Nuova Repubblica - anno I - n. 10 - 20 maggio 1953

Non sono di quelli che accusano di malafede i dirigenti dei tre partiti minori per l'accordo da essi raggiun– '° con la D.C. Alcuni probabilmente t:rano e sono in mala fede, unicamen– te preoccupati di ricevere, a spese del misero erario italiano, pingui preben– de. 1 più certo non erano in malafede e la decisione da essi presa non è stata raggiunta che dopo un lungo e pe– noso travaglio ed ancora oggi i dubbi non sono certamente scomparsi. Hanno però compiuto errori di valutazione che possono avere conseguenze serie - errori dovuti forse, in parte, al fatto, che erano troppo vicini alla pen– tola politica per vedere con chiarezza cpsa ci bolliva dentro -, certo è man– cata loro la visione lucida che pos– sono :i.vere quanti sono più lontani d,lla pentola e che indubbiamente han– no quanti, al Vaticano e a ~,fosca. c..bnno istruzioni e suggerimenti ai de– rirnli e: :ii comunisti. D.1.to che (Ì sono, trovo esagerato pJrlare <li legge-/1'11//a. La legge è in un certo :,c:nso peggio di una truf– fa, t." una cretineria ( per tutti, eccet– tuato naturalmente la maggioranza auto– riuria della D.C.). Trovare una buona legge elettorale per l'Italia non sa– rebbe cosa facile. Parlare d'istituti parlamentari è una cosa, organizzarli è qualcosa di diverso. Dal punto di vista teorico i sistemi elettorali che vigono nel Commonwealth e negli Stati Uniti sono pessimi: eppure adem– piono alla loro funzìone e permettono ai cittadini di governarsi liberamente. Se prevalesse in Italia la volontà di consolidare un regime di libertà, sa– rebbe necessario sperimentare succes– sivamente diversi sistemi elettorali, da– to che solo l'esperienza, e non la teo– ria, ci può far sapere quale sistema funzionerebbe: il guaio è che manca la volontà di libertà e questo vizia qualsiasi sistema. Autoritarismo D. C. .Il assurda la fiducia che i diri– genti del tre « minori » sembrano ri– porre nella D.C. Non occorre avere speso anni in biblioteche per sapere cosa sia e a che cosa mira il cleri– calismo. Una volta era fatto segno a disprezzo. Disprezzo certo non lo me– rita. Possiede un concetto politico uni– versale, logico, bene integrato; si ono– rn di una lunga tradizione e di nomi illustri sia nel campo del pensiero che in quello dell'attività pratica. Co– me il comunismo sovietico, accompa– gna la rigidità dogmatica là dove si tratta di primi principi con una grande flessibilità per ciò che riguarda l'azio– ne. Come principio di base rigetta integralmente il concetto della demo– crazia come organizzazione della li– bertà; come azione se ne accomoda quando lo può sfruttare a proprio van– taggio. Dove il clericalismo domina, la libertà scompare; dove il clericali– smo è in una posizione d'inferiorità, è spesso paladino della libertà. Ipo– crisia? No: semplicemente il risultato dei suoi postulati etici ed intellettuali. I de.ricali, come pure i comunisti, non hanno mai nascosto il loro pen– siero politico: chi si fa abbindolare dagli uni o dagli altri non ha da rim– proverare che se stesso. Ancora oggi basta riferirsi a quello che ripetono, in libri, riviste, prediche, ecc., teolo– gi, vescovi, arcivescovi e tutta una massa d 0 interpreti laici. Ritengono di possedere la verità e òe tutto ciò che non corrisponde alla loro verità è c-rrore; ritengono che l'errore deve es– sere distrutto assolutamente; ritengo– no che il miglior regime politico è quello del « buon padrone » (concet– to sul quale insisteva anche recen– temente « L'Osservatore Romano » commentando le idee di Santa Ca– terina) e provano ripugnanza per il concetto liberale della abolizione del • padrone: più che ripugnanza, orrore per la libertà di pensiero. di espres– sione. di educazione, fonti - per i clericali - di eresie e di errori. Se i concetti sono chiari, altrettanto chiara è l'azione. Tra uovo e Vec– chio Mondo, vi sono oggi ventuno stati in cui il clericalismo è la mag– giore forza politica (maggiore in senso assoluto e non in senso relativo come è ancora oggi in Italia, in Austria, in Germania, ecc.): in tutti i ventuno sta– ti vi è una dittatura o francamente clericale o appoggiata dai clericali. Vi sono altri undici stati in cui il clericalismo è una forza politica im– portante ma non predominante: se in questi undici stati vi è libertà è per– ché la somma cli forze non clericali è superiore alla for,a <lei clericalismo. Vi i: stato, è vero, <legno di rispetto e sotto molti aspetti ammi~vole. un libt"ralismo rnttolico <.hc si è opposto ;all'autoritarismo deric.dc: -.MJ come for– ,.,t politica non tsi:,,,t~ più cht" in FrJlt<:ia. Altro\'e t:: (OStituito di resi• ~ui che v:mno rapidamente s<.ompa• n:n<lo. Non bisogna Jimentica.re che il mm imento 1 di cui l'A.C. è una delle numerose manifestazioni, è im• pegnato da anni in una minore contro– riformo il cui scopo principale è quello dell'eliminazione completa di qualsiasi tendenza liberale. La contro– riforma è a buon punto anche se non ha completato la sua opera. Pensare ad una liberalizzazione del clericalismo è altrettanto assurdo e irreale quanto pensare alla liberalizzazione del co– munismo o del fascismo. E allora' Dal punto di vista della libertà la condotta da seguire è ov– via: occorre impedire al clericalismo di diventare forza predominante, occorre mantenerlo in condizioni d'inferiorità. Allora la collaborazione diventa pos– sibile .:._ come fu possibile tra libe– rali e clericali nel Belgio del 1830, tra social-democratici e partito di Cen– tro nella Germania pre•hitleriana, come è possibile tra liberali e clericali nel Canadà di oggi -. Se il clericalismo è la forza predominante, allora, prima o dopo, è la dittatura. Progresso clericale Occorre essere ciechi per non ac– co1gersi della ripresa clericale. Lasciai l'Italia la prima volta un trenfanni fa; a volte rimasi assente parecchi :inni. Quelli che, per •chi vi assisteva, erano cambiamenti impercettibili, som– mati si rivelavano come trasformazio– ni profonde. Mentre i gerarchi del defunto re– gime facevano discorsi vuoti e si com– piacevano del fango di cui erano coperti, i clericali lavoravano a rista– bilire il loro controllo sui cervelli e sulle coscienze. Non erano ancora lo stato, ma i voti presi nel 1946 in confronto a quelli del 1921 sono l'in– dice del progresso compiuto dal cle– ricalismo sotto il fascismo. Liberatasi l'Italia dalla dittatura mentre le varie ttndenze « laiche » insistevano sui pro– blemi materiali, i clericali dotati di cna più corretta conoscenza dell'essere umano, continuavano ad occup:irsi dei cervelli. Sapevano benissimo che anche se la spinta all'azione deriva dallo sto– maco, la maniera in cui l'azione si s,·olge deriva dal cervello: lo stomaco ci dice che abbiamo fame ma più in là non va e ci vuole il cervello per dirci come soddisfare la fame. I li– berali si sono occupati di liberalismo, i repubblicani di non so quale vago dirigismo e i marxisti, ognuno a se– conda della propria osservanza, di col– lettivismo. I clericali hanno lasciato fare : per– cl::é dovevano interessarsene? Liberali, repubblicani e marxisti, credendo di essere dei lini politici, si trovarono d'accordo nel lasciare mano libera ai clericali in tutto ciò che riguardo le NtH)VA kF:PUllBLICA attività del cervello; non si enno ac– corti che liberismo, dirigismo e col– lettivismo ( unzionano in quanto vi siano certe istituzioni, che al centro J; ogni sistema d'istituzioni vi sono alcuni valori ed alcuni concetti fon– damentali. Viceversa i clericali sa• pevano bene che se ad altri va– lori e ad altri concetti riuscivano a sostituire i propri, il giorno in cui una maggioranza della nazione avesse acquistato una coscienza clericale, an– che la politica sarebbe diventata cle– ricale ed insieme l'economia. Le scuole sono state lasciate in ma– no ai clericali . .Il stato permesso loro di esercitare la censura sui libri, le riviste, i teatri, il cinema, la radio. .Il stato permesso loro di fare del certificato del parroco il documento indispensabile per ottenere qualcosa dalla pubblica amministrazione. Chi tra gli attuali collaboratori della D.C. ha protestato quando, dove più o meno r.1pidamente, sono stati strangolati gli i~tituti dai quali partiva una critica al clericalismp? A rendere più pesante 13pressione, si è aggiunto il monopolio cl.e. sulle somme ingenti che venivano Jate dal governo americano; il discor– se., era chiaro : o sei con noi o non avrai il contratto, o (è il certificato del parroco o non trovi lavoro. L'AUGURIO DEICOMP1GNI TRIESTINI " Mentre state affrontando una lolla elettorale così difficile e così importante per le sorti future della democrazia nel no- . Jtro paese, desideriamo dirvi che anche a Trieste - esclusa ma• tcrialmente, ma non apiritual– menle dalla partecipazione a questo allo decisivo della vita politica italiana - esiste un gruppo di amici che condivi– de la vostra impostazione e segue la vostra opera con pas– sione e con fede augurale ». Francesco Al:etta, Alberto Berti, Giulio Cervanl, Giu1ep– pe Cita,ma, Enzo Colloui, Oli– viero Mogno, Livio Pe,ante, Bruno Pincherle, Aurelio Ron– caglia, Guido Tiberini, Luigi Toaldo, Nino Yaleri. 1 dirigenti del P.R.I. si preoccupano delle perdite elettorali della D.C. Pren– devano il contigente ( le elezioni mu– nicipali) per il permanente. Alti e bassi ci sono; ma bastava tracciare la linea del progresso clericale durante gli ul– timi quarantacinque anni per sapere che le perdite della D.C. sarebbero state irrisorie, che il problema non era quello di dare ossigeno ad uo alleato moribondo o giù di lì ma di impedi– re all'alleato di ottenere il successo che gli permetterebbe di mangiarsi il P.R.l. con tutto il resto. Nani e gigante Leggo e rileggo sempre la stessa frase: siamo con la D.C. per imbri– gliarla, per impedire lo slittamento a destra; collaboriamo per controllare. Personalmente non ho mai creduto ai piani sottili di quanti s'inseriscono per modificare; i liberali che si inserirono nel fascismo con l'idea di liberaliz– zarlo, diventarono quasi tutti dei buo– ni fascisti; quanti collaborarono con i Tedeschi per aiutare la Resistenza (di– cevano loro), fecero semplicemente il giuoco dei Tedeschi; non vale la pena di ricordare cosa è successo ai socia– listi polacchi, ungheresi, ecc. che s'in– serirono nel comunismo per frenarne le tendenze totalitarie - o sono di– ventati comunisti o sono stati fatti fuori -. Quando un ruscello entra nel fit1me, è il fiume che determina I• corrente e non il ruscello. • Durante cinque anni la D.C. ha a, uro dei collaboratori. I due che l'ab– l>::in..:onarono, se ne andarono perch~ e,~ chiaro che non potevano modifica- re il programma che la D.C. si era data. Non mi risulta die in un solo problema di base, interessante la li– b<:rt:ì, i « minori » siano riusciti a frenare il «maggiore». La collabo– razione del P.R.l. è stata puramente tecniéa ed onorifica. La riorganizzazio– ne delle forze armate ha avuto note– vole successo ma ha avvantaggiato po– liticamente solo la D.C. L'intensifica– zione dei rapporti commerciali ~on l'estero ha aumentato i meriti econo– mici della D.C. E per il resto: ha potuto il P.R.I. fare qualcosa per fre– nare la clericalizzazione delle scuole, per limitare la censura, per aiutare i gruppi religiosi e gli individui perse– guitati dall'A,C., per impedire il dif– fondersi del conformismo clericale, per alleggerire la pressione che viene eser– citata mediante il monopolio clericale di gran parte della ricchezza nazionale e degli aiuti dell'estero? Dicono che così hanno salvato la Repubblica I La Repubblica conta per quello che c'è dentro e non per la facciata; anche il Portogallo è una repubblica e così pure lo sono l'Irlanda e la dozzina e mezzo d, dittature clericali o clericaleggianti dell'America Latina; e se la Spagna è un regno, sembra che, come una volta in Ungheria, i clericali si accomodano benissimo di una corona senza re. Al P.R.I. che parla avventatamente di controllare la D.C., d'impedire lo slittamento a destra, manca semplice– mente il senso delle proporzioni. Quan– do un nano sale in groppa ad un gi– gante che corre, il gigante continua , correre dove vuole. Il nano ha qual– che probabilità di fermare il gigante solo. se gli si mette davanti, cor– rendo naturalmente il rischio di esse– re travolto. Lo slittamento i cleri– cali lo possono fare quando vogliono: non hanno che da sostituire l'attuale presidente del consiglio con un uomo di fiducia dell'A.C. ed i tre quarti dei voti di « destra » rientrano nella D.C. E allora? ~ facile farsi un'idea di quello che può succedere se ritorna in par– lamento una maggioranza d.c., più omo– genea e più esperta di quella della passata legislatura, più asservita ali' A.C. Compiuto l'assestamento che segue le commozioni provocate dalla campa– gna elettorale, è probabile che De,Ga– speri verrebbe sublimato; in ogni caso verrebbe neutralizzato; sparirebbero cosi le ultime vestigia di liberal-cattolice– simo e del << popolarismo » sincera– mente democratico di trent'anni fa. In nome della democrazia clericale, verrebbero limitate la libertà di espres– sione, di educazione, di associazione, ecc. La tenue crosta antifascista che ancora esiste alla cima della piramide governativa si frantumerebbe e si as– sisterebbe all'allegra vendetta di quan– ti oggi ancora devono agire con una certa cautela e la cui massima aspi– razione è di eliminare quanti hanno la benché minima traccia di passato ar.tifascista. Soddisfacendo le aspira– zioni reazionarie di· quanti votano a « destra », la D.C. riassorbirebbe il più dei missini" e taurini. I gruppi parla– mentari « minori » si scinderebbero tra quanti (troppi anche se pochi - ba– sta guardare alle liste di candidati) deciderebbero, dietro congruo compen– so, di adeguarsi ai tempi e, sempre in nome della democrazia, di servire il regime clericale, e gli onesti - tra i quali si troverebbero senz'altro al– cuni dei più accesi collaboratori di oggi. Il consolidamento del clerica– lismo spingerebbe a sinistra molti che oggi si dicono di centro; si amplie– rebbe cosi e si irrigiderebbe ancora più, l'estrema sinistra. Sempre più tese diventerebbero le relazioni tra le due sezioni in cui, ben più che ogg ·. si troverebbe divisa la nazione e non sarebbe da rsch1dere che la tensione porterebbe a<l un colpo di stato. Questi risultati si evitano impeden– do che arrivi in parlamento una mag– gioranza clericale. Allora la situazione r(Sta fluida, vi è una pos~ibilità di m:1- novre, di compromessi (necessari an– che se spiacevoli), d 0 intese. di cambia– menti non violenti. Si salva quel tan– to di autonomia che è indispensabile perché si possa svolgere un·azione che miri a convincere un maggior numero di cittadini che la libertà è preferi– bile alla dittatura. Se la D.C. non riesce ad ottenere, con una minoranza dei voti. la maggioranza in parlamen– to, resta aperta la possibilità di tratta– tive, di accordi, forse anche di coll3- borazione, almeno parziale; non po– trebbe aver luogo allora la sublima– eione di De Gasperi e continuerebbe ad avere diritto di cittadinanza nel partito, la minoranza di democristiani che posseggono il senso della libertà e che sono odiati dall'A.C. forse non meno dei « laici >>. Uno dei maggiori pericoli che cor– re la nazione è dovuto alla polarizza– zione delle varie tendenze intorno ai due blocchi autoritari del clericalismo e del comunismo. Operare in vista d, uno sbloccamento è un dovere. Per arrivarci è indispensabile fare arrivare in parlamento dei deputati che siano indipenàenti nei confronti sia dei cle– ricali che dei coniunisti; che siano al disopra degli allettamenti, della cor– ruzione, degl'imbrogli, che abbiano una chiara visione (che manca oggi ai ,, collaboratori» dell'una come dell'al– tra parte) d-ei limiti oltre i quali la democrazia diventa dittatura, che pos– seggano il coraggio necessario per pro– testare - nel senso più alto della parola - contro tutti coloro che cer– cano di oltrepassare i limiti. Non im– porta se saranno pochi : bastano a volte alcune persone per impedire ad una situazione di precipitare. Se è in parlamento Ferruccio Parei, vi sarà una persona intorno alla quale possono riu– nirsi coloro che per democrazia in– tendono non assolutismo ma libertà e che alrinterno di un regime di li– bertà vogliono cercare la struttura eco– nomica capace di assicurare il massi– mo benessere a tutti i cittadini. Occorre evitare di creare l'irrepara– bile quale il frazionamento finale del– la nazione in blocchi tra i quali non esiste niente in comune. Vi sono dei liberali, dei repubblicani e dei socia– listi accodati ai clericali; ve ne sono altri accodati ai comunisti. Occorrono alcuni indipendenti, di fatto e non solo di nome, per aiutare i vari tron– coni a ritrovarsi. N~ si deve dimenticare il movimento che ancora oggi rappresenta un'inco– gnita e dal quale può, forse, dipen– dere la sopravvivenza o meno della libertà in Italia. L'organiizazione del P.S.l. è in gran parte in mano a cripto-comunisti. Ma molti dirigenti del P.S.I. non sono affatto dei cripto-co– munisti ed il fatto che oggi accettano l'alleanza con il P.C. non significa che l'accetteranno domani. Un'affermazione elettorale, dovuta al fatto che molti avranno votato per il P.S.l. non per– ché s'iano filo-comunisti, ma appunto perché non lo sono (se lo fossero, vo– terebbero per il P.C.), può servire di stimolo alla base e ai dirigenti che non sono dei comunisti camuffati da socialisti a rendere effettiva quell'au– tonomia che oggi non è che una p~– rola vuota. Rientrerebbe allora nel campo delle possibilità l'intesa, da molti desiderata da anni, tra tenden– ze che oggi gravitano intorno ai cle– ricali senza essere paraclericali o in– torno ai comunisti senza essere para– comunisti. Di questa intesa non si pu/, fare mediatore che chi si è mantenuto bdipendente sia dai clericali che dai comunisti. MAX SAl,UDORI

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