Critica Sociale - Anno XXI - n. 22 - 16 novembre 1911

CRITICA SOCIALE 339 un'Aja giornalistica, sono riconosciute fra polemisti cortesi, anche se non li frarzcheggi l'affetto e la sti- ma personale che corrono fra noi. E quelle norme sono violate quando, proprio a noi — che, al Congresso e in queste pagine e in tutte le riunioni, perorammo in senso diametralmente con- trario — si attribuiscono larvate velleità di ostraci- smo in lor danno. Quelle norme non sono rispettate quando, da Leonida Bissolati, le conclusioni del no- stro articolo del 16 settembre, nel quale esprimeva- mo il timore e il rammarico di un possibile. ritorno di politica convulsionaria dovuto alla follia africana, e tentavamo deprecarlo con ogni possa, sono tra- dotte in questa guisa: «Turati, che prima aveva intimato al re di far le valigie (sic5 e avea lanciato la sfida rivoluzionaria (sic), si contentò poi, quando si vide preso troppo alla lettera dalla piazza (??), di rovesciarsi sul mi- . &siero o. - Per contraffazioni di questo genere — già lo no- tavamo nella Critica del 1° ottobre (pag. 295) — ba- sta la stampa reazionaria e guerrafondaia. Basta il Corriere della Sera. L'aiuto, che le offre Leonida Bissolati, è veramente di tro.pp , I., C. S. Chi pagherà il conto ?... I.a famosa « passeggiata militare » comincia a dare i suoi frutti di sangue e di lacrime e a riabili- tare — cosi non fosse! — le fosche profezie della vigilia, dei socialisti. In un mio precedente articolo su queste colonne, volli lumeggiare la nessuna influenza che la impresa di Tripoli — si compiesse oppur no -- spieghereb- be sul problema del latifondo siciliano. Non serviva alla tesi indugiarmi allora a discutere se, sotto altri aspetti, fosse buona o cattiva l'avventura — contro la quale, d'altronde, prima ed altrove io m'ero già pronunziato. Ma ormai siffatta discussione é anche più super- flua. Il fatto poli si può disfare. Converrà conside- rarlo come un disastro tellurico, che impedire non fu possibile. Il bisogno d'espansione nello spazio, proprio a tutti i popoli — abbia servito, in questo caso, di motivo o di pretesto — fu più forte dei no- stri moniti prudenti. Auguriamoci che l'arte umana sappia trarre frutti anche dalle terre più aride, con le colture secche o creando un artificiale strato coltivabile. Oramai la questione è•altra : come si attenuano i danni? I quali,, per le guerriglie che seguiranno, gonfiando sempre più i già gravi bilanci militari. saranno indubbiamente enormi. E sarà l'arresto inevitabile delle riforme civili, la proroga sine die delle soluzioni più urgenti, sopratutto allo stremato Mezzogiorno e alle Isole. Il conto chi l'ha da pa- gare? E a coteste massime urgenze come si prov- vede? Risposi, un giorno, a chi mi interrogava che pen- sassi della guerra, allora scoppiata, con l'Abissinia « se si vince, non vinco io; se si perde, son io che perdo ». La formula è vera ancor oggi. Ma la voce del proletariato è oggi meno afona, e giova che si faccia sentire e. se non note prevenire, spinga, nei limiti del possibile. a riparare. E anzitutto insista per il suffragio uni \ ersalr, arma indispensabile per le riforme politiche, che, pericoli, per la stessa causa proletaria, che l'arti- ficio avversario ama fingere e colorire. ' Quindi, e sopratutto, spinga alla riforma tribu- taria. Questa, se un tempo ai socialisti 'e al prole- tariato potè apparire cosa d'importanza secondaria, oggi vuol essere portata sull'avanscena. Converrà che all'immane dissanguamento finanziario si ripari tassando, alla fine, solo la ricchezza — la ricchezza inerte sopratutto — e ad essa Si chiedano i mezzi, sottratti dal militarismo guerrafondaio, per i risa- namenti, la viabilità, le case economiche, la istru- zione popolare, l'assistenza sociale alla madre, al fanciullo, all'invalido. Le città del Mezzogiorno e delle Isole — non mi stanco mai di ripeterlo — hanno bilanci comunali al disotto del terzo, in media, di quelli dei Comuni del Nord, a pari popolazione. Marsala, mio paese na- tivo, con 70 mila abitanti, ha un bilancio di 600 mila lire. Con uguale popolazione, le città dell'Alta Ita- lia han bilanci tre, quattro, cinque volte maggiori. Palermo, con quasi 400 mila anime, ha in bilancio 11 milioni; in proporzione con Milano, dovrebbero salire almeno a 35.. Che servizii pubblici si possono pretendere da tale miseria permanente? Urge quindi attribuire agli Enti locali tutta l'im- posta fondiaria, eliminare la sperequazione delle sovrimposte, togliere ai Comuni le odiose tasse di famiglia e sul valore locativo, e compensare lo Stato eon una nuova imposta progressiva sul red- dito. La riforma tribinaria è seminata di spine. Nello stesso Partito socialista, se accenna un'agitatione per un dato modo di riforma, sorge sempre un compagno che preferisce.., l'altro modo. L'opinione pubblica. in materia, è timida e disorientata. Si parla di un'imposta sul reddito, per colpire la si- gnoria feudale palermitana, che non paga tassa di famiglia? Basterà un articolo di un giornale di Pa- lermo a far mettere tutto in tacere. Nella mia •Mar- sala, si preferisce mendicare, tratto tratto, qualche sussidio al Governo, anzichè strappare riforme, che assicurino la vita finanziaria del Comune. Le mino- ranze amministrative, per conquistare il potere, non affacciano altri propositi; la gara è, soltanto, per un più efficace accattonaggio dal potere centrale. Ma, oggimai, le querimonie saranno sprecate. L'erario sarà a secco, e, Per qualche briciola, chie- derà un sempre più supino addomesticamento del Comune al conservatismo politico. Al Congresso socialista di Modena, la scissura fra riformisti ebbe il suo reale fondamento in due diversi modi di risolvere la questione che cui ab- biamo affacciata. I riformisti ministeriali dissero in sostanza: Tripoli, ormai, neanche il papa ce lo leva; pur disapprovando col voto la spedizione mi- litare, salviamo però, col Governo, la riforma elet- torale, che Giolitti riaffermò energicamente a Torino, a gran dispetto dei conservatori, che attendevano da lui la grande fanfara fanfarona dell'imperialismo. — Opposero gli altri: pur votando Pel suffragio uni- versale, abbandoniamo il Governo che cedette al mi- litarismo dei conservatori. Onesti, oramai, non noi, siano la sua gente. Per me, io rimango con la seconda corrente. Pen- so che la più schietta .coerenza socialista, l'efficacia o la minore impotenza dell'azione socialista, stiano oggi all'opposizione. S. CAMMARERI SCORTI. L'Amministrazione della Critica è disposta a ricambiare CM una qualsiasi successiva annata, rilegata, oppure con un anno d'abbonamento, l'invio che le venisse fatto della senza essa, i dirigenti rimanderanno all'infinito. 1, .2" o 3 annata(1891,1892, 1893) di Critica Sociale Non ci lasciamo impressionare dalla minaccia di in buono stato (14 conservazione.

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