L'Unità - anno VII - n.31 - 3 agosto 1918

L'UNITÀ 155 I piccolie i grandigiornali L'evangelista del nazionalismo economico Nel nume,,, <lei 15 dicembre 1916, a un amico, il quale ci sci iveva dimostrandosi scettico sulla utilità dell'opera di un piccolo giornale come l'U– nità, mentre tutti i grandi giornali erano con· giurali a compiere un'azione opposta, noi rispon devamo: « I piccoli giornaletti settimanali sono di fronte « ai grossi quotidiani quel che è il sommergibile • di fronte alle dreadnaughts. « li giornale quotidiano, più grosso è, e meno at– « titudine possiede a diffondere le idee e a creare • le co1;vinzioni. Non deve urta1·e nessun interesqe • e nessun pregiudizio per non disgustare nessun « grllppo di sovventori o di lettori. Deve procedere « alla sordina. D~ve cercar di prendere le posi– " zioni alla rovescia. E gli stati d'animò, che crea, « non hanno nessuna stabilità: sfumano facil– « mente, come facilmente nascono. In quel len– « zuolo cli cartl\ sporca, che è un quotidiano, le li notizie si annullano a vicenda, le idee si sbiadì– « scono, l'attenzione si disperde. E via via che ere– li sce la coltura e l'educazione politica di un pae– « se, diminuisce la fiducia rlel lettore nella serietà « del suo giornale: giornalista diventa sinonimo a di cnntafrottole, pallooista e peggio. « Il giornale settimanale ha una efficacia ben di- - versa. « Anzi tutto, ha il vantaggio di costar poco, per « quanto scarsa possa essere la sua diffu,i,J111 "Non ha bisogno perciò nè di domandare sussidi « ai pescicani della finanza e a.l Ministero degh li Interni, nè di secondare i pregiudizi dei lettori, « i quali col loro soldino giornalieJto sono i cor· • ruttori più veri e maggiori anche di quei grandi « giornali, che vengono credu\i e si credono in « buona fede indipendenti. • li Chi scrive su un giornaletto setti.manale può « dire quello che gli pare e piace. E purchè abbia • da dire qualcosa d( interessante, e sappia dirlo « in modo chiaro ed elficace, e abbia nome di ga– " lantuomo e di indipendente, trova subito un pub– " blico di lettori assai più interessanti di quelli • che può sperare i I grande quotidiano. « 11 lettore fedele del settimanale è un indivi– ll duo impaziente dell'arrivo del giornale, che se lo a legge parola per parola, sillaba per sillaba, cbe • ne discuto con gli amici, che fa propaganda con. "tinua delle idee, che il giornale gli suggerisce. • Uri lettore feiteLe e attive, di un giornale setti– " manu le equi·vale a cinquanta lettori di un " giornale quotidicmo. Un settimanale cbe tira 5000 li copie può controbattere l'azione di un quotidia 11 no che tira 250 mila copie. « La prova di questa verità si ha nei rcsultatl • delle elezioni in tutti i paesi del mondo, cbe non a corrispondono mai alla forza dei quotidiani, ma • a quella dei giornali settimanali. In Italia, per • esempio, i socia.listi non hanno che un solo gior– " nale quotidiano contro 011 paio di centinaia di • quotidiani di tutti gli altri partiti. Nelle elezio- • ni, invece, <'!lnquistano la decima parte dei man- • dati. E' questa la proporzione fra i settimanali "Il giornale settimtlnale e la rivincita dello spi– li rito contro il denaro, della qualità contro a •quantità». Queste nostre vecchie osservazioni ci sono ve– nute in mente, leggendo nella rivista americana The sew RepubLic il seguente articoletto: " Un americano residente in Italia ci scrive « sulle tendenze della opinione politica italiana: "Du che giunsi in Italia nello scorso dicembre, so– « no stato sorpreso ed impressionato dalla grande « diffusione in molte classi del popolo italiano (e • non solamente fra i socialisti) di idee democra– " tiche, logiche ed anli-imperialiste intorno ai veri cc scopi dj guerra dell'Italia. Queste idee si avvici– " nano di molto a quelle espresse e sviluppate dal– • le colonne del ,vew Rep1iblic. Esse sono presen– « tate con forza e chiarezza in un periodico setti– • manale intitolato T.'Unitd. Opinioni simili sono « mollo più diffuse in Italia, e vi esercitano una • influenza molto maggiore di quanto non si crede ,, generalmente; e se gli americani non ricono– • !Ceranno questo fatto, cadranno in un errort "si;rave e forse pericoloso"· o r CO è il dotL Filiplpo Carli, il quale annunzia di ave– re, in fatto di materi~ prime, un grande ,egreto da rit'elare. · Lanciato l'annunzio, '!)er maggiormente ~guz– zare la curiosità del ~uo puijblir.o, apre una pa– rentisi: « Prima però ... è opportuno vedere come si può determinare il concetto di mancanza di materie iprime, concetto che a pnmo aspetto sem– bra cosi ovvio, e che, da un punto di vista sta,. tico, lo è realmente ». Da un punto di vista sta– tico l'Italia si, man0a molto di materie prime. Ma c'è il rimedio taumaLu.rgico, c'è la parola • dinamico 11.E il Carli, con un giuoco di presti– gio rapidissimo, da· rimbarn 1)olire persino il ca– valier Mercilpinetti, in meno di una pagina di– mostra che l'Italia ha troppe materie prime. « Da questo punto di vista [dinamico] noi abbiamo troppo poca mancanza di materie prime 11. E ciò in qual modo può spiegarssi•/ In un modo sem– pli:Cissimo, o Signo1i. L'Italia ha troppo poca mancanza cli mal.e-rie prime .... pe1chè la mancan– za è maggiore in Inghilterra e in Germania. Gli inglesi e i tedeschi sono molto più « voraci » di materie prime che non gl'itnliani, e anzi, nota en passant Fili 1 ppo Carli, genio polimolio, " la conflagrazione europ~a è in gran parte d()Vuta alla voracità di materie prime del teòesco e del- 1-'inglese 11. Ma è tempo di venire al grande segreto del Crurli. " In fatto di materie v1;me - esclama egli melodrammaticamente io ho un grande segreto da rivelare, ed è questo: che le mate– rie tprime, per averle, bisognA. JJrima di tutto vederle, e poi, wdute, tenE-rse!e .,. Qui una lista di merci alle gl'Italiani d<>vrebbero Yedere e t.e– r.ersi, e nella lista una cosa strabiliante, che trentasei milioni d'ilaliani miopi non avevano mai veduto e Carli l'ha vista: il caucciù. 1< .Quan– to alle mo.tede prime che esistono nel nostro am– biente naturale, che vediamo, ma mandiamo ad a.Itri perchè le lavO'rino, la serie i- pu;rtrop'po in– finita. Apriamo a caso un numero dello Statisi e leggiamo: Val/ombrosa Rubber: resoconto' di una società inglese per lo sfruttamento della gomma prodotta nella foresta di Vallombrosa 11. Gl'inglesi sfrutta.no la nostrR. gomma elastica di Vallombrosa? Il mite tpaese toscano, nel quale le signore vanno a rinfresca,rsi nell 'est.a.le, appar– tiene dunque alla zona torrida? Un economista Sherlock Holmes, nella persona òi Luif{i Einaudi, ebbe anch'egli il suo « segreto dn rivelare 11: il Carli avea scambiato uno o per un'a: l'alla-mbro– sa, non ·val/ombrosa. Una compagnia di nome inglese sfrutta sì la gomma elastica di Vallam– broM, ma si tràtta di una. Vallambrosa millanta miglia lontano dalla provincia di Firenze e si– tuata nienteineno che negli Stati ,confederati malesi. Tutl.i i nazionalisti nostrani fanno un. largo uso della tparola dinamico, l:i quale conferisce ur che cli violento ai loro roritt.i e rimescola il sangue del lettore. )1a lo specialista in « dina– mica " del nostro nazionalismo è senza dubbio Filippo Carli, e franca la spesa di esaminare con qua.lchP attenzione i roncetti carliani di « stati– co " e « dinamico » in~vit.abili co11Jimenli di tutte l,i pappa.rdelle che egli ammannisce !prima agli abhonati dell'Idea Nazionale e della Perseveran· za, poi ai consiglieri della Camera di commercio cli B1-escia, e poi, in terza cottura, agli acqui– renti rlei volumi dl casa Treves « Effettivamente - scrive il Carli - noi tro– vi1<mo la possibilità -li due specie d1 equilibrio: l'equilibrio statico ed il dinamico: tutto sta nel definire ,,. D'a.ccordo, tutto sta. ne1 definire. « Il tprimo è quello che .finora si è descritto ». C:erca cerca, ecco la descrizione: « Gli nomini poli lici avevano preso a prestito questa concezione (cioè dell 'equUibrio statico] rlalla mecc!l.nica razionale: essa discendeva direttamente da.Ila raffigurazione plastica del pa:rallelogramm,\ dellP. fone: quan– do due forze contrarie sono pe,rlettamente ugua– li. la risultante sarà una linea mediana la quaJe aon, anà alcuna deviazione nè da una parte nè dall'altra. E' l'equilibrio tperfetto o ration.ale, ~ la quiete assoluta ». Se c'è un prolessore di fisica ipocondriaco legga òi queste meravigliose affe1mazioni: legga La ricchezza e ta guerra di Filippo Carli, pag. 2-3; egli ,riderà tanto da far,;i buon sangue pc.r ·una settimana. Il Ca.rii, intanto, va a scomodare la mcrccanica razionale per suscita.re un mormorio di amrnira1ione nel suo pubblico letterario, ma basta la meccanica più elementare. Ora la mec– canic" elem- 'nt.a.re c'insegna che da un pa.r1.lk – logramma delle fon.:i - per quanto nobilitato dalla li raffigurazione plastica » che un lettera– !<• n:.zionalista ne possa offrii'e non discen– derà mai, 11è direttamente nè indirettamente, quello che il Crurli ne vede discendere. E' possi– bile che a Brescia, dove il Cadi è segretario nella Camera di commercio, egli non• siasi ancora im– hattuto in un alunno di terza tecnica? dal quale uptJ)rendere cbe la risultante ,ti due fnrze uguali e contrarie è zero, Altro cbe iine.:i 1nediana! Chè se po, i1 parallelogramma plasticamente raJfigu– rato daJ Carli ammette una ri;;ultante diversa da zero, sia o non sia una tinea mediana, sia p1ir tranquillo a Carli: l 'eflet.to è tutt'altro che la quiete. Viene a manc:,re non solo la quiete asso– luta, che nessuno ha mai vista, ma benanche la quiete relativa, ossia la quiete pura e sem1>lice. « Tutto sta nel definire » ritpeterà il Carli; ma se si facesse un concorso internazionale per radu– nare in sei righi un massimo di spropositi bufti di meccanica « raziona.le 11, il Cai·Ji s1 porterelJ– be via il primo 11remio senza possibilità di cou– correnti. La definizicne tpoi di equilibrio dinamico io ar– disco di copiarla. solo pcrchè la Riforma Sociale non va per le mani di signorine, nl> affatto la ri· r,opierei se ministro degl'interni fosse 11 Luz– zatti, che tanto nobilmente lottò contro la porno– grafia: « Il secondo [l'equilibrio èinamico] con– siste nell'insieme di azioni e 1·eazioni che due es– sel"i in movimento ed in rapporto fra di loro ge– nerano in modo da determinare d~lle variazioni in sè stessi e qnindi nei loro raipporti ». Due es– se,·i in movimento! dediti a cÒmplicati movimenti reciproci per generare variazioni in sè stessi! Tutto sta nel definire! :\fa qui la meccanica u ra• zionale » si vela il volto inorridita e lascia li)Je-, ro il passo al futurista. Del resto il libro dèl Carli ò pieno di cose stu– pefacenti non solo per il fisico, m!l. per il biologo, il filosofo, lo storico, l'economista. E' inelutla· bile conseguenza della guerra lo sconvolgimento di molti cervelli, i quali pur tuttavia vogliono a ogni costo comunicare a.I mondo, in forma stam– pata, il risultato dei loTc,vaneggiamenti. E' vero che i sintomi di uno scompiglio mentale erano pales·i già prima della guerra, e fl11nel Congresso dell'Associazione nazinnatista, tenuto a M-ilan:> nel maggio l!J14, lo stesso Carli, in connubio col ll)rof. Alfredo Rocco, si esaltava in questi mirar bolanti propositi: « li nazionalismo ... è... soprat– rntto .., una nuova fl.lo~ ofia soci.ile e politica Tut– te le scienze sociali, <lalla storia civile all'econo• mia politica, dalla demografia alla scienza della finanza, alla giurisprudenza, ne usciranno trn– sformate Il (ALFREDO Rocco e FILIPPO CARLI,/ prin– Cipt fondamentali del nazionalismo economico, nel volumetto: :\'azionqlismo economico. Relazio– ni al TI l Congresso ,tell' Associacione nazionali– ~la, 1914, pag. 5). Come se tante sciPnze da tra– s,formare anche non ~aziassero la brama rinno– vatrice del dotl Carli, eccolo a trasformare an, rhe la meccanica « Tnzionale 11!Favoriscano, Si– ~mori, a veder trasformare le scienze. (dalla Riformo .,ociale). Umberto l<lcci. GLI ABBONATI, che desiderano un cambiamento d'indirizzo, DEBBO NO, accompagnare la domanda con TRENTA CENTESIMI per la spesa di stampa del– la fascetta.

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