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Lettere ad Angelo Tasca44


XI                    
27 aprile 1936

Carissimo Tasca
  Sono una bestia di (sic) non avere subito mandato una "cartolina" agli amici arrivando a buon porto45 . Essendo poi sprofondato in un torpore vergognoso - la settimana mi è passata senza che facessi nulla. Oggi mi sono alzato alle 5.30 ed il lavoro procederà ormai con impegno, seppur senza ambizioni stachanoviane. In primo luogo finirò la traduzione per M. Mesnil46 al quale chiedo perdono per il ritardo.
  Vorrei dirLe tante cose caro Tasca, sull'eccezionale sentimento che serbo del Suo modo così semplice e così affettuoso di essere un valido amico - mi sembra che tutte le parole rimarebbero (sic) goffamente inadeguate --- Credo che Luciano47 Le confermerà come in ogni nostra discussione sull'efficienza del socialismo io abbia prodotto - come argomento dei più persuasivi: - "ma pensi all'esempio che ci dà Tasca" - Mi permetto di dirlo ancora - e direttamente a Lei - perché è stata per me un'esperienza essenziale: non speravo di ritrovare quel clima di effettiva umana solidarietà, in cui ero stato educato fra i compagni del "sotterraneo" dal 1904 al 191248 .
  Le esperienze della guerra, della Russia nel 1920, dell'Italia sbigottita sotto l'ondata fascista - anche in me avevano addensato una profonda sfiducia, cioè il senso di dovere coltivare astrattamente certi principi, certi ricordi, sempre meno attuali - E' stata una rinascita morale l'avere incontrato quasi nello stesso tempo due prove d'una realtà contro corrente: ho conosciuto Lei ed ho visto in Luciano, Mario, Renzo49, esempi d'uno schietto, generoso, delicato fervore - non inferiore (e forse più meritorio) di quello che animava i giovani socialisti della nostra generazione - ma queste sono considerazioni generali alle quali ricorro appunto per l'impiccio mio, ogni volta che voglio dichiarare sentimenti. Il fatto è che mi sento indissolubilmente legato a Lei, caro Tasca, da quel che c'è di più prezioso fra gli uomini: l'assoluta fiducia. L'azione sociale, la politica, le idee possono caso per caso essere più o meno efficaci, necessarie, geniali ecc. - ma senza quel sostrato di stima, di affetto fiducioso verso coloro che le fanno sono sempre insoddisfacienti; quando c'è quel fondo non sono mai sterili.
  L'organizzazione della esistenza qui è un po' più difficile di quanto m'aspettassi (per causa delle condizioni in cui trovo i miei amici - la loro economia e le loro preoccupazioni di ogni genere). Ma credo che riuscirò a fare qualche cosa. Tanti e cordiali saluti alla Signora Dottoressa e mi ricordi pure a Valeria - Con tanto affetto e promessa di presto scriverLe ancora. Andrea.


XII
                    10 maggio50

Carissimo Tasca
  Inutile ripetere "grazie" alle Sue indefettibili gentilezze: ci vorrebbe un mulinello cinese - Naturalmente mi spedisca il seguito (?); lo farò più presto del precedente; perché posso dirLe adesso che fino a pochi giorni fa sono stato realmente ammalato (d'una (?) con effetti viscerali) perciò tutto procedeva ... a sforzo.
  Un po' mortificato rimasi quando mi sembrò che nella prima (disordinata, ma poco "euforica") mia lettera qualche cosa Lo aveva urtato - Direi che la generazione (e anche l'epoca) alla quale apparteniamo quanto Lei che io (con qualche beneficio di inventario ... di giovinezza per Lei) non merita d'essere trattata come il Cristo da Pietro. Siamo in una posizione che giustifica un qualche (?): ci vediamo addossati tutto il passivo, senza avere mai (e ciò per deliberato proposito) fruito degli eventuali profitti. E per giunta siamo già pochi superstiti quando nel corso normale una generazione pesa ed invade con il grosso dei suoi uomini arrivati. Dicevo che non abbiamo nulla prelevato: lasciamo stare la famosa "douceur de vivre" (fino al 1914) di cui coloro che hanno vissuto nei quartieri proletari sanno come la si debba vagliare. Il fatto decisivo è che per l'età nostra eravamo in netta opposizione (per così dire naturale) contro coloro che scatenavano gli eventi, mentre oggi la maggior parte dei giovani non fa distinzioni fra noi e gli Orlando, Poincaré, Clemenceoux, Bissolati, (lascio in disparte la domanda fattami sul serio da uno dei nostri cari giovani - e non credo che fosse Renzo51 - se avevo personalmente avuto cordiali rapporti con Proudhon?). L'apologia, le giustificazioni, i chiarimenti scagionatori in degno (?); ma quel che effettivamente si è stati capaci di fare nelle due rivoluzioni russe, nel movimento operaio dal 1906 al 1913, nella guerra stessa (forzando la mano ai vari dirigenti che senza la pressione dal basso - venuta proprio dai nostri coetanei - non avrebbero neppure avuto il culto della giustizia della Soc. delle Naz.52, della pace definitiva) - costituisce una posizione di cui non abbiamo da scusarci. Soltanto significherebbe proprio sconsiderare questa posizione se volessimo atteggiarci come una qualunque generazione ed avanzare la pretesa ad una notevole partecipazione alla storia in atto. Noi siamo una eccezione - prima di tutto perché gli eventi ci hanno trascinato molto più lontano di quel che sia la normale tappa di 20 - 30 anni, e poi perché siamo una schiera decimata (nella guerra) non possiamo occupare il posto di classi complete - quindi tanto più responsabile la partecipazione personale, sparsa, con un grandissimo sforzo - adattarci a circostanze inaspettate, a collaborazioni con elementi ben diversamente formati e con i quali è spesso un'illusione volerci veramente intendere. In tutto ciò ravviso una sorte forse non lieta ma certamente tutt'altro che lamentevole - E si farà quel che meglio si potrà.
  Ecco le mie oziose riflessioni procul negotio - Sono sicuro che la situazione attuale Lo assorbe e probabilmente le ansie prevalgono sulle speranze.
  Con sincero affetto                             Andrea

44) Lettere disponibili a Milano presso la, fondazione Feltrinelli, fondo A. Tasca, n. 64.

45) Caffi si riferisce qui con ogni probabilità al suo trasferimento da Parigi a La Seyne sur Mer, avvenuto, appunto, nel 1936
46) Non si hanno notizie precise né della traduzione eseguita da Caffi né del suo committente.
47) Ricordiamo che Luciano era lo pseudonimo con cui Nicola Chiaromonte firmava gli articoli su "Giustizia e Libertà".
48) Caffi si riferisce evidentemente all'attività cospirativa da lui svolta, negli anni della sua giovinezza, in Russia.
49) Nicola Chiaromonte, Mario Levi e Renzo Giua.
50) La lettera è certamente databile attorno al 1937 ma non è possibile fare considerazioni più precise in proposito.
51) Renzo Giua.
52) Società delle Nazioni.

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