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Lettere a Carlo Rosselli21


VII
                 Versailles, 29 avril 1929
   
Caro amico
  Eccoti i passi del Chambers22 - che potrebbero servire. Forse ti ricorderai anche della polemica (nel London Mercury) a proposito del libro di Ludwig23 su Napoleone - tradotto in inglese - se il clima di Sta Elena sia o no salubrissimo - ad ogni modo non ha reso felice Napoleone.
  Non troverai presuntuoso (o tedioso) se riassumo quel che ieri si discuteva -
  1) Di fronte al bolscevismo (fenomeno grande con sfondo di valori metafisici a cui non è esagerato attribuire una veemenza diabolica) ed al fascismo (fenomeno mediocrissimo come idealità, ibrido, opportunista, bluffista in molte attuazioni, ma pesante nei destini dell'Europa e perché in fin dei conti siamo 40 milioni e perché l'Europa si trova in contingenze ove piccoli inciampi determinano tracolli sinistri) - Di fronte a questi due fenomeni la generazione già formata quando scoppiò la guerra - è nettamente in stato d'inferiorità: troppe batoste imprevedute le sono capitate tra capo e collo; energie disperse, selezione negativa, errori confessi l'hanno temperata; l'ambiente storico in cui opera è troppo diverso da quello a cui s'era adattata; non pare probabile insomma che l'esperienza (o la fede) del passato - soprattutto se già logorate in cimenti davvero smisurati - possa "superare" quel che è sorto dagli eventi e canta giovinezza - sia pure come lo poteva cantare Attila contro l'impero romano -
  2) Non v'è la sensazione che parallelamente alle correnti che sono di barbaria, di semplificazione, di degradazione della civiltà "nostra" (e qui abbraccio tutto quel che oggi trionfa - non ultimo l'americanismo per più versi collegato agli "ideali di Mosca e di Roma) - siano in sviluppo forze giovani che vogliono far "progredire" la grande tradizione umanitaria del secolo XIX - Bisogna sperare in quelli che entreranno nella carriera fra poco che vedranno liquidati gli effetti della catastrofe. Certo bisogna sperare - per conto mio non mi adagio nel pessimismo apocalittico.
Ma è dovere constatare tutta la gravità della situazione: quel che sussiste dell'edificio europeo, della democrazia ecc. - è conservazione, è in mano di forti vecchioni, vive sul capitale accumulato e non senza ansia per le scadenze. La difensiva è una posizione che non ha altro esito che la capitolazione ... se non giunge una riscossa.
Li vedi tu, suora Anna, i cavalieri che arrivano? S'alza polvericcio sulla strada - si guarda con speranza - ma finora non si sono visti che greggi di pecore in fuga.
  3) Quando ci interroghiamo a fondo il punto incrollabile è un "senso morale" per cui non possiamo accettare la brutalità, l'insulsaggine, l'inumanità, l'intima falsità dei sistemi che pretendono di "rinovarci"(sic) - e nessuna scodella di lenticchie24 - bonifiche, elettrificazioni, splendori imperiali, comfort standardizzato a tutti i piani - può naturalmente trangugiare la dittatura rossa o nera -
  E' un buon fondamento questo elementare decalogo (non uccidere, non rubare ecc.) - che ormai non ha bisogno di giustificazioni logiche o di appoggi trascendentali -
  Ma (?) che è la virtù degli ultimi Romani e sarebbe consolazione insufficiente - l'esempio storico della gloria di Catone che ha finito col sopravvivere ai Cesari - quindi bisogna vedere come questo privato patrimonio possa servire al pubblico bene e da "immunità" diventare contagio risonante -
  4) Sono necessari
a) una ideologia organica, genialmente creata, capace di quelle due funzioni che così raramente si combinano: entusiasmare le migliori intelligenze, diffondersi in una cerchia vastissima di "anime umili" -
b) collegare, affiatare, temprare una vera "élite" che mai campi più vari - economia e arte, educazione e politica - operi avendo per sacro un preciso tipo di vita civile, una concezione ben chiara di quello che è giusto e di quello che è bello -
c) l'una e l'altra (ideologia ed élite) possono attuarsi unicamente su "scala europea" - ogni azione particolare sarà rabberciamento di catapecchie che non valgono la spesa, aumenterà la confusione e le delusioni. I crolli sono stati molto più gravi di quel che crediamo, vedendo ancora molte facciate in piedi - ma dietro non vi sono che polverosi archivi - occorre un immenso slancio di ricostruzione (con coraggioso sgombero di macerie) e perciò il soffio d'una religione come quella che elevò l'Acropoli o le Cattedrali gotiche -
Forse sarebbe ancora troppo "difensiva" la parola d'ordine - "salvare l'Europa" (mantenerla semplicemente di fronte alle rivali in auge - Forse bisogna tendere ad una sintesi: Europa- America-Oriente-Cina (?) naturalmente (qui è il mio limite ultra quem non possum) non voglio non penso una civiltà nella quale non domini la nostra linea tradizionale: Platone - St. Sofia - Leonardo - Galileo - Voltaire - Socialismo umanitario.
 N.B. l'Antieuropa25 dei nostri cari concittadini non è da prendere alla leggera - Gli eventi hanno spostato molte "intime posizioni" dell'europeismo (valutazione del momento scientifico e di quello religioso, della democrazia, dei rapporti fra individuo e collettività) ed anche le posizioni esteriori - Mentre la Germania in massima s'è molto avvicinata ad un "modo europeo" (solidale con le nazioni prima considerate come "obietti") di considerare le prospettive storiche, la Russia s'è distaccata dal consesso occidentale e non ci ritornerà facilmente - Il gioco piccino dell'Italia sarebbe di (?) sulla disgregazione dell'Europa - pericolo tutt'altro che immaginario.
  Scusami tanto caro Rosselli - Dirai con ragione che sto sulle nuvole perché incapace di ribollimenti.
Tu rappresenti l'eroismo fattivo immediato e capisco benissimo lo scopo concreto che dirigerà la tua azione: butta giù quella banda e poi si vedrà - Ma vedi: un po' di azione fra il 1905 e il 1920 s'è fatta in questo continente e per non avere visto dove conduceva l'impeto in parecchi guai ci siamo impantanati -
  Tanti affettuosi saluti a te ed agli amici
                        Andrea Caffi


VIII           
10 settembre26

  Carissimo
Prima di tutto mi reca piacere infinito la buona notizia dell'arrivo prossimo della Tua signora. E tutta la Tua lettera mi è un vero conforto - sopratutto perché è difficile non darti ragione su quasi tutti i punti. Fa bene ogni voce virile - di uno che è deciso a fare con entusiasmo (diciamo pure realistico). Vedi, dal 1924 io vivo in uno stato di avvilimento insopportabile - troppi crolli successivi e sensi di vivere per nulla - con passatempi illusori di ogni specie -
  Sei molto maligno evocando il Kaiserlingo, la cui zuppa indigesta è proprio la caricatura d'un cibo spirituale. Se possedessi nel cassetto le formole della nuova fede non sarei al punto che sono - Siccome l'aspettativa  d'un genio è aleatoria, m'attengo alla speranza che una cooperazione di spiriti sinceri potrebbe fare scaturire il disegno (linee semplici, vigorose) d'una religione confacente al dramma sociale in cui per ora facciamo figure troppo ... pirandelliane. Se avessi il tempo certo su qualche punto - socialismo, Stato, lotta di classe -  qualche opinione precisa tenterei di esprimere - In fondo lo scopo cui Tu accenni potrebbe pur essere tacciato di utopismo grandioso: dare all'Italia tutto quel che finora o non ha avuto affatto o ha avuto soltanto in embrione: dei conservatori, dei democratici, dei socialisti degni della loro qualifica, un self-government ecc. - Ma lasciamo per ora - In pratica crederei non inattuale: 1) la formazione d'una confraternita - piuttosto che d'un partito - di uomini dedicatisi al rinnovamento (sia dell'Italia, sia
dell'Europa, la "Giovine Italia" potendo funzionare da "sezione" ecc.) 2) il varo non tanto di riviste o "rivistine" ma d'un vero centro editoriale con molteplici funzioni (opuscoli eccitanti, libri di buona informazione, conquista d'un pubblico nell'emigrazione italiana ecc.) 3) dei circoli ove si formassero propagandisti (i quali poi analoghi circoli creerebbero in Italia).
  In ultimo: hai avuto l'impressione che io rimandassi la "grande battaglia" alle calende greche. Certo è paradossale che si mantenga a lungo questo regime. Tuttavia se il fascismo è una "povera cosa" bisogna dire che i suoi avversarii finora non hanno mostrato una superiorità che giustifichi speranze eccessive. Inoltre è una questione di metodo: al bolscevismo hanno immensamente giovato gli astrologhi che durante almeno cinque anni ne hanno pronosticato la fine per il venerdì della settimana seguente. La buona tattica (mi pare bene di dirlo dopo M. de la Palisse) è di agire come se "i primi cinque anni della guerra dovessero essere assai faticosi - e di essere ad ogni momento pronti per l'assalto.
  Cordiale stretta di mano
      Tuo      Andrea Caffi

                      
IX                 Paris, 30 gennaio 1932

Caro Rosselli
  Con molta attenzione ho letto il primo Quaderno27 . E con tranquilla sincerità devo dire che l'impressione conclusiva è non soltanto di ammirazione (senza riserve) ma di vero conforto morale.
  Avendo letto lo schema di programma28 punto per punto non trovo né una lacuna che potrei indicare, né un punto sul quale dissentirei. Naturalmente quando sarà redatto in una forma, se si può dire, ufficiale converrà dare maggior rilievo e concretezza a certi punti (insisterei sulle colonie, gli allogeni, la "rinuncia alla guerra", l'intesa europea, la promozione del libero scambio). La riforma agraria è forse la parte più originale29 ; non ai fini d'una completezza "utopistica" (come bene dici) ma nell'interesse della divulgazione - cioè affinché certe rivendicazioni ben chiaramente si fissino nella mente anche d'un contadino - sarà forse utile dare esplicità e concretezza a diversi incisi - nei punti a) e b) si tratterebbe solo d'una più "facile elocuzione" per il credito agrario , le ipoteche, la distribuzione delle terre pubbliche saranno utili anche precisioni (sempre per rendere la cosa più tangibile ... al futuro elettore).
  L'"organo permanente per la direzione ed il controllo della vita economica"30 è una innovazione ardita ... in quanto non somiglierà ad organi analoghi dello stato moscovita od anche del fascismo.
  Il problema è dei più delicati giacché si tratta: 1) di evitare lo statalismo 2) di investire audacemente di un'autorità notevole un comitato di insigni specialisti (quasi l'attuazione di una delle principali idee di Saint Simon!) 3) allo stesso tempo di dare come correttivo e limite a tale "autorità competente" l'espressione degli interessi e della momentanea volontà tanto dei produttori che dei consumatori, equamente rappresentati; 4) quindi necessità di una certa organizzazione - possibilmente "federale" cioè con autonomia di sezioni e con centrale più regolatrice che direttrice - dei "direttori di industrie", delle masse lavoranti ed anche dei consumatori (alle cooperative di consumo bisognerà assegnare una funzione abbastanza importante; e forse escogitare un sistema di crediti (mutui?) per mezzo del quale le vacche magre siano nutrite a spese di quelle grasse, cioè i profitti di momenti prosperosi aiutino a mantenere il consumo ad un livello normale o quasi, nei periodi di depressione 5) nelle attuali condizioni dell'economia sembra poco probabile che si possa sperare in una organizzazione (equilibrio sano) entro limiti "nazionali"; non è utopistico prevedere fin dal principio qualche "addentellato" per cui l'"organo di controllo della vita economica italiana" collabori regolarmente a un'indispensabile intesa dell'economia europea e mondiale (anche qui agli antipodi del feroce nazionalismo con cui esplicano la loro attività il "commissariato per il commercio estero" e altri organi dell'economia sovietista)31 .
  Sul controllo operaio avete fatto seguire ottimi commentari* e dunque non insisto (*"la libertà operaia) .
  Interessante sarebbe uno sforzo (di giuristi navigati) per precisare le norme del diritto sindacale: non sembra avere giovato alle associazioni operaie l'acquisto delle prerogative (+ oneri) della "persona giuridica"; d'altra parte, dato il posto che queste associazioni prenderanno nel funzionamento dello Stato, non sembrano sufficienti le antiche norme vigenti in Francia e in Inghilterra, ed il caratteristico spezzettamento "latino" (camere di lavoro, gruppi socialisti, anarchici, sindacalisti, cattolici) creerebbe rompicapi per la rappresentazione della classe operaia ad esempio nell'organo centrale (e in quelli regionali?) di controllo; ed anche per i contratti collettivi32.
  Al "corporativismo" (inserzione obbligatoria) sarei contrario; la lotta di classe insomma ha da continuare per parecchio tempo ancora; gli scioperi - con fioriture spagnuole e interventi moscoviti - sono da prevedersi; in questo punto non vedrei come un male una riduzione dei poteri statali a favore delle "collettività spontanee" - forse - non so se sia una eresia giuridica - occorrerebbe il riconoscimento della costituzione stessa che le libertà garantite all'individuo s'intendono garantite con lo stesso rigore a gruppi d'individui (capisco che qualche pericolo vi sia - per es. da parte di congregazioni religiose e intendo come una certa tutela dell'individuo anche dalla associazione cui ha aderito e poi vorrebbe svincolarsi - possa essere necessaria - ma (per scendere a fatti spiccioli) - avrei desiderio d'uno stato di diritto in cui il "potere esecutivo" non potesse sciogliere un'associazione e la difesa della "libertà del lavoro" non s'identificasse con la repressione dello sciopero). A tale proposito un'aggiunta interessante in qualche paragrafo del programma sarebbe una "buona parola" sulla polizia - giacché vi interessate a "Clio aux Enfers" - umiliarla quanto mai possibile e rendere efficace, ininterrotto il pubblico controllo di ogni sua mossa.
  La riduzione degli affitti può essere una misura utile per il momento di transizione. Neppur mi spiacerebbe qualche confisca (o "popolamento") di troppo lussuosi appartamenti, ma è vero che faremo di tutto perché i loro detentori vadano al più presto in rovina. Quella dell'alloggio è veramente una questione di massima importanza: spiego l'"abbrutimento" del popolo per almeno nove decimi con le condizioni in cui alloggia nelle città: e le case popolari con la loro "economia" di spazio e stile standardizzato mi sembrano un inferno anche più pericoloso: allo squallore bestiale sostituiranno l'automatismo d'un esistenza impersonale. In questo campo c'è enormemente da fare e bisogna affrontare il compito con deliberata pazzia (cioè criteri antieconomici, avendo in vista le risorse che la "pianta uomo" deve attingere da impressioni schiette, dalla seria ricerca del bello nell'esistenza quotidiana - naturalmente eccedo dai limiti d'un programma politico, mi permetto di indicare un riflesso della "mentalità" che dovrebbe essere infusa nell'"opera di redenzione sociale"). Per la scuola non temerei di proclamare risolutamente il principio della piena libertà dell'insegnamento: libertà di creare scuole d'ogni grado - con programmi ad libitum (tutto il sistema scolastico essendo da rifare un'era di concorrenza e di esperimenti sarà giovevole).
  Per combinare tale principio con la massima facilità per i poveri si potrebbe inventare un sistema di sussidii dato a ogni gruppo (di pedagoghi + genitori) che prendesse una iniziativa con certe garanzie di serietà (da giudicarsi non politicamente e non burocraticamente) - Vedrei pure con buon occhio le Università staccate dallo Stato, o almeno molto libere nella creazione, attribuzione di cattedre, forse con certi riconoscimenti agli studenti - Insomma come avete bene detto - "il principio dell'autonomia è il nostro principio direttivo"33 (credo che ciò includa la scomparizione totale dei prefetti e forse anche delle provincie? Il ritorno alle regioni potrebbe avere buoni effetti?).
  Dunque i "chiarimenti sul programma"34 sono molto sostanziali, chiari, istruttivi - L'articolo sulla "libertà operaia"35 m'ha molto interessato. Il "Liberalismo operaio" tratta un tema di massima importanza in modo assai intelligente; temo che "Curzio"36 sia troppo ottimista37 : il liberalismo è tutto da risuscitare (trasfigurato) dopo la catastrofe del 1914; troppe tradizioni ("prussiane") della socialdemocrazia sono antitetiche alla "mentalità liberale" (rispetto della persona) - Si tratta di una revisione dei valori morali di intendere e di sentire il consorzio umano in una maniera che non renda l'uguaglianza oppressiva e la fraternità ... forzata. Per ora il meccanismo della vita moderna, i frettolosi e chiassosi ritmi delle agglomerazioni, la ricerca di "azioni in massa" - tutto cospira contro quella delicatezza di rapporti fra uomo e uomo senza le quali il liberalismo è un'ipocrisia, un'eufemismo per un agghiacciante indifferenza - Una immensa rivoluzione (preceduta da fervorosi apostolati) sarebbe quella che riportasse un po' di liberalismo nelle società europee (e ben inteso lo riportasse in ceti che non ne hanno mai fruito - estendesse al "popolo" ciò che fu raffinatezza di un'oligarchia in qualche decennio del secolo XIX).
  Tutto quanto è detto su "Rivoluzione e Insurrezione"38 è innegabile buon senso praticamente basta (nel piano teorico i rapporti fra "quadri e bassa forza", fra "élite e massa" sono essenzialmente "tragici", la vita li risolve attraverso conflitti e schianti, il pensiero non potrebbe giungere che a formule illusorie come per la quadratura del cerchio39). Nella risposta al giovane Giorgio40 c'è molta dignità ; tutti gli argomenti sono di schietto valore (Salvemini sarà incantato di vedersi citato accanto a Turati) - manca, forse, una accentuazione emotiva: che "Giust. e Libertà" anche più radicalmente dei comunisti nega lo stato attuale della società, insorge contro la mostruosità dell'assetto economico, politico, internazionale in cui viviamo, propone (invece di una imitazione di quel che già è avvenuto in Russia) qualcosa di essenzialmente nuovo, mai ancora tentato con qualche successo - appunto il regno della giustizia nella libertà. Le recensioni sono interessanti e "pertinenti" (tutt'al più al recensore di Trotsky41 si potrebbe ricordare che del filoque non fu affatto questione "nei primi (sei) concili Ecumenici").
  Sono veramente felice di poterti esprimere una così assoluta ammirazione per questa prima manifestazione del "pensiero" di G. e L. che degnamente sviluppa quanto già si è imposto all'attenzione della sua "azione".
  Con affettuosi saluti Tuo
                          Andrea Caffi

21) Lettere disponibili in: Archivi del movimento "Giustizia e Libertà" (d'ora in poi AGL), sez. I, fasc. 1, sottofasc. 22. Presso l'Istituto storico della Resistenza in Toscana.

22) Si tratta probabilmente di Sir Edmund Kerchever Chambers, filologo e storico della letteratura inglese.
23) Emil Ludwig, autore di numerose biografie romanzate.
24) Caffi si riferisce all'episodio della Bibbia (Genesi 25, 29 - 34) in cui Esaù vende la propria primogenitura al fratello in cambio di un piatto di lenticchie.
25) Periodico mensile fascista, diretto da Asvero Garavelli, che fu pubblicato tra l'aprile 1929 e il febbraio 1943 a Roma. Ciò che i redattori di "Antieuropa" desideravano per l'Italia era, non l'estraneazione dal resto del continente, ma la riappropriazione di un ruolo di primo piano sullo scacchiere europeo. In particolare sulle pagine del periodico si affermava l'idea che l'Italia dovesse essere la "maestra dei popoli" europei, condurre cioè l'Europa fuori dal dominio dagli spiriti democratico, liberale e comunista. Si veda su "Antieuropa": D. G. Pecenko - L. Nasi Zitelli, Bibliografia dei periodici del periodo fascista 1922 - 1945, introduzione di R. De Felice, Roma, Ufficio stampa e pubblicazioni della Camera dei Deputati, 1983, pp. 20 - 21.
26) Non è possibile datare con esattezza questa lettera, potrebbe essere stata scritta nel 1929 in quanto si fa riferimento alla fondazione di un partito (Giustizia e Libertà fu fondato nell'estate del 1929).
27) Si tratta del primo numero dei "Quaderni di Giustizia e Libertà" (Paris), I, n. 1, gennaio 1932.
28) Caffi si riferisce all'articolo non firmato Il programma rivoluzionario di Giustizia e Libertà, "Quaderni ...", cit., pp. 1 -
29) Il problema della riforma agraria viene affrontato nell'articolo non firmato Chiarimenti sul programma, "Quaderni ...", cit., pp. 9 - 20. Molto brevemente: il programma si prefiggeva di conciliare la parole d'ordine "la terra a chi lavora" (che implica un forte frazionamento della terra) con la necessità di non ostacolare lo sviluppo di un'agricoltura moderna.
30) Organo che doveva essere deputato a tracciare un piano di sviluppo economico del paese. Si veda, non firmato, Schema di programma, "Quaderni ...", cit., pp. 4 - 8.
31) In Chiarimenti al programma, cit., p. 15 - 16, si affermava l'impossibilità di creare un'economia totalmente socializzata in quanto l'Italia doveva necessariamente (a causa della sua piccola estensione e della sua mancanza di materie prime) intrattenere rapporti economici con gli altri paesi europei. Si legge sul primo numero dei "Quaderni di Giustizia e Libertà": "sino a che gli Stati Uniti, la Francia, l'Inghilterra, la Germania conserveranno l'attuale costituzione sociale, una rivoluzione di stile bolscevico in Italia condurrebbe il Paese al disastro determinando nuove e più fosche reazioni". (ivi, p. 16).
32) Si veda Schema di programma, cit., p. 7.
33) Schema di programma, cit., p. 8.
34) Caffi si riferisce all'articolo non firmato dal titolo Chiarimenti sul programma, cit., pp. 9 - 20.
35) Si tratta dell'articolo firmato Mag. dal titolo: Il problema della libertà operaia, "Quaderni ...", cit., pp. 21 - 24.
36) Pseudonimo di Carlo Rosselli.
37) Riportiamo qui il passo più significativo dell'articolo di Rosselli sul liberalismo  affinché le critiche che gli muove Caffi risultino calate nel giusto contesto: "Il pensiero liberale ha penetrato di sé tutta la vita moderna, ha conquistato uno dopo l'altro tutti i suoi avversari. Il fatto che sia più spesso rinnegato che esaltato non muta. L'importante è che esso agisce con vigore mai diminuito nella storia. Il socialismo che sorse come suo diretto avversario è oggi il suo più solenne vendicatore. Lo stesso comunismo sta sviluppando col trotskysmo un'ala liberale.
  Il liberalismo oltre che negli animi è nelle cose. Due forze illiberali che si scontrano sprigionano scintille liberali.
  Dovunque una lotta si svolga, una ingiustizia sia combattuta, uno sforzo di emancipazione si compia, là vigila lo spirito eterno della libertà, là sono i concreti liberali moderni". (Curzio, Liberalismo rivoluzionario, "Quaderni ...", cit., p. 26).
38) Non firmato, Insurrezione e rivoluzione, "Quaderni ...", cit., pp. 30 - 32. L'articolo mostra come sia necessaria una élite che diriga politicamente e tecnicamente la rivoluzione e, nello stesso tempo, come siano necessarie idee condivise da tutti, massa ed élite, affinché la rivoluzione possa dirsi tale.
39) Si noti come Caffi rifiuti qualsiasi irrigidimento, qualsiasi tentativo di assoggettare la storia a delle regole.
40) G. Amendola aveva scritto un articolo intitolato: Con il proletariato o contro il proletariato?, "Lo Stato Operaio" (Paris), V, n. 6, giugno 1931, pp. 309 - 318, in cui motivava la sua adesione al Partito Comunista. Con l'articolo non firmato Risposta a Giorgio Amendola, "Quaderni ... ", cit., p. 33 - 40, i redattori dei "Quaderni di Giustizia e Libertà" riaffermavano il valore della posizione socialista liberale in opposizione agli opposti autoritarismi fascista e comunista.
41) Caffi si riferisce all'articolo non firmato: Trotsky - La mia vita, "Quaderni ...", cit., pp. 48 - 51.

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