw Ll solo modermsmo italiano valido. La distinzione tra cristianesimo e cattolicismo trova un nuovo chiarimenu, nel diverso giudizio che vien dal<, aali uomini di .religione secondo che siano stat{ espressione eroica. di virtù (santi), o diventino strumenti della tirannide (preti). Ecco scultoriamente colta l'ant1tes1: 137 (( Costoro tutti e si riferisce ai ~~iri avendo a\'Uto al loro operare lo stessis.suno sovrano irresistibile impulso che debbono avere i veri letterati alle susse vicende cli essi ~r vi< E, cagioni diverse soggiacquero. E mi sp1:- go. Goat.oro finchè furo°:o laaciat! f":e da::..• ptLri 1 incalzanti e %Yen mostr~:onsi '. pe guitati di vennero più _luurin=, p1~ forti e maggiori <li.rei di. se_stei.;_L;protetti _llllalmente, ": oolti vezz.egg1at1, arncch1t1 e sa.!lti 1n potere, ir:ti;pidirono nel ben fare, di vennero meno amatori del vero, e per anche sotto il sacr~anto velo di una religione ormai da e33Ì scambia.ta, e' tradita asseritori vivi si fecero di poht1cbe e morali 'falsità , . (Del Principe e d_eUet_ettere, cap. cit.). Tradotti i _termini alfienam m_ ter: mini nostri: identità <li religwne e d1 hberfa, cli religione e cli letteratura: l'impulso mtenore centro di ogni azione. . La religiosità del!' Alfieri, il s~ nspetto _per • tori di reli.rione non vela 11 suo pensiero 1 crea o ·e quando concludendo deve porre una nega~- assoluta poichè nel cristianesimo_ (e tanto pm nelle altre fedi )c'è latente il pnne1p10 do~ tico di cui egli ha dal<, come. s'è visto, la pLU formidabile critica nella polerruca_ anti--eattolica: La fede che l'Alfieri pensa di mstaurare e l' a.ntiteGi di tutti i dogmatismi; bi~gna ~be_~1 differenzi dalle altre fedi, le neghi, le hilllti. Ac-eanw all'esaltazione del momenl<, religioso dello spirit,, troviamo perciò un principio _sereno e solido di crioiea rlelle relig,om posit1v ,. a lì credere in Dio insomma non no~ue a._~- sun popolo ma.i; giovò anzi a mol~1; ~li m: chvidui di robusto animo nr.n toglie n~a.;. ai deboli è sollievo ed appoggio •· (Del P_r:nc,pe e delle lettere, id.). La religione_ post1va ~ dogmatica è un'esigenza per _gli sfmt1 deboli, e un principio di sicurezza e di comort<, offeru, al loro isolamento e, quando non sia politicamente diseducativa, e tirannica, quando_ non speng_a gli sforzi indi_viduali, ha_ una li=tata venta_ nella misura 1n cui corrisponde a una situa zione piscologica. _ , Così nuovamente e acutamente rntende 1Alfieri il vecchio principio della rel,gwne per il, popolo. . Ma. per il popolo nuovo che egli :"agh~gg,.~, per il popolo mosso a virtù da forti scntton, per il popolo indipendente ann~cial<, nel Pn,ncipe (libro III cap. X) pnncipw fonn~tor? e ch.rettivo deve eS'.llerela religione di hbertà. lSo_n iù canfori<, per ì deboli ma sicurezza dro focti non più culi<, di un'attività trascendente, ma ~ttività n~tra, non più fede_ ma ra:I?°nsabilità. E' la religione di un.a cosc,enza p1u ampia che si sostituisce ,a una religione _:rndimentale Contro il dogma nasce l'autonom1.a,. I wrmini dell'Alfieri sono ccsi precisi che _devono togliere ogni dubbio_ a chi ci ha seguiti S1n qui._ • La r-agione e 1l vero sono quei tali conq lllstatori che per vincere e conqUIBtare durevolmente nessun arme devono adoperare che le semplici parole. Perciò le religion_i diverse e la cieca obbedienza si sono sempre 1116egnate col: l'armi ma la sana, filosofia e i moderati _goverm co: libri,. (Del Principe e delle lettere, libro II, cap. X). Il verbo sottinteso nella proposizione dove filosofi.a fa da soggett,, insieme coi_ moderati goverrvi non è iii-segnato: chè. allo~a 11 <:°n~tto alfieriano si confonderebbe coi van sogni di go: verni illuminati 1 nè la moderazione invocata s1 può intendere alla stregua dell'ideale di. Montesquieu. Nella religione alfienana . lll1Z1atva popolare e azione di_class~ dirigente s1 _org~_- zano (, si fondollò m un espressione di civiltà integrale. Libri è detto per metaf?ra e vale coscienza. L'originalità del!' Alfien e neHa sostit-uzione di filosofia a religione; nel penS1ero d1 una filosofia come anima della stes.sa azione popolare; il popolo - come .altrove dirà più ch1ara_- mente • partecipa all'elaborazione della v_entà arche senza elaborare tecnicamenw problemi teoretici • consacra ·con la sua azione le conquiste della ~ultura. Questi concetti che riescono a una teoria dello Stai<, laico e religioso insieme, realtà politica di filosofica libertà, valido a _l~ttare contro la Chiesa - d1venteram.no 1 mot1V1 ~mmatori del nucleo originale e sano del pensiero liberale italiano. Nei luoghi citati è pure risolto indirettamenw il problema di Dio. Il concetto dL D10 come ideale che informa l'az10ne umana. e ne dirige le aspirazioniJ come rmità ~ete~minante cli valori è tutto risolto senza residui nel nuovo concetto di libertà.. Del problema metafisico di Dio posto nei suoi statici termini di on~ologia. l'~1fieri non si cura di dare una sol uz10ne dichiarata. Per lui il problema è evidentemente sorpassato, e se in sede teoretica pre~erisce. una posizione di dubbio ad lilla affermazione di carattere costruttivo, in sede psicologica e pratica il Dio-ente personale è respinto in modo definitivo. Non essendo riuscito a trasformare la po1izione !psicologica in posi.zio-ne d:i_ uni,·ersalit~ teoretica l'Alfieri non ha conqmstato con riflessione cosciente l'idea del Dio trascendentale _che pure animava con immediatezza di pathos tutti i suoi sforzi speculativi. Ma attraverso 1] Risoroimento e dopo il Risorgimenl<, la sua. efficacia educatrice in sede metafisica deve sopratutt,, riconoscersi nella ridnzione all'assurdo dell'onwlogia da, lui intrapresa. ( contirvua) PIERO GOBETTI.

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