Lo Stato Moderno - anno II - n.17 - 5 ottobre 1945

dello stato che è oggi necessaria per far rronte al problemi che la ricostruzione economica e spirituale impone, e non sol– tanto in Italia, è possibile se si pone in atto nel modo più conseguente, senza ri– serve, s~nza tentennamenti, il principio democratico della partecipazione del po– polo allo stato, della riduzione dello stato a potere di popolo, ln una parola del– l'autogoverno. SI tratta, insomma non già di ten 7 re a bada _l? stato attribuendogli comp1t1 ben definiti - cosa impossibile rlopo che lo stnto si è Impadronito O si sta impadronendo in maniera irrevocabile della vita dell'uomo - ma di sottometter– lo - cosa possibile soltanto realizzando la spinta democratica che preme nel senso di una trasformazione dello stato da sta– to tecnico a stato politico, da sta'to buro– cratico a stato di cittadini. Uno stato pu– ramente tecnico, come il Monti sembra auspicare là dove tratta del problema del– la scuola, vale a d;re uno stato di funzio– nari o una scuola come serll'izio pubblico è Il primo e più grande pericolo per l~ l:bertà, perchè un corpo tecnico è pur sempre, come la stoTiia recente ha d:mo– strat_o, un corpo di mercenari, pronti a servire qualsiasi padrone, disposto ad as– sog,:ettarsi al voleri di chi per pr:mo vi ponga sopra le mani. Del resto, il Mon hi stesso là dove, nelle pagine forse più interessanti del l:bro esamina il problema della burocrazia cioè indaga lo stato dal di dentro, neil~ sua struttura essenz!ale. ripudia lo stato tec– nico e pone in chiarissimi termini il pro– blema della ricostruzione democratica del– lo stato. li che vuoi dire che dove non entra in gioco una formula, ma entra in campo d-ircttamcnte un'esper:enza perso– nale, un problema osservato in tutti i suoi aspetti, la soluzione da astratta e rig:da diventa concreta, adeguata alla realtà: • Società socialistica - dice Monti - uguale a società di operai e impiegati: ma impiegali e operai - in un loro stato - non sono sol~mente produttori e am– ministratori, restano insieme «cittadini»; la nuova figura dell'uomo econom:co non annulla l'antecedente figura dell'uomo po– litico, il protagonista della rivoluzione so– cialista non soppi,ime il protagonista della rivoluzione democratica • (p. 83). E anco– ra: « L'operaio~:mpiegato, il «compagno• - ripetiamo - è sempre « oittad:no •, o:oè membro del « popolo sovrano•• cioè uomo che traduce in bene pubblico l'utile per– sonale, in libertà generale la libertà (pos– sibilità di vita) sua particolare• (p. 83). Se il Partito d'Azione ha qualcosa da dire non come gruppo di mentori inascoltati, ma come movimento politico è prop!'io in questa direzione che possiamo chiamare della « democratizzazione dello stato•· Quello che il Pa,rtito d'Azione dice in que– sto campo nessun altro gruppo o partito o movimento lo dice con la stessa net– tezza e con la stessa forza di persuasione. Per gli altri la democrazia può anche es– sere un esped:ente; per il Partito d'Azione è il porro unum della vita politica, l'es– senza della rivoluzione dei nostri giorni. Democrazia non strumentale, ma essen– ziale, puTchè, s'intende, ci si riferisca non alla democraz:a formale del secolo scor– so, fondata sul suffragio universale, ma alla democrazia reale dei consigli e dei comitati. Schematicamente si potrebbe di– re: alla democra:o!a formale dei partiti di destra il Partito d'Azione oppone una de– mocrazia reale; alla democrazia strumen– tale dei patrtiti di sinistra, il Partito di Azione oppone una democrazia essenzia– le. In questa direzione il Partito d'AzionE agisce nella vita polibica itaLiana d'og~i dall'interno, non esaurisce la sua funzione nei dar consigli o nel far prediche. Quan– do Monti d:ce: « Il socialismo nella sua ultima edizione comunistica resta demo– crazia, e se qualche social:sta - o comu– nista - l'ha dimenticato, il Partito d'Azio– ne è qui apposta per ricordargl:elo • (p. 83), coglie perfettamente nel segno. In , quel segno in cui il Partito d'Al'f.one com– batte la sua battaglla come parr.to n•rovo in tempi nuovi. 'orberto Bobblo LO STATO MODERNO ROSSELLI C.: Socialismo li!>era!e, _ Ro– ma, Edizioni U, 1945. Llblro veramente fondamentale per quan- ~ ritengono P?ssib!le ed auspicabUe una smtesl tra socialismo e liberalismo, QUe– ~to che Carlo Rosselli tratteggiò durante 11confino a Lif?ari per pubblicarlo, quasi t~s?lmento spirituale, nel suo esilio a Pa– r1g1. ulbro di critica marxista che con– trappone ad un determinismo panecono– mistico un socialismo volontaristico illu– ministico, fideistico; libro di orHica' poli– tica .agli s':'iluppi Ideologici e pratici del P!lrt,to socialista ltablano, destinati a cac– c1ar:s1fatalmente In un cui di sacco; libro vat1cmatore non soltanto per il social– C?1!1Unis~o (« Il passaggio alle responsa– bilità d1 governo costrnngerà I socialisti ad attenuare una concezione di classe troppo rigida e incompatibile con un nor– male funzionamento delle istituz:oni de– mocratiche•), ma per altri movimenti - e di Rosselll di•retto e legittimo erede è il P. d. A. - destinati a rompere l'equ!– voco marxista-classista in cui il sociali– smo si dibatte e ad avverare le parole con cui l'A. concludeva: « Basato su un .Programma esclusivamente classista, il so– c!al!smo In Italia non avrà nè la mag– gioranza, nè il potere. Dovrà dunque pre– pararsi ad allargare il suo fronte a tutta la classe lavoratrice e governare in nome di un valore universale: il lavoro». E tuttavia a rileggerlo ora, a tanta di– stanza di tempo, non Più in veste clan– destina, il libro di Rosselli ha perduto molto del suo sapore. La critica rossel– iiana, pien~ d_imordente al suo apparire, m quan lo mc1deva al vivo sulla partico– lare Interpretazione italica del ma,rxismo tra positivistica, deterministica economi~ stica ed illiberale. si ·è univ~rsal:zzata. Probabilmente pochi socialisti farebbero oggi difficoltà a sottoscrivere le tesi e le conclusioni dl quest'opera che allora sem– brò propugnacolo d'eres:a. Da un lato ciò deriva dall'abbandono di fatto, da p&rte dell'attuale socialismo italiano delle po– sizioni ideologiche ortodosse per svilup– pare 1;1nsocialismo uman!stlco, empirico, non rigoroso, ma ancora alquanto vapo– roso. senza peraltro (e qui sta l'imma– nente equivoco socialista) osare procla– marne l'esplicito ed il definitivo rlpudio. D'altro lato deriva dal fatto che il soc:a– lismo è divenuto ormai una esigenza fon– ~ament!'ie, dalla quale nessuna forza po– litica viva e progressista può più prescin– dere, ma una esigenza universale che percorre Inquietamente tutto il mondo moderno, al di là di distinzioni classiste, e che non può pertanto essere resa più monopolio di un solo partito. Dalla fase ideologica essa è scesa alla fase di attua– zione: e questa ormai significa sforzo di islituz.ional!zzaz:one del postulati e diffe– renziazione politica per questi risultati pratici. G. P. G!USSANJ E.: Per la ripresa economica d'Italia. - Bologna, 1945. E' un organico ed intelligente sguardo d',insieme, nello spirito del P. d. A., al complesso dei problemi inerenti a!Ja rico– struzfone economica. Vengono in partico– lare trattati il passaggio dall'economia di guerra all'economia di pace, il risanamen– to monetario postbellico, le soluioioni più urgenti in mateola di trasporti, dogane ed imposte. Partendo dalla tesi che pnincipa– le artefice della ripresa economica e del– la rinascita na~ionale non potrà essere che la nostra energia, l'A. nota giusta– mente che premessa per qualsiasi riforma soc!ale deve essere il risolvere il p,oblema di aumentare la produttività del lavoro, senza di che non avremo che una mag– giore diffusione della miseria. « Due peri– coli minacciano però la ripresa economi– ca - nota il Giussanl -. Essi sono l'ina– zione per difetto di energia o per paura di sbagliare agendo, e la demagogia per smania di rare bella figura a buon mer- 245 cato senza chiarezza d'idee e adeguata competenza•· Scritto In esilio prema del– la llherazlon1:, l'opuscolo ha Il consueto torto delle tesi razionalistiche: di peccare di ottimismo sulla pronta real!zzab!l!tà delle soluzioni prospettate, senza tener conto nè delle resistenze storiche nè del– le specifiche difficoltà pratiche e' tecniche In cui è venuto a trovarsi il Paese. In altrJ termini: esso prospetta p:ù un do– ver essere, la cui funzione tuttavia sa– rebbe stolto sottovalutare, che uno stori– co divenire. G. P. STURZO LUIGI: L'Italia e l'ordine In– ternazionale. - Torino-Nuova York, Einaudi, 1944. Indubbiamente, un libro Interessante, Il su oautore è tra i pochissimi italiani che sappiano e possano vedere i proble– mi del nostro paese con occhio straniero, se cosi mi è lecito esprimermi. La sua l~nga permanenza all'estero, le sue con– tmue relazioni cno l'amb:ente politico e letterario internaz!onaie, gli con 'erlsco– no una possib:lità di visione assai diver– sa _dalla nostra, ed anche assai più larga . Qui, precisato il concetto di italianità ed accennato alla funzione mediativa che l'Italia ha sempre avuto nel corso della sua storia, si analizza lo svolgersi della vita politica Italiana dell'ultimo quaran– tennio, all'interno ed all'estero, fino a1 nostri g:ornl (1944). Si passa poi alla par– le diremo cosi teorica, ove si prendono m esame i massimi problemi che si pa– rano ora d:nanzi al nostro popolo ed al nostro governo. (ltal:a e democrazia mo– narchia e repubblica, Chiesa e Stato.' edu– cazione e rieducaz:one), e qui l'autore si pronuncia per· la rappresentanza propor– zionale, la repubblica (ma con riserve) ed una futura revisione dei concordato. La materia del libro è assai !uc:da– mentc esposta, e non troppo tendenziosa, ove si eccettuano le pregiud:ziali catto– liche del nostro autore. Non siamo però con lui quando egli propone l'assoluta 11- bertà della scuola, il che verrebbe a d:re una posiz:one in molti luoghi monopoll– stica dell'Insegnamento ecclesiast!co di fronte a quello laico o governativo. Cosi pure non ci soddisfa l'ambiguità con cui è prospettato il problema monarchico, co– me se, nel suoi confronti, non si potesse già fin d'ora parlare di decisissima e chiarissima volontà collettiva. Non che Don Sturzo non manifesti una certa ten– denza repubblicana, ma l'avvaluppa In molti «se• e «ma• ed eventualità. D'al– tronde, la sua posizione di osservatore estero. per altri versi assai favorevole, non ena stavolta atta ad un esame dav– vero comp:uto della questione. Trascu– rabili poi sono alcune inesattezze stori– che, su cui non è il caso di insistere. Importano invece assai le chiare analisi degli ostacoli gravlss!mi che cl si pre– sentano, anche se talora l'autore sembri avere nel genere umano una fiducia al– quanto maggiore di quella che la nostra esperienza di questi ultimi anni cl per– metterebbe. Ma si tratta di una di quelle generose lllusionl di cui si nutre la sto– ria del mondo, e che sono premessa In– dispensabile per un riaccendersi veTa– mente pure dell'idealità. Va libro di eccezionale interesse è: IlPRODUMA Dli CUI MIDI DI GIULIANO PJ CHl:.L «Biblioteca dello ~ T ATO /IIODtRNO> GE TILE EDITORE

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