Vita fraterna - anno III - n. 10-11 - 30 mag.-15 giu. 1919

VITA FRATERNA r85 piscenza. Si come l'ubriaco uc;cide il rimorso e il dolore nel vino, · cosi l'inetto ubriaca la sua incapacità nel'.e quisquiglie. Era la vigilia di Pola. I motori, riprovati in volo l'ultima volita prima dell'audacia, dormivano negli hangar~. I col:eghi si erano avviati al paese per il riposo. Sul campo erano rimasti pochi soldati, due sentinel:e. Era ne:l'animo mio quell'atto di richiamo che precede il pericolo. Accostai la sedia alla parete esterna dell'angar, in bilico, e nella brezza de:la sera mi lasciai prendere .dal tramonto. Oh ! non dubi,tare lettore, non è mia intenzione fartene una descrizione. Era un bel tramonto, null'altro; ·e sfumava dietro i- colli Euganei, que:li stessi che tante volte avevo visti profi'a rsi aJ:'occ:dente del m'o orizzonte, ne'.}a '.agura. Che av,re por1:ato con me nel mare salso che avevo deciso di osare a volo la mattina? Qua:e nosta:gia mi sarebbe stata 'éompagna nel tuffo, se era scritto? Non per la coincidenza dell'ora, non in mancanza di meglio; ma con tonalità piena, ma con esuberanza di diritti, quella natura era in me. E sui ricordi, che la mediocrità umana tutti mi deturpa di volgarità, e sulla memoria del:e cose v·issute nel caos pazzesco del mondo, solo, intatto di noia, mi pervase il senso di lei, con le tinte di quel cielo, tutte sincere per la mia gioia, tutte intatte davanti alla mia gelosia. Nell'alba, partito di necessità in ritardo a raggiungere il mio posto di scorta agli apparecchi da bombardamento, più che alle ali, più -che al motore, mi affiidai devoto al sole, perchè salvasse me daI.:'onta di un ritorno, di uno smarrimento. Il sole, della mia riconoscenza piena, mi guidò sicuro, nel grigio delle nebbie addensate, verso punta Maestra, e mi riunì in gruppo, nella possitiilità degna 'anit:o a '.ungo des:derata. · Come una lieta novella · il sole di quel tramonto, il sole di quell'alba, riempie da più giorni la mia vita; e la riempie di gaiezza, di bontà, d'impeto. L'essere, refrattario ai valori correnti, ha serbata ogni sensibilità per questi raggi di gioia; è come una lastra fotografica che avverte, e solo,' i raggi ultra violetti. Quest'onda di valori nuovi mi dona senza travolgermi; senza compromettermi. A differenza d'ogni limite comune, d'ogni sorgente ufficiale di gioia, sento di rimanere io, pur mentre sono posseduto; sento di essere libero. pur nel pieno di una colorazione che cir~onda e trasforma. Senza sforzo, con una spontaneità di sorgiva, i valori prendono il posto delle convenzioni; la libertà della schiavitù; le gioie vergini delle morbosità schife. E si vive ! Biblioteca Gino Bianco .

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