La Voce - anno II - n. 35 - 11 agosto 1910

l,A l'OCF. A.. 882. Sia- A ( o· vv. Cosenza) (Scade Coufo correutc ron la Pesta. Tommaso Nuoletti S. Giovanni n Flore 31-12-910) ,- Esce ogni giovedì in Firenze, via dei Robbia, 42 •"' Diretta da GIUSEPPE PREZZO LINI .:I- Abbonamento per il Regno, T renio, T tieste, Canton Ticino, L. 5,00. Un numero cent. IO. Anno li $> N: 35 .;f, Jr Agos!o 1910. S0~1~1ARIO: 011 armamenll, LA VocE - Mlele e Pietra, G10\'A;r,,:N1 PA1•1,:,,;1 - Ercole L. Morselll, RAFFAELl~O P1cco1.1 - Pro e contro la Massoneria, F. AONOLETIJ, G1t·sFP1~1-; PREZZOLINI - I falll di Romac■a. Olovaaol Borelll, la retorica di Roma e Il aadonallsmo, GIUSEPPE: PR1-:zzo1.1x1. GLI ARMAMENTI I. Se l'orso e la pn11/ernrisposero,11esrn110 hn sap11to 111ni quale risposta[11la loro. Ma questo e rerto, e t11ttilo sa11110, chr le d11e fiere portano/111/nvia i11tal/e le loro z.mmt for111idabili, e rhe,fiuche il mo11do sarti 111011do, ·;; Jormtchiere • l'armadillo, ,e 11011 s,m,1111 rapari di- esragitnrenitri esped,e,,ti,dovrn11110 contwtnrsi di tirn1· s11 i sol,ti g11n;_z.e11i d, loMJbrichi, e lt solite uova di moschetrrra– g110/r. La Voce. #\ 1 011 siamo buerrnfoul,i . .J1ri c.:;ufrssÌl1mQ cht 1111n propostacome quellarecwtemmtent– tribuitn a Vi/Iorio E111a1111e/e 11, per la ri– d11z.io11e d gli nrmnmenti11avali, ci riempiedi i11esn11ribile riso. Che dnwero o 110essa risalga nl re, poro i111portn. I:: sufficie11/c111ente grave che possa esserglinitri/mila cou saspellodi 11erit1i. MIELE E PIETRA fosiste11 11110 1 11' nitra v olta mli' n11tipatirn n1tit11di11 e d morrntiz.zm, tedi Vi/Iorio E111n- 1111e/e 111. S , · In rnn 1111ovn gen11jlessio11relln ali' i11tollern11z.a demagogica,onde i111petrnmr a11rorn I' ecre;:ioue di tollerare1111n volta tn11to, gli hn valso lr co11grnt11lnzio11i ìle/1'ouorevole Colajn1111i, 1011 i 1uidin111ogliele. No11 e questo il punto rhe orn ci importa. Il. Si chiedevail s,rL'rn110, o chi;er lui: - « Co111e sani possible, d orn i1111n11::;J, eli111i11nr f,I, i11ro11venienti dispendiosi,i11S1•pn– rnbili dn 111 uuwità rhe i paesiforti ed attivi sen/011 se111pre pi,i vasta e 1111periosn di nffl'Y- 111nrsi1ulifessa111rntr, e ,0111porsiu sempre pi,i potenti1·q11ilibri? » E In rispostaidillica .<gorgnvn : « Fissnudon riasr,111 paeseil maximum de/In propria f,,,:;a g11rrresca, propor::Jo11al- 111e11te alla potc'll::;_n ero110111irn, e viet1111do, s llo deter111i11nte ro111111i11ntorir, di oltrepassar q11esto li111ite, stabilitodi pieno arrordo i11 seno ,11/a dolce {nmigliuo/11 europea. » - i,, nitre pa– role: - • Ri.J111egn111/o il {t1llorepri1110 del progresso, q11elln 11nt11rnl sefr::;_io11e ,·0 1 In q11nlc la i•itn fn In rt/>rovn 111/a//1/11/e dì se stessa.» Qual1111que sia stata ·1n rna genesi,l'idea spella di dirillo 1111' ltnlin, e fntn/111ente itn– lin11n,perrhJ I' ltnlin - malgrado la s11n trndiz.io11e di realismo 111nchiavellico - e il paese 11nt11rnle ,!,,glia prioris111i ba11t1li, del/,• velleità i11fcr111e I' pompose, delle fatue sovrnp– posiz.louiali' i111pote11::;_11 immedicab,lend nrfe– g1111rsi nl vero,e sostrm-re il pesoi11derli11nbile dei falli. Fuori ci hnmw riso sul muso. Precim111e11te i 1l11ghiltarngli imperialisti hn11110 rn/,ito parlato di a11111enti {onui,/nbili. E mentre 111 Cer111n11in il paeseesprimevail s110 scouteutopl'i fallo che I' i111pemtore Cu– glie/1110 sin stato ra11didntonl pre111io Nobel per le rne iuiz.intivept1rijistc, i11 cnsn nvevn1110 lo spcllncolode/In co11triz.io11e del sovrnuoche, certo, ueppur lui ri11srivt1 n illudersi di avere avuto q11el eh,· iu gergo di giornnlr si direbbé la bonnc presse. A1n i gnz.zellieri11ostrn11i cercnvn11 di aiu– tnrlo, di te11erlo rn, compiln11do elenchidi co111- bi11nz.io11i politicherecentiche,per virlti di nun– logie stirncchit1te, potevnu ro11Jerire 11,wcerta dig11ita di veron qm·Iprogello1/lusorio.Citiamo nlcuue di questes1111z.ioui Interni tantocitate: Foudnz.io11e dt'il'istituto i11temaz.io11nle di Agricolt11rn, U11io11e z.11crherifern, U11io11e 11011etnria lnti,w, Co11ve11z.io11e re/ntivanlln circoln::;_ioue i11l1'Y- 11nz.ionnle delle t111/0111obili, Cougressodel/'nssiste11z.a pubblica e privt1/a che si aprirti n giorni a Copenaghen. Viucoli poderosi, come si vede, dei 91wli, fino n proi-n i11coutrnrio,11011 co11v1•rra 111i- 11i111n111wte dubitare! Q11nsi 1111icn errez.ioue hnfallo il "Corriere della Sera. ,, 111 1111 suo rob11s/o articolo,del 29 L11glioscorso,co11rede volentieri 11011 fosse molto piti di q11n11/o il sempliceswso ro1111111e p111) dellnre.Ma si sn che il sensocom1111e, iu certi momenti, divet1l11 a/tributo di 11(111/i. IlI. No11sin1110 g11errnfo111/11i. Afa seuti111110 bi– sognodi ridere. I:,~ rideudo, ri tm,n a menteq11elln tal pro– posta che I' nrmndillo e il formichiere, mis,·– relli sdentati,fecero 1111 giorno n/1'orsoe 111/a pn11tera, e, precisnmwte,di ri111111z.iare II q11al– c1111 n delle z.a111 1e davanti, 011demodemre 1111 po' I' inginstiz.in dl'lle co1uliz.io11i bellicheri– spe1tive. Cbi s'accosta alla letteratura italiana del giorno d'oggi, non già per notificar sentenze definitive e incider epitaffi sulla pelle de' vivi, com'è uso e vanto de' nuovi desanctisini vo– gliolosi di panneggiarsi nella toga virile del e superamento », ma per sedersi a una ta– vola imbandita - l'antico Dante, povero vecchio, non si vergognava di rassomigliar i suoi libri a banchetti ! - e assaggiare e gu– stare ciò che v'è sopra, col semplice e puro palato di chi non bazzica in cucina, dovrà credere che tutti i maschi son morti e ch'è dato di scrivere solamente alle femmine. Non si pensi a sottane e a calzoni o a differenze anatomiche : sono weiningeriano. Ci sono i sessi spirituali e non solo i fisici. Quando parlo di maschio intendo, ora, la forza, l'energia, la durezza, la fierezza ; quan– do parlo di femmina la mollezza, la dolcezza, la voluttuosità blanda, il tono minore, le la– crime facili, il pettegolio spiritosetto e la musicalità svaniente ed estenuante. Se il con– cetto di femminilità vi sembra un accozzo capricc10so oatcùe ia coipa ai pa~lic'-i .:~,t.. voglion esser fatti di mescolanze. E pasticci fioriti e lavorati, ma di poco sapore, mi paiono i più tra i libri messi in vendita in questi ultimi anni, e scritti o da uomini infemminiti o da donne con masche• ra e nome virile. Libri - lasciate che mi sfoghi una volta ogni tanto I - senza polpa e senza nervi, scritti senza polso, senza sfor– zo; senza fuoco e tumulto d'anima j vergati con gambi di fiore e non con lo stilo di ferro, con l' inchiostro azzurrino e non col sangue delle vene maestre; destinati soltanto a ri– vestir di musica ben contrappuntata e di fe– stoni di fiori finti gli intrecci di basse e co– muni passioni le stanche incertezie di senti– menti fievoli e discordi. Che mai si veda a un tratto un balenar di tempesta o un lin– gueggiare d' incendio ; che mai si senta un grido vero d'un cuore ferito davvero; il fre– mito ansimante d'un'anirna in pena, di una volontà che non dà quartiere! Atti grandi e meravigliosi, parole nobili e disdegnose, scatti fieri e virili : niente ! Siamo sempre tra omi– ciattoli donnaioli e donnette uomaiole ; sem– pre tra mariva11d,1ges gallici e we11herismi germanici, sempre in mezzo all'eterna e im• pacificabile guerra tra la fregola della gloria e il pizzicore della lussuria, tra il desiderio di primeggiare e la voglia di godere, tra le armi e la donna, tra la patria e la donna, tra il dovere e la donna, tra lo spirito e la donna, tra l'areoplano e la donna .... Donne e femmine dappertutto: scolare de· gli « 1111ci&11s pe 1sio111111/s > ed esuli della 11111i– so11Te/lier, donne che tradiscono gli uomini, che infiacchiscono gli eroi, che ammazzano i mariti e gli amanti, che costringono gli amanti a uccidere i mariti e gli amanti a uccider sè stessi - Circi da cinque lire e Armide da cento che comandan dal letto e pungon gli schiavi al lavoro perchè gua– dagnin tanto da renderle più desiderabili e perciò più padrone. Leggete, se vi regge lo stomaco, cento romanzi scelti a caso - an· che tra quelli del cattolico Fogazzaro - e ci ritroverete la stessa storia: la vittoria Bibloteca Gino Bianco mezza o intera della voluttà su qualche altra cosa più pulita. Che maraviglia se fra tanto lezzo di harem e di bordello e se fra cosl lungo scherma– gliare di ipocrite e coperte lussurie anche la lingua di questa gente sdruccioli nel molle e nel volultuoso piuttosto che salir~ al forte e al tremendo I La prosa loro è tutta pregna ed unta di balsami e aromi odoriferi e di saponi profumati, e si spappola e sminuzzola appena qualcuno vi si accosta non colla mano aperta alla carezza ma col pugno chiuso alla percossa ; e ti somiglia a ciccia bianca di poppante più che a muscolo di bifolco; a crema, a latte e miele più che a duro marmo appen• scheggiato dallo scarpello; a drap– peggiamento molle e pesante di portiere e di arazzi pii, che a libero garrir di bandiere. Sospiri e non tuoni ; minuetti e non sara· bande; sfumature e non colori ; toni bassi e dolci ma non gravi ed acuti. S'escono dalle modulazioni e dal le fioriture in tono minore stonano e cantano in falsetto come quando •{'vJJlllt:::11:CJ notomista della mclancouic!! sen• sibilità vuol imboccar la tromba tragica ed eroica e il patetico e georgico interprete di dolori e cinguettii campestri e puerili vuol salire in bigoncia a far il profeta di una vaga umanità. È inutile: le corde alte, aspre e forti man– cano e quell'altre non bastano. Anch'io ascol– to con infinito rapimento il meraviglioso usi– gnuol del Petrarca che sl soave piagne e di dolcezza empie il cielo e le campagne ma anche il grido dell'alcione sul mar corruc– ciato ha il suo bello. E mi piacciono i gonfi boccioli di rosa che scoppiano, odorando tutta l'aria nei giardini pagani e negli orti fran– cescani ma più amo ed ammiro la grossa quercie dall'ampia chioma bruna e dal solido tronco che ha piantato in terra le sue radici vigorose e contorte come serpi di pietra. E se t' incanta e ti lega una bella ragazza bianca soda e delicata che ti sorrida cogli occhi e ti faccia intravedere col ritmo del respiro la rotonda dolcezza dell' intatto seno dovrai pur riconoscere che un robusto plebeo bru– ciato dal sole è bello la sua parte. Nel mondo non vi son soltanto cananm ingabbiati e pappagalli su' davanzali ma an– che aquile ed avvoltoi ; e non soltanto le canzonette napoletane ma anche le sinfonie di Beethoven ; e non solo il mandolino ma anche l'organo; e non solo sciroppi zucche– rosi ma anche i generosi e frizzanti vini del Chianti. ?sia in Italia, oggigiorno - salvo le solite eccezioni che bisogna fare per iI buon della pace e per la malignità dei riveditori di buc– cie - si fa tutto in sordina e si nuota tutti nel bello stile che non ci fa onore. Dalla prosettuccia lemme lemme e slombata e ap· piccicosa degli arfasatti manzoniani siamo sdrucciolati nell'armonioso eloquio d'annun– ziano, in quella prosa tutta carne morbida, senza muscoli e senz'ossi, tutta intrinata di bei ghirigori e ingioiellata di perle pescate nella Crusca; piacente, seducente, ammollien– te e cantante come una musica idillica - come una donna bella. Fra l'una e l'altra prosa, tra gli epigoni del Lombardo e gli in– sifilidati dell'Abruzzese il Carducci fece sen– tir qualche rugghio e dette alcuni buoni esempi tli prosa italiana schietta e baliosa, viva di ~corci spiritosi e di mosse gagliarde. Ma anche i' Card ··•, pover.'::omo, era lette– rato e professore e italiano e più spe!'So che forse non voleva rettoricheggiò e accademi– cheggiò come gli altri - sempre però piit austeramente degli altri. Ma questo della prosa d'ora non è difetlo che provenga soltanto dall'educazione lette– raria. Proviene dall'animo, dalla vita: tutti si sa. E che animo hanno e che vita menano oggi i letterati italiani? Dio solo, nella sua infinita misericordia, lo potrebbe dire e sol– tanto Aristofane lo potrebbe rappresentare - non già io, contento per oggi di questo sfogo. Il quale si risolve tutto nel desiderare per gli scrittori nostri una vita in maggior comunione con le cose semplici, forti, dure, interne piuttosto che con le poltrone delle signore e coi divani dei caflè e le seggiole dei giornali e un maggior riaccostamento agli scrittori vecchi, a quelli che sono, come dice il Davanzali, non tutti fiori e leggerezza ma tutti frutti e saldezza. E di Dante non leg• gete, santo Iddio, soltanto le visionarie sdol– cinature preraffaellite della Vita Nuova ma anche quel principio di canzone che dice : Cosl nel mio parlar voglio esser aspro .... e del Petrarca ricordate, incorreggibili pe– trarchisti, anche quell'altro verso: Pa1to in run'aspre e di dolcezza ignude. E andate un po' in alto, scappate dalle città e dalle colline, riconciliatevi colla gran madre terra, battete il crudo sasso de' monti col tacco e il bastone forrato, abbracciate i vecchi cerri nodosi mentre il vento monta– gnolo vi soffia stil viso e vi fischia agli orec– chi e la solitudine del crepuscolo par fatta sacra dal suono lento delle campane e dei campani. In questi giorni ho lasciato anche io libri e fogli e sono andato nel campo, tra i mietitori, e ho preso in mano la falce ar– rotata di fresco e ho segato la mia buona manna della grande messe italiana. Tornato a casa ho ripreso in mano la penna. I diti erano un po' indolenziti ma le parole veni– van giù dalla punta di ferro, più scolpite, più risolute e più maschie. Giovanni Papini. ErcoleL. Morselli. I. Jo non credo d'essere il solo che provi, leg• gendo o ascoltando la più parte dei nostri poeti giovani (diciamo cosi!), un senso d'acuta e tor– mentosa sofferenza. La stessa pena che dànno, fra le opere dd Pascoli e del O' Annunzio, quelle molte in cui l'uno e l'altro poeta hanno impo– sto al loro genio nativo una maschera di sapienti intenzioni letterarie o morali, è il frutto più certo di tutta la recente poesia. Tanto pili ~cuta quando si pensa che qualche onesto \'iso t irreparabil• mente celato; tanto pii1 dolorosa quando, strap– pata la maschera, non uno sguardo, rna due cave occhiaie apparisrono. Sia lodato il Signore! Ercole ;\lorselli non è mascherato: quale egli è, tale si mostra. E le– complicate psicologie, dalle quali si dt;duce sot• tilmente come avvenga che nè que:,to lirico nè quel dramm:nurgo possano essere poeti, ~i spun– terebbero come lame di ferro dolce contro un.a sua franca risata, alla quale conviene far t;CO con semplicità di cuore. « Vita ~pirituale », dice\'a il mio venerato C;tr• dinalc Do111inici, « è vivere in sincera , crità ». Non intendo, come altri pretende, che la ~incc– rità, desi<lt:ral>ile \'irtll, poniamo, in un amico~

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