La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 8 - 5 marzo 1908 - page 25

VIRGINIA REITER
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Allora.., allora entro in colloquio colla mia anima sentimentale.
Ne ho, pare impossibile, una anch'io; piccina, striminzita, ver-
gognosa, che si rannicchia nell'angolo più oscuro della mia
psiche per non lasciarsi scorgere, per non dare impaccio, ten-
tando farsi tollerare col suo annichilirsi. E' un piccolo focolare
di infezione roman-
tica, di cui ho saputo '
non curarmi spesso,
ma che non seppi
mai spegnere del
tutto e del quale è
raro non senta,
poco o molto, il
bruciore.
Entro dunque in
colloquio colla mia
anima sentimentale
e le domando colla
voce grossa:
— Vuoi dirmi di
che ti impacci tu?
-- Amico mio, ri-
sponde lei con una
v ocetto, timida e
paurosa, non so; ma
mi duole!
— E che mi im-
porta, ribatto io con
un riso acido, non
sarà la tua soffe-
renza a tapparmi
la bocca!
-- Non chiedo
tanto, riprende la
sottomessa, ma è
colpa mia se mi fa
tanto male sentirti
aggredire le persone
e le cose che più
amavi?
— Ed è colpa mia,
replico, se queste
persone o queste cose hanno perduto il loro fascino, se si sono
deturpate, abbruttite, se si sono fatte deformi e mostruose...
— Forse, forse.., non lo nego, e tuttavia sono le più dolci
ricordanze della giovinezza che tu calpesti, sono le emozioni
più soavi e profonde dei tuoi primi anni che tu evochi per fla-
gellarne il presente; e i dolcissimi sogni di un tempo sono ora gli
Incubi tormentosi che ti armano la mano... Non è meglio tacere?
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