Via Consolare - anno I - n. 4 - marzo 1940

Sì, lo so : ci sarà qualcuno che a leggere queste espressioni incresperà le labbra in un sorrisino sarcasticamente eloquente, ma costui dimentica, ovvero non ha assimilato il nutrimento vitale della nostra tradizione. Non che il nostro non sia un popolo, uno Stato, una Nazione tra gli altri popoli, gli altri Stati, le altre Nazioni. L' Italia 1en come oggi s1 è sempre mossa in un comune limite, entro uno stesso cerchio di lotte e di asperità, di contrasti e di antagonismi per carpire ulteriori apici di potenza. Ma ciò non toglie che essa abbia esplicato questa sua azione nella vita e per la vita con metodi suoi, con idealità sue, con tempra e carattere incontrastabilmente suoi. Mentre altri complessi nazionali per far sentire la propria voce nel coro della storia, per porre un loro benefico peso sulla bilancia della civiltà dovettero prima essere Stati, organismi politico-sociali. l' Italia invece non venne meno al suo luminoso destino ed al la sua universale missione anche se sminuzzata nell'unità, stremata nella miseria politica. Ed è anzi, per uno di quegli apparenti paradossi di cui si compiace la Storia (che non lavora però mai a vuoto), che all'esame calcolato e freddo dello studioso appare spesso un' Italia madre dei popoli proprio nei periodi di inefficace cemento politico, di più umilante servaggio laddove un'Italia ricomposta a Stato unitario è sembrata avviarsi a perdere il primato civile. L' Italia del Rinascimento, frazio10 FondazioneRuffilli- Forlì nata, divisa, preda facile della cupidigie straniere, non è forse stata, nel nome di Roma, la polla limpida e salutare per tutte le grandi unità statali che allora andavano componendosi? E, d'altra parte, non è forse vero c be agli anni gloriosi di fede, di eroismo del Risorgimento è succeduto, una volta raggiunta la pienezza politica e statale, un cinquantennio di esperienze volgari, di dottrine su misura, di miopi orizzonti. cinquantennio che ha tirato una saracinesca tra noi e gli altri, e anche più tra noi e noi ? :È stato il Fascismo a riportare l'Italia nell'alveo del suo destino. E' stato il Fascismo a postulare la necessità che l' Italia diventasse un grande Stato nell' efficiente realtà del suo nuovo regime, non già per limitarsi ad una sia pur proficua politica interna quanto per lanciare potenti echi della sua voce di là dei monti e di là dei mari. A questo proposito desideriamo non essere fraintesi. Vogliamo cioè dire che non ci illudiamo di essere ipso facto il sale della terra, gli apostoli del nuovo credo, i purificatori del mondo. Noi siamo invece anzitutto e soprattutto uomini al servizio di una Patria e di una idea. Ma è questa Patria, è quest' idea che ci sorreggono nel!' arduo cammino intrapreso almeno due millenni fa. Poichè la nostra MEGLIO TARDI CHE MAI I Patria, la nostra idea gemmate dal nostro suolo, sostenute e rafforzai e dalle nostre tradizioni non sono estemporanee creazioni ma prodotto dal vaglio incessante della purezza e della nobiltà della Storia, che è la nostra Storia, ecco allora chiarito perchè l' Italia può di tutti essere madre ma di nessuno parente. Oggi, solo l' Italia ha una parola nuova da dire, la sua eterna parola. Contro l'individualismo disgregatore come contro le nebulosità negatrici dall'uomo; contro l'ossuto realismo come contro tutte le evanescenti romanticherie: contro l' immobile tradizionalismo come contro il disordinato modernismo l'Italia oppone quella coscienza del limite e della misura che Roma ci lasciò come nobile retaggio. E' il senso eroico e tragico della vita, è la celebrazione concreta dello spirito, uno ed indivisibile, nell' attuarsi interiore e nella realtà operante, che noi vogliamo affermare. Cosicchè di fronte alla nera, mon.- tante marea degli egoismi e delle nebulosità degli Stati flaccidi ed imputriditi solo l'Italia solleva il vessillo della chiarezza dei propositi, della luminosità dei concetti, dell'energia d'azione. E' questa la nostra umanità ; è questa la nostra missione: ordine, disciplìna, gerarèhia, giustizia. Per noi e per gli altri. Ieri. Oggi. Domani. Questo diciamo per coloro che, non avendoci ancora inviato l'importo del loro abbooamento, si vergognano di essere un così minwcolo manipolo e ,um s'azzardano di farsi vivi. Noi siamo pronti al perdono; errare è umano, soltanto perseverare nell'errore è diabolico. VIA CONSOLARE

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