La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 8 - 5 marzo 1908 - page 34

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al loro collo come una cordicella per stringerli lenta-
mente e gioire della loro agonia. Ogni rumore che ve-
niva dall'alto poneva nei miei- nervi un brivido di
morte. Supponevo, vedevo, immaginavo, li coglievo in-
sieme hegli impeti frenetici è prorompevo su loro come
una tempesta. Non so quanto tempo sia durata la crisi.
So che mi sono svegliato con gli occhi pieni di lagrime-,
istupidito da un sonno tormentoso, accarezzato dalla mano
grassoccia di Giuliana, seduta vicino a me, in camicia,
coperta di uno scialle di seta bianca 'a rete fittissima,
come se si •fosse curata di me .durante la mia febbre
cerebrale. C'è voluto del tempo a rinsénsare, a capire dove
Mi trovavo, a ricordarmi che cosa era avvenuto, a spie-
garmi
fa,
presenza della figlia di Emma.-
- Ho udito che singhiozzavi, e sono venuta giù,
adagio, adagio, a piedi nudi, a vedere che cosa avevi.
Passandomi il braccio morbido intorno alle spalle con
grazia voleva sapere il mio
&Mei°.
— Parla! Che cos' hai? Sai bene, — mi disse con
dolcezza — che io non dico mai nulla di quello che
so e vedo.
Io non so che cosa avessi. Ero così intenerito, che
non sapevo che piangere. Piangevo, singhiozzavo, sof-
focavo nel fazzoletto le irruzioni e ripiangevo a ogni
parola che tentava di frenarmi col dire il perehè della
mia disperazione. Giuliana tutta calda, mi tirava sempre
più vicino a lei, mi metteva la manuccia nel capelli e
con l'alito a fior di pelle mi consolava, dicendomi che
potevo dirle tutto perchè ormai lei era una donna, come
io ormai ero un uomo.
— Che cosa vuoi tu che ti dica?
— Tutto.
Con la sua guancia vicino alla mia e con le braccia
che mi cingevano io la sentiva tutta con le sue pul-
sazioni, con la sua carne- fiorita, con il suo odore gio-
vanile, e mi assopivo in lei in una deliziosa sensazione.
(Continua).
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