Lineamenti per una storia dell'Italia giolittiana in cui fu al governo, quando le condizioni economiche e finanziarie italiane sarebbero state favorevoli a una riforma a fondo, e lui ebbe ai suoi ordini una vasta e sicura maggioranza parlamentare e una solida burocrazia, Giolitti non trovò mai la volontà che per qualche ritocco secondario, al quale spesso del resto fu trascinato da iniziative dell~ opposizione parlamentare. Si glorifica oggi, come gran riformatore, l'uomo, perché nel decennio in cui governò l'Italia fece delle leggi, alcune delle quali indubbiamente buone. Sarebbe stato un bel caso, che in tanti anni non avesse fatto nessuna legge, o che le avesse fatte tutte cattive! L'uomo arrivò alla vita politica dopo venticinque anni di pratica nelle amministrazioni centrali. Conosceva perciò a fondo tutte le ruote e tutte le inerzie della macchina burocratica. In aggiunta aveva imparato sotto i ministri della Destra e della Sinistra a comprendere la utilità della macchina parlamentare. Questa, esposta alla pubblicità, attirava su di sé l'attenzione e le accuse del pubblico, mentre al suo riparo la macchina burocratica macinava il suo grano quotidiano in oscurità discreta. Naturalmente qualcosa la macchina burocratica doveva di tanto in tanto concedere alla macchina parlamentare, beninteso senza lasciarsi sconquassare; e quelle concessioni venivano decantate allora, e gli agiografi di Giolitti le glorificano oggi come riforme grandiose. In realtà, dopo la crisi di assestamento del 1901-1902, Giolitti visse, da ottimo burocrate, alla giornata, non facendo nulla finché si poteva non far nulla, e tappando i buchi dove si aprivano dei buchi che occorreva tappare. Il sistema giolittiano - dopo, ripeto, la non facile crisi di assestamento del 1901-1902 - si rivelò buono negli anni di floridezza economica e di crisi politiche non molto tempestose. Quando vennero i tempi diffici_li,l'uomo, che frattanto era invecchiato, non seppe piu controllare la macchina. Fin qui il bene che non fece. E il male che fece? La Camera italiana era allora formata da 508 deputati, dei quali tre quinti eletti nell'Italia settentrionale e centrale, e due quinti nell'Italia meridionale e nelle isole. Nel Nord esisteva ormai una opinione pubblica abbastanza robusta e organizzata, la quale faceva passare al ministro degli Interni l'uzzolo di prepotere in periodo elettorale. Perciò le elezioni vi erano libere, salvo quelle influenze, piu o meno legittime, che erano possibili H, come in tutti i paesi di questo mondo. E i trecento deputati, nell'insieme liberamente eletti, si dividevano, secondo gli interessi e le ideologie, in favorevoli e contrari alla politica del ministero. Non trovando nel Nord una solida e permanente maggioranza, Giolitti andava a fabbricarsela nel paese dei terroni. Qui " vendeva il prefetto e comprava il deputato," cioè metteva il prefetto a serv1z10 di quel deputato che si metteva a Roma a servizio di Giolitti. Che cosa vogliono dire queste parole?. BibliotecaGinoBianco
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