Nuova Repubblica - anno IV - n. 39 - 23 settembre 1956

nuova repuhl Comitato direttivo: TRISTANO CQOIGNOLA (direttore resp.), PIERO CALEFFI, FERRUCCIO PARRI, PAOLO VITTORELLI. Segr. di i-edazione: GIUSEPPE FAVATI: Oirez. e redaz.: Firenze, Piazza Ubertà 15, te\. 50-998. Amm.: Firenze, Piazza Indipendenza 29, tl"?I. 483-207,8. Autorlz, Trib. Firenze del 30 dicembre 1952. Printsd In ltaly. St. Tip. de «la Nazione», Firenze, Via Ricasoli 8. 129 • ANNO IV . N. 59 Un numero L. 40. Estero l. 50. Un numero arretrato L. 50. Abbonamenti: annuo per Italia e Francia L 1500, sem. L. 800, trim. L. 4~Q- Estero: L. 200Q, 1100, 600, Sostenitore L. 10 000. CIC post. 5/6261, cla· Nuove Italia•, Firenze. Gli abbonamenti de– coril?no .~dàll'jnizio del mese. Per pubb'licità rivolgersi all'Ammi– nlstrazione:Tariffa: l. 15.000 per inserzionl di mm. 70 per colonna. ESCE .LA DOMENICA. ---- S I E 1l A -::,===::-- . e Nuova Repubbticc • _ - - :::-::, ::i.:, :r:::::,, • anch& giornale murale, registritd- pressu decreto n. 1027 del 21 luglio 1955. Manoscritti, tou.,\:I•• ?gni an• che se non pubblicati, non st restituiscono. Diritti riservati per tutti i Paesi. Il periodico ·viene inviato gratuitamente In saggio a chiunque ne faccia richiesta. Spedii. in abbonam. postale Gr. 1), 25 SETTEMBRE 1956 • L. 40 I CAT~roL:ICI:<E,:·LE .SINISTRE di TRISTANO CODIGNOLA T A FINE del\'apc1·tura a sinistra, nel sonso che ho .i....J ·precisato in un precedente articolo (né si potrebbe . interpretare in senso opposto la forrna7.ione della giunta milànese, che non deriva probabilmente se non da un m.odesto calcolo di tattica p1·econgressuale dell'on. ·Fanfani). non si è manifestata ovviamente soltanto sul terreno delle amministrazioni comunali: ma, molto più ih profondo, all'interno della struttura stessa della DC, -alla vigilia del suo congresso di Trento. L'esito del convegno nazionale DC (con la reiterata l'ipulsa all'accoglimento della proporziona,le), l'esclusione di Vladimiro Dorigo dalla direzione del Popolo veneto (p1·ccocJuta dalla pastorale del card. Roncalli), la sconfes– sione. del giornale fiorentino Politica e del suo giovane 'direttore Nicola Pistelli (succe.ssiva alla fol'mazione della 'giunta. centrista accettata dall'on. La Pira pe1· diretta é pressimte suggestione ecclesiastica), infine - di questi gio1·ni - la condanna dell'umanesim.o integrale di Mari– tain da patte di padre Messineo sull'organo dei gesuiti, sono tutti fatti di notevole rilievo, e per la loro non ca- 8unl.o concatenazione, e pe1· il momento in cui si sqno \ 1 ci·ificati. Ci troviamo, in vet·itù, di fronte a,d una vera e propria offf'nsiva della ge1·archia ecclesiastica la quale, preoccu– pata elci nuovi indirizzi in atto nel settore socialista (indi- 1·izzi che ovviamente si riallacciano ad una prospettiva suoialista di portata europea), prende le sue misure per evitare ogni possibile sorp1·esa a11a prossima assise de– mocristiana. E non è senza significato che, mentre si sono colpiti direttamente gli esponenti giovani della sinistra di ·ba:';e, per renderli senz'altro inoffensivi, si siano anche dati non dubbi avvertimenti all'on. La Pira (pet· il caso, non prevedibile del resto, di qualche sna impuntatura• congrnssuale), colpendo il giornale fiorentino che ne so– stenne in passs.tQ. st1·enuamente la politica, e risalendo più su alla fonte di quella rinnovata presenza evangelica nella società moderna che in Maritain trovò una sistemazione, o un tentativo di sistemazione teorica. Non possiamo dunque chiudere il dii:;co1·so coi catto– lici somplicomente constatando il fallimento dell'apertura a sinistra, e.cambiando pagina; a quelli di essi che ci hanno e~presso il loro doloroso disappunto prir Ja delnsiva con– clwsione cui si era giu·nti, dobbiamo evidentemente qualche cosa di più, poiché non si ispi1·ava. a deteriore tatticismo ma ad esigenz,a sostanziale e profonda l'offerta da tem– po fotta di un più ampio discorso comune, necessario per farn uscire dalle secche i problemi più grossi e pres– ·~imti della nostra conviven'l.a civile. I casi degli amici Do1·igo e -Pistelli, ai qllali va la nostra solidal'ietà se non altl'O perché apprezziamo e condividiamo Qa sempre le posizioni eretiche e non confol'miste, ci spingono ad affret– ta re il discorso di fondo. Che - mi sembra - si basa sostanzialmente su una antinomia, che si palesa ogni giorno più drammatica. Sta di fatto che il cattoljco che, restando fedele osservante delle credenze e dei dogmi, milita oggi in un partito o mo– vimento di sinistra, o vota a sinistra, riesce a partecipare alla contesa politica secondo il proprio convincimento mornle senza tuttavia incorrere nell'intervento ecclesia– stico; ma il cattolico che intende esprimere le medesime o ànalog'.he co?lv.inzioni politiche all'interno del partito cattolico si trova· _f-,oStO" fapidameflte · di fronte a un dilemma, per risolvere il quale deve .o rinunciare alla bat– taglia (Dorigo) o piegarn la schiena (La Pil'a). La Chiesa infatti interviene regola1·111ente - da sem,pn: - in sede religiosa contro il cattolico militante in nn partito cattolico su posizioni non confacenti alla politica della chiesa, rnentrn non interviene nella stessa sede contro il cattolico militante iu un partito laico. Come si clctcrmirt'a ·questa contraddizione per cui proprio il cattolico che sente il sllo impegno· religioso a tal punto da spingerlo a militare 'in un partito cllti:olico si trova esposto ad un contJ'ollo poli– tico dell'autorità ecclesiastica al quale sfugge invece il cat.. tolico che opera fuorr: de11'ambito del partito confessio– nale? E perché il cattolico di si_nistra, i l cattolico-socialista, sente in tanti casi il bisogno di resta.re tuttavia « politica– mente» nell'ambito cattolico, e n~m affronta la sua prova politica nell'ambito laico?. La contraddizione che appare a prima vista nel rap– porto fra la Chiesa e il militai1te politi~o discende, in ve– ritl1, dalla natura stessa doll'intcrv~:nto della Chiesa catto– lipa nel mondo rnodèmo. La dfootor:nia del religioso dal civile, la formaZione dello' Stato cOme ente fornito di poteri autonomi e distinti da queJli della Chiesa, frutto dell'evoluzione 1·inascirnentale e illuministica, e poi della l'ivoluzione bo1·ghese e liberale, non sono mai state accolte dalla Chiesa che in via provvisoria, cioè soltanto "subite"; è ben noto che la Chiesa non si è h1ai acconciata ad una funzione meramente ·" spiritt1ale ", 1·iv'enclicando a sé il controllo delle attività umalle (le fondamenthli) che, a suo giudizio, costittiiscono l'indeclinabile supporto della sfera spil'ituale di sua propria competenza. Donde la ri– 'ccrca dei confini di recipi·oca coesistenza fra attività sta– ti.,ale e competenza ecclesiastica,· vuoi in Posizioni teoriche di netta 1·eciproca distinzione, vuoi in strumenti pratici (con– cordatari) di convivenza. l\ia è bene non dimenticare' che, qualunque sia lo strumento accolto nelle situazioni concrete dalla Chiesa, codesto strumento è sempre stato considerato da ossa un espeèliente provvisorio, da travalicare quando ·possibile, verso una 1·innovata concezione "integralistica" ~cioè medieva·le) di una società sostanzialmente guidata e sonettft dal! -:f)hiesa anche nei suoi fini terreni. E' dunque implicita nella stessa struttura della Chiesa moderna questa sua duplicità di atteggiamento: per cui essa esercita il solo suo potere spi1·it,uale dovunqoe e comunque le sia possibile; ma tenta di esercitare anche il potere tem– porale (impadronendosene come può, legittimamente o no, entl'o o fuori i limiti concordatari, coi mezzi che sono pro– pri alla mera attività politica) attrav~rso strumenti propri e distinti. Non è dunque contraddittorio ch'essa svolga il suo ruolo di chiesa, imparzialmente, verso tutti i fedeli che comunque si accostino a lei, indipendentemente dal loro crndo politico; e che, nello stesso tempò, si forgi un proprio strnmento dì lotta che ha tutt'altra destinazione, la gal'anzia e la maggiore estensione possibile dei suoi pote1·i e pri– vilegi temporali. · L'anticlericalismo cli vecchia maniel'a - contro il quale è diventato oggi un vezzo di parlare sempre, senza cercar di chiarire perché ci appaia 01·mai supernto - faceva in realtà l'e1To1·edi mettere tutto in un fuscio, vcdepdo nella Chiesa sempre e dovunque, anche nelresercizio del suo potere spit-ituale, uno strumento di predominio politico; e· 1·igettando i cattolici osservanti in quanto tali, in quanto cioè fed'eli figli di una chiesa, dalla· parte del nemico, def– L'oscuro medievalismo non illuminato dalla luce del pen– siero moderncr. Le esperienze vissute dalle nostt·e genera– zioni hanno invece chiarito molte cose: pl'irna di tutto quella, fondamentale, che. Ja Chiesa non può abbando– nare sul piano religioso i propri figli sol perché essi militano fuori del suo strumento politico temporale, e che quindi la scelta dello strumento politico idoneo da pa.rte del catiolico risale interamente alla sua coscienza, senza che ·possa esercitarsi su di lui alcuna 1·eale costri– zione chiesastica. Ma in quali limiti può il cattolico, pur quando sia con– vinto della sua sostanziale 'libertà. di scelta politica, re– stare tale, non subire cioè uno strappo nella propria co– scienza religiosa., ll1ilitando fuori dell'orbita politica della _Chiesa? E' qui il punto da approfondire, poiché è preci– .samente su quèsto terreno che gli organismi politici non confessionali, i partiti politici di sinistt·a hanuo qualcosa da offrire, e non soltanto da chiedere. Se noi leggiamo i due articoli che sono costati a Dorigo e a Pistelli la loro sconfessione (rispettivamente: « Sinistra 'unite» uscito sul Popolo del Veneto del 27 luglio, e « Due anni dopo» uscito su Politica del Lo settembre) ci ren– .diamo conto subito ch'essi, ponendo d·ei pl'Oblemi poli– tici i.n termini di lotta d'interessi ed, anche di lotta di ·classe, erano obiettivamente incompatibili con la struttura stessa d'un partito cattolico. Nel momento in coi la Chiesa interviene nell'azione politica non indirettamente (at.tra– v01·so la sua presenza spirituale) ma direttamente (attra– .verso un organismo pflrtìtico) è puramente illnsorio e di comodo pensare che in codesto partito possa esistere un effettivo ginoco di cor1·enti, 1·~golato 'dai principi ordl– nal'i della dialettica della competizione democratica. La Chie8a ha. r1i<ì in vm·tenza. una proiuit., vol-iticx,, o lo Stn1• mento pa 1·titico ne è il mezzo d'attuazione: essa consentirà in uppat·enz(i a questo stmmento di assumere vari atteg– giamenti, ma fino al limite al quale questa dive1-sitit di at-· toggiamenti non minacci di dete1·minare un'effettiva svolta nell'orientamento sostanziale. E• precisamente a questo punto che la Chiesa interverrà, valendosi questn volta dello sua autoritù. spiritnalo, per far cessare lo scan. clalo. Non è una stol'ia cli oggi, è. una storia di sempre, ed è un dramma destinato invariabilmente a. ripetersi, finché non ci si Sia resi conto della nahll'a dell'intervento politico della Chiosa. Le cose di fondo contro cui combatte la Chiesa (divi– sione dei poteri, autonomia deJl'ol'dinamonto statuale, tol– lel'anza delle profoSsioni religiose, metodo Cl'iiico, inter– pretazione economic.-1 della contesa politica, lotta cli classe, ecc.) sono le cose che costituiscono il fondamento stesso dei moderni partiti di sinistra e dei partiti laici. Uso questa formula generica, perché è ovvio che non tutte codeste cose insieme sono espressione particolare cli questo o di quel partito: rna insomma, i partiti politici in senso mo– derno, sono tutti nati da codeste cose; e sono tutti ptutiti dinamici, che dal pensiero moderno e dai successivi svi– luppi di esso traggono alimento ad un'azione (più o meno, in forme diverse) cli trasformazione sociale. E' inevitnbile, e sta nella logica dello coso, che le posizioni antitetiche ·della conservazione, eventualmente della reazione, le po– sizioni «statiche» (che vogliono torna,·e all'ante rispetto a.i termini della moderna. competizione politica) si ritrovino schierate con la Chiesa allorché essa scende direttamente nella competizione partitica. In qnesto senso appunto Jemolo scriveva poco tempo fa che mentre uno schiera– mento politico della Chiesa con i conservatori è nell'ordine delle cose, è contraddittorio logicamente uno schieramento della Chiesa con le forze di sinisfra (qualunque esse siano). E giustamente aggh1ngeva che una eventuale dicoto– mia delle forze cattoliche organizzate dalla Chiesa in un partito di destra ed in uno di sinistra sarebbe la peg– giore delle eventualitil, dandosi pe1· scontata in tal senso la distr-uzione di ogni alternntiva domocrntica, di ogni pos– sibilità di progresso effettivo "3: sinistra", tanto da potersi la Chiesa togliere il lusso anche di un "propl'io"' pmtìto di sinistra. E' per questo eh~ vel'amente patetica, e degna di una profonda solidarietà umana, è apparsa sempre ed appa,·e oggi la posizione di coloro che, sincora:me.nte nnimati da spi1·ito innovatore e modcmo, sensibili ai mali della so– ciet.\ e protesi ai possjbili rimedi, si trovano però iH.l operure nell'ambito politico cattolico. Di qu.i lo illusioni e le speranze messianiche: della minoranza. innovl,ltrice che lontamènte diventa maggio.ranza, della svolta a 8ini– stra della gera.rchia, di un nuovo costume di democrazia. inte1·na, di una conconenza "a sinistra" rispetto alle stesse forze in cui Ja sinisfra. si esprime storicamente e politicamente. « Una unitaria battaglia - dice Dorigo - intransigente e severa, che nella serena accettazione di una seria minoranza di oggi ponga le indispensabili premesse per diventare la 1·innovati-ice maggioranza di domani». « Rimane inoltre chiaro - 1·iecheggia Pistelli - che in questa Italia dove ha sede il Vicario di Cristo preoccu· pazione prima dl tutti i cattolici deve essel'e quella di sol– levare In Chiesa da ogni dirotta responsabilità temtJorale, perché il ministero apostolico non debba trovarsi a co– prire interessi pa1·ticolari che intralcerebbero la voca;,.ione universale di un clero istituito por portare ovunq'ue la .Grazia senza limiti di nazione e di classe». l 1 roposil>ioni queste sopportabili forse qt1ando innocue, ma non ceda– mente tollerabili alla vigilia cli un congresso democri– stiano, e di nna probabile crisi di governo, di fronte alla nuova allei-nativa che si sta determinando nel pal·se. La risposta della gerarchia (e pedino cli quello slrtunenlo laico della gerarchia, ron. La Pira, che ha violentemente ricu– sato di farsi ancora "interpi·etare" da un Pistelli ormai sospetto di eresia) non è tardata. Ma al cli là della solidarietà umana 1 i Dorigo e i I'i– stelli' hanno il diritto di chiederci qualcosa di pili: una prospettiva di lavoro comune, che consenta aHn 101·0 co– scienza cli cattqlici lll} r~petto pienp e veritiero. Dori_so e

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