Critica Sociale - Anno VI - n. 15 - 1 agosto 1896

CRITICA SOCIAL!s cora ad ogni sorta di gue1·ra conlt'O l'opera no~lra intc1•tiazionalmeote educah·ico o pacificatrice, o che non conosce altro grido se non : « il socialismo, cceo il nemico! ». Sì, ò sul Go,·erno italiano, ò sul « crispismo » cho continua anco1· oggi più o meno lan•ato - gli scioglimenti sintomatici dei Circoli socialisti di Acqunucg1·a~ml Chiese o di Empoli info1·mino - ò sulla banda reazionaria che do1nina ancom Pa1·bt· rnento u paese, che ripiomba il sangue di 7.urigo, o ad CS3i soltanto devono iudiriz1.a1•3i lo imp1·eca– :doni dello centinaia di quei nostri fuggiaschi. Ci ,•uol alfrt> che domandal'e poi· mezzo dei consoli pronta 1·epressione dei colpo,•oli - ossia dell'altro sangue, deffaltra mise1·ia, delle nuove sventui·e per la povera gente! l'o,·chò può ben essere un « modo cli dit-o » più o mono giusto tn- astratto l'asse1·ire che il respon• sal>ilo dello lotto di conco1·1·onza fra operai è il si– stema capitalista, che lo scatena, no ha bisogno, o no cava profitto. Il sistema capitalista 1·egna og– ginrni dappertutto nei paesi ch 1 ili, anzi vi regna dnppel'lutto assai più che in Italia; non pe1·ciò gli operai svizze1·i, franceji, inglesi, tedeschi, amo– l'icani, ccc., sono ridotti a rar questa pa.rte, fra il mendicante e il grassato,-e, cui 11Oorerno italiano costringe così gran parte dei nostri. Il capitalismo ò la cagione remota di questi falli, non ne è I~ r.a• giono necessaria nè sufllciento. li capitalismo, ll'al– t1'0nde, 11011 è un fotto -colulo eia chicchessia. nè sul quale l'aziono degli uomini o degli stessi Oove1·ni possa ese1·citai·e un·iufluenza mpiclamcnte o dcci– i;nmonto trasformatrice. I suoi fattori sono econo– mici e stol'ici, stanno nelle viscere dell'evoluzione ,.;;ocialo e la ,·olontà umana non può che modificarli insensibilmente. Ma ciò che invece ò voluto, ciò che ò il fatto immediato o cosciente della classe dominatrice o dei suoi 1·appresentanti al pole1·0 sono le persecuzioni stollo e selvaggio che, mentt·o non salvano i privilegi sg1·etolati del tempo, semi– nano di dolo1•e o di sangue lo vie della storia, o i cui effetti, come si vedo, 11011 si al'l'estano ai primi colpiti, ma formano una catena i cui anelli vanno a po1·dersi lontano, oltre i monti cd i mari. ~la non ò dalle borghesie organizzale a Gove1·no - o si tratti della nostra o dello straniere - che pofremo attenderci un rimedio radicale, un'opera sel'iamenle preventiva di questi conOitti, i quah poi non sono che il sintomo, più acuto se vuolsi, ma non altro che il sintomo, di uno stato permanente di disagio e di lolla fratema, tanto più dolo1-oso quanto meno erompe al di fuori. Ben possono esso, queste borghesie, commuo,•01·si, o ostentare di com– muove1-si1 quando il conflitto latente degene1·a nel rattaccio di angue, assume quello fo1•meimpulsire e vandaliche che sono come lo sfogo, cui un non - nulla ser\'e di pretesto, di 1•anco1·ia lungo repressi o dissimulati. Allora si do\'astano gli ese1·cizì 1 al– lo,·a guizza qualche coltellata nel buio detta notte, e la polizia interviene. Ma non inter\•enne - au1.i intol'\'enne in senso opposto - quando si trattava di allontanare le cause prorondo dei disordini, di s,·cg1in1·0 quelle coscienze, di educal'C quella 01·ga- 11iz1.azione che arfratella i popoli e no dhm1·ma gli odi. l1. llora il divide et tm,pera parve consiglio migliore. Quest'opera, adunque, di J)l'e\'Onziouo non può esse1·0 che del pal'tito socialista. Esso solo può o dovo s,•olare allo ,·ittimo lo cause del loro odio in– recondo o imparai· loro a combat~crlo uniti. Com• pletamenlo libero dal pregiudizio patriottico, questa 1nenzogna interessata dei dominatol'i, esso deve li– be1·arno i proletari, o insegnar loro come non sono coltcllato quelle soltanto cllO si danno colle lame d'acciaio, come non ò minore assassinio o fellonia B1b1ot r:1 G no B1arro q uella di toglier-o di bocca ai rratetti, colla concor- 1 ·e111.al ribasso, il pano sudalo a prezzo di tanto lo tto o d i tanti sacrtfìci. Esso devo ripetere ape1·– tamonte o impl'imere nelle coscienze operaie elio « 11011 ha diritto all'ospitalità di un popolo di la– \"OJ'atori colui che ne p1'0fltta p.01· allearsi, conti-o di essi, con i suoi aguzzini » ( ). Ben ò vero che, malg1·aclo gli impedimenti che gli si gettarono fra i piedi, il nostro partito non climonticò questo suo dovo1·e. E i11più luoghi, come è accennalo nel I/apporlo delrUOicio ccnh-ate al Congresso di Fll'enze, aiutò i Circoli o le organiz– zazioni italiane che sorgevano al di là delle fron– tiere: e, non pili tardi del 1.• ma~gio di questo anno, uno dei nostri propagandisti, 11dott. Rondani, fu va1·i gio1•ni, pe1· l'appunto, a ½u1·igo e nelle vi– cinanze, a costituirvi associazioni e ad animare alla tliscipliua di classe quei nost1·i connazionali. Non contestiamo che anche questa sia ope,·a utile e da 1•ip1•endol'si quandochessia. Ma - i fatti lo dimostrano - non potrebbe bastare da sola. Essa non sap1·e~be arere, infatti, che un ,•alore complo– monta1·e. l•'inchè l'Italia stessa rimane l"immenso serbatoio di tanta incoscienza e di tanto abbruti– mento proletario, la propaganda fatta all"estero so– migliora sempre allo sro1·r.o dolio Danaidi, inteso a riempire le otri fol'ate. E qui sopratutto, è alle « fonti dell"omigraziono » - come ci e primevano tl'o anni sono nel brano poc'anzi citato - che si deve agire od insist01·e. Questo la\'Oro non può avere risultati molto 1·a– pidi, ma li avrà in compenso solidi e sicuri. Esso ò un debito d'onore pel nostro pal'lito; e l'averlo soci– disfatto ,•ar1·à, a~li occhi dei nostri confratelli del– l'ostoro, assai piu che non valga la partecipazione, per quanto numerosa, dei nostri delegati ai Con– g1·e si inte1·nazionali. LA CRITIC,\ SOCI.\Lt:. (I) Crlllca Soelate. t8tJ, pag. !S!J. LARELAZIONE FERRI SULLA TATTICA al Con.grosso di Flren.zo CARO TURATI, Ilo letto la relaz.ione dell"on. Enrico Ferri sulla tattica del pa.rlito socialista. italiano fatta al Congresso di f-~irenze il 12corrente e, per quanto sia grande il mio rispetto per un uomo del valore del ferri, devo dichia• rare che quella relazione non ml ha persuaso. Non ho potuto, por ragioni tli salute, prender parte ai lavori dol Congresso i perciò mi permetto, non già di riaprire lo. discussione sulla questiono della tatlica, ma di rile– vare in questa. Rivista alcune affermazioni c.Jellasullo– data relazione, che non mi sembrano esatte. Tutti gli argomenti porla.Li a. sostegno di una tattica transigente, malgrado tutte lo apparenti cautele per salvaguardare l'autonomia. del partito socialista, ven– gono ad infrangersi contro questa idea semplice: che un organismo gifl.adulto può o de\'O approfittare, nella lotta per la ,,ila, di tutti gli o.iuli scambie\'oli cho il mondo doi combattenti gli offro e gli suggerisce; ma un organismo ancora bambino dO\'Oprima camminuo da sò, collo proprio gambo, sio. pure incespicando o ~=~~l~add~1~ip!~i~S:i~~0~1!'!~~rft~"jfs~~~sì ~~:rsacug~~ scienza o fhlucia dello proprio forze. Questo dunque, pe'r gli intransigenti, è l'argomento degli argomenti, ò l'argomento irresistibile che taglia la testa al toro. Ebbene i A mo pare che esso sia invoco un aforisma sbaglialo.

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