La Nuova Commedia Umana - anno I - n. 8 - 5 marzo 1908 - page 20

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PROFILI E SCORGI
IV.
la iena a due gambe, la iena che Cuvier non potè rico-
truire perché nei tempi antichi non esisteva e che il natura-
lista moderno esita a classificare tra i bipedi implumi data la
tendenza invincibile di questa mostruosità zoologica a disotter-
rare, come la iena, quanto c'è di vecchio e di putrefatto in
grembo ad Opi gran madre, per convertirlo in suo pasto a furia
di chiacchiere e di ,comunicati ai giornaloni seri.
Questa iena, che potrebbe anch' essere un gufo se non fosse
una talpa, si diletta di escavazioni e di cunicoli peggio di un
castoro o d'un becchino. La luce del sole l'abbarbaglia. Non lascia
le viscere della terra se non per consegnare furtivamente al
galoppino di fiducia l'ultimo bollettino delle sue, scoperte sba-
lorditoie: un
globulus
di metallo incerto, che proverebbe non
senza fondamento di ragione come fin dai tempi di Servi° Tullio
si conoscessero i bottoni da solino; 'una molla d'acciaio con la
sigla del fabbricante di cinti erniari di Commodo imperatore;
un tubetto di materia calcarea molto annerito, che potrebb'es-
sere benissimo la pipettà di Pertinace, sol che si raffronti con
altri fittili congeneri scoperti nell'agro d'Alba Pompeia, che fu
pure la città natale del ministro Coppino.
Salvo che sul bilancio della Minerva, la iena archeologica
non mangia mai: scava, sempre. E quando le vien veduto qual-
che sassolino di forma un po' buffa, la iena domanda alla pro-
pria gravità scientifica la licenza di sbozzare un sorriso.. licen-
ziosetto, dopo di che il sassolino è catalogato pudicamente tra
i phalli
del tipo ereolanense. E quel mucchiettino di lische di
pesce, non vi accorgete, o calpestatori ignoranti del suolo sacro,
che costituisce un vero tesoro d'ittiofagia repubblicana? E quel
graffito, così magnificamente bustrofico che nessuno mai ne capi
una maledetta, non basta forse da sè solo a immortalare una
iena archeologica?
Fortuna che l'
pi,bs è
grande; e che la vita di tutte le iene,
di tutte le talpe e di tutti i gufi dell'archeologia nostrana e fo-
restiera non basta a sventrarla tutta. Se no, con questo eser-
cito di termiti, dove andremmo a finire noi altri poveri diavoli
che viviam sopra terra? Sulle palafitte, per dar materia fra
qualche altro migliaio d'anni agli studi delle iene future?
Uno di , questi bipedi archeologici ebbi agio di osservare a
lungo, or e qualche anno, e, direbbe Gabriele, io lo guardai fis-
samente.
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