maccheronico in cui è esposta, per esempio, nel noto opuscoletto di propaganda dello Stern ».1 Un altro marxista mi scrive: « Il fatto che la Rivista vostra tenda precisamente a schiudere nuovi orizzonti teorici, potrebbe dispiacere soltanto a qualche sterile quietista della ragione e dell'esame. Perché anche per il più rancido dei marxisti questo dev'essere vero: che il movimento socialista moderno, così ricco di forme e di elementi ideali, è impossibile ridurlo a un'unica soprastruttura ideologica: che il sorgere di nuove scuole teoriche, lungi dal segnare una decadenza, è prova di crescente vitalità e del progressivo vigore del movimento sociale ». Insomma, i marxisti più intelligenti, quelli che s'ispirano direttamente alla verità, non ai falsi « interessi del partito » (che poi servono a coprire la vanità dei capi), i marxisti non politicanti non si dolgono dell'opera mia. E si noti, può darsi (come taluni dicono) che parecchie mie obiezioni alla teoria del materialismo storico, alla concezione catastrofica del socialismo, ecc., colpiscano meno Marx ·che i suoi cattivi interpreti e volgarizzatori. Può darsi, anzi è 1 Rivista Roma, 11 giugno 1899. Un resocontista dell'Avanti! non ha capito l'ironia di queste parole; e predice che il Croce continuerà ad essere citato dai crisisti, aggiungendo: questione di gusto o... d'interesse. Anche quest'altra accusa di interesse! E da chi poi? Se io rispondessi a quel signore come. si merita, mi si rinfaccerebbe di denigrare il partito! * Nel medesimo numero della rivista Roma, il Croce fa altre considerazioni sullo stesso argomento: « La miseria intellettuale degli scrittori marxisti fa paura; ed è una delle cause principali (non dico già l'unica) della cosiddetta crisi del marxismo. Della quale si sono date molte definizioni, e forse essa può assumere contenuti e forme varie; ma fra i tanti contenuti e le tante forme che può assumere, fra le tante definizioni che se ne possono dare mi si permetta di suggerirne una parziale anch'essa, ma che non sarà né la più inesatta, né la meno comprensiva: Ribellione contro lo scolasticismo pseudomarxistico tedesco. Curiosa crisi che il suo più intelligente propugnatore, Giorgio Sorel, ha promossa col motto: Torniamo a Marx!, ossia torniamo dai poveri scolari ripetitori al solo pensatore degno del nome, che abbia avuto la scuola marxistica; la quale non è giunta nemmeno a capire il maestro. Quei parenti e quegli amici di Marx, ed amici dei suoi amici, quei Lafargue, quei Kautsky, quei Plechanoff, quei Mehring, ecc. credevano di potersi, dopo Marx, dispensare dal pensare... fino all'avvento del socialismo; ed è bene che qualcuno li abbia scossi nel loro torpore e nella scienza a buon mercato». 307 Biblioteca Gino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==