La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 8 - 5 marzo 1908 - page 32

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ciare la vita barabbesca. La mente mi si riempiva di
terrore, mi si riempiva di orrori. Vedevo buio. Vede-
vo l'abisso che mi inghiottiva e mi riadagiavo senza
ribrezzo nel benessere che pochi minuti prima mi esa-
sperava
A togliermi l'incubo dallo stomaco è venuto Paolo
con il suo passo pesante militaresco, con la fronte gron-
dante di sudore, con le maniche rimboccate che si ri-
passava il fazzoletto al largo dello stomaco per asciu-
garselo. Si fermò davanti a noi intanto che ripiegava o
rovesciava il fazzoletto per rifare l'operazione di asciu-
garsi e con tutta la grazia della sua voce disse a Emma:
---- Versami un bicchiere di vino che ho una sete bir-
bona.
Io fingevo di leggere, ma lo seguivo in tutti i suoi
movimenti. Avevo aunque sognato? Non c'era in lui
nè malanimo nè fiele. Si è trangugiato il bicchiere d'un
fiato e poi diede un buffetto a Emma —• cosa che io
non avevo mai vista da che ero in casa Gamba.
— T'aspetto. Tu, Raimondo, se stai su a leggere, mi
farai un piacere a dare un'occhiata al forno — mi disse
accarezzandomi la spalla.
-- Buona notte.
Gli augurai la buona sera lasciandomi stringere la
mano molle nella sua.
— T'aspetto, ridisse prendendo la via della scala tor-
tuosa.
Emma era di brace. Aveva capito che ero agitato dalla
gelosia. La donna che volevo fuggire e dimenticare due
minuti prima mi era divenuta indispensabile. E' bastato
che il possessore manifestasse il desiderio o ja volontà
di averla perchè io sentissi il bisogno di contendergliela.
Non era ancora in cima che Emma si era impadronita •
di me come di una preda e con la sua bocca di fuoco
suggeva al mio collo, bagnandomelo con le sue lagrime
ardenti. C'è voluto più di un mihuto prima di udirla
dire che mi voleva bene, che era tutta mia, che ero tutto
suo, che sarebbe morta senza di me. Io cercavo di farle
capire il mio dispetto coù divincolamenti impetuosi, ma
lei mi rovesciava e mi metteva la bocca sulla mia,
soffocandomi a baci, premendomi al seno che inondava
il mio di un piacere carezzoso con la sua mollezza te-
pida. Premuto e baciato perdevo ogni forza di ribellio-
ne. Mi lasciavo sfinire, suggendo anch'io alle sue lab-
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