L'Unità - anno VIII - n.2 - 11 gennaio 1919

, Problemi della vita italiana Direttore: GAETANO SAL VEMINI .Jl Direzione e Ammin.: Firenze, Via S. Zanobi, n.:64 .• Abbon. ordinario annuo L. IO per il Regno, per l'estero L. 15 Abbonamento sostenitore annuo L. 30; semestre L. 15; un numero Ceni. 20 J<4S/!lpubblica i4Sabato a ROMA e a FIRENZE .Jl Conto corrente con la posta. Anno V/Il .M N. 2 "" Il Gennaio 1919 SOMMARIO: // problema t la pact, A. DE V1T1DE .\\ARCO - la villoria dt Sonnino, CLEAUTO Boscoto- Intorno alla Socield delle Nazioni, ANGELO CRESPI, L'UNITA- Pagala la /tsra?, B. J. Nazionalismo /ranctst - Il problema dei problemi, YULE GIOLIOLI, MILES STUDE~S, NUOES GIOROIO, TARELLO GIOVANNI, L'UNITA - \Vilsofl t i giornalisti - la ltga italiana - Il Comitato Ctn• trait - lettere raccomandate. Il proletariato e la pace La legislazione sociale. Dopo la vittoria e in vi:St.1 delle elezioni, in tutti i paesi de11'lnte:,a si è determinata la corrente favore\'ole alle leggi sociali (pen!iioni operaie, giornata di otto ore, assicurazione contro la di.soc<-upazione,ecc.), a beneficio dei soldati che hanno combattuto. I partiti con– servatori cedono e concedono ai soldati-lavo– ratori quel che prima neg.wano; i partiti de– Jllocratici chiedono quel che prima non osa– vano. la questo primo momento si a.. siste alla gara dei partiti per ingraziarsi i combattenti che tornano. Ma ben presto, tra il concedere degli uni e il chiedere degli altri, si arriverà al punto del contrasto: e la lotta politica tra i rappresentanti del capitale e i rappresen– tanti del lavoro, si riprendcr:L come prima della guerra. Ed è bene che sia c0:,i. 1 problemi della Jegi,lazione :;0eiale '10n flmi·o,io dalla g1urra; cioè non sono problemi ,mm•i po<stidalla guerra. Essi preeçistevano ad e..,sa; ma -.ono ripresi, oggi, in tondi';ioni più /avore:,o/i. La circostan– za, che ne facilita la soluzione, è soltanto questa: - che i conservatori, dopo la g11,erra, riten~ono loro dovere e loro interesse com– ~ni.are i sofdati dell'opera compiuta, e in– denninare le famiglie delle perdite patite. La guerra ha folto di me1.1.odegh ost-coh; ta~ia la \'ia più libera; e il proletariato ne profitta. Se non che una circostanza va rilevata: - i combattenti, specialmente in Italia, appar– tengono sopratutto al proletariato agricolo non organir.zato 1 e non al proletariato industriale oq,ranizi.ato, che ha vissuto nelle fabbriche e nelle retrovie lavorando nelle industrie della guerra. J)unqu,. le pmsio111· e le prouvttftn:se so– dali do1•rtbotro toccare 011:.i:111/0 ai (ontadti1i. L'antico concetto del :;ociali..,-uoufficiale, ..:he domanda le leggi sociali specialmente per i la\'oratori industriali. elettoralmente organiz– zati, dovrebbe essere capo,•olto. E la democrazia italiana {dovrebbe difen– dere gl' interessi ciel proletariato agricolo nella ripartizione di questa forma speciale di bene– fici, che ha tutto il carattere di un acciden– tale bottino di guerra.. Un ..-oncetto generale dovrebbe, poi, so– pratutto ispirare la democrazia: ìl concetto che si dia la preferenza alle grandi riforme di mas– sa, che tendono a modificare l'ambiente e a crea,e per tutti la probabilità. di fare un passo avanti, contro le piccole riforme speciali, che rendono facite solamente a pochi gmppi or– ganina.ti e privilegiati di fare parecchi passi avan1i, la.sciand0:,i dietro nello rtatu 9uo il resto della classe proletaria di,.organiu.ata. Quindi pet,sioni di vecchiaia a 1t,1ti i la– ,·oratori, agricoli e indthlriah, perfezionamento della viabilità pubblica, dei tra.sporti, dei mei.zi delle comunicazioni, sistemazione dei porti grandi e piccoli, bonifiche e acquedotti per scopi anzitutto igienici, e via dicendo. Invece pullulano da ogni parte proposte come quella delle case popolari anche per piccoh centri e nelle campagne, distribuzione di terre ai soldati, e echi di seguito: idee, che ecci.tano la immaginazione dei più, perchè o– gnuno ~pera di eSsCre il favorito dalla sorte, e che costano relativamente poco allo Stato e giovano molto ai pochi fortunati. E questi po– chi saranno verosimtlmente i capi dd prole– tariato agricolo, che le cla:;.Sironsen·auici spe– ran• di comperare con un pezzo di terra e con una casa~i!.te.J?Cr rompere le '""'"i,::.. ~ ,tmenw <lelle ma-.:)e. li progres:.0 generale del paese .:-.ta 1cll ) elevamento - anche piccolo - delle ma.:-.se, non nel miglioramento - anche grande - di pochi privilegiati. Ma anche questo argomento è vecchio; non nasce dalla guerra. Se mai, la guerra, che fu fatta dalla turba del proletariato agricolo, dovrebbe suggerire che le riforme di massa -sieno prudenzialmente anteposte a quelle di gruppo. Emigrazione. Un nbieme, assai importante, di problemi di massa è stato, se non :;0l1evato, certo rive– lato pili aspramente di prima della guerra; e sono quelli della emigrazione. È noto che molti emigranti italiani, prima o poi, si snazionalizzano da sè. E pure noto che in alcune colonie francesi, la snazionaliz– zar.ione è indirettamente promo ..... a dalle leggi. Dopo la guerra il lavoro italiano sarà ri– chiesto più di prima, secondo ogni razionale previsione, specialmente nei paesi devastati, dove bisognerà a qualunque costo ricostruire case e strade. E non sarà, invece, tratte– nuto in Italia, sia perchè le devastazioni ne– miche vi sono state meno estese, ~ia perchè la domanda di lavoro è destinata a scemare, a Cd~l della li!truz.>One c 1 i ti.pit~le- cirr,>la•w•, che da nl.li è stata comparativamente maggiore che nei paesi più ricchi. Dati' insieme di queste drco!'>tan1.e è nata, ed è av\'alorata la corrente, c;hevorrebbe « di– itciplinare » in avvenire In emigrar.ione italiana. Siffatta politica si concreta In due punti : 1) infrenare, in qualche anodo più o mcco indiretto e mascherato, l'emigrazione italiana del dOJX> guerra ; ::?) negoziarla con gli Stati alleati in cambio di corrispettivi: per e~. il Governo po– trebbe pennettere la emigrazione di un dato numero di operai italiani in una data dire– zione, in ca1nbio di tante tonnellate di ferro o di carbone. li fatto-che molti italiani d'America non hanno ri~posto all"apJX·llo della madre-patria in guerra, offre un buon argomento di carat– tere politic~patriottico per promuo,·ere siffatta politica. Le pretese che l'Italia debba eman– cipaNi dalla cosi detta dipendenza economica vcr-.o l'estero, ne offre un altro cli carattere economico-patriottico! Ma sono falsi argomenti. E-.si mal nascondono che il vero ~copo della proposta è di far ribassare i salari a beneficio de1 latifondisti e dei grandi indu!,triali. E la demCk:razia itali ma dovrebbe difen– dere la più assoluh libertà C:i emigrazione, ._:hc andrebbe a benefi, io llpcchlmente della grande massa dei contadini e dei braccianti della terra, che potrebbero cercare e conse– guin.. p<"rquesta via il più alto salario possi– bile, do\'e meglio credessero di andare a cer– carlo. Ed è a sperare che ai prowedimenti restrittivì contro l'emigrazione non aderiscano le organizzazioni degh operai industriali, i quali ,aranoo senu dubbio tentati di ,endere all'~tero, d'accordo col Governo e con gl' in– dustdali, la mano d'vpera italiana per as~icu– rare in compenso la materia prima alle indu– strie, in cui s no l,ccupau. Lo Stato non deve contrastare il diritto elementare dei lavoratori - l'antico diritto <li a11dart e DOIÙ't - che è stato la pnma conquista delle libertà individuali. Deve assi- sterlo e a-;secondarlo. Deve sopralutto condu– <lf'r~ ,,rN\rfli internazionali, che assicurino ai r.u1 li il rispetto del rarattcre na– • ~; diritti civili, l..hc .:-.peuano ai l..'')t" di im:~:u~.u:.tOnQ. ç.. un t, 11 nt:r di 1,erfetta eguagliam:a coi la,·o– rat0ri indigeni in materia di legislazione :)o– liale ed operaia. E I: occ.tsione immediata e la -.ede più naturale per realizzare que\ta aspirazione cli giustizia umana è il Congre~o della Pace. Istruzione pubblica. Un problema, che la guerra ha posto in particclare rilie,·o, è quello della istmzione e della educaiione di tutte le cla,si sociah. Durante il conflitto, la propaganda per far intendere alle masse popolari le ragioni della guerra ha trov 1to l'o~tacolo maggiore nella lorù terrificante ignoran1.a. E la gte~a bor– ghesia intellettuale, armata tutta di lauree universitarie, ha preso il programma dell' in– tervento o della neutralità pili per impulso di intere,;i.1contingenti, per sentimento o per tradizìoni o per istinto, che non J>er cono– scenza dei problemi politici, storici, i--eo~ra– fici, rhe erano in giuoco. Le cJns.. i industriali si sooo gettate .l fabbricare armi e munizioni e a trafficare con amici e nemici, solo pcrchè i loro profitti sono stati del 100, o, del 1000 °1 0 , spcrnndo che questa cuccagna. transitoria t.:On· tinuasse dopo la guerra con dazi do~anali, con monop{,ti e fomiture di Stato; ma non hanno ms1lcomnrt-qo che una delle cau')e cli questa gn~ ra. è 8Wta la lotta delle grandi e gr,rndj,,– sime industrie anelanti a:Ja conqui-.ta del mercato mondiale, e che la \'ittoria profit– ter.\ a chi saprà organizzare le forze produt– ti\"e del paese, non per il magro sfruttamento del mercato nazionale, ma per la conquista del mercato mondiale. La burocrazia ha rias– .:-.untotutta la deficienza delle classi dirigenti, ele\"ando al fa:i:tigi del!'• unica teoria econo– mica • i prezzi d'imperio, i cahnìeri, le re– quish:ioni rapinatrici e sabotatrici, con la con– seguente rarefazione e il finale rincaro delle merci minacciate di rapina e di calmiere. Le necessità del dopo-guerra pongono il pn>blema dcli' istruzione e della educazione sotto un aspetto di grave urgenza, nel quale è implicita anche la linea della soluzione. Se è vero che bisogna ricostituire nel più breve tempo possibile la ricchez,.a sociale, che la guerra ha fortemente intaccata; se è vero che « bisogna produrre di più », come si ripete generalmente ; - bisogna che tutti producano di 1>ilÌ ; 1>erchè soltanto la somma delle mag– giori produr.ioni dei singo1i assicura in un paese l'aumento della produzione totale. Cioè una delle condizioni, perchè cresca la produ– zione generale, è che cre:;ca nelle sue molte– plici forme la capacit..i. dell'agente ""'"o I Oc– corre che il lavoratore della terra e il lavoratore degli opificj, il banchiere e l' industriale, il commerciante e l'impiegalo pubblico ricevano tutti un'educazione intellettuale e morale, che li avvicini agli scopi reali della loro futura at– tività. professionale. A ques;to fine bisogna far convergere tutte le scuole popolari inferiori e superiori : special– mente le scuoledellecampagneede1 ce.ntn indu– ~triali,adattate alle diversitù agricole e industriali delle varie regioni; e te scuole suptw r1 d'a– gricoltura, d'industria e di commercio, dalle quali :,0ltanto è dipesa e dipende la inferiorità dcli' industria italiana rispetto alla grande in– du:,tria tedesca. Questa ha perduto la guerra per un errore d1 calcolo politico: ma riprender.i la sua po- sizione economica nel mondo, perchè questa è fondata su salde basi <li organizzar.ione ~c-ien– tifica. L1 indu!'>tria itdliana, a, endo in mano la stampa, il Parlamento, il Governo, assai facil– mente potrà 1-:sdu<lere i concorrenti tede:.ehi d:.tl nostro mcrt"ato. e chiudersi in quc-.to })Cr morirvi lent.1mentc d" inedia. :\la non batter.\ I' indu:-.tria tedCM.:asul mercato mondiale - l·he sarà il solo campo delle competizioni delle Grandi Nazioni - :,e non a patto di trasfor– marsi intellettualmente e salire al livello della organizzazione _scientifica della Germani.a. La Società delle Nazioni. ~Ja le riforme. che più dovrebbero :-.tare a cuore ù, q11t.slo momento al proletariato e ai partiti democratici sono quelle di carattere politico, che escono dalla guerra e m'rano ad attuare il programma della pace democratic-a. La democrazia ha voluto la guerra per di– struggere, si, il nulitarismo tedesco; ma non soltanto il militarismo tedesco - causa occa– sionale del conflitto mondiale - bensì il mi– litarismo unin~r~ale. I.a democrazia ha voluto la guçrra per distruggere, si, l'imperialismo tedesco mastodontico e folle ; ma anche ogni forma più tenue, lan·ata e ipocrita, di pic(nli imperialismi, che ~no sempre - ad onta della loro meschinità - semi sicuri di ran– cori e di conflitti armati. La Sodet;ì. delle Nazioni - col relativo di– sanno generale, - la statizzar.ione delle in– dustrie belliche, - l'abolizione internazionale della coscrizione militare obbligatoria, - l'ap– provazione e il sindacato parlamentare dei lii– lanci militari n:-tzionali d-'. farsi da una Dele– gazione internazionale, che sia il primo org,mo della Sodet..ì. delle Nazioni, - l'abofo:.ione dei trattati segreti, doè la dichiarazione della loro nullità. da includersi nel trattato di pace o da stabilin,i per deliberazione dei singoli Parlamenti: - queste sono le soluzioni demo– cratiche dei grandi problemi che interessano il proletariato più di qualt1nque altra classe e che in rpusto momento valgono per esso più di qualunque riforma 80(.;iale. l soldatì e le famiglie dei soldati, piutto– sto che es!tere mandati al macello, avrebbero rinunziato, non (hc alle promesse di pensioni e di case popolari, allo stesso 1>0ssessoreale della casa e della pcnsioce ! Questo è il rapporto di proporzione e di prospettiva, in cui le riforme politiche stanno oggi alle altre riforme. Soltanto le prime co– stituiscono i problemi, che nascono dalla guerra, e dalle cui soluzioni dipenderà tutta la futura politica mondiale. Se i fini di Wllson non si realizzeranno nella prossima pace, non è perchè si tratti di questioni complesse e difficili. La difficoltà maggiore nasce b01tanto dalla opposizione di coloro, che dagli eserciti stanziali, dal mestiere delle anni, dalle congiunture di guerra e dalle industrie belliche traggono la possibilità delle carriere e dell'arricchimento e del dominio politico. Se questi interessi vinceranno, sarà solt;'l.nlo perchè la democrazia non avn\ saputo abbat– terli. È po:-.sibile che dalla Conferenza sia per uscire un compromesso tra imperialismo e de– mocrazia, tra principio di conquista e principio di nazionalità, tra la guerra e la pace, tra il vecchio regime diplomatico e il nuovo. JI com– prome!i:K>non potrà durare. E di quanto ~so sarà manchevole, di tanto crescerà il compito della democrazia nei pros– simi anni di lotte politiche, non solo per rifor– mare l'indirizzo della politica interna, ma an

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