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L'ideale di una federazione europea (Colorni 1944)
Saluto a Gobetti (Ascoli, 1926)
La nascita di Giustizia e Libertà (Lussu, 1973)
Una pensione (Cambria, 1965)
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Carta di intenti


La Fondazione intende portare avanti una ricerca, una riflessione e un impegno culturale e civile sui temi che emblematicamente ci vengono ricordati dal percorso umano ed esperienziale di Alfred Lewin.

La fondazione persegue le seguenti finalità:
1) Operare affinché, col passare del tempo e il succedersi delle generazioni, il ricordo della Shoà e della catastrofe causata in Europa dal razzismo non si offuschi nella ritualizzazione o nella convinzione della sua irripetibilità. Nelle nostre società, pur avanzate economicamente e socialmente, si assiste al risorgere di razzismo e xenofobia, anche se sotto nuove forme, più culturaliste che biologiste, ma non per questo non pericolose. Vicino a noi, nei Balcani e in Algeria, il nazionalismo etnico e il fondamentalismo religioso hanno insanguinato la fine del XX secolo. Il nome di Srebrenica si è impresso nella coscienza di tanti.
2) Operare, a partire dalla propria realtà, affinché i diritti umani (così come affermati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e negli altri standard internazionali sui diritti umani) e i diritti di cittadinanza non vengano mai offesi e messi in pericolo. Occorre ricordare che la limitazione dei diritti di cittadinanza per un gruppo umano è il primo varco al diffondersi dell’odio etnico o razziale. La cittadinanza, altresì, può entrare in crisi anche solo perché la società cambia. Si affermano identità plurali e comunità intermedie fra lo Stato e il cittadino. In questa situazione, e nella prospettiva di un’Europa finalmente unita, la costruzione di un modello inclusivo di cittadinanza, in cui universalismo e rispetto delle differenze possano intrecciarsi è all’ordine del giorno. Il sentimento cosmopolita -così forte spontaneamente nei giovani- è garanzia contro ogni forma di razzismo, di nazionalismo, di fondamentalismo.
3) Operare affinché non vada dimenticata, soprattutto fra i giovani, la tradizione del pensiero cooperativista e libertario (a cui proprio la Romagna ha dato un così significativo contributo) che aveva come tratti caratteristici la grande pluralità di idee, di esperienze e la presenza di straordinarie figure di pensatori e militanti, che pur nell’appassionata scelta di parte, consideravano la libertà intellettuale un bene inalienabile. L’ideale di coniugare libertà e uguaglianza, spirito di iniziativa individuale e cooperativismo non tramonta. In una società globalizzata, dove si incrinano le sicurezze di un tempo, sia la chiusura comunitaria che l’esasperata competizione aggravano i problemi delle persone. Le donne e gli uomini non possono vivere senza libertà ma neppure senza mutualismo, solidarietà, socialità e condivisione dei rischi della vita.
4) Operare per valorizzare tutte le "buone pratiche” fondate sulla partecipazione democratica dei cittadini. La democrazia deve fare affidamento sulla capacità di autonomia e di autogestione dei cittadini, se non vuole inaridirsi in stanchi rituali o cedere il passo a potenti oligarchie.

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