La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 26 - 9 luglio 1908

'27 Guglielmo 11 fra i pusnaggi (1:111 Guglielmo II ha compiuto davanti l'Europa un bel gesto: ha scaraventato dalla finestra imperiale tutti gli omosessuali della Tavola Rotonda per dimostrare ch' egli ignorava l' immondo contatto degli invertiti e dei pederasti che avevano bloccato tutte le correnti e tutte le influenze del Paese rer ridurre la Germania all'assolutismo dell'uomo nelle loro mani. Ma non credo che ci sia riuscito. Perchè c'è troppa pazzia, troppo squilibrio, troppe stravaganze, troppi pervertimenti, nella vita dell' imperatore. La mania di credere che egli non debba alcuna ragione della sua vita imperiale che a Dio, dal quale finge di credere o di far credere di avere ricevuto l'incarico di dominare sui a sudditi a. La mania di viaggiare. In ventidue mesi è andato a Stoccolma, a Copenhagen, a Francoforte, a Stoccarda, a Monaco, a Breslavia, a Vienna, a Roma, a Am- burgo, a Lipsia, e in cento altri siti. La mania di attribuire ai suoi viaggi un concetto altamente politico.-La mania di credersi adorato dal popolo e di farsi` preparare dovunque passa delle ovazioni strepitose. La mania dell' uniforme militare. Sua maestà ne ha una per ciascuno dei trecento reggimenti prussiani, senza contare le bavaresi, le wurtemburghesi, le austriache, le inglesi, le russe, le spagnuole, le turche. La mania di ammucchiare nelle guardarobe migliaia e migliaia di panciotti, di calzoni, di giac- che, di costumi, di cappelli, di cravatte, di calzature coi val- letti pronti dalla mattina alla sera a svestirlo e a vestirlo. La mania di odiare i deputati socialisti e trascinarli sovente nella sua conversazione. Parlando con l'Eulenburg, maresciallo di Corte, a proposito di una dimostrazione popolare che stava preparandogli, disse: — Spero bene, maresciallo, che non ci farete sfilare una truppa di mendicanti truccati da deputati socialisti! — La •mania delle cacce e la mania di imbestialire il servidorame cambiando ogni giorno il luogo ove egli desidera pranzare. Con le sue volubilità e le sue variazioni egli lo costringe a tele- grafare, a telefonare, a mandare staffette di qua e di là per- ché il materiale di cucina e di tavola giunga dove vuole il si- gnore. — La mania dei cavalli. Nelle scuderie imperiali non 've ne sono mai meno di trecentocinquanta. Nei momenti in cui Guglielmo non sa come occupare la sua attività mor- bosa, la sua attività malaticcia, egli pensa a diventare grande musico, grande oratore, grande pittore, grande poeta. E sicco- me non si può essere tutto a questo mondo anche se si è sul trono, così l'imperatore è così degenerato da andare in pub-

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