Lo Stato Moderno - anno II - n.7 - 1 maggio 1945

LO STATO MODERNO, 1• MAGGIO 1945 e profonde perché avvenimenti e crisi, pur grandiose, siano sufficienti a curarla di colpo. Che se poi gli intelleltuali, uscendo dal loro tradizionale isolamento, vorranno liberamente portare il contributo delle loro specifiche attitudini alla soluzione dei problemi morali e culturali ddla ricostruzione, essi saranno i benvenuèi, e non solo la loro opera potrù riu.,cire utile agli altri, ma di tale arn– pliamcnlo d'orizzonti finirà con !"arricchirsi la loro stessa par– ticolare esperienza. Ma è chiaro che tale iniziativa, perché sia schietta e non degeneri in un vano clilcttanlismo, clovrù esserl' spontanea, nascere da caritù cli patria e non eia vanitosa sma– nia o moda momentanea. E qui potranno servir c1·esempio gli scrittori cd artisti che hanno profondamente sentit,1, ~ren- i dcndovi parte attiva, la tragica esperienza degli anni ullimi .. * * * * Per 'compiere questa rassegna delle principali questioni che si affacciano alla mente trattando dei rapporti tra cultura. fascismo, crollo e ricostruzione, pensiamo che occorra reagir,· fin eia ora contro il vezzo, che abbiamo sentito affermarsi qua e là, cli una avventata condanna in blocco del, pensiero e del– l'arte del ventennio, come frutti naturali ciel periodo fascista. inquinati di tosco totalitario e quindi di scarso valore in sé e sterili per l'avvenire. Che qualcosa della malattia che viziava la realtà sociale e politica intristisse anche altri campi, già s'è accennato: e domani se ne potranno rintracciare motivi e con– cordanze. Ma una condanna del « ventennio » culturale sarebbt: pur sempre risolutamente ingiusta: e soltanto l'esame che il necessario distacco nel tempo renderà possibile, fatto in base non già a frettolosi criteri politici e propagandistici, ma disin– teress_,a,tarrrentestorici, potrù darcene una equa valutazione. .Per intanto, ci si può limitare ad osservare che se anche il pbnsiero po1itico « ufficiale» del fascismo, come affastella– mento di confuse e mal digerite dottrine - da Nietzsche a Sorel, al monarchismo della Action Française - còltc nel loro aspetto più superficiale e appariscente, era indice cli una men- . talità insieme arcaica e immatura, accanto ad esso è potuto coesistere un pensiero filosofico e storico fra i più avanzati del mondo. Lo stesso spirito che ha informato l'insegnamento sco– lastico è stato malgrado tutto - come altri ha già notato - di gran lunga superiore a quello del precedente ventennio. La stessa nostra poesia ed arte, nelle loro espressioni superiori - che non la cedono, come qualità intellettuale, a quelle degli altri maggiori paesi d'Europa, - rappresentarono in qualche modo, nella loro gelosa mortificazione, nel loro istintivo terrore dell'amplificazione e della retorica, nel loro scrupolo autocri– tico, una sorta d'inconscia reazione contro la mentalità domi– nante. Aggiungiamo che ad un osservatore attento non poteva sfuggire il contrasto tra la facile mentalità fascista, ottimi– stica e improvvisatrice, e lo spirito cauto, critico e diffidente che dominava nelle zone più vive della nostra cultura. E fu spesso un simile ordine di considerazioni a confermare chi scrive,· anche in anni lontani, nel concetto della sostanziale arcaicità e inadcrenza al nuovo spirito europeo della dottrina e della prassi fasciste, piuttosto idealmente contemporanee del peggiore dannunzianesimo, cui appunto si ispiravano !"ora– toria e l'arte ufficiale del regime. E si potrà a questo proposito rammentare la tesi di un moderno pensatore spagnolo, Orte– ga y Gasset, per cui appunto la filosofia e l'arte, per la loro qualità più sottile e meno vincolata alle contingenze storiche, hanno il cÒmpito di anticipatrici del tempo nuovo e sono indici della spiritualità futura, mentre il costume e le forme socdi e politiche vi tengon dietro. a distanza cli decenni: tesi che, per quanto paradossale e sfuggente, parrebbe confermata in ma– niera ancor più persuasiva da un altro esempio, cioè dal para– gone fra il pessimismo, l'angoscia e la negazione irrimediabili che dominano nell'opera dei pensatori e degli scrittori tede~ schi più significativi degli anni recenti, con lo spirito di cieca e baldanzosa fiducia cui attingeva la falsa letteratura propa– gandistica coilivata dal nazismo. Semp!,,ci suggestioni, naturalmente, che abbandoniamo come ci son cadute dalla penna. Più sintomatico, quanto ai rapporti fra fa nostra cultura e il fascismo, appare un altro fatto: l'interesse per il pensiero e la letteratura stranieri, che è andato man mano crescendo nel ventennio, e che contrad– diceva stranamente al!'autarchia intellettuale di cui il regime, attraverso i suoi organi di stampa e di controllo, s'era fatto strenuo difensore. Tutti sanno, tra l'altro, come, nonostante gli ukase del Popolo cl'ltalia, le traduzioni siano andate aumen– tando in proporzione geometrica negli anni che prcc.-eòettero la guerra e anche dopo. Ed esse non rappresentano già, come parve a qualcuno, il surrogato di una produzione nazionale venuta a languire, ché altrimenti si sarebbero più che altro limitate ai libri cli letteratura amena e narrativa, mentre com– prendevano invece opere di pensierG e di stori!l, classici, poe– sia, monografie d'arte. La verità è che, non più limitato all'ambito ristretto degli scrittori e degli artisti, ma esteso a quello più vasto dei lettori, si sta compiendo il fenomeno di sprovincializzazione della cul– tura della terza Italia, che s'era timidamente iniziato all'alba del secolo, e che ha già portato il nostro pensiero e la nostra arte, e più li porterà in avvenire, nel vivo circolo delle cor– renti che chiamiamo europee, e megHo oggi dovremmo dire mondiali. Fenomeno che può soltanto spaventare le anime re– trive, dappoiché esso è condizione imprescindibile della vita– lità della nostra cultura, le cui lince originali potranno se mai uscire rinvigorite, non mai attenuate, da questo scambio; e, vorremmo anche sperare, vago indice e preannuncio di quella che potrà essere domani - se si vuol concedere qualche ve– rità all'ardita suggestione di Or tega y Ga.,;set, - una stretta e fattiva collaborazione del nostro paese nel nuovo ordine po– litico ed econ~mico d'Europa. E' attraverso questa esperienza europea e mondiale che la nostra cultura potrà rafforzarsi e superare l'inevitabile in– tristimento del periodo fascisPa; mentre soltanto una graduale elevazione della massa al di sopra dei problemi immecliati del suo sostentamento e del suo benessere materiale potrà, domani, giustificare l'oscurò sforzo del singolo e far sì che pensiero, arte e poesia non siano più, per usare l'energica espressione d'un poeta nostro contemporaneo, una «·solitaria vergogna indivi– duale», ma, c8me elle loro epoche più felici, l'onore e il vanto– del nostro paese. , · SERGIO SO~IJ (1) Fa eccezione la piccola balorda campagna, del resto rapidamente spentasi, contro la letteratura dialettale. / 7-;(bhiamo aspramente condannato il collaborazionismo con i jTedeschi. I Tedeschi ernno i nostri veri nemici, erano i sostenitori dei fascisti co11tro i quali oi sollevava lo spirito degl-i Italiani amanti della libertà e dell'ordine democra– tico. Ammiriamo gli Anglo-americani per la loro lotta tenace ed · eroica, per gli ideali che hanno sostenuto lei loro guerra epperò vorremmo che non si cadesse ora in un eccesso opposto. Si convinc{mo gli Italiani che ad essere se stessi ci si guadagna sempre. Se stessi, anche 1 di fronte agli amici, che tanto più ci stimeranno quanto più sapremo essere dignitosi nella nostra difficile situazione. Non ne scapiterà nulla della nostra doverosa gratitu{1ine a coloro che ci hanno aiutato nella lotta di liberazione. \ \ ~

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