Critica Sociale - Anno XXI - n. 22 - 16 novembre 1911

CRITICA SOCIALE 347 indistintamente; vietare le riduzioni del riposo al minimo, salvo (giusta la proposta di Vitaliano Bor- sari nella Squilla bolognese del 21 novembre 1908) pel personale viaggiante fuori residenza; computare per 2/3 di ora ogni ora di riposo diurno, ossia compreso tra le ore estreme, oltre le quali sorge il diritto all'indennità di pernottazione. Una soluzione che non minaccia, non rivoluziona, non disordina nulla; semplice come l'uovo di Co- lombo. Una sola condizione sarebbe necessaria: volerla; ma volerla sul serio! LUIGI ZEGCIII. LA STORIA DI UNA VITA E DI UN PARTITO Il secondo volume, testè uscito, delle Memorie di Bebel (') completa il quadro della sua vita, e perciò della storia del movimento socialista tedesco, fino al 1878, alla vigilia cioè delle leggi eccezionali. Al pe- riodo « eroico » che queste aprirono sarà dedicato il terzo ed ultimo'volume. della vera storia in azione, esposta e giudicata da chi ne fu uno dei fattori più importanti, questa autobiografia di un puro cavaliere dell'ideale, che si consacrò tutto intero, con sereno coraggio, con ar- dente ottimismo, con tenace costanza, a un'idea, che pareva utopia, e divenne realtà: l'organizzazione po- litica ed economica del proletariato per la sua dell- nitiva emancipazione. Tutto l'uomo è in queste parole, scritte a proposito di Schweitzer, che, eliminato dal movimento, dolo- vasi dell'« ingratitudine i delle masse: « Il dirigente di un partito diventa veramente tale per quanto egli dà onestamente al partito secondo le sue torze e capacità. Dare il più possibile, è debito di chi sta nel movimento operaio. Con ciò egli si con- quista la fiducia della massa, che lo pone perciò alla sua testa. Ma ve lo pone come suo primo fiduciario, non come padrone a cui debba ciecamente ubbidire. Egli è il difensore eletto delle sue rivendicazioni, l'interprete delle sue aspirazioni, delle sue speranze, dei suoi desiderii... L'errore dello Schweitzer stava nel ritenersi una specie di benefattore del partito e nel considerare questo come uno sgabello per salire, come un mezzo per soddisfare la sua ambizione e la sua sete di piaceri n, « Non il partito esiste per i dirigenti; bensì i diri- genti per il partito iv t questa illimitata devozione alla causa, che ha fatto di Bebel e di altri, per tutta la vita, i capi spirituali del movimento operaio, di cui han preparato il trionfo e la grandezza; perchè i le masse non sono mai ingrate, finchè credono alla onestà dei loro dirigenti; anzi, quando han posto la fiducia in alcuno, è difficile convincerle che si sono ingannate). Sorvolando a quella che è storia personale di Au- gusto Bebel — per quanto interessante essa pure — riassumeremo, dai due volumi, tre punti salienti della storia del movimento operaio tedesco: i rapporti di Bismarck col movimento operaio; le lotte tra lassal- liani e internazionalisti; la condotta di Bebel e dei socialisti durante la guerra del 1870. Rismarek e il movimento operaio. Nella lotta dei liberali tedeschi contro la politica di Bismarck per l'egemonia della Prussia nella Con- AtousT Aus mel,toka Leben. — Stuttgart. Diete Naehl. I e 11 Teli; 1910 e 1911. federazione tedesca, questo e quelli cercavano a gara di conquistare gli operai pei proprii fini politici. «Malgrado i notevoli progressi del suo sviluppo economico, la Germania era ancora, in prevalenza, un paese di artigiani e di piccoli proprietari. Tre quarti degli operai appartenevano all'artigianato. A parte il lavoro delle industrie pesanti, — miniere, ferro, mac. chine — la « fabbrica » era guardata con dispregio dagli artigiani; i suoi prodotti, a buon mercato, erano considerati di cattiva qualità, i suoi operai, operai inferiori, e appariva una diminuzione esser chiamati operai (Arbeiter), anzichè compagni (Gesellen). Di questi ultimi i più credevano ancora di poter, un giorno, diventare padroni. La loro educazione politica era assai scarsa. Cresciuti intorno al )850, cioè negli anni della più nera reazione, nel marasma di ogni vita politica, ogni opportunità di educazione politica era loro mancata. Le scarse « Società operaie » o di artigiani » a tutto servivano fuorchè a preparazione politica. La più parte degli Stati .tedeschi non am- metteva Società operaie politiche, considerandolo co- me focolari di propaganda socialista e comunista, ,:ebbene socialismo e comunismo fossero parole ignote ai più giovani di quel tempo. Oua e là, a Lipsia, per esempio, v'erano individui — Fritzsche, Vahllsich, Schilling; ecc. — che avevano udito parlare del co- munismo di Weitling e ne avean lette le opere; ma erano eccezioni. i A me non consta — prosegue Bebel — che degli operai avessero letto, ad esempio, il Manifesto rlei Comunisti o avessero sentore dell'azione di Marx ed Engels, negli anni rivoluzionari, nei paesi del Reno ». S'intuisce, così, come quella classe operaia non concepisse nè un vero interesse di classe, nè l'esi- stenza di una questione sociale, ed entrasse in massa nelle numerose Società, fondate, intorno al 1860, dai liberali. Ma, diceva Bismarck, i liberali odiavano la rivolu- zione più che non odiassero lui, e temevano gli operai che li seguivano. Egli stesso non si facea scrupolo di servirsi, imitando Napoleone III, degli antagoni- smi di classe e del movimento operaio, contro la bor- ghesia liberale, a favore della propria politica. Trasse così ai suoi servizii il già rosso democratico Brass, autore della canzone: Wir feirben rot, wir feirben gut, Wir fúrben mit Tgrannenblutt nè gli spiacque ch'ei chiamasse redattori della Nord- ileutsche Allgemeine Zeitung Liebknecht da Londra e Schweichel da Losanna. Bismarck stesso conquista- va nel 1864 il vecchio democratico Lothar Bucher per sfruttarne l'abilità di scrittore e la grande coltura storica. E, per suo incarico, il Bucher, nel 1865, ten- tava accaparrare alla Gazzetta ufficiale prussiana Carlo Marx, lasciandogli in essa ogni libertà di opi- nione e di propaganda. In tutte queste manovre aiu- tavano il Bismarck la scaltrezza e la profonda compe- tenza nelle questioni sociali del consigliere segreto Hermann Wagener. Nell'agosto 1862, un'assemblea di operai berlinesi deliberava di indire un Congresso • generale degli operai tedeschi. In un Convegno a Lipsia — cui Be- bel partecipò — tra i delegati di Berlino e il Co- mitato della società operaia di Lipsia, Eichler affer- mava nulla gli operai poter attendersi dai liberali e dicevasi certo (ciò che, secondo Bebel e gli altri, lo smascherava agente di Bismarck) che Bismarck si lascierebbe conquistare alla concessione del suf- fragio universale e darebbe anche i mezzi necessari (da 60 a 80.000 talleri) per una Cooperativa di co- struttori di macchine (erano questi l'aristocrazia del proletariato berlinese e ,la guardia del corpo del

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