Pègaso - anno IV - n. 10 - ottobre 1932
Ricordi su due Re 397 numerario in Corte; miserrima scusa, e sopratutto non vera. Si ,sapeva infatti benissimo che il Piano non era più o-raidito al Re "} } d" b ' 1 qua e 1ceva spesso : - Che volete ? io non soffro né di ripu- gnanze, né d'antipatie, ma vedere continuamente vicino a me do- . ' vunque 10 vada, quell'uomo lunghissimo, in abito nero e cilindro, che non so come faccia ad! essere sempre pronto, sempre attento, mi dà una noia incredibile; mi fa parere diffidente e pauroso. - A molti ministri il Re si era raccomandato che lo mandassero via; essi, come era il loro dovere, non avevano ceduto, valendo trop,po più la sicurezza del Sovrano, che la soddisfazione di un suo, di– remo ·così, capriccio. Viene finalmente un ministro che dimentica l'obbligo suo per fare un piacere al Re; l'ispettore Piano è mandato via; la sera fatale il Galeazzi si trova solo ; vedendo la folla strin– gersi intorno ai cavalli si avanza per dire: « Largo, largo!>> e la– sciato ,senza sorvegliànza lo sportello, ode i tre colpi sparati pre– cipitosamente dietro di lui. Nel raccontare ciò, Rull'ingresso della villa, ove in quei giorni era sempre di stanza col Piano ritornato, si passava la mano sulla fronte in atto di disperazione e diceva : - Pensare, dopo vent'anni di servizio; vicino a un Re che vene- ravo, e che non aveva se non bontà per me! - · Mi si usa la particolare cortesia di lasciarmi entrare nel pa– lazzo. Lo stesso ispettore Piano che, non so come, mi conosceva mi dà una guida. L'appartamento del Re Umberto era nell'ala de– stra, per chi entrava, del corpo centrale della villa, al primo piano. Dalla scala d'onore si va in una sala vestibolo dove vedo passeggiare il Duca d'Aosta, col marchese di Laiatico gran scu– diere. Il Duca in abito di ,generale ba finito il suo turno di guardia nella cappella, a1~dente ed è venuto a prendere un po' d'aria. Si passa poi per varie anticamere fino alla sala dove il defunto dava udienze private. L'altare, ove si dicono continue messe, è stato eretto nello studio del Re. Le porte sono aperte e s'intravvede la crumera da letto ove spirò, e dove è ora collocato solennemente il feretro. Al di là era il gabinetto di toletta che chiudeva l'apparta– mento. Tutto è commozione in quel luogo; ma la cosa che fa più male è il paio di guanti che gli furono sfilati dopo morto. Stanno sulla scrivania e conservano tutta l'impronta delle mani. Così, i giornali e i periodici, che il Re aveva sfogliato nel giorno, egli che era lettore minuzioso, sembrano aspettare che torni a finire la let– tura. Queste illusioni di vita feriscono l'anima ancor più che lo spettacolo di morte, di lutto, di suffragio che si ba sotto gli occhi. Salito dallo scalone di sinistra al secondo piano, vedo passare per l'31IDpiocorridoio e avviarsi alla scala che discende alla cap– pella funebre la Regina Maria Pia ; poco dopo ritornano dalle Messe per l'ora di colazione le Case di Genova ed' Aosta. Le prin– cipesse e le dame hanno sul capo il velo nero. Fa impressione sopra BibliotecaGino Bianco
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