Nuova Repubblica - anno I - n. 3 - 5 febbraio 1953

L. 35 Spedizione In abbonamento postalo (Gruppo Il) .Il pag. 3: L'" DPERIIZIOl\lE B l\111\11" IIL COMPLESSO DELPIGl\lUl\lE Anno I - N. 3 QU~NDICIN ALE POLITICO Firenze, 5 Febbraio 1953 AUTON o~!I IA SOCIALISTA e 0 ,, la costitu;;ionei, I ii1ovi– me11to di Auton .. 01t) . ot·iuli– stu, cleliberata ,it"n " " Vi– ce11za, riprendiam1' la bdtlagli<t per la ril'ostjtu:.iouc in ltalio ,li una efficit>nte olterrwtira lle'mocr-atica. Questt1 lotta lw ornwi dietro ,li sé urw /unga storia - ,li ,liffi– coltà, ,li crisi. ,li cadute. cli er– rori, lii riprese: nia, nonostante tut.to. essa lw aperto l<i strcula al– le, re alP, e 11011 effi,nera, soluzio11P ,Iel problema; lo lw reso chiaro agli occhi di t<1nti; e d lw avvi– ci11<1to nlla mèta più tli (IUtmto ,nolti 11011pe11si110. La sfi,lucia e lo scorc,me11to di alcuni com11t1g11i: t111che eminenti. traggono origi11e clalle troppe delusioni ,,atite: lut• tavia, </UPili fra essi che sono ,mi– mati ,fo l,uoua feclc ripre111lera11110 cerl.umcnte e presto il cc11111ni110 con noi. Ma, cli co11tro, 11uove /orze ci clc111Ì10 il sostegno tiella loro fede: molti giovani. che aspi– rauo ml una politica /i11al1n.c11tc nuova ,le, sociali."11110democr"tico; 111.oltilu;imi partigicmi e re.oJistenti. i cui idet,li sono rimasti troppo il lungo 1norti/ìct1ti e che sentono ora il clo1,ere Ji far udire di 11uovn la loro voce 11ellt1 collettivitcì; un /ol• to 11111ttero,Ii socic,/isti uscit.i n suo tempo dai partiti, che vetlono ,ulesso la possibilità ,li ricomincia– re, per una vin ertt1 e incalcola• bilme111e difficile, ,na 011Psta e chiarll. Molto tempo e molte ener~ie so– no stnte penlute intorno al proble- 1nll ,/ell'unific.azione sociu1isla. Afa esso fu mal posto e mal risolto. Mal · posto, perché l'uni/i.cazione 11011poteva e 11011può essere una 01,erc1zio11e fortn.ale 11u1 soltanto la naturale co11segue11za ,/ella eln• borttzi o11e cli una politica e ,li una piat.tc ,/or11u1 itleologicfl com.une. Mal r isolto, perché gli acconli ,li. plomatici ,li Romita e ,li Saragat 11011 sfìoraro110 11eppure l'essenza ,lei 1,roble,na, né si preoccuparo– no miuimcuner,tP di llrricchire il processo u11ificatorio co11 l'uppor– to siucero, col co11se11sn effet• tivo di larghe n1asse proletarie. Quella nnifìcoziouc ,r.,,rì sul na• scere: il grande partilo socialista ,li Uo111-ita rimase un c,borto; il ,•uolo tiella situazione politict1 itu– lia11a, /rn tlen1.ocristia11i e comuni– ,i.;ti, 11011si colmò, si allargò anzi: olla fine, tutto si ridusse alla me– tliocre operazio11e cli consentire a llo111ita e a Matteotti l'accettazio• ne della politica, che Saragat ave• va avuto per lo meno il inerito ,li reolizzare da anni 11el J>SLI. Il contrasto di /011,lo trii PSLI e PSU rinacque i11tt1tlo nel PSDI, etl essenclo noi rimasti /ed11li allo prospet.tiva. tli tultonomia socialista ,lei PSU è finito com.e tutti scmno. l~icomincicuno ,lu11qu.e, co11 pa• :ienzc, e tenacia. Lo crisi tlel so– cialismo trova le sue primi radici nella tetlflenza totalitario ,lei 110• stro ,fiecolo, che rende ,Iu.ra e spi– uosa la via dell11 tle111ocra:;ia: la lot• ta contro i totalitaris,ni è dun<111e. per se stesse,, lotta per il socialisn10. Ma la crisi ciel socialismo è cm• che crisi ,lei cost1une ,lernocratico all'i11ter110 ,lei partiti; è crisi tielle loro classi dirigenti, e ,/ella loro mornlità politica; è difetto ,li ri• cambio, per mancata immissione NUOVO ,li forze nuove; è rigidità e i,wcleguatczztt ,li formule i,leolo– gicl,e superate o isterilite. È' inu• tilc pensare a unificare se 11011 sia110 prima superate le cause ::enerali ,/ella crisi: quelle cuusc che si ripetono - nella stessa ov– prime11te u11i/or,nità - così nei partili «unifican,li » co111e in ,,uel– Ii « unificati >>. Nou è tlu1111ue l'ora ,/ella unHi– cnzione, 11u1 quella tlellt, chiarczzu: e ,/alla cl,iarez;;a 11aseerci l'auto• 11omia. Sa il socfolismo proporre oggi un11 sua soluzione tlel problenw ,/ella pace, tiella co11vive11za civile ,lei popoli? sa esso tor1111re cui e,;,. sere vessillo ,li 11wralità politica, tli identità ,li politica e morale? è a11cora capace cli porsi il prol,lem11 ,/ella rivalut11zio11e ,lell'uo1no come tale, pur nei vincoli inelimiuabi• li ilellt1 mo1ler11a società di mussa? è pronto a proporre la rirorma, ri• /orm.a ,lei costume, dei rapporti fra Stato e i,ulivfrluo, ,/elle rela– zioni sociali e,l economiche, ciel• le istituzioni e ,Ielle costituzioni? Dobbiamo cominciare a porre que– st.e tlonw11,Ie; a rispo,ulere ml es• .~e; fi.11alme11te, vi,uul,lio!, a ,Iiscu• tere. A scoprire la strmlc, attra,,erso cui la riforma della società può i,Ientificarsi con u110 magt!iore libertà concreta per tutti. Quest,1, e solta11to questa. è 1n autono1nia socialis1a. Per questfl vfo, e soltanto per <1uesta, rico• struirem.o. Intitolane/o il nostro , Movi,ne,;to d'idee e tli aziorre /JO– liticu a quelle due pc~role, ci assu• mianio soprattutto un impeg11n ,li onestà r::erso noi stessi: e cerclie- re1110 ,li assol• K' verlo 11ell'i11con• tro e nel dibatti- to fra uomini li• beri. SOMMARIO. INQUILINO RASSEGNE:·ltalla, oggi - Ln q,ùocllclon varlnmontaro - Po1,olo minuto (p. 4) - Jr; giorni noi mondo dl P. Vlttorclll - Taccuino dell'Economista, di G. Luu.atto - Dizionario tasca– bile (p, 5) - Lnvot'O o ~lndatnli h>. 6) - Gira,·t'OSlo (p. 7) - i:l1>ccchlodella Slnm1m, di F. Rnvk - POSTA DEL DffiETTORE (p. 8) - DISEGNI E FUMETTI dl Ruffolo. ALLA CASA BIANCA CONGRESSO TAN- Al Congresso del Partito capito se gli angeli erano Libera/e maschi o ' non sz e femmine « La mozione dice tanto e vuo– le tanto che alla fine non vuole nulla». Queste parole di Mario Ferrara, pubblicate su « La Stam– pa » del 28 gennaio, sono il com– mento di una delle mozioni pre– sentate al recente congresso libe– rale, ma si possono estendere, con piena coscienz,1, a tutte le mozioni e a tutto il congresso del P .L. I. È da notare che l'articolista è li– berale e che il quotidiano torine– se non nasconde le sue simpatie per il partito. J I congresso è stato prolisso, stanco, indubbiamente il peggior congresso del P.L.l. dalla liberazio– ne in poi. Si è svolto quando tutte le carte erano state già giocate; V illabruna, segretario uscente, ha rimandato di mesi e di anni il congresso finché non fossero più possibili sorprese o fatti nuovi e ha vinto in partenza. La vittoria di Yillabruna non è stata ostacolata da nessuno. li P.L. I., come tutti i partiti di questo mondo, si divide in destra, sini– stra e centro. Secondo logica le .diverse tendenze si sarebbero do- ·,ute scontrare sui problemi di at– tualità poi itica: legge elettorale, politica del P.L.l. nei confronti del partito dominante, indirizzo economico e amministrativo del go– verno, di cui i liberali sono al– l'opposizione. Niente di tutto que– sto, il congresso ha parlato di mo– narchia e di repubblica. Questo può apparire assurdo a chi non cono– sce il partito liberale; uno spetta– tore poco informato si è chiesto: « Ma gli angeli sono maschi o femmine? » bagliava, niente av– viene per caso in un · congresso del P.L.I. Fu affermato, e il tempo ha giu– stificato l'affermazione, che il par– tito liberale non può esprimere una politica autonoma. Costituito da vecchie clientele meridionali e da ceti agrario-industriali del nord, il P.L.I. è stato sottoposto a due erosioni massicce : quella di Lauro che ha sottratto ai liberali buona parte delle sue clientele per tra– sferirle nel campo dei legittimisti del P.N.M., e quella della demo– crazia cristiana che offre ben altre garanzie di sicurezza e stabilità alla ricca borghesia pa_dana. li di– lemma dei liberali è oggi quello di sempre: allearsi con i monard1i– ci o con i cattolici. Da questa :;celta dipende il destino del par– tito. Secondo la soluzione momen– tanea di questo problema penna– nente il partito si definisce nel suo interno: la destra è per l'unione con i monarchici, per il ricupero degli ex-qualunquisti, per una po– litica nazional-protezionista e so– gna una « concentrazione a larga base », alternativa duramente con– servatrice al regime democratico cri– stiano. Naturalmente ai « destri » del P.L.1. non importa nulla di Umberto di Savoia, dei « sac(i con– fini della patria » e delle colonie e la loro commoiione di fronte al– lo stemma sabaudo che l' << aberra– zione J opolare » tols~ dallo sten– dardo di Adua e Caporetto, t sol– tanto un espediente elettorale. Al centro sono gli eredi di una tradizione fon<lata da anticlerica– li in politica ma buoni cattolici nella , ita domestica. Gli attuali ni– poti non hanno tralignato, hanno semplicemente 111vertito le posizio-

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