La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 8 - 5 marzo 1908 - page 26

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La mia piccola anima sentimentale ha ragione. Ho amato
poco nel lontano passato, l'arte di Virginia Reiter? Dirò meglio :
ho poco amato, negli anni che furono, Virginia Reiter?
Perché la mia ammirazione per l'artista, si confondeva colla
mia adorazione per la donna. Era una giovinetta. di una grazia
impareggiabile; gli occhi, la bocca, la voce, la flessuosità della -
figura, l'eleganza dei gesti, la spontaneità della recitazione,
tutto concorreva a fare di lei come il simbolo della seduzione. -
Era l'immagine della primavera trionfante, di una primavera
gloriosa di fiori purpurei, di profumi insidiosi, di soli limpidi
ed estenuanti. Anche nei drammi, anche nelle tragedie, ella
portava, fino all'ultimo, fino al momento di cader vittima del
suo destino, un fulgore di luce, u,na nota gioconda, un rosi in-
timo senso della gioia di. vivere, da irradiarne l'opera cupa che
interpretava. Ed appunto perciò quando (nello la soffocava o
quando vaneggiava con Ofelia, la situazione tragica pareva
ancor più angosciosa per tanta fiamma di giovinezza che ve-
niva a mancare!
Poi Virginia Reiter, spiccò più alti voli,: e passò prima attrice
assoluta. La dolcezza e le timidità dell'ingenua, si trasmutarono
grado grado in impeti di sensualità e di energia. Fu la più felice
interprete dei temperamenti appassionati, incomposti, violenti.
I -fremiti lussuriosi di
Messalina,
le cuipde bramosia della
Moglie di Claudio,
i languori sentimentali di
Zazà,
la chias-
sosa rustichezza di
Madame Sans Géne,
ritrovarono nell'indole
stessa dell'artista i più perfetti segni di espressione. Non le si
doveva chiedere nè una eccessiva raffinatezza di sentimento,
nè una grande nobiltà di linee; la sua arte istintiva la faceva
talvolta un po' grossolana e sguaiata, ma sapeva dare tuttavia
a questa sua tipica Volgarità, un così sentito carattere di vero,
da farne il suo più originale attributo.
Era veramente una donna, e ben femminile, anche, una donna
nel suo spirito e nella sua carne, quella che si muoveva in scena!
L'azione drammatica pareva più che altro il pretesto per met-
tere in rilievo le molteplici sfumature del suo temperamento;
si sarebbe detto che tutti i drammi eseguiti da lei erano scritti
ad-personant;
non era la Reiter che studiava di impossessarsi
dei tipi che rappresentava; erano piuttosto le eroine del suo
repertorio che si plasmavano sulla sua personalità.
Ma ahimè,
Il gran Pane è morto!
Quando due o tre anni fa
parve che Virginia Reiter si fosse decisa a ritirarsi dalle scene,
io l'applaudii dentro di me quanto e più, quasi, di quel che non
l'avessi applaudita venti anni prima sulle scene del Filodram-
matici. La sua decadenza era incominciata; l'artista l'aveva
avvertita malgrado le persistenti festose accoglienze del pub-
blico e si ritraeva cinta ancora la fronte di tutti gli allori.
Ma fu- breve illusione. L'attrice non si era eclissata che per
riapparire sull'orizzonte artistico, come stella. di prima gran-
dezza. Brevi
tournées
nelle principali città, repertorio limitato
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