L'Unità - anno III - n.37 - 4 dicembre 1914

L' UNITÀ un caso, iuftne, che i socia listi tedesc hi siano i pioni eri, che diffondono l'idea social i!-tica fra gli operai di t utt o il mondo D {trad. italia na, su lla 11 a cd iz. tedesca, ì\<Iilano , Max T<anto– ro\vicz, p. 463 e segg). La Intern azional e dei socialisti ted eschi ha per centr o e per duce la Germania ; come la in tcrn a1.ional c dei rivo luzionari franc esi della fine del secolo XV lll e della prima metà del seco lo X IX, doveva avere per centr o e per duce la Fran cia; come la internazional e dei demo cra tici italiani o polacchi del 18,18 av rebbe dovuto avi::re centro e duce l'Ita lia o la Po– lonia. Nc:1 costru ire la internazional e ciasc un o assegna in essa un posto prem inente alla pro– pr ia patria. Il vecc hio sp iri to di preda e di sopra ffaz ione si trav este con le formul e della icleolngia democrat ica e t ravo lge anch e coloro che cn ·<lono di lottare per la eguaglianza e per la giustizia. Ma Jc, illusioni di predomini o francese sono cadut e' per sempre, fra la disfat ta de l 1814 e la disfatta del 1870 . Le illusioni di predo– minio ita liano o polacco sono sva nite pr.ima di qualunque tentat ivo di realizzazione . Le illusioni di pi:edom inio tede sco cad ono in questi giorni. E attraver so i fallime nti cli tutt e le prete se di predomi nio si prepara una intern azionale, ben div ersa da q uella che è sogna ta da l Kai – ser e da i socia listi tedesc hi: una internazio– nale senza duci e senza gregar i~ ià'Tnteiiia zio• ;;;1é dei popo li tÙ~;i cd eguali - • - AGR ICOLA. li i. La nuova Internazionale. Certament e, I' internarJ011ale si ricostituirà. So/tanf o ella dovrà introdurre un nuovo prit1• , ,pio nel stto programma. I lavoratori comprenderanno che, entrando nel suo seno, ogni membro de.li 'Associatione ,lovrà pr esi'are a sè stesso giuramrnlo d'esser pronto ad intervenire nella misura delle sue capacità - fino a prendere le armi - per difendere qualun;ue !!E.1i.gJ1e, a danno della quale una 11atio11e più fo"i,te cercasse di fare delle conquiste o di tenerla con la Jor\a sollo la sua domi11a:rJone. Setr.{a di ciò non pu ò esservi una vera fnl ernational e. La prima riunione pubblica dt' ,ma St{ione f del/' fnl ernap'onale, alla quale assistei/i nel 187 2 a Zurigo , era una riunione commemo– rativa della sollevat ione polacca. Mai io ho dime11/icalo il discorso pieno di cuore e di fuo co, pronunciato quella sera dall'operai o tintor e Greulich. Egli giurò sulla bandiera rossa, « linfa del sangue dei lavoratori », in– naltala alla tribuna accanto alla bandiera nationale polacca, che qualunque lenlalivo della Polonia di liberarsi d11lgiogo stra11ie– ro troverebbe eco e appoggio ,ui cuori degli operai svi{{eri. Quello ,ra del vero i11ter11a1Jo11alismo. Poi– chi:fino a tanfo che si avrà una nap·one op– pr essa da un'allra natione ed impedita da quella di soddisfare il suo desiderio di par · lare la sua lingua, di sviluppare il suo genio mitionale e di darsi le fo rme politiche che essa vorrà sugliersi; fin o a la11lo che vi sarà una sola nat ione che resta nella silua– {ione che subì, l' Itali a fino alla guerra .lei 1859 e ai sollevamenti del 1860 ; oppure u11at1ap"o11e /alta in pen i e subente il giogo di tre 11au·o11i come è ancora il caso della Polonia; oppure ancora una na{'·one dominala da altr e nau·onalilà, come lo sono le p iccole 11ap'o11alilà slave nei Balcani, la Finlandia, .i Piccoli russi, gl i ebrei, i giorgia11i in Rus• sia, gli irlan desi in l11ghi/lerra, gli abitanti .delto Sclzleswig-flolslei n in Germania e così di segui'fo - fino a tanfo che si avranno queste oppressioni e che ogni interna:;Jonalisla non avrà deciso di cvmballerle, non sarà pos· s1'.bile l' bdernfltionale . No,1 si avrà che il suo simulacro. Ci si dirà, an{i si è dello: « S e la Po– .Ionia, o qualunque a/Ira natione, una volta liberala, si darà 1111 re e dei capitalisti, che la sf rutteranno 11ello stesso modo che gli oppressori slmni eri, perchè aiutarla a libe· rarsi ? » A quesla obbie{ione la ri"sposla è semplice : e Con qual diritto potremo uoi consi"glia._re a questa 11a\ione di 11011cadere in quesfo errore, come /o trmzo farlo, se 11oi, fieri della 11oslra libertà, - o piullosto della nostra schiavilr't, - 11011 l'abbiamo mai aiutala Ùi niente, quando essd aveva ,ma duplice lolla da soslw 1re? Aiu · liamola. Allora so/lauto potremo esercitare una ù,fl uenta sul suo ulleriore sviluppo >. Durante i primi sei anni della prima /11- terna{l'onale, ciò si comprendeva. Ma a poco a poco, dopo la guerra del '70 1 si cessò di comprendere questa verità. Perchè ? Perchè I' ti/ca venula dalla Germania, se– condo la quale le fo rme di governo 11011 con– tano piìt per il proletaria/o una volta che egli ha 1m simulacro di parlamento, cominciò a fars i strada ; e percltè a questa idea si ag· giume tosto quesl' altra, che nessuna rivolu~ {l'one socialista è possibile, fi nchè il capita li– smo 11011 avrà raggiunto '"' ma55imo di svi– luppo e di co11cet1lra\ione nelle mani di 1111 piccolo mm1ero di sfrutta/ori; fi n lardo che, secondo la logomachia hegeliana tanto utile pei governi, < il Capitale 11011arriverà alla nega{ione di sè medesimo >. !t1ta11/o si predicava anche il dispretz.o per ogni tentativo rivoluti o11ar1'o, sia eco,:omico e/te politi co; se ne provava con 1111 A+ B, I' impossibilità ; e si raccomandava ai socia– lt"sli e la conquista dei pubblici poteri > nello Sta to borghese attuale, 110/ale/o bene, cioè a dire nel/' Impero tedesco, con lrdte le ig11omi11i"ose oppressioni dei contadini per parie dei baroni feudali , con l'oppressione delle na• {l'onalilà sollo il regime prussiano con /11 sna– {t'ottali{tap'one dei polacchi con la « coloni{· ta{ione ► della Posnania per opera di affittuari pru ssiani sovven{ionali dallo Staio ledesCo 1 e lutto il resto. E, con ciò, si osava ornarsi del titolo di· iulerna{iona/isti. È questa la concerione del socialismo che Mar x - Sen{a rendersi conio fin dove l'a• vrebbero porla/a i socialisti - amumciava vittoriosamente in una lettera scritta net 1871, pubblicala rece,demente, dove egli prevedeva, dopo il trionfo degli eserciti tedeschi, quello del < socialismo tedesco >. f: Il dubbio scettico per ogni tentativo rivo· uzJouario e I' imli[fermt a di· fronte all'op • ressione polilica 1 che si vanno spargendo in Europa da ,ma ventina od ,ma trentina d'an– i a questa par ie, !ali furono i resul!ali di ueste teorie 11efaslt ; (he si armonirz.ano cosi bene con gli interessi della borghesia le• desca, dopo lo sviluppo da e}Sa preso in se• guilo agli avvenimenti del 187 1. E d'a ltra parie noi abbiamo veduto la Jlampa social-democralica tedesca rifiutarsi di r,'conoscere q11a11/o vi era di nalura/e e di lo· devo/e negli sfort i verso la propria indipetz• denta delle piccole 11a\io11alilà. All orchè le ~ opolap·oui slave si rivoltavano contro il giogo ureo od austriaco, questa stampa, ispirala alla olilica estera dalle circolari di Engels, 11011 apeva vedervi che « l'rjfello dei rubli russi », proprio come i realisti fran cesi 11011 vede– vano ml/ a grande R.ivoluti one che « l'oro di Pilt », il denaro del Duca d'Orléans, o la « birra del birraio San/erre >. E, per Iris/e che sia il doverlo confessare, e i rubli russi > sonoancora sufficienti data la mentalilà d'un im– mensonumerodi lavoralori,per spiegare legrandi e tragiche questioni delle nationalilà oppresse! Il risullalo noi lo vediamo oggi. Dei milioni di socialisti tedeschi si sono lanciati 1 or sono tre mesi, se111a esitare 1m solo istante, alla conquista del Belgio e della Francia, perchè - secondo l'avviso dei loro istitutori e pa• droni - questa conquista era e necessaria » alla nazione tedesca, per arricchire di più la sua classe caf ilalistica, o pi ullosto, parlando il gergo del socialismo tedesco, e per accelerare la decaden'{adel capitalismo, favorendone lo sviluppo e la ce11lrali\{az1'o11e ! > Si mili insegnamenli, essmdo stati inculcali nella mente della classe operaia, si comprende perchè I' lnl er11a{io11ale è divenuta impossibile. Ed ecco perchè, rinascendo dopo la guerra, I' lnle rnationalc, lungi dal ridu, re il suo pro· grtimma 1 lo allargherà. Essa respingerd gli in– stgnamenli, che M'1rx chiama con ragione « il socialismo tedesco ». l:."'ssa tornerà al « so· cialismo i11lernap·o11ale », che 11011 può fare a meno di proclamare la libertà inliera di ogni nazione, piccola o grande che sia, e il suo dirillo assoluto a svilupparsi come metl io teca Gino Bianco crede Essa 11011dirà che le questioni 11a{io11ali' 11011 ha1110alcuna ragione di essere, nè che è ti1differenle al proletaria/o dover subire, ol• f Ire allo sfmllal ore economico, 1111 padrone politico che lo tiene sollo la feru la f eudale o militarista, e gli proibisce di parlare la /in· gua che egli ha parlalo nella ù1/a11{ia. I sovversit:i compre11dero11110, e gli anarchici saranno certamente i primi ad appoggiare questo princip,'o fo ndamentale, che una unione i,,ler• ,,a{i<male 11011 è possibile se non Ira 11azJ011iche si trai/ano da eguali, e che 11011cercano di· imporre le loro islihl{ioni 1 i loro modi di pensare e gl i inlere.ssi dei loro capitalisti ad altre nationi. Cosl (he I' I11/ernau"o11ale operaia, .finchè fu sollo I' infl uenra Ialina, comprese i suoi doveri. Così che ella dovrà compremlerli d, nuovo, allorchè si sarà sbarau ala della ferula tedesca. Pietro Kropotkine. LA SOLUZIONE IDEALE della presen te crisi, per qu_et che riguarda. l'Adr iatico, si pnò n:ass1imere· 1tei seguenti desiderati : 10 l'Austria -Ungheria dovrebb'essere del t11/to esclusa dall'A driatico; 2 0 le coste de/l'A driatièo dovrebbero essere divise f ra lt qlia e Serbia ; 3° l'A drfotico dovriCile ess;re disar• malo : cioè la Serbia dovrebbe ùnpegna rsi a non ùnpia.11tare arsenali e a non te– nere navi da guerra in questo mare, e l' Italia dovrebbe impegnarsi a non ol– tre-passare il canale d'Otranto con le S'lte navi da guerra ; 40 Italia e Serbia dovrebbero garen – tirsi a vicenda lo stat u quo e distrib-uirsi equam ente i comp iti e le spese della di– fesa militare terrestre contro l'A ustrfo– Ungheria. A ll'A u.stria. di og'gi noi non possia mo i·m,pedire di avere 1ma flotta, perchè essa già la possiede. A Ila Serbia di domani, quando l' A 1,stria. sfo esclusa dall'Adria – tico, noi dobbiam.o ùnped-ire, nell' ù1teresse nostro e nell' 1'.11/eresse suo, di tenere una flotta. E possiamo impedirlo, senza ostilità, ai1tta11dola in questo momento, a questo patto , a risolvere 1·t suo problema na– zionale. No i dobbiamo appr ofittare di questo mo– mento, che non tornerà più nella stor,'.a., per sbarazzarci dell'Austria, che ha 11,na fl otta ; sost'ltuirla con w10 Stato giovane, che non ha /fotta ; e ass1'.curarci così 1ma. grande diminu zione dt' spese militari:. IL MASSIMO PERICOLO della neutralità ·italiana è q,uesto: clze l'A1tslria., a. mz. certo momento , abbandoni la German·ia. al suo destino e si accordi con l' Inghilterra. I n questo caso la. guerra finirebbe con 11.n compromesso austro•se rbo, che lasce– rebbe alt' Austria la Croazia., l' I stria e il domùz.io mihla re dell' allo Adriatico . La sorpresa. non è ù npossibi:te, special– mente nel caso che la guerra si trascini penosam ente senza successi definiti vi e che coutim t:i troppo a l·u.ngo la nostra con– dotta ambigua e,l augu·itlanle . Noi dobbiamo accordarci colla Tr i– plice Int esa pn:ma che lo fac cia l'Au– stria.; sostenere ris olut.a.meute la S erbia; es1:gere che ,l1'.questa avvent·ura. le spese sieno fatte da!t'A nstria p iù che dalla Germani a. Per quanto la nostra affermazi one possa sembrare parad ossale, è assai probabile clze noi non si possa oggi: dare alla Ger– mania -nessw1. m igliore a.iulo, che quello di pr ecedere l'Austr ia 11ell' opera di dis– soluzione delta Tripli ce All eanza.. Chi intende abbona rsi è pregat o di in– viare con sollecitudine cortese I' importo dell'abbonamento; chi non intende abbo– nar si è pregato di resping ere il giornale senza stacca re f,1 fasc etta . 583 I SIDERURGICI E LA GUERRA II foro sogno. Scoppia ta la. guerra , noi, convinti che il pubb lico tutto asso rto nelle vicende de l con• flitt o mon0iale, che sembrava render vano e illusorio ogni programma di azione rutura, non potesse prestar att enzione ad alcun altro pro– blema, abb iam o creduto di dover sospendere la nostra campa gna per una magg ior libertà , doganal e, i\fa di opinione cliversa ci sono stati i nostr i avv ersari, che dalla guerra appunt o han tratto occ-:isione e arg omento per proclamar e la ban · carotta delle teorie liberi ste e per rimetter e a nu ovo tutto il bagaglio del più vieto nazi o. nalismo economico. Quaìche avv ocatu colo del protezioni smo, che seppe lliva finora le mc memorie defen siona li nelle colonne de i giornali di provincia , le vede accolte con h1tt i gli onor i dai quotid iani più accred itati della capita le; un libri cino del Co– laja nni , noto soltanto per I' asp rez7,a. pole– mica e per la disinvoltura stati stica, diventa il Vange lo della. nuova econom ia naz ional e; la teoria del libero scambio, ass ieme a. que lle del pac ifismo e della solida rietà internaz io– na le di classe, si son dileguate come meteo re a l primo tuonar del cannone. Non è pili tempo di sogni e di utopie. Bisogna difendersi e ag– guerr irsi. Chiuse ormai le barriere fra nazio ne e nazione, la vittor ia è riservata a chi sarà meglio agguerr ito non solo militarmente, ma anche economica mente, avend o provv isto con una sana polit ica doga nale a rendersi indi• pendent e dall'estero. Di fronte a queste affermazio ni apo<litti• che, che si leggono e si sento 1lo ripetere ad ogni passo, potre mmo seguitare a tace re, certi come siam o che gli avveni menti non seguono affatto la via che i tr ivellator i so• gna no, e che al finir della guer ra potre mo prenderci la nostra rivincita e ricominciar la n.ostra ca mpagna con nuovo ardore e con m.aggiori probabi lità d i successo . li pens iero acca rezza to da alcu ni di noi che lo svi lup po degli scambi int ernazionali avesse creato ormai una tale solidarietà d' in– teressi fra nazione e nazion e da impedire la, guerra , è sta to purtroppo aspramente sme n• tito dai fatt i. Ma quat tro mesi di esper ienza hanno anche dimostrato che la guerra stessa , nonostante la sua violenza estrema ccl i mezzi micidia lissimi di dist ruzi one, non ha av uto la potenza cl' impedire la continua zione elci commer ci non solo fra belligera nti e neutra li, m,1,. nemmeno fra gli stessi belligeranti . L' Inghilt erra non ha visto discendere il suo commercio con I' estero che del 30 °/., ; la German ia, chiusa da quasi t utti i confini, seguita ad esportare alm eno un a part e de lle sue macchine e dei suoi manufatti cd a scam• biarle con viveri e materie prime, che, dirct • ta mente o indirettamente, le vengono da ogni par te del mondo. I l commercio interna zional e richiederà spese, rischi, sacrifi ci maggior i ma deve cont inua re qualunque sia la cond izione dello Stat o belli• gcrante. L'i solamento econom ico delle na • zioni - il post ulato del nazionalismo econo– mico - si è rivelato orma i, an che in temp o cli guerra uni versale , come un sogno assoluta – ment e irrealizz abile. li e grido di dolore » dei sideru rgici. ì\•Ia. - ripetiamo - non val la pena di seguire i t rivellato ri su qu esto terreno : il prossimo aYvcnire da rà ragione ad essi o a noi nel catr1.po de i fatti , assai piì1 convin centi delle idee o delle a ffcrm.azion i gener iche. li male è che i tr ivellator i non sono e non sono mai stati dei semp lici idea listi : dietro gli scrittor elli e gli avv ocati del protezioni smo e' è sempr e qurilchc gra nde casa o qualche tru st indu strial e, che vuol fare i propri inte• ressi, e che non guarda lontano , ma ha sem• pre l'occhi o a qual che guad agno immediato . Quand o abbiam visto l'or gano massimo dei si– derur gici dedicare quattr o colonne ad una recen– sion e del libricia.ttolo del Colajann i, vecchio ormai di diciotto mesi e intitolar lo pomposa• ment e : / ris11llali econom·ico-socia!i del prole• ziouismo, ci siamo messi sub ito in sospetto

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