Nuova Repubblica - anno III - n. 20 - 24 luglio 1955

nuava repubblica LUCI NARRATIVA ' E VANITA F RA VE).TTI O TRENT'ANNI, quali dei nostri . crit– tori viYenti saranno maturi dì età e « ufT-iciali > per dignità delle opere? Succede che qualcuno si riveli di colpo, dopo esser rimasto del tutto ignoto e letterariamente inoperoso - almeno come pubblica resultanza - fino a cinquant'anni. E dunque può darsi che oggi ci. sia in [talia un ragio• niere o un chimico o un insegnante destinato a sorpren– derci battendo con un solo scatto, da vecchio o quasi, le pazienti ingegnosità, le lunghe frenesie e lo nutritissime carricrn di tuU-i gli altri. Quindi, fra venti o trnnt'anni tutti i nost,·i « nfficiali > può darsi éhe siano fra quelli che oggi sono giovani e che - per fissare un termine generico ma 'llile nl dificorso - hanno eso,·dito nel dopognc1-ra. Pe1· intenderci: pensiamo all'esordio dei migliori di adesso, scegliendo i casi con una certa larghezza e tenen– doci nei limiti di una stagione abbastanza pi-ecisa. Nel '29 Moravia con Gli lndiUerenti e Soldati con Salmace. Il '3 l è singolarmente ricco: &tampano il primo libro Vitto– rini (Piccola borghesia), Bilenchi (Vita di l'isto), Bran– cati (Anni perduti), C. E. Gadda (La Madonna dei filo– sofi) e Zava_ttini (Parliamo tanto di me). L'anno dopo è la volta di Quarantotti Gambini con I nostri simili; e giù gii. si .i:>~ti:eb,bearrivare sino al '41 del pratoliniano 'l.'ap– p~to verde. Bene: qualcuno cli quei debutti è 1·imasto famoso per le molte e varie reazioni che suscitò, e non è soltanto la facilità ambigua del giudizio retrospettivo, che ora ci aiuta a riconoscere in tutte quelle opere l'annuncio della vitalità dimostrata in seguito dai diver i scrittori. E o,·a spostiamoci nel tempo, e guardiamo se negli esor– dienti di oggi vi sia qualche caso da interpretAre in ana– logia con gli al t.ri. · Scrittori' veri ce n~ sono, che già hanno dato molto e non lascian dubbi sul loro (e quindi nostro) futmo. Ma quanti? Onestamente, non ci sentiremmo di fare più di due o tre nomi: Cassola, Calvino, Brignetti col suo ultimo libro. Non è certo il caso di parlare di rimedi: sarebbe molto meno rischiosa l'illusione di spiantare Milano. Ma visto che ci si è messi sulla via det'ia denuncia, può darsi che chiarendo e guardando le cose più da vicino un minimo di utilità possa saltarne Iuori: sia pure l'eventuale dialogo con chi riuscisse a consolarci dimostrando il contrario o, condividendo le nostre preoccupazioni, collaborasse ad allargare la portata dei dubbi e a metterne in luce i motivi su un piano meno starile della privata lamentazione. Limitiamoci, in termini puramente di contenuto, ai libri di narrativa che, sto,·icamente o cronisticamente, si rifanno alle vicende della Resistenza e della Liberazione e magari aggiungiamoci gli alt,·i motivi di nn reperto;·io affine: Fascismo, Guerra, J.'rigionia. La limitazione e la scelta sono facili a motivarsi, trattandosi della materia che, anche nell'a vosteriori di una statistica, si dimostra come la più vastamente e variamente trattata in ogni genern di espressione. Se ci guardiamo attorno, il panorama è folto ma abbastanza chial'O nelle sue linee: subito dopo il '45 c'è stata, ed era naturale, la stagione più ricca e com– plessa. Nell'impulso di q11elprimo momento, abbiamo avuto tutta una fioritura di genel'Osit,1 un po' frenetiche con una smania e 11n entusiasmo che in certi casi agirnno per scor– ciatoie p. icologiche, o fisiologiche addirittura, senza imboc– care la via più lenta e consapevole dell'intelletto. La feli– cità di quel breve periodo non (u dunque libera da equi– ,,oci, data l'eccezionale condizione in cui vennero a tro– varsi sia gli autori che i lettori, stabilendosi una facile concordia di integrazioni sul piano della comune euforia. li tempo passa prnsto, e quegli anni - tanto pochi che potremmo contadi in mesi - sernbran più che mai lontani perché non riusciamo a ricordarli senza lasciami prendere da initati sentimenti (nostalgia, delusione, ecc.) : e la prospottiva, complicando. i, è come se dilatasse lo spazio intercorrente. Ma libri e riviste di allora son pl'Onti a testi– ~:noniare: e può essere utile, nella stretta analogia, il più immediato esempio del cinematografo. Si prenda il caso Rossellini. Prima ave,·a fatto opere senz'altro scialbe. Poi, nel '45, Roma città: aperta, e l'anno dopo PaÌiià. Tutti noi, almeno come spettatori commossi, abbiamo contt-ibuito al gran successo di quei film. Poi l'involuzione, che p.-esto ha ridotto il Rossellini a poco più che il protagonista di 11n'aneddotica maga,·i patetica ma non sèmpre gradevole. Ed ora, gnardando Roma città aperta e Paisà come emblemi di una cultura e di un particolare momento, ci chiediamo: furono veri capolavori, opera dì un regista confusionario e forse mediocre nell'effimero ma autentico stato di grazia derivatogli dalle emozioni del momento vissuto? o Iummo noi a sopravalutarli, mettendo sul conto della poesia quel che era invece una cronaca tanto più fervida quanto più precipitosa, forse già insidiata dalla volubilità che poi il Rossellini avrebbe clamorosamente dimostrato? ci commo– vemmo sul fatto poetico o sulla commemorazione dei nostri casi e dei nostri sentimenti in un momento di occa– sionalo concordia! I dubbi restano, e magari aumentano in ogni senso, sEl l'.Ìvediamo quelle pellicole: e ci sembra che rappresentino abbastanza bene anche quel che più 7 DELLA RIBALTA PRE~no STREGA - Due generazioni. particola,·mente riguarda la lclleratura 11arrntiva e certe sue sbandate eccitazioni. l'oi il repertorio che si è eletto ha continuato ad essere svolto, e il paragone col cinema non ci serYe più: pe,·dcndo via via l'eccitazione della novità, il tema si è consolidato negli approfondimenti dei maggiori - '45: Uom-ini e no di Vittorini; '47: Cronache di voveri ama.nti di Pratolini; '47-'48 Gasa in collina di Pavese (uscita nel '49 in « Prima che il gallo 011nti », e son le più belle pagine del po,·ero scrittore) - 'Ìhènhe nel cinema si. è ridotto a comparse tanto sporadiche da sembrar ·casualì. La presenza, appunto, di molti giovani narratori snl piano della tematica che ci interessa è, coi suoi modi, uno degli argomenti più grossi della nostra sfiducia. Vediamo qualche concrnta e comune caratteristica. Prima di tutto: quattro, quinti dei giovani narratori che padano di Gue,·ra Resistenza Prigionia, ecc. o scri– vono in prima persom~ 9 fanno ruota,·e ogni cosa intorno a un prntagonista così sta.cento dagli altri pe1·sonaggi, così tenore in una recita dove solo lui canta le romanze, che la distinzione dal diretto autobiog,·afismo è puramente grammaticale. Ora, pe,· ca,·itit, non vogliamo muovere guerra di religione contl'O l'individualismo in nome di una coralità che si giustifichi in missione sociale. Che lo scrit– tore, inventando o rifacendosi a un'esperienza pit1 o meno camuffata, senta il bisogno di riprodurre se stesso in col– loquio coi latti, può esser garanzia di una responsabilità umanamente più autentica. !\fa tutto sta nella natura c nelle intenzioni cli quel colloquio: se siano i [alti, a con– tai-e, oppure se i fatti cost.itlùscano una specie di « educazione sentimentale>, tutti convergendo sulla •figura centrale a illustrarne il caraltere e a lomir– gli p.-etcsti di avventura. Jn parole povere: si tratta del contrasto fra umiltà e vaniti,. E qui stiamo anne– gando in un mare cli vanità. Chi riesce a contarli, e chi ha voglia di nominarli, tutti questi adolescenti che cre– dono di esser diventati, por [orza delle circostanze, crna– turo d'eccezione? Mentre c'era tanta gente che moriva am– n1azzata e ce n'era alll'a. cho si divertiva ad an11nazzare, questi pe1·sonaggi scoprivano l'an1ore, l'inquietudine e un mucchio cli altt·e cose. Vedevano, naturalmente, anche am– mazzati e ammazzatori, e anzi il più delle volte stavano dal.la parte giusta. Ma era inchiostl'O rosso, pitt che san– gue; buono per intingerci il pennino. Insomma: la lette– ratura romanzesca sulle nostre tragedie, se ne togliamo le poche eccezioni - e le abbiamo dette qnasi tutte - è un catalogo di egoistiche petulanze. Dopo il '18, e per tan– tissimi anni, figli e nipoti sentirono i racconti e le leg– gende dei congiunti che avevan fatto la guèrra. E la com– mozione cernata e ottenuta nei confini dell'intimità dome– stica si fuse coi miti buoni del dopocena, del caminetto dei piccoli da meravigliare prima del sonno: una tempe~ rie di affetti che sopportò indulgente anche gli estri della casalinga vanità. Ora, invece, carta penna e calamaio, edi– tore, fotografia con la pipa in bocca e - maga,i - Pre– mio Letterario. Allora, e questo potremmo anche dirlo come seconda caratteristica, allora è segno che si bara. Si usano i grossi drammi della vita nazionale come se l'evidenza tragica dei !atti avesse energie da buttar via, ·e bastasse evocarla perché lei subito si mettesse a colorire le pagine e a in– fondere arcane singolarità ai personaggi. FERDINANDO GIANNESSI UN PAESE ITALIA L A TENDENZA a « vis11ali1,zare » ad ogni costo g!;°' e~trerru d1 una notizia, ò il fenomeno che ha n1ag- . g10rn1ente n1odificato, in q11c:-;ti ultin,i anni, la (i::;io- 11omia dei tradizionali n1ozzi di infonnazione, dalla stani– pa alla TV. Questo bisogno, cli indubbia asccnclern,a cine– matografica (risultante cioè dall'influenza sempre più va– sta. e pro'.onda esercitata dal cin~ma sulla psicologia co~ letttnt), e stato assecond»to dall'imponente sviluppo as– sunto nel dopoguerra dalla stampa pe1·iodica illusti-ata con I~ gene1·alo propensione a concodoro sen1p1·e pilt largo ' 111a.r– g1nc al 1·osoconto [otografico (in ciò favorito dalla diffusio– ne del ,,otocalco) ;-rispetto al lesto scritto. J I credito Jìn troppo 1·apiclo e uni,·ersale, folto a questi criteri, dei ~ua– li non si può negare l'efficacia e la rapidità documentaria gradite al gusto ciel pubblico, è stato da pi(1 pa1·ti fat~ oggetto di critiche, per il pe,·icolo, r-he esso conten~bbe im– plicito, di assue!a,·e il lettore a una sorta di pig1·ixia o 1ne1·z1a, mentale, che a lungo R.ndar·e detei-mine1·ebbo un 0 f. fettivo scadimento delle sue facolti1 critiche e intellettuali. Ciò è Yo1·0fino a un certo punto, 'poiché è certo che l'illlL– strazione \·isiva, specie se in1piegHta con sensibilità n1isu• 1·ata e dina,nica, lungi dal levigaro la notizia in un. alone di supcr·fìciale e inclif'feronxialo conformismo, Yi annette una nuova carica d·inte.resse, upr<"al lettore un altro n1ez– z~. ~i opinio~1e, una rll1novRla. dimensione di giudizio. A c10 e da A.gg1ungere, come si dico\·a, l'apporto det«:"r1ninan– te del ~incma, o meglio della frazione più cons11pevole e prog,·ed,ta d, esso (che eia noi si identifica con la conente realista o 11eorealista alTennatasi nel dopoguerra), la quale ba ve1·ame11f:econtribuito alla scoperta cli un nuovo modo di guard,1t·e la realtà, di coglie,·e - secondo l'affern,a:i;ione del De Sanlis rimessa in circolo da C.:hiarini - le lacrimfLe 1·ennn . . .S'.' que~la yfa si è- m~ssa una parte clolla nostra pub– bl1c1sllca (s, \'Odano, pc,· es., i fotodocumentari di Cinema Nuovo, non tutti però cli qualiti, sufficientemente omoge– nea), e, recentemente, della nostra migliore edito,·ia, nello slorzo d1 offl'ire dei saggi di equazione tra un testo di do. terminati valo,·i poetici e una scelta di equivalenti ndo,·i fotografici, operata con intenti cli integrazione - non di « 1llustrazio11c > - autonoma, soggettiYa, non di banale duplicalo figurativo. Ricordiamo il tentatiYo compiuto un anno _fa da Elio Vittorini; pubblicando presso Bompiaui una nstampa eh Gonversetzione in Sicilia concdata da un complesso di circa 180 fotografie di luoghi e miti del– l'isola; SP-lezionato e in buona pari<", pe1· cosi cli1·e, ~ceneg– giate dall'auto,.e stesso. Tentati,·o che allora ci parve non completamente riuscito, pc,· una sostanziale differenza di tempo interiore av\·ertibilo tra la tensione i-ivolwdonaria del lesto (steso nel 1041, alla Yigilia della lotta annata antifascista, e quindi carico di una realtà. ancora in ~o– vimento), e lo spirito di più pacata critica sociale che in• forma,·a lo fotografie (aggiunte dodici· anni pi(, bndi), ri• flettenti una oggettività matura e più statica, e quindi gii,· diversa, non conten1poL·anea. ln questo nuovo modo di affrontare il delicato pro. blema d~i rappo,·ti trn testo e figura, un risultato pe,· molti aspetti esemplare e risolutivo è s~gnato dal Yolume Un· pae~e, frutto della collabomzione di Paul Strand e Cesa,·e Zavattini (Torino, Einaudi, Ul55). Quanto, nella felice combinazione, sia dovuto alla perizia tecnica di ~trand e quanto alla multiforme ispir:lzione di Zavattini è difficile dire. Certo che in questa singolare monografia dedicata da Za. al suo paese natale, Luzzara, sulla riva sinistra del Po (da non confondersi con la vicina e più nota Suzzara), molto ha operato la sua eccezionale esperienza di n:l1Ta• tore cincmatogrnfìco, avvezzo alla particolare sensibilità ciel linguaggio per immagini, anche se qui il ritmo del rac– conto « fotografico » e della voce « fuori campo > rappre– sentata dalle pagine del testo, doYeva, per forza di. cose, corrispondere ad esigenze di sintesi espressiva (concentra.• ta e libe,·ala nella singola inquadratura) sconosciute alla dinamica del montaggio cinematogi·afico. Nelle pagine ciel volume testé uscito, nelle fotog.-afìe di Strnnd e nelle frasi di Zavattini, è soprattl,tto notevole il senso di intimo equilibrio raggiunto dalle due « compo– nenti> del testo, dove solo di- rado si ha l'impressione che qualcosa dell'una soverchi o s,·ii il significato dell'altra, li libro non è un documentario, e nemmeno un itinerario turistico. Seguendo la via tracciata da Zavattini e da Strand, è inYece possibile accostarsi alla segreta realtà di un paese, a un momento assoluto della sua storia, riflessa dai snoi paesaggi pacati e pigri, dall'infinita orizzontali– tà degli argini e della correute, dai volti accorati ed in– tensi degli uomini, delle donne e dei bimbi; c'è una pre– s~nza di cose appena immaginate o sospettate, una terra rtcca, una società difettosa cd ingiusta: un paese come tanti altri, ma soprattutto italiano, che si vorrebbe cono– scere e visitare. L'insegnamento che si 1·icava da questo libro è il me– de.,imo clelln lezione neorealista dei grandi films del dopo– guerra; e cioè che sono le opere che cercano di esprimere aspetti autentici della vita del proprio paese che raggiun– gono più facilmente un livello d'arte e raccolgono un me– ritato consenso. In un momento cli nauseanti rigurgiti di· retorica fascista, di rinfocolati isterismi nazionalistici, Za– vattini, con il congeniale apporto di Strand, ha offerto un esempio di costume civile, ha aggiunto un nuovo capi– tolo al commosso amor patrio cli Italia mia. LUDOVICO ZORZI

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