Studi Sociali - anno I - n. 8 - 8 settembre 1930

ziose energie in atti e fatti o sproporzionati al loro ·sacrificio, oppure mal diretti e tali da aumentare le difflcolta della lotta contro il fascismo, o da fare in– consapevolmente il gioco di qu€sto. Io faccio appel– lo, con queste mie povere parole, agli ignoti fratel– li sparsi pel mondo e disposti all'~zione, al loro spi– rito di comprensione ed alla loro intelligenza. Essi faranno poi quel che vogliono; ma si fermino un i– stante a pensare a quel che io dico, e forse i pochi 1nomenli di riflessione che vi cledicheranno non sa– ranno del tutto perduti. Tutto quanto ho detto in precedenza., di carattere meno conttngente e piU ge– nerale, vale anche per loro; ma qui aggiungo quello che pu6 valere in pil'.i nell'ora critica che parna. Il mondo intero, ma piu specialmente l'Europa, traversa un momento delicatissimo di equilibrio fra tendenze in lotta in tutti i paesi, alcune statiche ed altre catastrofiche, reazionarie e fasciste queste ul– time quasi tutte. L'equilibrio é cosi instabile che può bastare un fatto gettato sulla bilancia - e la bilan– cia non ha due piatti soli - per far precipitare le cose in un senso o nell'altro. Ora, anche un fatto di rivolta un po' notevole pu6 compiere queEta funzione; di qui la necessita che gli eventuali ribelli sappiano "mirar,! giusto'': non spre– care cioé le loro energie, di cui v'é tanta scarsitfl,, in atti di poco rilieYO per il èm•~aglio troppo meschi– no o senza importanza geni r~1ìc-, che sarebbe sempre pagato dal suo autore troppo caro in rapporto al risultato; mirare sopratutto al fascismo ed ai suoi covi nei paesi ad esso gift. ~oggetti o visibilmente al– leati, specie dove l'atto di rivolta avrebbe un eviden– te carattere di rivendicazione di liberti\. gi:i pen·du– te o tradite; gu.ardarsi infine da atti o fatti che possano giovare indirettJamente o direttamente al fa– scismo (anche se per se stessi giustificatissimi), che cioé procurino al fascismo nuovi alleati e ne faccia eùendere l'odiosa macchia d'olio a nuovi paesi. S'rDDt S0OiAti delLa propaganda di formare convii:izioni e stati d'a– nimo che lo renda possibile ... piii che é possibile. Suliè forme minori d'azione individuale non mi pa– re il caso di diffondermi perché, ripeto, sarebbe trop– po lungo. Del resto il maggiore comprende Il mino– re, In questo caso, e da ci6 che ho detto sugli atten– tati si pn6 arguire il resto, che si pu6 sintetizzare in due parole: bisogM premeditare seriamente i pro– prii atti, e che questi non siano uno sfogo esclusi– vamente impulsivo del proprio temperamento o del– la propria passione, ma guidati dalla ragione e da un senso superiore di responsabilitR, specie quando tali atti sono destinati ad avere con-seguenze inte– reasanti Yaste colletttvitR., tutto un movimento di idee e le sorti medesime del proletariato e della li– bertà. Della legittimità politica della rivolta individwa.Je credo inutile discutere, fra rivo:uzionari che auspi– cano tutti l'insurrezione popolare, la quale in sostan– za non é altro che I;a somma di innumerevoli rivol– te individuali concordate e svolgentesi in un dato territorio. Se si dovesse giudicare da un punto di vi– sta morale ed umano, ei dovrebbe anzi preferire la rivolta individuale che sacrifica due o poco pi(t per– sone per il bene di tutti e non implica enormi e in– nmnere,·oli e lunghi sacrifici di un popolo intero come l'insurrezione. Se invece noi preferiamo quasi tutti l'insurrezione collettiva, é perché questa rive– ste una importanza maggiore di risultati storici e pratici su vasta scala, ed appare assolutamente indi– spensabile per vincere le forze, anch'esse collettive, di conservazione e reazione sociale. Ma preferire una cosa non significa scartare l'altra, né ne~e la uti– lita di questa e la sua necessita in moltissimi casi Anche la rivolta individuale si rende utile e necessa– ria., e talvolta indispensabile, sia per imperiose ra– gioni contln,genti, sia per la causa generale della ri– voluzione e della civilta umana . La storia ce lo insegna. Ce lo insegna in seliso po- * * sitivo, e basti per ci6 accennare all'utilità storica, La concatenazione degli argomenti mi han por- /ra tant~. dell'insurrezione individuale di Angiolino tato subito, come i lettori vedono, nel centro della in Spagna nel 1897 e di Bresci in Italia nel 1900. Ce ques tione, nena parte di essa riguardante gli atten- lo dimostra, purtroppo, in senf::o n.ega.tivo, in quanto ta.ti. Siccome questa é la pill importante su ci6 che qualche rivolta individuale che a tempo opportuno ri guarda razione individuale anarchica, ci sono re- avesse "mirato giusto e colpito forte" avrebbe potu- st?.to ed ho cercato di dil'e quel che ne penso, per lo to in qualche paese, e non in uno soltanto, ripara- meno di dirt; ci6 che le circostanze, lo spazio e la re almeno in parte allia. generale debolezza collettiva delicatezza dell'ar-gomento permettevano. E' bene pe- e scongiurare il crearsi di una situazione tragica in ro avvertire che l'azione diretta indivic;Iuale anarchi- tutto il mondo, che ha giA. avuto conseguenze enor- ca non consiste tutta e solo negli attentati. Anzi qur- mi di lutti e di sangue, di tirannide e di miseria, sti ne sono la manifestazione piU rara, _ e dire' e ne miruaccia tuttora di ancor più gravi all'umani- "purtroppo eccesivamente rara" se si potesse aver- ta. intera. ne di frequenti e nel medesimo tempo veramente ef- "Intendami chi pu6, ché ·m'intend'io". ficaci e conclusivi. E' possibile ci6? non saprei. Ma certo é compito==============L=u=d=o=v=i=co=S=C=H=L=O=S=S=E=R=. Democrazia eD ttatura Ogni tanto nella stampa socialista si torna a di– scutere di democrazia e ditta tura. Per solito si tratta di discussioni interne, fra socialisti che propendono per la prima e socialisti che, senz•e~sere del tutto bol– scevichi, propendono per la seconda. Noi non siamo interessati a intervenire iu ~oteste discussioni in pro' della Seconda Internazionale da )ln lato o della Terza dall'altro, 1.>erché coteste 1"– ternazionali si sono mostrate cosi nulle ed inette fino ad oggi da farci restare scettici di fronte ad ambedue ed ugualmente avversari, pur riconoscendo che l'In– ternazionale resta, nonostante tutto, una grande idea. da realizzare. Ma nel-dibattito fra democrazia e dittatura vi sono pure in gioco dei principii generali che interessano anche noi; e le discussioni dei socialisti sono quasi sempre cosi pervase da una deplorevole confusione d'idee, noch·a ad una chiara comprensione della situa– zione attuale e dell'azione ch'essa esige, da spingerci ancora una volta a dire 1a nostra opinione in pro– posito. I partigiani della democrazia dichiarano di respin– gere, nei paesi retti democraticamente, ogni appel1o all'uso della forza, per contentarsi ciel funzionamento regolare dei -diritti costituzionali e delle leggi votate dalla maggioranza. A parte il fatto che é matematicamente provato che giammai nessuna legge é stata veramente voluta dal– la maggioranza della popolazione, - e se anche ci6 fosse, il carattere della legge non diverrebbe lostesso sacro, poiché la maggioranza potrebbe essersi ingan– nata - noi non Yediamo come i democratici possa– no rinunciare all'uso della forza contro coloro che violassero la vof6nfa della mag,gioranza senza darle il tempo di pronunciarsi, come a,•viene anche troppo spesso. Prendiamo qualche esempi 0 pratico, che riveste in– dubbiamente una non piccola importanza. Nel maggio del 1915 il governo italiano faceva no– ta l'entrata nella g11erra mondiale accanto agli Allea– ti (Francia, Inghilterra, Belgio e Russia), contro la volonta della maggioranza del Parlamento e della po– polazione. Piii tardi si seppe che l'impegno di entrare Biblioteca Gino Bianco in guerra era stato preso in segreto a Londra qualchP. tempo prima dalla monarchia, che si metteva cosi sotto i piedi tutte le norme costituzionali. Soci2.Ji-sti, cattolici e giolittian.i formavano alla Camera una mag– gioranza sicttra per mantenere la neutralita. Il po– polo, da parte sua, eccettuati un pugno di facinorosi, di confusionari e d'interessati, non voleva affatto la guerra, sia p~r indifferenza, sia per timore dei sacri· fici da sopportare, sia anche per una netta conce– zione dei suoi piU vitali interessi. La guerra fu dichiarata in opposizione a queata enorme maggioranza del paese. I socialisti democra– tici, consci gia da qualcbe mese che il governo pre– parava la gUerra, non ave,·ano creduto di opporgli cbe degli articoli, dei comizi e dei discorsi; e alla fine non. seppero far altro che denunciare con altri discorsi la violazione della volonta della maggloqmza. Strana democrazia, che non vuole ricorrere alla for·– za per difendere il suo diritto ma che poi raccoman· da la sottomissione alla violenza di coloro che lo violano! Dichiarata la guerra, il Parlamento fu convocato per sanzionare il fatto compiuto. Filippo Turati, il ''leader" ciéputato socialista, pronunci6 alla Camera un forte discorso per dimostrare che era una mino– ranza che precipitava il paese in una avventura san– guinosa. Benissimo! In sostanza per6 lo stesso Tu– rati, il quale per amore della legalità avera energi– camente- stigmatizzato fino a quel momento coloro che proponevano di opporre agli intrighi guerraiuoli lo sciopero generale, non seppe allora, di fronte alla sospensione o soppressione di ogni garanzia legale, che domandare alla maggioranza, sempre in nome della legalità, di inchinarsi dinanzi ad una mi.noran– za criminale! La conclusione non pu0 essere che una. Un demo– cratico veramente sincero e coerente a se stesso do– vrebbe al contrario, essere pronto e disposto a di– fendere con la forza il diritto della maggioranza e la legallta che questa s'é data. Altra lezione non meno scottante é quella del fa– scismo. Il partito socialista italiano aveva, nel J.919 e 1920, conquistato del tutto legalmente - e senza che nes– sun ricorso potesse essere formulato alle autorità competenti - ben 156 seggi parlamentari, piii di tre– mila amministra·zioni comunafi e un graµ numero di consigli provinciali. Se ne lasci6 scacciare vergo– gnosamente. Che cosa significavano dunque tutte quelle "conquisle'' che non si sapevano né volevano difendere con la forza contro la Yiolenza che le attac– cava per distruggerle? Una democrazia che si rifiuta di ricoi-rere alla for– ze, ancbe quando é in stato della più legittima di– fesa, non può che subire tutte le illegalità che una minoranza di violenti eserciti contro di lei; e cosi sbocca nena negazione. di se stessa. Avviene cosi, per forza di cose, che il mondo del - lavoro pu6 anche essere politicamente la maggioran– za senz'essere il potei:e; e quest'ultimo non volendo andarsene, in1piega per mantenersi la 'forza armata che ha a sua dlsposizione. Che fare allora, se non rispondere alla violenza col ricorrere alla forza? lnV€!Ce,secondo i legalitari e riformisti, la violen– za governativa di una minoranza deve essere obbedita e non trovare avanti a sé a'Icuna resistenza materia~ le. Essi fanno un dovere alla maggioranza di subire ogni governo, pur se1iza approva,rlo e bench-é sia un governo illegittimo, soltanto J)erché é un • go– verno! La democrazia escludendo la violen~a anche per la sua stessa difesa, e restando passiva di fronte alla violenza che la colpisce, che cosa fa se non legitti- mare quest'ultima? * • • La dittatura, al cbntrario, viene concepita GOmeun perpatuo ricorso alla viole1i'za, ed infatti in sosta' n.za tale essa é. Ma su ciò bis~gna intendersi'. Poiché si tratta nel caso d~i socialisti di una dit– tatura detta del proletariato, - se essa fosse vera– mente tale, mentre, affi'ettiam0ci a dirlo, non pu6 _ esserlo, - questa dittatura, essendo !'<espressione del– la massa e l'esponente della maggioranzà, dovrebbe rappresentare la migliore realizzazione della demo– crazra. Avremffio cioé realmente con e·ssa 1 i1 ·govern1o deì maggior num~ro; e non vi sarebbe piii bi sogno dell'uso della vio\enza, a meno di porsi dal" , pun.to · di vista anarchico, che contesta anche alle· maggio– ranze il diritto d'imporsi a tutti. L'esempio russo é venuto a darci la dimostrazione sovrabbonGante che la dittatura é sempre là' Juttatura, vale a dire l'esercizio di un potere senza ~imite e senza controllo di un partito o, per meglio dire, dèi capi di questo partito. Il "proletariato" della ditta.– tura ha ancor meno consist_enza àel "popolo sovrano.r' della democrazia. E' bensi vero, infatti, che inRus– sia si parla sempre in nome degli operai e dei con– tadini; ma questi ultìmì, I contadini, pur formando la grandissima maggioranza della popolazione non sono considP-ratI affatto dagli intellettuali borghesi e piccoli borghesi, che sono al potere, come facenti parte del proletariato. Solo gli Òperai delle··· citta contano qualche cosa, insieme coi pochi c~ni._adilli aderenti al partito bolscevico, La dittatura del p;o– letariato si trova cosi ad essere la dittatura dei"capi d'un:. .frazione del Rartito socialista. I bolscevichi, come \, faSCisti, quando ricorrono alle e~~Zi_:?ni · sanno sempre esser loro la grande maggioranza magari Il. totalitR.; ma nessuno viene inganllato da 1 questa":'ell'é pura commedia degli uni e· ,!egli altri. ., Ancl>e mettendosi da un punto di vista puramente obietUvo, le conclusioni non potrebbero essete cJle le seguenti: - Un popolo in democrazia dovrebbe esse~e e restar semi,re armato contro il suo proprio governo, perché quest'ultimo non possa sostituire la sua volonta a quella deUa maggiÒranza legalmente espressa, in quanto questa eventualita significherebbe la µegazjo– ne pili caratteristica della demoCrazia medesima. Una dittatura, che fosse vermente quella del prole– t:arìato, quale potere d'una maggioranza re le, ci da– rebbe quella verà democrazia che· non é·giammai esi– stita fino ad oggi; ma anche in tal caso la masss. dovrebbe essere sempre armata contro i suof ·ditta– tori, sotto pena di avere una dittatura "sul'' e non "del" proletariato. Inulile aggiungere che qualsiasi potere politico ces– serebbe di essere un "potere" se si trovasse· disarma– to di fronte ai cittadini armati. Ma é altrettanto eYi– dente che nel caso contrario la sovranita del popolo o la dittatura del proleta1·iato si troverebber~ truf– fate ed annullate. Il potere politico é insomma incompatibile con la nozione !!ella liberta e quindi della emancipazione dei ~iseredati._ Democrazia e dittatura non possono form'.·e la sofuzione dei problema sociale; e questa soluz10ne non é altrimenti concepibile che con l'an– archia.· Luigi BERTONI. La Redazione avverte i lettori che questo uumero di STUDI SOCIALI era gia completo -in tipografia d'ai primi di agosto e doveva pubblicarsi dal 20 al 25 di detto mese.' Il ri– tardo ,enorme questa volta, si de~e a ragiÒni amministrative e tipografiche indipendenti dalla volonta redazionale,

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